mercoledì 26 gennaio 2011

A cosa serve un angelo?


Dio non ha bisogno delle sue creature, recita il Corano. Invece mi pare evidente il contrario, altrimenti non si spiegherebbe perché il Creatore abbia dato vita al creato e ai mondi abitati. Suppongo che anche le menti più sottili, per quanto si sforzino di approdare a una spiegazione plausibile, abbiano difficoltà a comprendere il motivo ultimo per cui Dio ha generato gli uomini. Resta un mistero di pertinenza dei teologi e degli studiosi. Ma se riuscissimo a svelarlo ci apparirebbe chiara la ragione per cui esistono gli angeli, o quantomeno l’angelo custode. I motivi per cui Dio ha creato gli angeli si possono infatti riassumere in due finalità ben distinte: rendergli gloria e mediare il rapporto fra Lui e gli uomini. La prima incombenza è quella che si realizza in sfere così elevate da lasciarci indifferenti. Non perché l’attività che l’assemblea degli angeli svolge presso il trono di Dio, piuttosto che la veglia esercitata sull’ordine degli astri o l’amministrazione delle anime nei cieli, non ci riguardi. L’indifferenza non è altro che il sonno dell’anima, il nascondiglio dello spirito addormentato. Se la nostra anima fosse sveglia riconoscerebbe il Cielo come sua patria e si sentirebbe partecipe di tutto ciò che avviene nella sua vera casa. Ma tant’è, noi viviamo quaggiù, imprigionati in un corpo che narcotizza l’anima, un corpo che non ci appartiene e ci è fondamentalmente ostile. Come diceva Sant’Agostino, l’anima e il corpo sono nemici fin dalla creazione dei mondi. È un dato di fatto ma è altrettanto vero che l’anima si ammaestra attraverso la carne. La nostra anima s’incarna per imparare. In questa semplice verità c’è il succo della vita. Espressioni comuni come “la vita è una scuola” o “gli esami non finiscono mai” evidenziano molto bene una realtà così difficile da affrontare che si rende necessario l’aiuto di Dio. E gli angeli, in definitiva, sono gli aiutanti che Dio mette a fianco degli uomini per rendere meno incerto e gravoso il cammino di quella che Dante chiama “angelica farfalla”, cioè l’anima incarnata. Essi hanno il compito di prendersi cura degli uomini. Se la prima funzione - contemplare, adorare e lodare il Padre - assolve la loro sete di trascendenza infinita, la seconda soddisfa la fame di condiscendenza salvifica, giacché gli angeli sono i benefattori che operano su mandato divino. Nel suo saggio su Angeli, Astri e Cieli, Teyssèdre sottolinea che “le molte attività che troviamo svolte dagli angeli sono sempre direttamente volute ed ordinate da Dio ed essi si limitano a obbedire con assoluto rigore ai suoi comandi. Essi sono portavoce, ambasciatori, guerrieri, guide, ispettori, interpreti, messaggeri, ministri, guaritori, vendicatori, guardiani, portinai, psicopompi, scribi, testimoni, informatori, teofori, intercessori, interpreti…”. È un vero e proprio campionario di arti e mestieri quello che coinvolge gli angeli nel loro delicato compito di “cerniera” fra il mondo sensibile e quello spirituale. Si è tentati di credere che essi si riuniscano in corporazioni o sindacati, tante sono le attività che svolgono e le mansioni che ne distinguono l’operato. Ma vediamo di capire meglio a cosa serve un angelo.
Il ruolo degli angeli nell’universo corrisponde alla natura della loro intelligenza, che non è passiva come quella umana (dipendente dalle cose) ma attiva (poiché non è subordinata alla realtà ma la domina) e comunque non può essere omogenea. Il ruolo varia altresì in funzione della dignità angelica e del differente ministero che Dio assegna loro. Gli angeli servono dunque a realizzare il progetto cosmico di Dio e perché ciò avvenga svolgono compiti differenziati. Analizziamo i principali.

Messaggeri o Annunciatori.
È attraverso i suoi messaggeri che Dio stabilisce un rapporto con gli uomini. Nella parte più antica del Vecchio Testamento non si fa distinzione fra messaggeri del bene e del male (Esodo, 12,23 : Giobbe, 1,1-12; 2,1-10 : Salmi, 78,49). La distinzione appare più tardi (Zaccaria, 3,1-2) ed è un angelo che annuncia la nascita miracolosa di Sansone (Giudici, XIII,2-22). Nel Nuovo Testamento riscontriamo più volte questa funzione primaria (Atti degli Apostoli, 7,38 : Galati, 3,20 : Ebrei, 1,7-14: 2,2). Di angeli-messaggeri e annunciatori è gremita anche l’Apocalisse. L’angelo nunzio per eccellenza è Gabriele, cui spettò il lieto compito di annunciare la natività a Maria e la nascita di Giovanni il Battista a Zaccaria. Anche  l’angelo che davanti al sepolcro vuoto comunica che Cristo è risorto è un araldo. In qualche caso il messaggio può essere un vero e proprio avviso di pericolo, come quando un angelo apparve in sogno a Giuseppe e lo avvertì di fuggire per evitare la furia omicida di Erode (Luca, 2,8). In quanto messaggero di Dio (mal’âk ovvero anghelos), l’angelo biblico per eccellenza riporta agli uomini la voce di Dio. Ma il suo compito di ambasciatore non è unilaterale; egli porta a Dio i messaggi degli uomini, le loro richieste, le loro promesse. Un esempio famoso di reversibilità è quello che coinvolge l’Arcangelo Raffaele e Tobia (Libro di Tobia). Anche per l’Islam gli angeli sono innanzitutto messaggeri ma poiché riportano le preghiere degli uomini a Dio e “implorano la sua misericordia sugli uomini” (Corano, XLII,5) hanno un ruolo di intercessori. I veggenti, i mistici e i Santi hanno con gli angeli annunciatori una relazione funzionale. Nella letteratura cabalistica questi angeli sono chiamati Maggidim, che significa appunto “coloro che annunciano”. È noto che San Francesco fu avvertito del dono delle stigmate da un serafino e lo stesso Padre Pio, il cui rapporto con gli angeli è ampiamente documentato, riceveva regolarmente informazioni e notizie da quelli che chiamava “le mie guardie del corpo”. E come dimenticare che i tre pastorelli di Fatima furono per tre volte visitati da un angelo che li avvertì di prepararsi a ricevere la visita della Vergine? A Giovanna d’Arco, quand’era tredicenne, apparve l’Arcangelo Michele che le annunciò la sua missione di salvatrice della patria. Ovviamente gli angeli trasmettono i loro messaggi anche alla gente comune non solo agli eletti. Essi parlano a chiunque sia disponibile ad ascoltarli. Ma poiché non tutti possono vedere un messaggero del Cielo e dialogare con lui, è importante prestare attenzione ai sogni, alle coincidenze, agli incontri apparentemente fortuiti, alle circostanze strane, alle intuizioni brillanti, ai moti del cuore, alle percezioni della coscienza. Sono questi i canali preferenziali degli angeli. Essi parlano ad ognuno di noi, ci portano messaggi di Dio o dei nostri cari defunti, ci “insufflano” nell’animo idee, sensazioni e aneliti che corrispondono a ciò di cui abbiamo bisogno per non “deragliare” lungo la strada ferrata della vita. Sta a noi distinguere i suoni delicati e gentili del Cielo dal frastuono del mondo e prestarvi la debita attenzione.

Guide, Interpreti e Muse.
Nell’Antico Testamento ritroviamo più volte gli angeli impegnati nella mansione di guida per i profeti e interpreti delle visioni (Ezechiele, 40,3-4: Zaccaria, 1,8: Daniele, 8,15-19: 9,21). Esistono poi angeli accompagnatori, incaricati cioè di condurre le anime dei giusti in Paradiso (Luca, 16,22) o dal Purgatorio al Paradiso. Nella Divina Commedia li incontriamo sovente, a cominciare dall’angelo nocchiero, “uccel divo” che traghetta verso la spiaggia del Purgatorio le anime di coloro che sono morti in grazia di Dio. Non solo Dante ma molti artisti ebbero visioni e furono ispirati se non addirittura edotti dagli angeli. È il caso di William Blake, che confessò di aver preso lezioni di pittura da un angelo-musa quand’era bambino. Anche l’essere di luce di cui parla Raymond A. Moody nel suo ormai classico Vita oltre la vita, cioè l’entità associata alle esperienze di pre-morte, si configura come un angelo guida. Potrei citare molti esempi illustri di intervento angelico finalizzato a guidare, mediare o ispirare il cammino degli uomini. Gli angeli ci vengono inviati dal Cielo per indicarci la rotta, per comprendere una verità fino quel momento indecifrabile o suggerire la soluzione di un problema, la tanto attesa via d’uscita. Anche in questo caso l’angelo di Dio sceglie modi, tempi e strumenti inimmaginabili per agire. Il più delle volte, essi sono così discreti e sottili che non ce ne accorgiamo. Eppure, non è difficile percepire l’impronta di questo angelo consigliere; la leggerezza che sentiamo nel cuore quando prendiamo una decisione importante è l’indizio certo del suo tocco.

Guaritori.
L’archetipo dell’angelo guaritore è Raffaele, medico divino il cui nome significa appunto “Dio guarisce”. La sua funzione di guaritore e consolatore degli ammalati è esaltata in un testo apocrifo, dove è indicato come colui “che presiede alle afflizioni e alle ferite dei figli degli uomini” (Enoch, 7,40). Infatti egli guarì il vecchio padre Tobi dalla cecità e Sara dall’ossessione diabolica e da allora viene invocato al capezzale dei malati. Ma cos’è la malattia? Un trattato non basterebbe per rispondere in modo soddisfacente. Limitiamoci a considerare che la malattia ci insegna cosa siamo. La malattia ha sempre un fine recondito, quello di sollevare il nostro spirito attraverso la sofferenza e insegnarci ad apprezzare maggiormente i doni di Dio, a cominciare dalla vita. La malattia è dunque una lezione e quando l’abbiamo imparata è probabile che gli angeli terapeuti intervengano per risanarci. Se il piano di guarigione rispetta il nostro karma allora l’intercessione angelica presso Dio si rivela possibile. Le guarigioni “miracolose” avvengono per intervento degli angeli, che a loro volta chiedono a Dio il permesso di guarire. 

Punitori ed Esecutori.
La figura dell’angelo carnefice è già presente nell’Antico Testamento ma gli angeli del castigo emergono in gran numero soprattutto nell’Apocalisse, dove vengono definiti anche “escatologici”. Ad essi è affidato il compito di vendicare le nazioni (14, 14-20) “versare sulla Terra le sette coppe del furore di Dio” (16,1) e incatenare il dragone e gettarlo nell’abisso per mille anni (20, 1-3). Spesso, quando siamo feriti da una grave ingiustizia o assistiamo inerti a torti che indignano la coscienza, domandiamo a Dio d’inviare i suoi angeli punitori. Ma il Dio dei cristiani non è Zeus, lanciatore di fulmini, e nemmeno il terribile Jahvè degli antichi Ebrei, cui si possono offrire doni votivi e sacrifici umani per annientare il proprio nemico. Gli angeli del castigo vivono nella luce di Dio e non ascoltano le sciocche richieste degli uomini; essi flagellano gli esseri umani e sferzano la Terra solo quando ciò si rende necessario. Purtroppo il loro intervento è sempre più frequente e lascia il segno. Altri angeli, invece, opereranno in qualità di esecutori del giudizio finale (Matteo, 13,39-49: 24,31 - I Tessalonicesi, 4,16 - II Tessalonicesi, 1,7 - I Timoteo, 5,21). 

Soccorritori e Salvatori.
Poiché gli angeli vegliano sugli uomini (Matteo, 22,30) è per loro naturale soccorrere chi è in pericolo e trarlo d’impiccio. Verrebbe voglia di dire che fa parte del corredo genetico degli angeli salvare chi è in difficoltà, se non fosse che Dio dispone il “pronto intervento” angelico con logiche semplici ma non semplicistiche. La salvezza, sia quella fisica che dell’anima, è sempre possibile, anche all’ultimo istante, ma a una condizione imprescindibile: che l’uomo si affidi a Dio. È ciò che avviene nel racconto biblico di Daniele nella fossa dei leoni, che dice al re Nabuccodonosor: “il mio Dio ha mandato il suo angelo e ha chiuso la bocca dei leoni che non m’hanno fatto alcun male” (Daniele, 6,22). Gli angeli soccorritori, parenti stretti dell’angelo custode, possono aiutarci nel momento del pericolo fino a salvarci dalla morte ma solo se la nostra anima non ha completato il corso d’insegnamento della vita. Dio concede il salvataggio solo se non abbiamo ancora assolto i nostri doveri terreni, o meglio se la nostra vita terrena è ancora utile alla Provvidenza divina. Gli angeli del soccorso sono quelli maggiormente indaffarati e spesso vengono confusi con l’angelo custode. La differenza è che l’angelo custode è un protettore personale affidatoci da Dio mentre l’angelo soccorritore è una sorta di jolly che interviene quando la nostra vita è in pregiudizio di modificare altre vite, di interferire come anomalia nel meccanismo del karma universale. Anche il semplice sollievo o il conforto sono forme di soccorso di competenza di questi angeli, alla cui schiera appartiene Lechitiel, l’angelo dell’ordine dei Principati che confortò Gesù sul Monte degli Ulivi (Matteo, 26,53 : Luca, 22,43). E dovevano essere angeli del ristoro quelli che accorsero presso Gesù e lo servirono dopo i 40 giorni di digiuno nel deserto (Matteo, 4,6).

Difensori combattenti.                                                                                             
Questi angeli hanno un compito molto impegnativo: difendere gli uomini dai demoni. Il rappresentante di questa categoria guerriera è l’arcangelo Michele, che guida le milizie divine nello scontro contro il dragone e i suoi angeli caduti (Apocalisse 12,7-9) e incatena il dragone e lo getta nell’abisso per mille anni (Apocalisse 20,1-3). Poiché “l’istinto del cuore umano è inclinato al male fin dall’adolescenza” (Genesi, 8,21) e l’uomo è facile preda del maligno, gli angeli difensori e combattenti aiutano le anime a schermarsi dalle tentazioni diaboliche e contrastano i demoni. Naturalmente la battaglia fra il bene e il male dev’essere combattuta dall’uomo, cui è concesso il libero arbitrio, non dall’angelo difensore o custode. Paradossalmente, gli interventi di questo “corpo speciale” del Cielo si rendono particolarmente necessari con le anime bianche o elette, con gli strumenti di luce e i servi di Dio. Essi sono ambiti dal maligno più di un’anima fragile o indifferente. A Satana non interessano le anime di poco pregio, per altro facili da conquistare e possedere, ma quelle care al Signore. Il caso già citato di Padre Pio ne è un esempio; il santo di Pietralcina era continuamente attaccato dai demoni e difeso da angeli guerrieri. 

Questa classificazione è solo orientativa. Gli angeli hanno molti più uffici di quelli che ho presentato in una schematizzazione frettolosa e di comodo, né possiamo dimenticare che esistono anche angeli occasionali. La Cabala li descrive come esseri creati dalla mente di Dio unicamente per svolgere una minima mansione specifica, che può essere pratica o celebrativa, dopodiché escono di scena. Nel suo De angelis, il teologo gesuita spagnolo Francisco Suarez (1548-1617) suddivise il ministero degli angeli in sei attività: difendere l’uomo dai pericoli materiali e spirituali, indurre l’uomo a scegliere il bene anziché il male, aiutare l’uomo a cacciare i demoni, farsi portavoce delle preghiere rivolte a Dio, pregare per gli uomini e correggerli, fino al punto di punirne gli errori, al fine di favorirne la conversione. Anche questa classificazione, come cento altre, è apprezzabile ma non definitiva. In realtà, attribuire uno specifico ruolo agli angeli è più una necessità della mente umana, un bisogno di ordine e distinzione che lascia indifferenti gli angeli, la cui vera attitudine è proteggere e custodire gli esseri umani.
Il lettore attento avrà notato che nella differenziazione proposta è assente proprio la funzione più popolare e amata, in essa mancano gli angeli custodi. È un’assenza voluta. L’importanza di questo ruolo è tale che ne parlerò nel prossimo blog. 

A conclusione di questo excursus vorrei qui ricordare un bellissimo film di Frank Capra, La vita è meravigliosa. Questa vecchia pellicola girata nel 1946 è ancora oggi capace di commuovere e insegnare verità semplici ma profonde. La storia è nota ma la racconterò brevemente per i più giovani, che probabilmente non hanno mai visto il capolavoro di Capra. Vi si narra la vicenda di George Bailey, la cui vita è stata segnata da continue rinunce pur di servire gli altri. Da bambino egli salva il fratello caduto in uno stagno ghiacciato e a seguito di ciò diventa sordo. Poi rinuncia alla laurea e rimane nella sua cittadina per portare avanti la malandata società fondata dal padre. Di rinuncia in rinuncia George tira avanti. Si sposa, va ad abitare in una vecchia casa umida e mette al mondo tre figli. La sua esistenza è dura, le vicissitudini aumentano e la sfortuna si accanisce contro di lui, che pure è un brav’uomo, fintanto che la disperazione non lo porta alla decisione di suicidarsi proprio la notte di Natale. Ma mentre sta per gettarsi nelle acque gelide del fiume interviene un angelo che per evitargli il gesto insano gli mostra cosa sarebbe successo se lui non fosse mai nato. Ciò che appare a George è un quadro desolato ma illuminante, che coinvolge migliaia di persone la cui esistenza dipende da lui. Cosicché egli comprende che la sua vita, apparentemente misera e fallita, è stata una vita utile e ben spesa. Egli capisce che la vita è meravigliosa. A quel punto rinuncia al suicidio e affronta le sue responsabilità. Improvvisamente ogni cosa cambia e la vita di George si trasforma in un sogno mentre un poetico scampanellio saluta l’ascesa in Cielo dell’angelo, che Dio ha promosso per l’ottimo lavoro svolto.
Perché ho raccontato la trama di questo vecchio film? Perché chiunque può rilevare nell’operato dell’angelo una grande varietà di ruoli. Pur non essendo il suo angelo custode, ma un inviato speciale, l’angelo si prende cura di George e lo protegge, inoltre lo guida e lo ispira attraverso le visioni, lo sostiene in un momento drammatico, lo soccorre nell’ora dello sconforto e lo guarisce dalla depressione, lo trasforma, lo difende dal maligno che in caso di suicidio si vedrebbe servito su un piatto d’oro la sua povera anima e, infine, gli dona un messaggio risolutivo: la vita è meravigliosa.
Ogni volta che rivedo questo film non posso fare a meno di pensare che la vita è veramente meravigliosa. Gli angeli sono accanto a noi per ricordarcelo. (3 continua)

3 commenti:

  1. Carissimo Beppe, consentimi una breve intromissione da una diversa visuale.
    Nell'Antico Testamento, Levitico e Deuteronomio, non c'è alcun riferimento all'esistenza degli angeli, né tanto meno al loro culto. La prima testimonianza è quella del profeta Isaia quando rivolge la sua invettiva contro il re di Babilonia (Isaia 14) e solo più tardi gli ebrei iniziarono a rappresentare gli angeli con l'aspetto di buoi e di uccelli, sebbene fosse loro proibito di realizzare qualsiasi immagine di culto.
    Nel Nuovo Testamento, dove le citazioni sono decisamente più numerose, è detto chiaramente che non si devono adorare gli angeli, né rivolgere preghiere a loro, o per loro tramite (Colossesi 2, 18 e Apocalisse 22, 9), giacché il sacrificio di Cristo ha annullato ogni barriera e l’uomo può rivolgersi direttamente a Dio, unico autore di salvezza e a cui solo spetta la gloria.
    Lutero, parlando dell’aldilà, affermò che "Riposeremo soltanto in Dio, così come in questa vita dormiamo dolcemente, sotto la protezione di Dio e degli angeli, senza temere pericolo".
    E Calvino: "Per quanto riguarda gli angeli... la cura e la protezione dell’uomo pio è stata loro affidata. Essi devono perciò, in obbedienza a Dio, essere solleciti riguardo alla nostra salvezza, e pregando per noi non fanno altro che compiere il loro dovere. Dio decreta che tutti gli angeli si assumano la protezione dei giusti".

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  2. Giusto, caro Francesco! Gli angeli non ci chiedono di adorarli. Ci chiedono di unirci a loro nell'adorazione di Dio, che non deve avvenire necessariamente in una chiesa. Ogni volta che ci perdiamo con lo sguardo in un tramonto sul mare o contempliamo il sorgere del sole o la bellezza della natura, noi possiamo adorare il sommo Creatore e renderci conto di fare parte dell'Uno. Secondo me, Calvino si sbagliava in parte. Gli angeli non proteggono solo i giusti. Hanno il dovere di proteggere chiunque perché tutte le anime, anche quelle dei malvagi, sono destinate alla luce. Chi prima, chi dopo, a secondo dei meriti e degli sbagli. Grazie per il tuo commento. Giuseppe Bresciani

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  3. Ciao Beppe, i "giusti" citati da Calvino, devono essere intesi come "giustificati", ovvero giustificati dai propri peccati mediante la fede in Gesù Cristo e senza le opere.
    "Giustificati dunque per fede, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Rom. 5:1) ed ancora: “Tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Rom. 3:23,24).

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