domenica 2 gennaio 2011

Caro Gesù Bambino ti scrivo...

Gesù Bambino, ti scrivo per farti una richiesta. Tranquillo, non voglio azzeccare i sei numeri del Superenalotto né diventare Capo del Governo. Voglio un dono per la mia città, che amo ma non riconosco più. In verità, Como mi è diventata insopportabile. Sai perché? Perché ha scelto di sopravvivere invece di “vivere col sole in fronte”, come invita a fare una canzone che Bocelli ha riportato in auge. Vivere col sole in fronte; teoricamente è possibile. Così come sarebbe possibile “goder l’aria del monte perché questo incanto non costa niente”. Abbiamo il sole, i monti e un lago incantevole. Siamo stati unti da tuo Padre, che di talenti ce ne ha donati a iosa. Ma che uso ne abbiamo fatto? La risposta è sotto gli occhi di tutti e se le opinioni non fanno statistica, i fatti sì. Da alcuni anni a questa parte la città è immobile, priva di idee, incapace di reagire e pianificare il futuro. È una situazione avvilente oltre che vergognosa. Come se non bastasse, alla vergogna è subentrata l’apatia, la rassegnazione. Perciò, ti chiedo di occuparti di Como. In primis, dal momento che noi comaschi non meritiamo del tutto le continue retrocessioni (economiche, sociali e sportive) che abbiamo maturato in questi ultimi anni, inviaci l’uomo della Provvidenza. Sì, insomma, un nuovo sindaco e una giunta che sappiano fare il loro mestiere e, soprattutto, l’interesse dei cittadini e non quello dei partiti. Al momento non si vedono in giro abili nocchieri in grado di condurci dalle acque melmose in cui ci siamo impantanati verso il mare aperto, tuttavia voglio essere ottimista. Abbiamo toccato il fondo e più in basso di così… Secondariamente, caro Gesù indicaci le soluzioni più rapide ed efficaci per mettere fine allo scandalo infinito della ex Ticosa. O dobbiamo aspettare lo sbarco degli alieni per risolvere la questione? Sistema anche il Lungo Lago, per favore. Possiamo sopportare i ritardi nell’esecuzione delle opere pubbliche ma non la beffa di ritrovarci, un giorno, a dire che stavamo meglio quando stavamo peggio, cioè coi piedi a mollo. Terzo, dai il lavoro ai giovani, che appena possono scappano altrove e la città invecchia. Quarto, memore del fatto che abbiamo dato i natali ad Alessandro Volta, fai che la luce torni a illuminare le menti e i cuori dei comaschi. Che le prime siano appannate è un dato di fatto. Non riusciamo più ad essere creativi né competitivi. Anche i Plinio, seduti nella nicchia del Duomo, scuotono la testa nel vedere i nostri errori. Ma è soprattutto del cuore che devi prenderti cura. Como è diventata cinica e indifferente. Ma come? – esclamerà qualcuno – diamo da mangiare ai senzatetto e lavoro agli extracomunitari! Già, però ci dimentichiamo degli “invisibili” che abitano nelle case fatiscenti della città murata o nella convalle. Chi sono? Per lo più gente anziana e malata. Sono italiani, cittadini comaschi che non hanno alcuna visibilità ma un pudore immenso. Per cui non chiedono aiuto, non si lamentano e tirano a campare con una pensione da fame. In qualità di volontario della Croce Azzurra ne ho soccorsi molti e confesso che mi ha impressionato scoprire che in una città che non è più ricchissima – ma è difficile credere che sia diventata povera – i reietti vivono accanto a noi, in condizioni a volte disumane. Ma forse siamo diventati ciechi. Perciò, buon Gesù, ridai la vista ai nostri occhi per l’anno che viene. Riporta un po’ di luce in una città che brancola nel buio, nonostante il sole, i monti e il lago dai mille bagliori. So che le mie richieste sono esagerate, visti i tempi che corrono. Ma nulla è impossibile a Dio. E poi, non l’hai forse dettata tu la promessa: “chiedete e vi sarà dato?” (Lc 11,5). Grazie a nome dei comaschi che attendono la tua venuta e tengono accesa la speranza.

Editoriale pubblicato il 21/12/2010 su:

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