mercoledì 19 gennaio 2011

Fremiti d'ala

Sotto questa nuova etichetta intendo raccogliere scritti e riflessioni su un tema che mi è caro: gli Angeli. A loro ho dedicato un libro che pubblicai nel 2000, dal titolo “VOCI DEL PARADISO”. A distanza di poco più di dieci anni sento il bisogno di ritornare a parlarne, per quanto consideri conclusa la stagione letteraria in cui firmavo le mie opere con uno pseudonimo. La verità è che non ho mai smesso di avvertire intorno a me i misteriosi fremiti d’ala che fanno vibrare lo spirito e lo elevano, sì che voglio condividere coi miei lettori le gioie che derivano da tale intimità. Amici, la vita è molto più di ciò che appare. Sappiate godere dei doni invisibili ma reali che il Cielo concede agli uomini che fanno del proprio cuore una culla.

L’esistenza degli angeli è un assioma che non può essere suffragato dall’intelletto.     “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce” ammoniva Pascal. Aveva ragione, solo con il cuore possiamo conoscere gli angeli e confidare nel loro aiuto. Non ho mai dubitato che gli angeli esistano, anzi ne sono sempre stato consapevole così come sono consapevole di essere vivo. E se anche domani scoprissi che la mia vita è solo un sogno fatto da qualcun altro, non smetterei di credere agli angeli. È così fin dall’infanzia, anche se confesso di essermi dimenticato di loro per molti anni. Penso capiti a tanta gente. La verità è che fin quando utilizziamo armoniosamente entrambi gli emisferi del nostro cervello vediamo e sentiamo cose che altrimenti non abbiamo modo di percepire. Gli angeli sono una realtà stereofonica. Se usiamo solo l’emisfero di sinistra, dove ha sede la razionalità e si forma il pensiero logico, la vibrazione angelica ci giunge fortemente attutita o non ci giunge affatto. I bambini, gli artisti e i sensitivi impiegano abitualmente l’emisfero di destra e perciò ricorrono al pensiero analogico. Essi hanno i canali energetici aperti e dunque non faticano a cogliere quelle vibrazioni che corrono sul piano sottile dell’esistenza, dove vivono gli angeli. Tutti siamo fortemente condizionati dalla legge di polarità, per cui percepiamo la realtà in modo dualistico, cioè per opposti. La vita si oppone alla morte, il giorno alla notte, il bene al male, e così di seguito. È significativo il fatto che la respirazione, principio fondamentale della vita, sia basata sull’alternanza di due poli contrari: inspirazione ed espirazione. Anche il cuore alterna la dilatazione e la contrazione. Siamo talmente condizionati dal pensiero dualistico che riteniamo inamovibile uno dei cardini più saldi della fede: l’uomo è costituito di corpo e anima. Ma non è esattamente così. L’uomo possiede un corpo fisico o carnale - quello che comunemente chiamiamo corpo - e diversi corpi sottili. Questi corpi, che le varie scuole esoteriche definiscono in modo diverso, ma che per semplicità ridurrò a tre chiamandoli corpo eterico, corpo astrale e corpo causale, sono altrettanto reali del corpo fisico ma molto più sottili. Quindi risultano inaccessibili ai nostri sensi, non visibili né tangibili. Questo avviene perché i nostri sensi non sono programmati per cogliere la realtà quando essa vibra a una frequenza troppo alta. Ne consegue che l’esistenza di questi corpi invisibili resta, per molti, una supposizione infondata. Come l’esistenza degli angeli. Anche gli angeli sono fatti della stessa sostanza dei nostri corpi invisibili, o più precisamente della stessa energia. Essi sono reali come il flusso vitale che regola l’attività del nostro organismo (corpo eterico), reali come le nostre emozioni e i nostri pensieri (corpo astrale o secondo alcuni mentale), reali come il nostro Io (corpo causale o divino). Sono reali come tutte le cose la cui esistenza non è certificabile se non ricorrendo al pensiero analogico e impiegando le facoltà dello spirito.
Nessuno mette in dubbio l’esistenza dell’atomo o delle onde elettromagnetiche, oppure dubita dell’esistenza dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Eppure nessuno ha mai visto un atomo, toccato un’onda radio o elettromagnetica, annusato una riflessione mentale. E allora perché è così difficile credere nell’esistenza degli angeli? Mi associo al personaggio di una commedia di G.B. Shaw, che esclama: “non capisco bene perché gli uomini che credono agli elettroni si considerino meno creduli degli uomini che credono agli angeli”. Già, perché?
Lo ripeto: solo con il cuore, metafora della coscienza cosmica che è in noi, possiamo approdare alla consapevolezza che gli angeli esistono. Ma è indispensabile abbandonare la classica e fallace posizione “vedere per credere” e adottare un atteggiamento aperto, affidandosi al proprio intuito. Non tutto ciò che esiste è visibile. Pur essendo invisibili, gli angeli si rivelano più reali degli atomi e persino più accessibili. Gli indiani affermano da millenni che la realtà è maya, cioè illusione. Sarebbe la nostra mente a crearla, sicché il mondo in cui viviamo si riduce a un miraggio. Il paradosso è che da Einstein in poi la fisica subatomica è arrivata alle stesse conclusioni: la nostra mente influenza e modella la realtà circostante. Nel suo Zibaldone, Giacomo Leopardi annotava: “pare un assurdo, eppure è esattamente vero che, tutto il reale essendo un nulla, non v’è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni”. Se anche gli angeli fossero un’illusione, come pensano ancora in molti, essi risulterebbero più reali della materia, caotico impasto di particelle subatomiche la cui vibrazione viene captata dalle antenne della nostra mente su una determinata lunghezza d’onda. Una delle tante esistenti, non l’unica.
Va da sé che è più facile credere agli angeli quando si ha avuto modo d’incontrarli. È successo a molte persone nel mondo, più di quante si creda, ed io faccio parte di questa categoria fortunata. Un tempo, quando un bambino faceva i capricci lo si redarguiva amorevolmente dicendogli: “se ti comporti male fai piangere il tuo angelo custode” oppure “ non dare un dispiacere al tuo angelo”. Non so se frasi di questo tipo siano ancora nel repertorio dei genitori e dei nonni ma se così fosse significherebbe che quello dell’angelo custode è un archetipo universale capace di resistere alle mode, al materialismo e all’estinzione della gentilezza nell’animo umano. I miei ricordi dell’infanzia sono nitidi e fervidi. Amavo il mio angelo custode e mi rivolgevo a lui come ci si rivolge a un amico invisibile. Ogni sera, prima di coricarmi recitavo una delle preghiere più belle e semplici della liturgia cristiana… angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. Devo aver fatto indigestione di questa preghiera perché un giorno smisi di recitarla. Ho anche smesso di parlare con il mio amico invisibile. Preso dalla voglia di crescere e di fare mi sono dimenticato di lui e ho finito per scordare anche le parole della supplica. Inavvertitamente avevo relegato il mio angelo custode in soffitta, come si fa con una cosa vecchia e ormai inutile. O meglio, pensavo di averlo messo da parte ma in realtà lui mi stava sempre vicino e continuava a proteggermi.
L’estate del 1988 fu drammatica per me e per la mia famiglia. Ricordo che passai dalla gioia alla disperazione in poche ore. Avvenne infatti che cinque giorni dopo aver partorito Federica, la nostra terza figlia, mia moglie ebbe un’improvvisa crisi comiziale ed entrò in coma. Venne ricoverata immediatamente nel reparto neurologico dell’ospedale Sant’Anna di Como dove i medici diagnosticarono un tumore al cervello e sconsigliarono l’intervento chirurgico. Il suo caso fu considerato disperato. Non accettai un verdetto così ingiusto e trasferii il mio amore presso l’Ospedale di Bergamo, che allora vantava un eccellente reparto di neurochirurgia. Il primario tenne Chiara in osservazione anziché operarla urgentemente e ciò risultò provvidenziale. Si verificò quella che i medici chiamano “guarigione quantistica” e i credenti definiscono più candidamente “miracolo”. Nell’arco di pochi giorni Chiara uscì dallo stato comatoso e la massa scura riscontrata nel cervello regredì fino a scomparire del tutto. Furono giorni di speranza e di preghiere esaudite. Ma la prova non era finita né la passione consumata del tutto. Mia moglie fece ritorno a casa in evidente stato confusionale. Lo stress psicofisico subito, associato alle pesanti cure a base di psicofarmaci, la costringevano a una vita semivegetativa. In più, le bambine si ammalarono di pertosse. Insorsero problemi collaterali, soprattutto per Federica, che faticava a respirare. Mi procurai una bombola ad ossigeno e vegliai notte e giorno vicino a lei, alle sue sorelle e a mia moglie, intervenendo infinite volte. Sono un uomo forte e resistente ma in quei giorni superai la soglia di sopportazione. Spossato, una notte cedetti al sonno. Non so per quanto tempo dormii ma so che sognai. Improvvisamente mi apparve un angelo. Chi può dire, in realtà, se entrò nel mio sogno o più facilmente nella mia camera da letto? Sta di fatto che mi strattonò fisicamente e mi allertò parlandomi con fermezza. «Alzati!» ordinò «tua figlia ha bisogno di te…ora!». Aprii violentemente gli occhi, come se fossi stato sbalzato giù dal letto. La stanchezza mi annebbiava i pensieri e faticavo a capacitarmi del mio stato; ero sveglio o sognavo? Il dubbio durò pochi istanti e mi assalì un affanno improvviso, un timore panico. Mi alzai e mi precipitai nella stanza accanto, dove c’era la culla con Federica, che dormiva. No, Federica non dormiva. Federica stava... Accesi la luce e mi accorsi che la mia piccolina stava soffocando. Era cianotica. Allora l’afferrai e la rovesciai istintivamente, le infilai il boccaglio della bombola d’ossigeno, agii come l’istinto mi suggeriva ed ebbi la sensazione che una mano esperta guidasse la mia, che era tremante e incerta. Dopo alcuni secondi, che furono interminabili, Federica eruppe in uno strillo violento, un pianto liberatorio. L’avevo salvata. Dio me l’aveva donata per la seconda volta. Mezz’ora dopo la situazione era tornata normale ed io mi abbandonai a una preghiera commossa. Ricordo che dopo molti anni mi ritrovai a ripetere le parole che pensavo di avere dimenticato… angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. Fu il mio angelo custode ad avvisarmi, fu lui a strapparmi da un sonno pesante che altrimenti si sarebbe trasformato in disperazione. Non ho alcun dubbio in merito: io lo vidi e ne sentii la voce. Ancora oggi ho davanti a me l’immagine nitida del suo volto, la sua veste, le sue ali. Per altro, quella non era la prima volta in cui il mio angelo mi soccorreva. Voglio raccontare almeno un altro episodio, per nulla straordinario, ma proprio per questo paradigmatico. Immagino che molte persone potrebbero narrare storie simili.
Ero giovane e amavo la guida sportiva e la velocità. Un giorno percorrevo l’autostrada che collega la Versilia a Genova su un’auto molto potente. Procedevo ben oltre i 200 km/h quando in prossimità di una galleria avvertii nitida e perentoria una voce interiore che mi diceva: «frena!». Mi intimava di fermarmi, più che chiedermelo. Obbedii. La strada davanti a me era libera ma frenai a fondo come se di fronte a me ci fosse un ostacolo improvviso o un incidente. Invece non c’era nulla. Quando entrai in galleria avevo ormai ridotto la mia velocità al punto quasi di bloccarmi. Così, senza una ragione apparente. Ma una ragione c’era. Una colonna d’auto era ferma in galleria a causa di un tamponamento. Se non avessi frenato per tempo sarei piombato sulla colonna come un missile esplosivo. Non solo la mia vita ma probabilmente anche quella di altre persone sarebbero stata spazzata via in un attimo. La voce che mi aveva avvertito era quella del mio angelo. E chissà quanti altri angeli si erano attivati in quel preciso istante per evitare che la mia incoscienza causasse una tragedia. Credo che episodi come questo siano molto comuni. La casistica relativa al “pronto intervento” angelico è vastissima e non basterebbero gli scaffali della biblioteca di Alessandria per contenerne i registri. Ognuno è libero d’interpretarli come vuole, ma penso che solo uno sciocco possa giustificarli appellandosi al caso. A meno che - fu l’arguta provocazione di Anatole France - non si consideri il “caso” lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare. Col tempo mi sono convinto che il Padre Eterno affida il compito di gestire il caso agli angeli, esecutori e firmatari della sua volontà.
“Quaggiù viviamo in compagnia degli angeli” diceva san Tommaso d’Aquino. E che gli angeli siano in mezzo a noi è anche la tesi de Il Cielo sopra Berlino, il capolavoro cinematografico di Wenders. All’occorrenza, gli angeli possono scendere nella nostra dimensione camuffati da uomini, donne, bambini o animali. Nel corso della mia esistenza ho avuto la fortuna d’incontrarne e riconoscerne più di uno. È la verità e non la nascondo, per quanto il professarla potrebbe suscitare in chi mi considera una persona “seria” un po’ d’imbarazzo e forse il dubbio che io sia ammattito. Pazienza. La verità autentica è sempre inverosimile, come sosteneva Stepan Trofimovič. In ogni caso, credo che un uomo onesto abbia il dovere di sostenerla, soprattutto quando è scomoda o vulnerabile. (1 continua)

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