domenica 2 gennaio 2011

Il 2011 sarà come lo faranno gli uomini

Il 2010 ha fatto le valigie e un nuovo anno, araldo di un nuovo decennio, bussa alle porte. “Indovinami, indovino, tu che leggi nel destino: l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà?” – recita una poesia di Gianni Rodari. Già, come sarà? È impossibile rispondere. Il futuro appartiene solo a Dio e poi, gioverebbe conoscerlo? Santo è l’avvenir, sosteneva il Carducci. Mao Tse-tung lo prevedeva radioso. Ma erano altri tempi. Oggi, il domani ci fa paura. O, quanto meno, considerato il precario stato di salute del presente, il futuro ci inquieta. In un’intervista rilasciata nel 1930, Einstein confessò: “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.” Parole su cui riflettere. Non ci è stato forse insegnato che ogni giorno porta la sua pena? Non dovremmo preoccuparci di quelle che ci attendono al varco. Ciò nonostante, i futurologi si ostinano a disegnare scenari imminenti e immanenti. Cosa possiamo dunque aspettarci dall’anno che viene? Nulla di più, nulla di meno di quanto non sia già in pectore nell’anno che si congeda. Studia il passato se vuoi prevedere il futuro, ammoniva Confucio. Eccolo il nocciolo della questione: nel 2011 raccoglieremo ciò che abbiamo seminato nel 2010 e negli anni precedenti. Non potremo sfuggire alla legge di causa-effetto, nel pubblico come nel privato. La politica, l’economia, la cultura, l’ambiente, lo sport, ecc, produrranno eventi che altro non sono se non i frutti di una semina più o meno consapevole. Probabilmente continueremo a tirare la cinghia in attesa della ripresa economica, vedremo un nuovo atto della goffa commedia umana che i politici nazionali e locali mettono in scena con la spavalderia dei guitti impuniti, assisteremo impotenti a nuove miserie umane, nuovi scandali sociali, nuovi degradi fisici e morali, nuove guerre. Forse ci accorgeremo che sono scomparsi altri ghiacciai e che l’aria è sempre meno respirabile. O forse no. Magari saremo troppo distratti dal gossip mediatico e dagli ultimi, imperdibili gadget tecnologici. Ci faremo coinvolgere dagli eventi annunciati dell’anno, come la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, o saremo sedotti dagli imprevisti? E se nel 2011 scoprissimo che gli extraterrestri esistono e che l’asse terrestre si sta spostando? Sarebbe più sensazionale scoprire che nel mondo ci sono ancora molte sacche di resistenza al declino del genere umano, composte da persone oneste, buone, intelligenti e ricche di entusiasmo. Non dubito della loro esistenza. Il problema è che stanno soccombendo sotto il peso della disonestà, della cattiveria, della stupidità e del piattume di una maggioranza di esseri umani riconoscibili per il ghigno sardonico o l’encefalogramma piatto. Mi accusano di essere pessimista. In realtà vorrei assomigliare al Candido di Voltaire. Ma ho come la sensazione che il 2011 riserverà al consorzio umano, e in particolare a noi italiani, brutte sorprese. Una cosa è certa: “anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno.” È così che si conclude la poesia di Rodari. Può sembrare una tautologia, una conclusione banale e scontata. Invece no. Il futuro ci appartiene e possiamo modificarlo. Il 2011 non è già scritto, dipende da noi. Ho un ricordo di quand’ero bambino. Il 31 dicembre annunciavo a me stesso: l’anno nuovo sarà migliore di quello vecchio. Di solito, azzeccavo la previsione. Proviamoci. La notte di Capodanno ripetiamo: il 2011 porterà gioia, fiducia e un miglioramento sensibile della mia vita. L’importante è che fin dal primo gennaio si lavori perché ciò avvenga, confidando che siamo i fabbri del nostro destino. Perciò diamo il benvenuto all’anno nuovo con un mix di speranza, determinazione e sana allegria. Sono valori senza imposta di bollo. Nessuno potrà tassarli o rubarceli.

Editoriale pubblicato il 30/12/2010 su:

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