sabato 31 dicembre 2011

Il 2012 sarà un anno da urlo

Viviamo nell’incertezza che destabilizza le menti e i cuori ma di una cosa sono convinto: il 2012 sarà un anno da urlo. Voglio chiarire che non sono Frate Indovino né l’oracolo di Delfi e che lascerei dormire il futuro molto volentieri se non fosse che comincia domani, perciò ne parlo. Mi affaccio sul 2012 con molta apprensione e febbrile curiosità. Sospetto stia capitando a molti. Orwell ha scritto: “se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano”. Mi sembra uno scenario realistico oltre che adeguato alla situazione attuale. Secondo taluni, nel 2012 – per l’esattezza il 21/12 – il mondo avrà fine. Lo escludo, ho troppe cose da fare. Con buona pace dei Maya e di chi ne interpreta la profezia ad litteram accadrà semplicemente che terminerà un’era durata 25625 anni. È comunque probabile che saremo spettatori, protagonisti e forse vittime di avvenimenti epocali. Quali potrebbero essere? Voglio giocarmi la reputazione azzardando alcune previsioni che se fra dodici mesi risultassero sbagliate mi costringerebbero a recarmi a Canossa col capo cosparso di cenere. Temo che dal punto di vista socio-economico verseremo lacrime amare come fiele. Il 2012 sarà un annus horribilis e le manovre per risollevarci dalla crisi non daranno i frutti sperati. La recessione è ineluttabile e dobbiamo accettare l’idea che cammineremo in un deserto sempre più arido. L’illusionismo ha le ore contate. Il vero problema, infatti, è che il modello di sviluppo avviatosi due secoli e mezzo fa con la Rivoluzione industriale ha raggiunto il massimo livello di espansione e non può andare oltre. È inevitabile che dopo la stagnazione in atto abbia inizio un lungo e doloroso processo di contrazione. Al momento non ci sono margini di crescita perché abbiamo raschiato il fondo del barile. Faccio un esempio banale: la crisi del settore automobilistico. Come si può pensare di aumentare la vendita di auto se il mercato è saturo? E a cosa serve costruire continuamente case nuove se l’offerta supera la domanda e perciò restano invendute? Non possiamo fermare il volano economico, si afferma. Ma non possiamo nemmeno continuare a produrre e a consumare più del necessario. Lo sviluppo non può essere selvaggio e illimitato e comunque la stagione della cicala è finita; è ora di tornare a fare i passi adeguati alla gamba. Lo stesso ragionamento è applicabile al denaro. Ne è stata stampata una quantità esorbitante e il denaro in circolazione oggi supera di gran lunga i beni reali, ha un valore virtuale fasullo e per questo assistiamo al dissesto della finanza, di cui le banche e i governi sono i principali colpevoli. Nel 2012 ci capiterà quello che accadde ai sudditi dell’imperatore della fiaba di H.C. Andersen. Ci accorgeremo che gli abiti nuovi non esistono e allora grideremo indignati “Il re è nudo!”. La rabbia monterà di pari passo col sentore che non siamo entrati semplicemente in un ciclo fisiologico negativo più o meno lungo, un assestamento terminato il quale inizierà un nuovo periodo di vacche grasse. Ci renderemo conto che il mondo in cui viviamo, il sistema di cui facciamo parte, è al tramonto e cominceremo a pensare che c’è un solo modo per cambiare direzione: invertirla. Sì, dobbiamo cambiare vita per salvarci la vita. Qual è la cura per un malato in cancrena? Si taglia via la parte putrida e la si butta. La nostra società è più marcia di un corpo in necrosi avanzata, ergo la cesura dev’essere radicale. Non mi riferisco ai tagli alla spesa pubblica e privata, che a questo punto sanno di palliativo, ma a quelli realmente rivoluzionari. Ci serve una rivoluzione culturale antropocentrica, che riporti l’uomo e i suoi effettivi bisogni (soprattutto spirituali) al centro degli interessi e ristabilisca l’osservanza dell’etica. Se vogliamo uscire dalle sabbie mobili in cui stiamo sprofondando dobbiamo distruggere il sistema melmoso che abbiamo creato e alimentiamo in nome del profitto e della stolta convinzione d’essere onnipotenti. Mi auguro che il 2012 faccia crescere nella coscienza degli italiani (e di altri popoli, ovviamente) il desiderio di mettere a ferro e fuoco il sistema. La mia è una metafora, sia chiaro, non voglio istigare alla violenza né alle barricate. La rivoluzione dev’essere interiore prima di esprimersi attraverso le scelte intelligenti, la protesta civile e la pressione costante che le masse devono esercitare in modo pacifico. Mi viene in mente il Mahatma Gandhi, che ottenne l’indipendenza dell’India senza ricorrere ai cannoni né alla ghigliottina. Se il 2011, secondo la rivista Time, è stato l’anno del Manifestante, il 2012 potrebbe essere l’anno del Risvegliato. Dobbiamo destarci e gridare ad alta voce: Basta! Dobbiamo indignarci e far tremare i polsi agli infami che dettano legge in barba alla Legge nei campi dell’alta finanza, della cultura serva del potere, della politica viziosa. Milioni di risvegliati accomunati dal desiderio di vivere senza affanno in un modo non più sperequativo, capaci di far crollare le regge di cartapesta dorata in cui si decide il destino di chi non ha voce in capitolo, potrebbero veramente fermare la folle corsa dell’umanità smarrita verso il karakiri. Un’umanità, sia detto per inciso, che non è più formata di esseri umani ma solo di consumatori e contribuenti da spremere. Per tacere dei nuovi poveri e dei reietti, che costituiscono la sotto-umanità e sono considerati carne da macello, come si diceva al tempo delle grandi guerre del XX secolo. È stato scritto che la primavera araba che ha nel 2011 ha sconvolto la Tunisia, l’Egitto e la Libia non può attecchire in Europa. Ne siamo certi? E se anche questa certezza, come quelle professate dal liberalismo, dalla globalizzazione e dal relativismo, tre regimi imperanti ma forse prossimi ad implodere, dovesse crollare? Chi avrebbe detto, solo un anno fa, che Gheddafi e altri tiranni presunti immortali sarebbero caduti come birilli? Vedremo. In ogni caso, i cambiamenti e le riforme non possono riguardare solo gli altri. Dobbiamo trasformare i nostri pensieri, cambiare le nostre cattive abitudini. Perché la colpa del tracollo è anche nostra. Siamo stati noi a eleggere democraticamente uomini politici imbelli e corrotti, abili solo a fare i propri interessi. E non parlo unicamente di chi ci ha governato ma anche di chi stava all’opposizione. Perché la fregatura è che possiamo scegliere, è vero, ma fra il gatto e la volpe. Comunque vada, a noi spetta sempre il ruolo delle galline. Siamo noi poveri pennuti che permettiamo agli scellerati (ce ne sono talmente tanti, e in svariati campi!) di dettare il bello e il cattivo tempo. Dunque siamo noi a dover cambiare mentalità per rettificare gli errori e le iniquità della società. Siamo sempre noi a dover riconoscere che così non si può più andare avanti. Sono fiducioso che ciò accada. La consapevolezza che bisogna reagire, stimolata dal malcontento, sta maturando. Molte persone sono disorientate, prossime a imbizzarrirsi. Si sentono estranee al mondo e invocano il rispetto delle regole, comportamenti etici, ritmi esistenziali meno frenetici, logiche comprensibili e condivisibili. Soffriamo di un malessere generale che ci tormenta, abbiamo fame di armonia e sete di giustizia. Dobbiamo gettare le fondamenta di un futuro meno frustrante. Non è tutto. La crisi economica mondiale potrebbe rendere necessaria una nuova guerra “legittima”, tipo Iraq e Afghanistan, e altre  rivolte intestine. La notizia che in questi giorni è salita alle stelle la tensione fra gli Stati Uniti e l’Iran a causa della ventilata chiusura dello stretto di Hormuz suggerisce che le acque del Golfo Persico potrebbero divenire lo scenario di un nuovo conflitto. Così come potrebbe scoppiare una primavera araba a Teheran o una rivoluzione a Mosca per abbattere Putin. Quelli che siedono nella stanza dei bottoni sentono il bisogno che i cannoni sparino quanto prima. L’industria delle armi e la finanza lo sperano. Prepariamoci; un anno è lungo e prima della fine del 2012 potrebbero scoppiare nuovi conflitti da prima pagina per dare una sistematina agli assetti geopolitici e all’economia asfittica. Altri eventi, ancora più spettacolari e drammatici della guerra e della palingenesi antropologica, potrebbero segnare l’anno nuovo. Mi riferisco agli eventi naturali, come terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche. Non ho la certezza che ci sarà l’annunciata inversione dei poli magnetici (il ché comporterebbe la trasfigurazione del pianeta) ma se anche ciò non accadesse, la Terra sarà sconvolta dalla furia degli elementi. Il pianeta è sempre più instabile e il clima come impazzito. Abbiamo usato violenza anche all’habitat che ci ospita e la Natura ci farà pagare il conto. Eh sì, perché l’autolesionismo ha toccato il fondo; viviamo in mezzo all’immondizia e ai veleni e defechiamo in casa nostra, fingendo, alla maniera di Vespasiano, che non olet. Non puzza? Eccome se puzza ed è puzza di morte. Nel 2012 il degrado ci farà piangere e forse vergognare. Pavento che le prime saranno lacrime di coccodrillo e per quanto riguarda la vergogna, beh… mi viene in mente una battuta fulminante dell’umorista Marcello Marchesi: “Affogò perché si vergognava a gridare aiuto”. Chiederemo aiuto, invece. Ma chi potrà darcelo? Le mie previsioni del 2012 contemplano un evento che potrebbe stravolgere lo status quo, indurci a chissà quali reazioni al momento inimmaginabili ma anche risvegliarci dal torpore e suggerirci nuove vie. E se il 2012 fosse l’anno del contatto con creature di altri mondi? Se ne parla da un po’, tant’è che era stata ventilata l’ipotesi che Obama annunciasse al mondo l’esistenza degli alieni. E se il vero coup de foudre del 2012, che molti operatori in ambito spirituale ed esoterico hanno già battezzato “l’anno dell’Ascensione”, fosse l’epifania degli extraterrestri? Magari i fratelli cosmici si mostrassero all’umanità, magari ci offrissero la medicina di cui abbiamo bisogno! Nel 2012, potremmo anche vederli e sapere. Cosa? Ogni cosa a suo tempo. Quel che è certo è che il contatto con altri mondi sarebbe il più grande spettacolo del mondo dopo il Big Bang (altro che Fiorello!) e darebbe senso alla profezia dei Maya. Che altro aggiungere? Quel che è certo è che il 2012 è un anno bisestile, perciò è meglio incrociare le dita. Ripeto, sono certo che ci farà urlare, speriamo per la gioia e non di paura. Il mio augurio è che aldilà di ciò che accadrà all’esterno sia un anno di crescita interiore, personale. Auguro un grande 2012 a tutti ma in particolare a chi segue questo blog che ho inaugurato dodici mesi fa e che va bene, per quanto io rifugga il mondo e i suoi clamori avendo scelto di vivere nascosto, come suggeriva Orazio. Buon segno. Evidentemente c’è ancora qualcuno, in giro, che come me non accetta di finire calpestato da uno stivale.

sabato 24 dicembre 2011

Il Natale degli animali

Una leggenda narra che allo scoccare della mezzanotte, tra il 24 e il 25 dicembre, gli animali acquistino il meraviglioso dono della parola. I più superstiziosi pensano che è meglio non tentare di ascoltarli di nascosto perché potremmo attirare su di noi la sfortuna, la cecità o la sordità, e persino la morte. Io non sono superstizioso e questa notte ho spiato i miei animali. Voglio raccontare in forma di dialogo quel che si sono detti ma, prima di farlo, è il caso che ve li presenti. Il conciliabolo si è svolto fra i cani Zen, Minù e Shanti, i gatti Patmos, Piuma, Vaniglia e Cannella, e il coniglio Tender. Sono gli attuali membri della mia fattoria domestica, i superstiti di una grande famiglia che un tempo era molto più numerosa.
Zen (il labrador): “Amici, finalmente è Natale! Siete felici?”.
Shanti (il dalmata): “Mica tanto”.
Zen: “Ma come?! Sta per nascere Gesù e sei triste. Almeno voi, gattacci, siete contenti?”.
Vaniglia e Cannella (i persiani): “Insomma!”.
Zen: “Cos’è questa storia?”.
Patmos: “Amico, non vedi che abbiamo la pressione bassa?”.
Zen: “Sì, in effetti siete un po’ giù di tono. Posso sapere perché?”.
Piuma: “E ce lo chiedi? Il nostro patriarca, il nobile Rex non c’è più. Questo è il primo Natale senza di lui e ci manca tanto”.
Shanti: “Adesso capisci?”.
Zen assume un’espressione mortificata e smette di saltare. Si accuccia là dove il pastore tedesco, l’indiscusso capobranco, era solito sdraiarsi, tra il camino e il mio scrittoio.
Patmos: “Dai, non fare così. Non è colpa tua se vedi sempre la ciotola mezza piena…”.
Minù (il barboncino): “Scusate amici, ma io sono un cucciolo e non capisco di cosa parlate”.
Tender: “Tu sei appena arrivata, non hai conosciuto il grande Rex e nemmeno gli altri animali di casa che quest’anno sono saliti in cielo”.  
Minù: “Ma ci sono io che ho l’argento vivo addosso!”.
Vaniglia e Cannella: “Anche troppo!”.
Patmos: “Ahinoi, non è tutto qui”.
Zen, agitandosi per l’ansia: “C’è qualcosa che non so?”.
Patmos: “Amico mio, sono tante le cose che ignori. Voi cani vi incollate al padrone come cicche e non avete occhi e orecchie che per lui. Non vi interessate al mondo, come facciamo noi gatti, che siamo filosofi”.
Shanti: “Se voi siete filosofi noi cani cosa saremmo?”.
Patmos: “A voi interessa che il padrone vi dia da mangiare, vi faccia giocare, vi coccoli e vi permetta di dormire sul divano. Voi siete epicurei”.
Zen: “Senti che roba! Allora voi che state tutto il giorno raggomitolati sui letti delle padroncine a poltrire e bisogna scuotervi per capire che siete ancora vivi?!”.
Piuma: “Figurati, noi abbiamo sette vite!”.
Shanti: “Beh, mi sa che questa la state sprecando!”.
Zen: “Già, che ne sapete voi del mondo? Non vi ho mai visto davanti al televisore”.
Tender: “Ragazzi, per carità, è la notte di Natale, non litigate. Piuttosto, cerchiamo di capire perché quest’anno l’aria natalizia è così pesante. I padroni hanno addobbato l’albero e fra poche ore si riuniranno a tavola con le figlie, i generi e la loro prima nipotina. Noi riceveremo tante attenzioni e leccornie. Eppure non siamo felici. Perché?”.
Patmos: “Ora te lo spiego. E voi tutti aprite bene le orecchie”.
Shanti, con ironia: “Silenzio, parla Socrate!”.
Patmos: “Il motivo che ci rende tristi è che gli uomini stanno passando un pessimo momento. E noi animali, che sentiamo le loro emozioni e li amiamo, siamo partecipi di ciò. Ma li avete sentiti i nostri padroni? Parlano sempre della crisi, del mondo che va a rotoli, del fatto che sono stanchi di vivere in un Paese vile, che non riconosce i meriti, deprime i giovani ed è incapace di reagire”.
Zen: “È vero, il mio padrone sfoga la sua amarezza davanti al computer e scrive, scrive sempre anziché portarmi a spasso nei boschi!”.
Minù: “Con me si comporta come un bambino e mi fa giocare”.
Piuma: “Per forza, sei una trottola!”.
Patmos: “Io non vedo il telegiornale ma sento i pensieri dei padroni. Sono delusi e frustrati. Non si capacitano del fatto che la vita è diventata un rebus, che il futuro è un’incognita e soprattutto che il mondo in cui vivono è irriconoscibile. Il padrone dice sempre che l’umanesimo è stato giustiziato in nome dell’avidità, della stupidità e del cinismo. Però riconosce d’essere fortunato. Ha una bella casa, una bellissima famiglia, sta bene e ha fiducia nelle idee che gli verranno domani. Anche la padrona non si lamenta della propria condizione e riconosce che il Creatore di tutti gli animali le ha concesso molte grazie e privilegi. E poi è così buona e caritatevole. Si spende per gli altri ed è sempre l’ultima”.
Vaniglia e Cannella all’unisono: “Beati gli ultimi perché saranno i primi, come diceva il figlio del Sommo Felino incarnatosi per salvarci”.
Shanti: “A patto che i primi non siano ingordi!”.
Patmos: “Hai detto bene. Il mondo soffre a causa degli ingordi”.
Tender: “E dei malvagi”.
Minù: “Oh, oh! Comincio a preoccuparmi. Non è che devo rinunciare ai bocconcini e al paté?”.
Patmos: “Non credo che la crisi economica impedirà ai nostri padroni di viziarci. Ma certamente renderà più agra la vita di tanti nostri fratelli, umani e animali. Penso alle vecchiette che vivono con una pensione da fame, sole con il loro cagnolino o col gatto. Penso agli animali che verranno abbandonati. Già ce ne sono tanti su cui l’uomo sfoga la propria rabbia, la cieca frustrazione, la cattiveria gratuita. Le cose peggioreranno perché il genere umano si è incanaglito. Mira solo ai soldi e al potere, al sesso e al divertimento. Poi si lamenta perché le cose vanno male”.
Zen: “Ma dai… le persone non sono tutte così!”.
Patmos: “Ci mancherebbe altro! Per fortuna molti uomini sono ancora umani e per questa ragione stanno male. Sono annichiliti e rimpiangono il tempo in cui la vita era docile e si sorrideva di più”.
Shanti: “Amici, io sono vecchia e non so se potrò festeggiare con voi il prossimo Natale…”.
Piuma: “Ma va là, stupidella!”.
Shanti: “No, dico davvero. Credo che le nostre geremiadi servano a poco. Perciò vi invito ad essere positivi e a credere che il futuro dipende dai nostri pensieri. Le cose vanno male, è vero, ma possono sempre cambiare”.
Tender: “E se cambiassero in peggio?”.
Zen: “Taci Schopenhauer, pensa alle tue carote e alla lattuga. Mi pare che Shanti abbia parlato saggiamente. Forse dovremmo correggere i nostri pensieri perché cambi la realtà”.
Minù: “Io sto bene così, cosa mi manca?”.
Patmos: “Brava, hai colto l’essenza del discorso. Se tutti ragionassero come te il cielo non ci sembrerebbe così nero e le nubi si dischiuderebbero per mostrarci che dietro c’è il sole”.
Piuma: “Bisogna saper vedere oltre le nuvole e accontentarsi. La vita non è una gara sui 100 metri ma una lunga maratona…”.
Patmos: “Caspiterina, questa l’hai sentita su Rai Sport o su SkySport24?”.
Piuma: “È farina del mio sacco”.
Zen: “Quindi?”.
Piuma: “Quindi bando alla tristezza. La crisi passerà e i sogni si realizzeranno. E poi, io spero che un giorno il genere umano capirà che se noi ci chiamiamo animali è perché abbiamo un’anima”.
Minù: “Questo cosa c’entra?”.
Patmos: “C’entra, eccome se c’entra. Noi siamo solo bestie agli occhi di tanti bestioni che si autodefiniscono esseri umani. Non sanno che siamo tutti figli dell’amore che governa l’universo. Dobbiamo sperare che capiscano la lezione che la vita sta impartendo loro e cambino registro”.
Shanti: “Intendi dire che se ci trattassero diversamente, che so, smettessero di mangiare carne e di sporcarsi il karma con la vivisezione, la caccia e la strage degli innocenti per rubare loro la pelliccia, la loro vita migliorerebbe?”.
Patmos: “Sarebbe un passo avanti. Anche se diventare vegetariani non risolve i problemi economici, può aiutare a vedere le cose in un modo diverso. Soltanto elevando la coscienza, aumentando le vibrazioni, l’uomo può migliorare la propria condizione. Il nostro padrone lo dice sempre: senza una consapevolezza superiore non c’è vero progresso e non ci sarà salvezza”.
Minù: “Sei perspicace!”.
Cannella e Vaniglia: “Voi barboncini non siete gli unici ad avere qualche neurone nel cervello!”.
Zen comincia a saltare di gioia come un saltimbanco e contagia Minù, che imita i funamboli del circo Togni. “E adesso che c’è?” domanda Patmos.
Zen: “Non lo so, forse lo spirito del Natale mi ha preso!”.
Minù: “Anche a me!”.
Shanti: “No, tu sei posseduta. Esci da quel corpo…”.
Tender sbadiglia: “Ragazzi, l’alba si avvicina e comincio ad essere un po’ stanco. Ho bisogno di sdraiarmi nel mio fieno”.
Patmos: “È Natale. Amici, facciamo una richiesta e una promessa”.
Zen: “Vorrei un osso di tirannosauro e in cambio farò il bravo”.
Minù: “Mi piacerebbe avere mille palline di gomma”.
Shanti: “Desidero vedere gli alieni prima di morire. Giuro che non li farò scappare”.
Tender: “Carote, carote, carote. Non le mangerò tutte, qualcuna la metterò in banca”.
Shanti: “Bravo, così sparisce!”.
Cannella e Vaniglia, che sono gatti persiani ma ragionano come due gemelli siamesi: “Noi chiediamo che la nostra padroncina sia assunta all’Onu, così libera la sua stanza e possiamo prendere possesso del suo guanciale. Promettiamo che non faremo più i bisognini fuori dalla lettiera”.
Piuma: “Vorrei che qualcuno mi regalasse un paio di stivali come quelli del gatto di Perrault”.
Patmos: “Che ne faresti?”.
Piuma: “Girerei il mondo!”.
Patmos: “Io no, sto bene qui. Solo che vorrei parlare tutto l’anno, come il gatto de Il Maestro e Margherita di Bulgakov”.
Minù: “Allora io voglio essere come il protagonista di Cuore di cane!”.
Shanti: “Tu sei già un pallino!”.
Patmos, rizzando la coda in segno di letizia: “Cari amici, è solo un sogno. Oggi è Natale e nulla cambierà, tuttavia chiediamo al Creatore di tutti gli esseri viventi di poter essere felici, perché la felicità è possibile. Che siano felici tutte le bestie e gli uomini della Terra e degli altri mondi abitati”.
Zen si mette ad abbaiare.
Patmos: “Così sveglierai i padroni!”.
Zen: “Lo so. Voglio che si schiodino dal letto per assaporare la felicità”.
Tutti gli animali della casa si agitano e chiamano a gran voce i padroni. Ma dalla loro bocca non escono più parole ma suoni onomatopeici come “Bau” e “Miao”. La notte di Natale con la sua magia è finita. Adesso, la parola spetta ai bipedi senzienti. Con l’augurio che almeno per un giorno pronuncino solo parole dolci e piene d’amore.
Buon Natale a tutti e in particolare a chi mi vuole bene.

martedì 20 dicembre 2011

L'Europa e la sindrome di Cassandra

La cara, vecchia Europa soffre della sindrome di Cassandra, una patologia che induce a formulare sistematicamente previsioni negative circa il proprio futuro. È una tendenza psicologica maniacale che provoca derive colpevolizzanti e conduce alla depressione. Tale sindrome è ispirata al racconto omerico della profetessa Cassandra, che non poté salvare Troia e nemmeno se stessa, e si manifesta nelle persone e negli ambienti in crisi. Va da sé che l’Europa è in una crisi finanziaria, culturale e politica senza precedenti e che i cittadini europei temono non solo la catastrofe socio-economica ma la fine del sogno comunitario. Una fine che in questo momento sembra inevitabile, sempreché il pericolo non ci faccia correre ai ripari e il bisogno non aguzzi l’ingegno. Il disfacimento dell’Unione Europea, suggerito dagli spettri incombenti del default finanziario-economico, è stato annunciato dal ribaltamento dei ruoli tradizionali rispetto agli emisferi emergenti. L’Europa non è più un faro. Ci fu un tempo prospero in cui i popoli europei colonizzavano, adesso sono colonizzati. I nuovi padri pellegrini vengono dall’Islam e ci impongono il loro credo, o dalla Cina e ci comprano. È probabile che nel 2012 il fenomeno della conquista incruenta si accentui; le multinazionali americane e soprattutto asiatiche potrebbero acquistare in massa le imprese europee in crisi. Corriamo il rischio che si avveri la profezia del poeta Valery: “L’Europa diventerà quello che in realtà è, cioè un piccolo promontorio del continente asiatico”. La sindrome di Cassandra è giustificabile. La bufera è reale e il fallimento della Costituzione europea è forse il simbolo oltre che il segnale primigenio della tempesta. La cosa più assurda è che i cattolici (De Gasperi, Adenauer e Schuman) vollero fortemente l’Europa unita e gettarono le fondamenta del condominio, pur tuttavia, i tecnocrati che oggi reggono le sorti dell’Unione Europea hanno rinnegato la matrice cristiana dell’Europa, rifiutandosi di inserire nella carta costituzionale il richiamo alle radici cristiane. Questi stessi tecnocrati, ottusi e vili, ci hanno portato sull’orlo del precipizio. Oggi, l’Europa paga non solo il fallimento del modello culturale keynesiano e del mito mendace della globalizzazione a ogni costo, paga la codardia, l’egoismo, la miopia e l’apatia di chi ha la pancia piena. In un mondo che è preso in un vortice folle mancano i progetti atti a rafforzare il processo di unificazione reale dell’Europa, sicché il traguardo federale auspicato dai padri fondatori s’allontana anziché avvicinarsi. Abbiamo la moneta comune ma siamo privi di una politica economica e fiscale comune. L’euro ha dilatato la finanziarizzazione del sistema bancario e i divari fra gli stati. La riluttanza ad approvare il Trattato costituzionale ha messo a nudo gli egoismi dell’Unione Europea, il cui principale limite è di non essere un vero soggetto politico. Gli interessi nazionali continuano a prevalere sul bene comune. Nell’epoca del multipolarismo, l’Europa è un’entità ibrida e vulnerabile a causa della sua fragilità giuridica, che riflette l’incertezza politica. Questi fattori critici la rendono soggetta a forti attacchi. I nemici dell’Europa sono tanti: le stesse nazioni europee egemoni, i Paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e gli americani. Ancora oggi, gli ingenui pensano che gli americani attaccarono l’Iraq per smantellare l’arsenale atomico di Saddam Hussein. In realtà, Saddam fu aggredito dopo che aveva dichiarato che l’Iraq avrebbe adottato l’euro al posto del dollaro per le transazioni internazionali. Gli americani non gradiscono l’idea di un’Europa indipendente e temono l’euro forte. Ci considerano vassalli più che alleati, e per smorzare le nostre velleità contano sulla tradizionale quinta colonna: la Gran Bretagna. I britannici sono fuori dall’eurozona e perciò vi remano contro. Non si sono mai sentiti europei, tant’è che a Londra circola ancora questa vecchia battuta: “c’è molta nebbia nella Manica, da oggi l’Europa è ancora più isolata!”. Washington e Londra premono perché l’Europa stampi denaro, al fine di indebolire l’euro. I cinesi, invece, si limitano a scavare mettere nel tessuto economico e finanziario internazionale e si fanno carico del debito sovrano. Stanno seduti sulla riva del fiume e aspettano che passino i cadaveri dei nemici. Anche l’idea tradizionale di nemico è cambiata. L’Unione Sovietica è stata sostituita da soggetti trasversali. Ne consegue che l’Europa, assediata e depressa, è sull’orlo di una grave crisi di nervi. 
Che fare? Intanto, dobbiamo guarire dalla sindrome di Cassandra e non è facile. Ogni volta che un summit internazionale apre uno spiraglio, il giorno dopo qualcuno fa uno starnuto pernicioso che disturba i mercati finanziari. I guastatori sono agguerriti e sanno dove e come colpire; cercano d’impedire che l’euro respiri e i malati più gravi (ieri la Grecia, la Spagna e l’Irlanda, oggi l’Italia) guariscano. Poi bisogna avere il coraggio di riformarla questa Europa vecchiotta e imbarazzante. Come? Urge creare uno ius publicum europaeum e un organismo sovranazionale deputato alla sicurezza e alla difesa (in sostanza l’esercito europeo). Bisogna rinunciare in parte agli interessi nazionali in nome dell’interesse comune, e per fare ciò occorre che i Paesi aderenti cedano parte della loro sovranità agli organismi comunitari. Occorre accelerare il processo di costituzione di un grande stato federativo forte di una politica economica, sociale e culturale finalizzata a creare una nazione europea moderna, realmente democratica e votata all’equità. Ci serve un’Europa che faccia suo il motto dei moschettieri: “Tutti per uno, uno per tutti”. Altrimenti, il vecchio continente si trasformerà in una riserva indiana oltre che in un caotico campo di battaglia. Come accadde in Italia nel XVI secolo. La prospettiva è di subire saccheggi, divisioni e pestilenze. Per evitarlo bisogna promuovere la coesione e la sinergia in nome dell’ideale comunitario. Ma soprattutto, occorre sentirsi europei. Lo so, qui cade l’asino. Ispirandomi a Massimo D’Azeglio, che nel 1861 notò che l’Italia era fatta ma bisognava fare gli italiani, oggi si può dire la stessa cosa dell’Unione Europea, che è un’incompiuta. I francesi hanno la puzza sotto il naso e si atteggiano come se Napoleone fosse ancora vivo. I tedeschi sono macchine a trazione integrale. Degli inglesi ho già parlato. Noi italiani costituiamo una spina nel fianco. Siamo la croce  e la delizia d’Europa. Eppure, aldilà del passaporto, apparteniamo tutti al vecchio continente e il futuro, perché sia roseo, dovrà vedere giocoforza la nascita degli Stati Uniti d’Europa. C’è una priorità, dunque: fare gli europei. Il primo passo perché ciò avvenga è ripristinare il concetto di responsabilità individuale e collettiva. Il secondo è inculcare nei bambini l’idea che L’Europa è la nostra culla comune. Il terzo è riscoprire, in barba alla gemebonda Cassandra, la vitalità che permise a Roma di unire i popoli e diffondere la civiltà nel Mediterraneo e oltre.

lunedì 12 dicembre 2011

Stupido è chi lo stupido fa?


Oggi mi va di scrivere di un fenomeno universale e atemporale. Per una volta, metto da parte le tematiche up to date, legate alle cronache più o meno quotidiane dello sfascio sociale, culturale ed economico dei nostri tempi. Voglio concentrami su una realtà di cui tutti abbiamo una discreta conoscenza ed esperienza. Farò alcune riflessioni a voce alta sulla stupidità umana. Prima di iniziare, fateci caso: siamo circondati dagli stupidi. Sono onnipresenti, invasivi e beati, in più si comportano come se fossero i padroni del mondo. Possiamo affermare, senza tema di smentita, di vivere in una società caratterizzata da quella che Fruttero e Lucentini definirono “la prevalenza del cretino”. Sì, i cretini hanno assunto il comando delle operazioni, presidiano la stanza dei bottoni (con cui giocano) e hanno un piano perfetto per isolare le persone intelligenti. È un’amara constatazione che chiunque di noi può fare senza andare troppo lontano. Basta sedersi sulla poltrona e accendere il televisore. Più sei cretino più piaci e hai successo. Basta prendere un caffè al bar e ascoltare i discorsi della gente. Più stupidità e banalità dici più sei considerato. O meglio, ti trovano più rassicurante. Basta affinare la vista e l’udito: la freccia degli sciocchi ci passa accanto sibilando ogni minuto. È già una fortuna che non c’infilzi. Mezzo secolo fa, Flaiano suggeriva che il peggiore è il cretino illuminato da lampi di imbecillità. Mi permetto di correggere il suo aforisma: nel 2011, il cretino è illuminato dalla sicumera del pavone mentre fa la ruota. Nell’ultimo mezzo secolo, i cretini pieni di idee sono cresciuti in modo esponenziale. Non so se è colpa della scuola, della famiglia, della televisione o di qualche virus. So che li trovi dappertutto e il fatto grave è che la società affida loro ruoli di responsabilità. Hanno potere, denaro e fama e ciò li rende immuni dal rischio che qualcuno li accusi di stupidità. Chiunque appartenga alla categoria delle persone normali, abituate a misurare gli angoli della vita col goniometro del buonsenso, si è reso conto da tempo che gli imbecilli hanno abbattuto gli argini e che i danni prodotti dalle megaonde dei decerebrati sono irreparabili. Non esistono rimedi efficaci contro la stoltezza, che è refrattaria a ogni cura e si è diffusa come una pandemia, contagiando ogni settore umano, ogni ambito dell’esistenza: la politica, la cultura, lo spettacolo, il sociale, il mondo del lavoro. Ci fu un tempo in cui i giovani andavano a bottega per imparare un mestiere utile e sognavano la vera grandezza. Oggi si rimbambiscono coi telefonini ipertecnologici e la playstation, sognano di partecipare al Grande Fratello o a un reality qualunque, basta apparire, aspirano a organizzare eventi (quando non sanno mettere in ordine nemmeno la propria camera da letto) o a diventare vallette o veline, e poco conta che dispongano di un vocabolario di cento parole, di cui dieci appartengono al genere dell’intercalare scurrile. Stendiamo un velo pietoso, poi, sugli stupidi di una certa età, che invece di diventare sempre più saggi, come accadeva una volta, si adeguano alla diserzione generale dei neuroni. Purtroppo, la stoltezza non tiene conto dell’anagrafe e si sta espandendo più velocemente del cosmo. “Due cose appaiono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi” – sosteneva Einstein. È inutile chiedersi perché la schiera degli stolti cresce senza soluzione di continuità. È come chiedere al Papa di rivelarci il vero terzo segreto di Fatima. Chiediamoci invece cosa possiamo fare per sopravvivere in un mondo dove ci saranno sempre degli eschimesi pronti a dettare le norme su come devono comportarsi gli abitanti dell’Etiopia durante la siccità. Già, come possiamo difenderci dagli sciocchi, e in modo particolare da quelli che per invidia del bue si gonfiano fino ad esplodere come la rana della favola di La Fontaine? Come possiamo rendere innocui gli stupidi (ma furbi) di successo e i servi sciocchi che prosperano accanto a noi e dettano legge, pontificano, sbraitano e non si concedono mai una pausa? L’ottavo corollario della Legge di Murphy recita che i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedire loro di nuocere. Teniamone conto. È forse più facile debellare un malintenzionato che un cretino. Pur tuttavia, valgono come ottimi consigli le riflessioni dello scomparso Carlo Cipolla, un grande storico dell’economia autore di un sorprendente saggio sulle leggi fondamentali della stupidità umana. In primis, non sottovalutiamo il numero degli stupidi in circolazione. Secondo, ricordiamoci che la stupidità prescinde dalla cultura, dal sesso, dalla razza, dalla lingua e dal ceto socio-economico. Perciò non abbassiamo mai la guardia, soprattutto al cospetto di chi ci sembra notabile, innocuo e rassicurante. Terzo, stiamo alla larga da chi produce solo danni e non procura vantaggi. Quarto: ricordiamoci che nessuno è più pericoloso dello stupido. Vorrei aggiungere un quinto e un sesto suggerimento, farina del mio sacco. Fingiamo di essere moderatamente intelligenti, con una certa tendenza alla coglionaggine. Passeremo inosservati ed eviteremo fastidi. Infine, non litighiamo mai con uno stupido. È così imprevedibile da indurre gli altri a credere che i veri stupidi siamo noi. Nel dubbio, quando incontriamo un microcefalo affrettiamoci a cambiare strada. Il mondo è pieno di epigoni di Bouvard e Pécuchet – i campioni della dabbenaggine umana immortalati da Flaubert – che smaniano di farci arrabbiare se non addirittura di farci lo sgambetto. Lo fanno per dispetto, ignoranza, invidia o pura scemenza, e lo fanno bene. In ogni caso, rassegniamoci all’idea che per quanto la stupidità altrui non potrà ucciderci, certamente ci farà sudare le proverbiali sette camicie. I miei lettori si domanderanno perché oggi ho preso di mira gli stupidi. Perché ne ho incontrato uno che voleva farmi credere che sono un babbeo. Non lo escludo categoricamente ma mi provoca il prurito subire l’insulsaggine che sale in cattedra. Mi mette in difficoltà più di quanto non riesca a fare la cattiveria della persona perfida ma dotata di una certa intelligenza. È una mia debolezza, lo riconosco. La stupidità proprio non la reggo. Mentre so reagire egregiamente alla cattiveria, di fronte alla stupidità mi cadono le braccia. 
Per concludere, si dice che lo sciocco è come un ladro di campane che si tappa le orecchie per non essere sentito quando ruba. Qualora nei prossimi giorni incontrassimo un tipo così potremmo sempre scegliere fra due opzioni. La prima è sollevare le mani in segno di resa ed esclamare, alla maniera del grande Totò: “Se dovete fucilarmi, fucilatemi. Ma almeno salvatemi la vita”. La seconda è seguire l’invito che Jenny rivolge a Forrest Gump: “Corri Forrest, corri!”. 
A proposito, non ho mai capito cosa intendesse veramente Forrest Gump quando disse: “Stupido è chi lo stupido fa”. Ho l’impressione che le sue parole contengano un messaggio cifrato.

giovedì 8 dicembre 2011

Una storia di ordinaria ingiustizia

Oggi voglio raccontarvi una storia di ordinaria ingiustizia. Più precisamente, una brutta storia tipicamente italiana che ha come protagonisti la camorra, il racket dell’usura e un uomo col cappio al collo che ha perso ogni cosa ma non la dignità e la voglia di lottare. È una storia vera che ha come protagonisti l’imprenditore campano Luigi Orsino e sua moglie Pina. Me l’ha raccontata Luigi, che ha smesso di credere nella giustizia degli uomini, e quindi nella Legge e nello Stato, giacché il nostro è un Paese dove i censori perdonano i corvi e fanno strazio delle colombe (come diceva Giovenale). Luigi si dichiara ateo ma credo che per lui l’onore e l’etica personale siano elevati quasi a livello di religione laica. Oggi, chi ha fame e sete di giustizia, rischia di essere giustiziato. Ovviamente mi auguro che Luigi, perseguitato dagli uomini e insieme dalla malasorte, non abbia bisogno di diventare un martire per avere giustizia, che dovrebbe essere il premio riscosso dai giusti mentre sono ancora in vita. Ma veniamo alla nostra storia. Nel 1979, Luigi e sua moglie, studenti intraprendenti, aprono un piccolo negozio di mobili a Portici, nei pressi di Napoli. Ci sanno fare, s’ingrandiscono e nel volgere di pochi anni arrivano a possedere tre negozi di abbigliamento a Portici e due grosse esposizioni di arredamento, una a Portici e una a Sant’Anastasia. Danno lavoro a molti dipendenti e diventano benestanti. Col frutto del loro onesto lavoro si comprano una villa al mare in Calabria, due ville a San Sebastiano al Vesuvio, un appartamento ad Ercolano, due appartamenti a Roccaraso e un locale commerciale a Portici. Forse esagerano. Di certo non conoscono l’espressione lombarda “stare schisci”, che gli inglesi definiscono più elegantemente understatement, e si fanno notare. Entrano nelle mire del potente clan camorristico Vollaro, che detta legge a Portici. Un giorno, vengono ricattati e come spesso accade subiscono in silenzio pur di continuare a lavorare in pace. Il fatto è che smetti di lavorare in pace il momento stesso in cui cadi nelle grinfie della criminalità organizzata. Nel caso della camorra, che “per numero d’affari è l’organizzazione criminale più corposa d’Europa”, come si legge in Gomorra di Saviano, è pressoché certa l’escalation della pressione estorsiva. L’esosità degli estorsori aumenta progressivamente, non conosce scuse o resistenze (subito inibite da minacce, atti intimidatori e attentati), sicché i coniugi Orsino sono costretti a ricorrere all’aiuto finanziario di una persona che credevano fosse amica per poter soddisfare la fame pantagruelica del clan Vollaro. Questo presunto amico, noto commercialista napoletano, è in realtà un avido usuraio. Di più, lo Shylock partenopeo fa parte di un racket di cravattai senza scrupoli. Ironia della sorte: per sfuggire alle ceneri e ai gas del Vesuvio, Luigi e sua moglie si tuffano in un pentolone di olio bollente. L’usuraio getta ben presto la maschera e taglieggia gli Orsino, li minaccia con la pistola, li aggredisce e infine si vanta con loro dei suoi stretti legami col feroce clan camorristico di cui sono vittime. Gli Orsino, temendo per la loro vita oltre che per le aziende che dirigono, accettano di pagare all’usuraio fino al 400% di interessi. A un certo punto, però, Luigi non riesce più a sopportare la duplice spada di Damocle sulla testa. Non è più in grado di pagare il pizzo alla Onorata Società e gli interessi al bieco “Uomo dei pegni”.  Sarebbe dura reggere un aguzzino, figuriamoci due! L’usuraio passa alle vie di fatto. Con minacce e azioni violente degne dei bravi di Don Rodrigo si appropria delle proprietà di Ercolano e Roccaraso appartenenti agli Orsino. Ha inizio la progressiva, inevitabile caduta verso il baratro. Le aziende degli Orsino, sempre più perseguitati e quindi meno lucidi, subiscono un tracollo e falliscono. I beni personali vengono pignorati perché i creditori non sanno o non vogliono sapere perché i soldi sono finiti. Altra ironia della sorte: tra i creditori figurano non solo le banche che si sono comportate prima da strozzini e poi da sciacalli ma gli stessi, sfacciatissimi usurai. Ormai ridotto alla disperazione, Luigi si decide a denunciare l’accaduto alla Procura della Repubblica. Ma il giudice delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Nola si rifiuta di considerare il caso nel suo insieme e di valutare i risvolti penali della questione. Di fatto, equipara la situazione degli Orsino a un fallimento, per di più doloso, mentre il tribunale fallimentare lo aveva dichiarato semplice e non fraudolento. Si dice che piove sempre sul bagnato ma sul malcapitato Luigi gravitano i monsoni e cade la grandine. Le banche, che hanno applicato l’anatocisma (cioè la capitalizzazione degli interessi su un capitale, in sostanza gli interessi sugli interessi!) finché non è stato dichiarato illegale, trascinano Luigi nel fango con pratiche che moltiplicano il debito. Purtroppo per lui, Luigi si è perso nel labirinto dell’ignobile Minotauro e non sa come uscirne. I beni della famiglia vengono messi all’asta, compresa la casa in cui attualmente vive. Ennesima ironia con beffa finale. Il ricavato dell’asta giudiziaria va ai creditori (fra cui le banche e il racket degli usurai) e gli acquirenti dei beni sono dei prestanome. Di chi? Ma è ovvio, dei camorristi e degli usurai. Ora veniamo ai risvolti penali del caso. Nel 2004, quando Luigi presentò la denuncia alla Procura della Repubblica contro i suoi estorsori, non fu convocato da alcun magistrato. Come a dire: “Non romperci i marroni e non toccare Caino!”. Allora si rivolse ai Carabinieri di San Sebastiano, cui rese dettagliata deposizione circa i fatti. Dal 2004 al 2010 nessun giudice si è fatto vivo con Luigi, la cui situazione personale ed economica era nel frattempo crollata. Nel 2010, il giudice che si occupava (si fa per dire!) delle indagini sull’usura ha sorprendentemente archiviato la procedura benché fossero state prodotte prove non solo testimoniali ma anche documentali incisive, pur avendo loro riconosciuto lo status di vittime di mafia in base alla concessione dell’art. 20 legge 44/99, e senza nemmeno avvertire Luigi, privandolo del suo diritto di fare opposizione. A tutt’oggi, invece, resta aperta la procedura contro gli estorsori ma Luigi non si illude. Verrà insabbiata e archiviata al più presto. A fronte del fatto che la macchina della giustizia si è mossa da un lato come una vecchia e scalcagnata Fiat 127 che prima procede sbuffando e poi si ferma e schiatta, dall’altro lato è incredibile come abbia imitato una BMW ultimo modello, correndo velocemente verso le soluzioni previste dalla legge, vale a dire la vendita forzata da parte del tribunale dei beni restanti di Luigi e di sua moglie, che nel frattempo non hanno perso l’abitudine di ricevere minacce, intimidazioni e persino le percosse. Negli ultimi tempi, gli Orsino hanno collezionato spari contro gli esercizi e la casa, furti di automezzi carichi di merce, il rapimento del figlio durato per fortuna pochi minuti, furti, speronamenti d’auto, botte a più non posso, uccisione del cane a colpi d’arma da fuoco, atti vandalici a iosa, il lancio di un ordigno incendiario in giardino. Nel 2011, i malavitosi hanno aggredito e tentato di strangolare Pina. A pochi giorni da Natale, la situazione degli Orsino, ex imprenditori rasi al suolo, è la seguente: Luigi non ha più un lavoro né rendite ma in compenso ha tre by pass al cuore. Anche sua moglie è malata. Ed è una fortuna, perché altrimenti l’Ufficiale giudiziario che il 23 novembre scorso si è presentato con l’appoggio della forza pubblica (e l’assistenza di un’ambulanza!) alle porte della loro casa per espropriarla, non si sarebbe fermato. Merito di ciò va anche riconosciuto al sindaco di San Sebastiano al Vesuvio. Purtroppo, lo sfratto è stato solo rinviato. Ai primi di gennaio 2012 gli Orsino perderanno la loro casa, ciò che resta del loro piccolo impero, e saranno sbattuti sulla strada con la qualifica di reietti. Già oggi vivono con l’aiuto del Comune, che paga loro alcune bollette, e del parroco della chiesa di San Sebastiano al Vesuvio, che li fornisce di pacchi alimentari. Ultima e definitiva ironia della sorte. Per volere del comitato per l’ordine e la sicurezza, gli Orsino sono sottoposti a protezione di tipo 4. Significa che i Carabinieri della locale caserma passano più volte al giorno davanti alla casa dove abitano per controllare che non siano in pericolo. E grazie al Comandante dell’Arma della stazione locale e ai coscienziosi militi ai suoi ordine che Luigi ha finora evitato di subire la vendetta della camorra e le ritorsioni degli usurai. Ma cosa sarà di lui e della sua famiglia a gennaio, quando i carabinieri non potranno più proteggerlo perché forse sarà ridotto a vivere in macchina, a dormire all’albergo delle stelle? Quegli stessi carabinieri che il 23 novembre scorso erano presenti per garantire la sua sicurezza mentre otto poliziotti e funzionari della Digos erano stati mobilitati per costringerlo a togliersi dai piedi. Questi sono i fatti, nudi e crudi. Fortunatamente, con una delibera in zona Cesarini, il Comune di San Sebastiano ha concesso agli Orsino una cifra irrisoria una tantum per affittare un piccolo appartamento, fare il trasloco dei beni non pignorabili, allacciare le utenze e ricominciare una vita nuova. Già, ma che tipo di vita? Al momento, questa storia di ordinaria ingiustizia ha un pessimo finale. Luigi, sua moglie e suo figlio sono “cornuti e mazziati”. Di più, per quanto si dichiari ateo, il mio amico Luigi rischia che tra poco i suoi concittadini dicano di lui: “Campa ‘e gloriavate”, che significa “vive di preghiere”. Ma vivere sarebbe già una fortuna. Spero che per colpa delle carogne che hanno trasformato il nostro Bel Paese nel regno del Male non sia costretto a sopravvivere o, peggio ancora, a pagare l’obolo a Caronte tra l’indifferenza dei più. Lo so che leggendomi toccherà ferro ma oggi è facile che quelli che hanno fame e sete di giustizia siano giustiziati. In ogni caso, Buon Natale a te e alla tua famiglia, caro Luigi. Che un po’ di speranza non vi abbandoni mai.

PS: Chi volesse esprimere la propria solidarietà a Luigi Orsino può contattarlo su facebook, all’indirizzo on line orsinoluigi@libero.it o attraverso il suo blog pensareliberi.com.

lunedì 5 dicembre 2011

Come da tradizione paga sempre Pantalone

La montagna ha partorito il topolino. O se preferite, ha eruttato un misto di lapilli e lava che rischia di fare tabula rasa delle nostre residue speranze di uscire dalla crisi. Ci sentiamo basiti, come i calchi di Pompei. E pensare che avevamo tirato un sospiro di sollievo quando re Silvio ha abdicato in favore di un governo tecnico di emergenza che piaceva (più o meno) a tutti. Ma dopo avere conosciuto i rimedi che Monti e i supertecnici hanno escogitato per salvarci dal default (e salvare l’Europa!!!) si ha come l’impressione di essere caduti dalla padella alla brace. Sia chiaro, non contesto la necessità di “stringerci a coorte”, vale a dire fare sacrifici e inghiottire il boccone amaro. Non possiamo farne a meno. Quello che proprio non mi va giù, e credo non piaccia a nessuno, è che ancora una volta le soluzioni sono inadeguate e che l’olio di ricino sia prescritto solo alle classi sociali più deboli, ai pensionati e al ceto medio. Cosa non mi convince? Ma è chiaro, il decreto “salva-crisi” varato dal governo Monti è un palliativo frettoloso e claudicante e non risolverà la situazione, non frenerà il dissesto del nostro Paese. Al massimo, i 30 miliardi di euro che verranno raccolti (una cifra che sembra enorme ma che in realtà copre esattamente l’ammontare dei sussidi annui alle aziende) diminuiranno un po’ il deficit pubblico. Tutto qui. Non favoriranno certo la ripresa economica, che è la nostra vera priorità. Non ci sarà alcuna crescita perché non è così che la si induce. Così si affossano le speranze di rialzare la testa. Lo indicano chiaramente gli studi accademici, del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea: le manovre fiscali supplettive favoriscono la recessione. Credo che ripristinare l’lci sulla prima casa sia una porcheria che metterà in ginocchio tanta gente. Ficcare ancora una volta le mani nelle tasche degli italiani significa deprimerli ulteriormente, frenare i consumi, favorire la stagnazione, che ovviamente si ripercuoterà sull’occupazione. È un vortice perverso. Il mercato del lavoro, che già respira affannosamente e condanna i giovani alla disoccupazione, rischia l’asfissia. Temo che la speranza di evitare la recessione nel 2012 da oggi sia ancora più flebile. 
No, così non va. Non mi va proprio che a pagare sia ancora una volta Pantalone, cioè il cittadino inerme. Chi altro dovrebbe pagare gli sbagli dell’Italia? Ma chi li ha fatti, accipicchia! Chi ci ha costretti in braghe di tela e si è arricchito a nostre spese. Chi continua a godere i privilegi che noi, poveri italiani cornuti e mazziati, non tolleriamo più. Dei 30 miliardi di euro che lo stato incasserà, 17-18 miliardi verranno dalle nuove imposte, due terzi delle quali gravano sulle proprietà, cioè la casa e la ricchezza finanziaria. Solo 12-13 miliardi verranno dai tagli alla spesa pubblica, compresa quella previdenziale e quella di Regioni, Province e Comuni. Troppo poco. Si potevano tagliare molte più spese pubbliche ed evitare di spennare i soliti polli, che sono così nudi che non serve più la radiografia per vedere le ossa. L’esimio professor Monti dovrebbe spiegarci perché nei suoi provvedimenti non c’è traccia di ciò che gli italiani reclamano ad alta voce e che va sotto il titolo: abolizione degli apparati parastatali, delle istituzioni e degli enti pubblici costosi e inutili. Perché non sono stati tranciati i costi esorbitanti del megacirco Barnum della politica? Perché non vengono dimezzati i parlamentari? Ne abbiamo mille contro i 535 degli Stati Uniti d’America… assurdo! Perché non riesaminiamo i vitalizi e gli stipendi della Casta e tagliamo i trasferimenti agli organi istituzionali? Perché non si rinuncia alle auto blu e a tutte le spese di rappresentanza che ci fanno gridare allo scandalo? Perché l’idea di eliminare le province è stata affossata? Perché non riduciamo drasticamente le sedi giudiziarie e liberalizziamo le professioni? Perché non variamo contromisure efficaci per fermare la fuga dei capitali e dei cervelli? Perché non facciamo le riforme di cui abbiamo bisogno per diventare un Paese moderno ed efficiente? Perché a pagare le miserie della nostra patria, sempre più “di dolore ostello”, sono i lavoratori, i pensionati e i giovani, mentre i parassiti e gli stronzi – e ce ne sono tanti, troppi in Italia – continueranno imperterriti a fare i propri comodi? Troppo domande, lo so, ma forse la riposta è unica. Perché non basta cambiare i suonatori perché la musica cambi. Monti non è padre Pio né San Giuseppe da Copertino, che volava sopra i tetti. Non è il salvatore della patria e se anche lo fosse avrebbe bisogno di tempo e del supporto dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, gli unici in grado di demolire i poteri forti e le lobbies che dietro le quinte continuano a decidere la nostra sorte. Monti è un galantuomo, serio e preparato, si vede. Ma temo abbia le mani legate. Non è libero, è un ostaggio delle banche e dei partiti, che fanno solo il loro interesse, non quello degli italiani. Ecco perché la sua manovra mi ha deluso e sono un tantino schifato. Guai se non lo fossi! Ho 56 anni, ho conosciuto gli alti e i bassi della vita, che sono fisiologici, ma ritengo che stiamo vivendo la crisi più grave dal dopoguerra a oggi. Purtroppo non è solo una crisi economica. È una crisi di idee e di valori. Una crisi senza capo né coda, che gli esperti non sono in grado di spiegarci né tanto più controllare. Che cosa sta succedendo? Perché anziché risollevarci continuiamo a sprofondare? In quali sabbie mobili siamo caduti e per quale karmica, madornale sequenza di errori? Una cosa è certa: paghiamo a carissimo prezzo la follia di un mondo che l’avidità ha reso cieco. Troppi sbagli, troppe sperequazioni. Non è possibile che la ricchezza del pianeta sia concentrata in poche mani. Mani sporche di sangue. Ma non è nemmeno possibile continuare a comportarsi come i folli che danzavano e brindavano mentre il Titanic affondava. Non è etico agire come la cicala. Paghiamo anche gli innumerevoli errori nazionali, che sono più gravi di quelli commessi da altre nazioni. Chi può dirci perché il nostro Paese, che è sostanzialmente sano e pieno di risorse, continua ad accumulare debiti e perciò viene considerato inaffidabile? Perché abbiamo una classe politica così vergognosa (da destra a sinistra passando per il centro) da indurci ad esclamare “Ridateci la prima Repubblica!”. Lo so, rimpiangere Moro, Fanfani, Andreotti, Forlani e Craxi significa avere la memoria corta. Eppure, in confronto ai guitti mediocri della seconda Repubblica, ai tanti lillipuzziani (non tutti ma quasi) che al momento ci rappresentano alla Camera, al Senato e nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali – ahinoi, e se fosse vero che ogni popolo ha i politici che si merita? – quelli erano giganti! Qualcuno ha detto che siamo all’ultimo miglio. E se fosse senza ritorno come il miglio verde del film diretto da Frank Darabont e tratto da un romanzo di Stephen King?  “Uomo morto! Uomo morto che cammina! Abbiamo un uomo morto che cammina!”. Queste parole che scandivano il passaggio dei detenuti nel braccio della morte potrebbero fare al caso nostro. Forse siamo dei walking dead e ancora non lo sappiamo. Certamente siamo stufi marci, come il povero Pantalone de’ Bisognosi, di pagare. Ma in extremis mi viene il dubbio che sia normale farlo, visto che amiamo la commedia dell’arte e viviamo nel paese di Pulcinella.

venerdì 2 dicembre 2011

Il mondo che verrà

“Durante il trascorrere del tempo, la consapevolezza dell’essere umano ha attraversato un periodo molto lungo di oscurità. Questa fase, che gli Indù chiamano Kali Yuga, è quasi alla fine. Oggi ci troviamo al confine tra due epoche: quella del Kali Yuga e quella della Nuova Era in cui stiamo entrando. Si sta già realizzando un graduale miglioramento nei pensieri e sentimenti degli uomini, ma ognuno sarà presto soggiogato dal Fuoco Divino che purificherà e preparerà tutti per la Nuova Era. Così l’individuo si eleverà ad un grado superiore di coscienza, cosa indispensabile per la sua entrata nella Nuova Vita. Questo è ciò che si deve intendere per Ascensione. Passeranno alcune decadi prima che questo Fuoco arrivi e questo trasformerà il mondo portando una nuova morale. Questa onda immensa giunge dallo spazio cosmico ed inonderà tutta la Terra. Tutti coloro che vi si opporranno saranno spazzati via e trasferiti altrove. Anche se gli abitanti di questo pianeta non sono tutti allo stesso grado di evoluzione, la nuova ondata sarà percepita da tutti. E questa trasformazione non toccherà solo la Terra, ma l’insieme di tutto il Cosmo. La cosa migliore e l’unica che l’individuo può fare ora è di rivolgersi coscientemente a Dio e migliorarsi per elevare il proprio livello di vibrazione, così da trovarsi in armonia con la potente ondata che presto lo sommergerà. Il Fuoco di cui parlo, che accompagna le nuove condizioni offerte al nostro pianeta, ringiovanirà, purificherà, ricostruirà ogni cosa: la materia verrà raffinata, i vostri cuori saranno liberati dall’angoscia, dai problemi, dall’incertezza e diverranno luminosi; ogni cosa sarà migliorata, elevata. I sentimenti, i pensieri e gli atti negativi saranno consumati e distrutti. La vostra vita attuale è una schiavitù, una dura prigione. Comprendete la vostra situazione e liberatevene. Vi dico questo: uscite dalla vostra prigione! Dispiace veramente vedere così tanta confusione, così tanta sofferenza, così tanta incapacità di comprendere dove stia la vera felicità. Ogni cosa che vi circonda presto crollerà e scomparirà. Nulla resterà di questa civiltà e della sua perversione; tutta la Terra sarà scossa e non verrà lasciata traccia di questa fallace cultura che mantiene gli uomini sotto il giogo dell’ignoranza. I terremoti non sono solo dei fenomeni meccanici, il loro obbiettivo è anche di risvegliare l’intelletto e il cuore degli uomini, così che essi possano liberarsi dagli errori e dalle follie e perché comprendano che non esistono solo loro nell’universo. Il nostro sistema solare sta ora attraversando una regione del Cosmo dove lasciò la sua polvere una costellazione che fu distrutta. L’attraversare questo spazio contaminato è fonte di avvelenamento, non solo per gli abitanti della Terra ma per tutti gli abitanti degli altri pianeti della nostra galassia. Soltanto i soli non vengono influenzati da questo ambiente ostile. Questa regione è chiamata la tredicesima zona, la si definisce anche la zona delle contraddizioni. Il nostro pianeta fu incluso in questa regione per migliaia di anni, ma finalmente stiamo avvicinandoci all’uscita di questo spazio di oscurità e siamo sul punto di raggiungere una regione più spirituale, dove vivono esseri più evoluti. La Terra sta ora seguendo un movimento ascendente ed ognuno dovrebbe sforzarsi di armonizzarsi con le correnti dell’ascensione. Coloro che rifiutano di essere sottoposti a questo orientamento, perderanno il vantaggio delle buone condizioni che verranno offerte in futuro per elevarsi. Resteranno indietro nell’evoluzione e dovranno attendere decine di milioni di anni per la venuta di una nuova onda ascendente. La Terra, il sistema solare, l’universo, tutti sono inseriti in una nuova direzione sotto l’impulso dell’Amore. La maggior parte di voi considera ancora l’Amore come una forza risibile, ma in realtà è la più grande di tutte le forze! Il denaro e il potere continuano ad essere venerati come se il corso della vostra vita dovesse dipendere da loro. In futuro, tutti saranno sottomessi all’Amore e lo serviranno. Ma è attraverso la sofferenza e le difficoltà che la coscienza umana sarà risvegliata. Le terribili predizioni del profeta Daniele, scritte nella Bibbia, si riferiscono all’epoca che si sta aprendo. Ci saranno inondazioni, uragani, fuochi giganti e terremoti che spazzeranno via tutto. Il sangue scorrerà in abbondanza. Ci saranno rivoluzioni, terribili esplosioni risuoneranno in numerose regioni della terra. Là dove c’è terra, arriverà l’acqua, e là dove c’è acqua arriverà la terra. Dio è Amore, tuttavia qui abbiamo a che fare con un castigo, una risposta della Natura contro i crimini perpetrati dall’uomo dalla notte dei tempi, contro sua madre, la Terra. Dopo queste sofferenze, coloro che saranno salvati, l’elite, conosceranno l’Era d’Oro, l’armonia e la illimitata bellezza. Dunque tenete il vostro passo e la vostra fede quando giungerà il tempo della sofferenza e del terrore, poiché è scritto che non cadrà un capello dalla testa del giusto. Non siate scoraggiati, semplicemente seguite il vostro lavoro personale di perfezione. Non avete idea del grandioso futuro che vi attende. Una nuova Terra vedrà presto il giorno. Tra alcune decadi il lavoro sarà meno eccitante ed ognuno avrà tempo di consacrarsi ad attività dello spirito, dell’intelletto e dell’arte. La questione sul rapporto tra uomo e donna sarà finalmente risolto in armonia, ognuno avrà la possibilità di seguire le proprie aspirazioni. Le relazioni di coppia saranno fondate sul reciproco rispetto e stima. Gli umani viaggeranno tra i diversi piani dello spazio facendosi breccia tra lo spazio intergalattico. Studieranno come sono strutturati e come funzionano e saranno in grado di conoscere velocemente il mondo Divino, di fondersi con il Capo dell’Universo. La Nuova Era è quella della sesta razza. Siete predestinati a prepararvi per questa, a darle il benvenuto e a viverla. La sesta razza si costituirà sull’idea della Fraternità. Non ci saranno più conflitti di interessi personali. Le singole aspirazioni personali dovranno conformarsi alla Legge dell’Amore. Per questo si costituirà un nuovo continente che emergerà dal Pacifico, cosicché il Supremo potrà finalmente stabilire il suo posto su questo pianeta. Chiamo i fondatori di questa nuova civiltà Fratelli dell’Umanità o anche Figli dell’Amore. Saranno imperturbabili per il Bene e rappresenteranno un nuovo tipo di esseri umani. Gli uomini formeranno una famiglia, un grande corpo, ed ognuno rappresenterà un organo di questo corpo. Nella nuova razza, l’Amore si manifesterà in forma perfetta e di questo l’uomo odierno può averne solo una idea molto vaga. La Terra resterà un terreno favorevole per la lotta, ma le forze dell’oscurità si ritireranno e la terra ne sarà liberata. Gli umani, vedendo che non vi sarà altra via, si impegneranno per il sentiero della Nuova Vita, quella della salvezza. Nel loro orgoglio insensato, alcuni alla fine spereranno di continuare sulla terra una vita che l’Ordine Divino condanna, ma poi ognuno finirà col comprendere che la direzione del mondo non dipende da loro. Una nuova cultura vedrà la luce del giorno, riposerà su tre principi fondamentali: l’elevazione della donna, l’elevazione dei sottomessi e degli umili e la protezione dei diritti umani. La Luce, il Bene e la Giustizia trionferanno, è solo una questione di tempo. Le religioni dovrebbero essere purificate. Ognuna di loro contiene una particella dell’insegnamento dei Maestri di Luce, ma oscurato dall' incessante apporto di deviazioni umane. Tutti i credenti dovranno unirsi e riunirsi in accordo su una cosa principale, ossia porre l’Amore alla base di tutto il credo, qualsiasi esso sia. Amore e Fraternità è la base comune! La Terra sarà presto spazzata da straordinarie e rapide onde di elettricità cosmica. Da qui ad alcune decadi coloro che sono cattivi e fuorvieranno gli altri, non saranno in grado di sopportare l’intensità di queste onde. Saranno così assorbiti dal fuoco cosmico che consumerà il male che essi possiedono. Quindi si pentiranno perché è scritto che tutta la carne glorificherà Dio. Nostra Madre, la Terra, si disferà di coloro che non accettano la Nuova Vita. Li rigetterà come frutti avariati. Non saranno in grado di reincarnarsi presto su questo pianeta, criminali inclusi. Resteranno solo coloro che hanno in loro l’Amore. Non c’è un luogo sulla Terra che non sia sporco di sangue umano o animale, quindi anch’essa deve sottoporsi alla purificazione. Ed è per questo che certi continenti saranno sommersi mentre altri affioreranno. Gli uomini non sospettano quali pericoli li stiano minacciando. Continuano a perseguire obbiettivi futili e a cercare piacere. Al contrario, quelli della sesta razza saranno consapevoli della dignità del loro ruolo e rispettosi della libertà dell’altro. Si nutriranno esclusivamente di prodotti del regno vegetale. Le loro idee avranno il potere di circolare liberamente come l’aria e la luce del giorno. Le parole se non sei rinato si riferiscono alla sesta razza. Leggete il cap. 60 di Isaia che si riferisce alla venuta della sesta razza, la Razza dell’Amore. Dopo le tribolazioni, gli esseri umani smetteranno di peccare e ritroveranno la via della virtù. Il clima del pianeta sarà ovunque moderato e non ci saranno più brutali variazioni. L’aria tornerà ad essere pura, lo stesso per l’acqua. I parassiti scompariranno. Gli esseri umani ricorderanno le loro precedenti incarnazioni e sentiranno piacere nel notare di essere stati finalmente liberati dalla loro precedente condizione. Nello stesso modo in cui ci si disfa dei parassiti e delle foglie morte della vite, così agiscono gli esseri evoluti per preparare gli uomini a servire il Dio dell’Amore. Essi danno agli esseri umani buoni condizioni per crescere e svilupparsi e a coloro che li vogliono ascoltare, dicono: Non aver paura! Ancora un po’ di tempo ne tutto sarà a posto, sei sul giusto cammino. Che colui che vuole entrare nella Nuova Cultura possa studiare, lavorare coscientemente e preparare. Grazie all’idea della Fraternità, la Terra diverrà un luogo benedetto e questo non si farà attendere. Ma prima, grandi sofferenze saranno inviate per risvegliare la coscienza. I peccati accumulati per migliaia di anni devono essere redenti. L’Onda Ardente che emana dal Supremo contribuirà a liquidare il karma dei popoli. La liberazione non può più essere protratta. L’umanità si deve preparare per grandi prove che sono inevitabili e che stanno arrivando per porre fine all’egoismo. Sotto terra, si sta preparando qualcosa di straordinario. Una rivoluzione che è grandiosa e assolutamente inconcepibile si manifesterà presto in natura. Dio ha deciso di rettificare la Terra, e lo farà! È la fine di un’epoca. Un nuovo ordine si sostituirà al vecchio, un ordine in cui l’Amore regnerà sulla Terra…”. 

Queste parole così profetiche e attuali furono scritte da Peter Deunov nel lontano 1944. Molti si chiederanno: “chi era costui?”. Deunov (1864-1944), figlio di un pope ortodosso, è il fondatore della Fratellanza Bianca Universale, un movimento laico che unisce gli spiriti che vivono nella bontà, nella saggezza, nell’amore e nella verità al servizio di Dio. Fu un grande maestro spirituale e ci ha lasciato insegnamenti esoterici e profezie sul futuro dell’umanità. Il solito visionario? Non credo. Le sue credenziali ce le presenta Albert Einstein, che nel corso di una trasmissione radiofonica disse: “Il mondo intero rende omaggio a me ma io rendo omaggio al maestro Peter Deunov della Bulgaria”. Non aggiungo altro. Ho scelto di pubblicare la visione profetica di Denouv come incipit di una nuova etichetta che ho chiamato Il mondo che verrà. Credo che a tutti dovrebbe stare a cuore il futuro. Io proverò a raccontarlo attraverso le mie intuizioni, frutto di una ricerca spirituale iniziata trent’anni fa, e con l’aiuto dei grandi iniziati del passato.