domenica 23 gennaio 2011

La natura degli angeli

“Chi siete?” domanda agli angeli Rainer Maria Rilke nelle sue Elegie di Duino. È lo stesso poeta tedesco a rispondere: “Opera prima felice, beniamini del creato, cime, crinali di monti all’aurora dell’intera creazione, polline di fioritura divina, articolazioni della luce, varchi, scale, troni, spazi di essenza, scudi di delizie, tumulti di un sentire turbinoso, rapito…”. Sono parole che suscitano un sentimento di riverenza.  Ma cos’è veramente un angelo? Gli esseri umani se lo chiedono dalla notte dei tempi, da quando le creature alate e luminose cominciarono a manifestarsi ai profeti, ai predestinati e alle anime sensibili. Per non fare torto al resto dell’umanità gli angeli presero dimora nell’immaginario collettivo, da cui non sono più usciti. Quasi tutte le culture e le religioni del mondo li contemplano e assegnano loro un ruolo rilevante. Nel vasto pantheon degli assiro-babilonesi, cui va il merito di avere codificato due fra le più importanti schiere angeliche - i cherubini e i serafini - essi vengono chiamati Sukkali, cioè “messaggeri”. Nell’antica Persia, culla dello zoroastrismo, erano invece concepiti come benefiche creature immortali dette Amesha Spenta e si pensava che ogni uomo avesse al proprio fianco la Fravashi, una sorta di doppio trascendente. Anche nella mitologia vedica e buddhista incontriamo spiriti di natura angelica: i Deva e i Chohan. Ma è nelle “religioni del Libro” che la figura dell’angelo acquista uno spessore consistente e un profilo più nitido. L’angelologia è sorta negli ultimi secoli che precedettero l’era cristiana e si è espressa soprattutto nelle opere apocrife giudaiche, da cui hanno tratto spunto gli autori cristiani. Nella Bibbia e nel Corano, gli angeli hanno fatto un nido stabile e il loro battito d’ali è divenuto così caro agli uomini da non potervi più rinunciare. Non è di fondamentale importanza il modo in cui vengono chiamati, lodati o raffigurati, che ovviamente varia, quanto riconoscere il denominatore comune che li distingue da altre figure sovrannaturali: gli angeli sono il trait-d’union fra Cielo e Terra, gli intermediari fra Dio e gli uomini. Cos’è un angelo, dunque?
L’etimologia ci fornisce una prima risposta valida. In ebraico, questa creatura celeste di natura spirituale era chiamata mal’âk, termine che designa il “messaggero” e che fu tradotto in greco con anghelos, da cui il latino angelus. Appare evidente che l’ufficio di messo o ambasciatore celeste è l’elemento denominativo, da cui si evince la caratteristica primaria del referente. Come il nome stesso indica gli angeli sono considerati gli araldi del Cielo, i messaggeri della divina provvidenza. Questa loro funzione peculiare è confermata dalla mitologia e dalla letteratura sacra, in Occidente come in Oriente. A questa definizione possiamo aggiungerne molte altre, che non inficiano il valore della prima ma al contrario rendono ancora più ricco e poliedrico il profilo angelico suggerendo mansioni e ruoli che non risultano secondari rispetto a quello di “portare la voce” di Dio agli uomini. L’espressione ebraica benê ’elohîm, che si traduce con “figli di Dio” o “esseri divini” indica la loro origine. In quanto mediatori fra il Cielo e la Terra gli angeli sono agenti inviati dall’alto per assistere l’umanità. Sono energie metafisiche che agiscono perpendicolarmente rispetto al piano del mondo sensibile. Sono forme eteriche che appartengono  a un ordine superiore sostenuto dall’amore e attraverso le quali vengono trasmessi all’uomo i molteplici aspetti dell’energia divina e l’essenza stessa dell’intelligenza cosmica che ha creato l’universo. Gli angeli sono esseri di luce, o meglio il ricettacolo della luce divina. Attraverso il nostro Sé superiore essi ci inviano informazioni e pensieri d’amore che ci ispirano e ci guidano verso il Verbo. Ma con un limite. Sono maestri e guide che non possono interferire concretamente nella nostra vita, regolata dal libero arbitrio, né agire in nostra vece. Perciò si limitano ad aiutarci nel difficile compito della connessione. Perché la cosa più ardua per un essere umano, ed è qui che gli angeli assicurano la massima collaborazione e impegno, è collegare il proprio Sé superiore con il Cielo. Gli angeli sono gli invisibili uomini radar che assistono gli uomini durante il volo della vita. Sono di stanza in una invisibile torre di controllo da cui ci inviano dati subliminali che ispirano la nostra rotta, sostengono la nostra navigazione, guidano le nostre manovre e persino le nostre acrobazie. In una parola, si prendono cura di noi spiritualmente. Ci addestrano al volo, ben sapendo che abbiamo la stessa presunzione di Icaro e siamo forniti di ali di cartone o tutt’al più di cera. Per questo motivo ci indicano la via della leggerezza o levità, affinché le nostre potenzialità possano realizzarsi, la nostra natura divina possa librarsi ed esprimersi al meglio. La vita è un corto esilio, dicevano i greci. Gli angeli hanno il delicato compito di rendere meno doloroso questo esilio, di “alleggerire” l’incarnazione del nostro spirito nella materia. Ma in sostanza, come sono fatti i messaggeri di Dio? La risposta sarebbe piaciuta ad Einstein: gli angeli sono energia pura e cosciente alla potenza. Ci piace immaginarli come esseri di luce ma la luce altro non è se non un campo elettromagnetico alternato che si muove nello spazio sotto forma di onda. Gli angeli sono onde di luce, cioè spiriti puri e luminescenti, intelligenze superiori radiose, fuochi d’amore inestinguibili che danzano gioiosamente nel cosmo e gravitano intorno agli uomini. La loro essenza è quella di un campo vibrazionale, di una configurazione dinamica che l’occhio umano non è abilitato a cogliere né l’orecchio a percepire in condizioni normali. Tuttavia, accedendo a stati superiori di coscienza oppure in stato di veglia, ma attivando i canali extrasensoriali, è possibile decodificare la frequenza angelica e l’intero spettro elettromagnetico, quindi “vedere” gli angeli e sentirne il canto o il profumo. Nel suo Cielo e Inferno, dettagliato resoconto dei viaggi mistici che fece nel corso di ventisette anni, Swedenborg afferma che “l’uomo non può vedere gli angeli con gli occhi del suo corpo, ma può vederli con gli occhi del suo spirito, in quanto lo spirito partecipa del mondo spirituale mentre il corpo fa parte del mondo naturale”. Cogliere l’invisibile è una prerogativa rara fra gli uomini con “i piedi per terra” ma è relativamente diffusa fra coloro che possiedono i doni carismastici dello spirito e perciò possono vedere gli angeli e relazionarsi con loro. Li percepiscono a occhio nudo, senza sforzo né soluzione di continuità. D’accordo, ma come li vedono? Come sono? Le forme e le sembianze con cui si manifestano gli angeli collimano con la tradizione? L’aspetto degli angeli, come d’altra parte quello dei demoni, è stato descritto e raffigurato fin dall’antichità senza risparmio di fantasia e in molteplici varianti. Ogni cultura ha i suoi angeli e i suoi cantori, il più delle volte ispirati. Limitandoci alla tradizione a noi più vicina notiamo che nell’Antico Testamento le rappresentazioni angeliche rimandano a modelli orientali suggestivi quanto improbabili; gli angeli sono affini alle sfingi, ai grifoni o ad altri animali alati. Nel Nuovo Testamento la visione antropomorfica prevale sul bestiario giudaico. Qui gli angeli compaiono per lo più con sembianze umane e giovanili. Anche nell’età paleocristiana essi mantengono l’aspetto di uomini o in qualche caso di androgini. Inizialmente gli angeli erano privi di ali (aptero) e vesti fluenti. Questi “accessori” apparvero solo nel IV-V secolo per divenire immediatamente un elemento distintivo. In seguito ricevettero in dotazione l’aureola dorata o nimbo, quel coronamento luminoso a forma di disco posto dietro il loro capo che rappresenta la divinità. A queste “letture” classiche se ne affiancano altre non meno popolari: c’è chi dice che gli angeli siano simili a nuvole, cristalli di luce o fiammelle di fuoco. Ancora oggi, dopo secoli di accanite discussioni, i teologi non hanno raggiunto una posizione comune sulla natura degli angeli né sulla loro morfologia. Il secondo concilio di Nicea (787) riconobbe agli angeli una particolare forma corporea, un involucro trasparente e luminoso. Sant’Agostino affermava che non possiamo sapere se gli angeli hanno materialità corporea. Nel dubbio li definì creature di “fuoco e aria”. Va da sé che i messaggeri celesti hanno natura spirituale, verità questa confermata dalle Sacre Scritture. E poiché sono spiriti purissimi, molti sostengono a ragion veduta che non possiedono un corpo materiale ma tutt’al più un corpo sottile. San Tommaso d’Aquino, ad esempio, sosteneva che gli angeli fossero fatti di puro spirito. Altri, come gli umanisti e i protestanti, controbattono che hanno un aspetto fisico che serve loro per manifestarsi agli uomini e scendere sulla Terra. Milton, autore del poema epico il Paradiso perduto, la più grande opera dell’angelologia moderna, era convinto che gli angeli mangiassero, facessero l’amore e potessero addirittura ferirsi in combattimento proprio perché muniti di un corpo. San Gregorio tentò di conciliare le differenti opinioni affermando che “se viene paragonato all’uomo, l’angelo è spirituale, se invece lo si paragona a Dio è corporale”. Credo si possa affermare che gli angeli non possiedono un corpo o un aspetto fisico nel senso tradizionale, visto che non sono fatti di materia grossolana ma di energia che vibra con altissime frequenze e raffinate modalità, ma nello stesso tempo manifestino le loro proprietà intelligibili in forme sensibili, adeguate alle aspettative e agli strumenti di percezione umana. Come ha scritto San Giovanni Damasceno, “quando gli angeli appaiono a quelle anime degne alle quali Dio volle mostrarli, non si rendono visibili come sono in realtà, bensì mutati in un aspetto diverso, conformemente alle capacità di coloro che vedono”. L’epifania angelica (ma è forse più giusto parlare di teofania visto che gli angeli sono emanazioni di Dio e lo rappresentano) soggiace alle leggi divine della visione sovrannaturale, ne consegue che la percezione di un angelo non è poi così difforme da un’apparizione mariana. A un angelo è concesso di manifestarsi in sembianze umane anche se non possiede forma o natura umana. Swedenborg, ha scritto che “essi hanno un viso, occhi, orecchie, petto, braccia, mani e piedi. Si vedono tra loro, capiscono, conversano. In una parola, non manca loro assolutamente nulla di ciò che hanno gli uomini, a parte il fatto che non sono rivestiti di un corpo materiale”. Ma gli angeli di Swedenborg, come denuncia lo studioso del pensiero ebraico e cabalistico Harold Bloom “sono banali quanto i nostri vicini di casa”. Siccome gli angeli sono molti e differenti, alcuni sono forniti di ali altri no. Alcuni hanno una corporatura normale, altri sono imponenti e ieratici. E non sempre scelgono l’opzione antropomorfica. A volte preferiscono manifestarsi sotto forma di sfere di luce candida e abbagliante, difficile da sostenere con lo sguardo umano. O di “fiamma purissima”, come dice il Corano (1, 15). Gli angeli sono liberi di scegliere quando e come manifestarsi agli uomini purché la loro epifania non interferisca con il libero arbitrio umano né condizioni il processo evolutivo dell’anima. Un angelo sceglie i tempi e i modi della sua azione analizzando i bisogni, l’intelligenza, il livello spirituale e la disponibilità della persona cui deve rendersi manifesto. Egli è sempre garbato e opportuno. Non vuole recare disturbo né apprensione ma fornire aiuto e ispirazione. Se è possibile apparirà nelle dimensione spazio-tempo che predilige, quella cui hanno accesso solo i veggenti, i mistici, i sensitivi, ecc. Diversamente potrà apparire in forme materiali, incarnandosi sulla Terra e camminando in mezzo agli uomini fin tanto che non avrà compiuto la sua missione. Più facilmente si manifesterà sotto forma di luce, di intuizione, di emozione intensa, di voce interiore, di sesto senso, di circostanza apparentemente fortuita (la sincronicità di cui parla Jung). Oppure apparirà in sogno, come capitò al grande artista Marc Chagall. Sarei tentato di dire che un angelo conosce l’imbarazzo della scelta se non fosse che l’unica forma di vita capace d’imbarazzo è l’uomo. La natura degli angeli ha sempre appassionato gli studiosi. Nel Medioevo la speculazione filosofica e teologica arrivò al punto di intestardirsi su alcuni aspetti della questione che suscitarono un interesse quasi morboso, come il sesso degli angeli. Ma gli angeli non hanno sesso. Tutt’al più rivelano caratteri (non necessariamente fisici), che li rendono maggiormente simili a un uomo o a una donna. Avvalendoci dei nostri strumenti mentali potremmo equiparare gli angeli agli ermafroditi, ma le creature celesti non possiedono attributi sessuali. Il motivo per cui ne sono privi è chiaro: gli angeli non hanno desiderio di voluttà fisica ma provano solo amore puro e incondizionato per Dio. Inoltre non hanno la necessità di procreare né avvertono le pulsioni erotiche degli esseri umani. Alcuni di loro hanno una natura maschile e altri una natura femminile. Difatti, in Cielo dimorano angeli e ancelle di Dio. I primi hanno caratteri e modi che facilitano la loro comprensione o percezione fisica da parte degli uomini in forme maschili. Se pensiamo all’arcangelo Michele, ad esempio, è scontato immaginarlo come un uomo forte e robusto. Non solo la tradizione, ma tutte le visioni associate a San Michele confermano il suo aspetto virile. Le ancelle di Dio, invece, sono angeli al servizio e adorazione di Dio la cui essenza è più femminea. Sono contraddistinte da grandi ali piumate con gocce d’oro sulle piume, lunghi capelli fino ai piedi, corone di fiori sui capelli e lunghe collane di perle al collo. Indossano vesti morbide e fluenti e sono dotate di grazia infinita. Ciò non significa però che siano angeli-donne mentre gli altri sono angeli-uomini. A distinguere un angelo-ancella di Dio da un angelo-angelo è la natura intima, che li rende agli occhi di Dio tutti egualmente spirituali, gloriosi e necessari, ma diversamente utilizzati e disposti nell’ordine divino. Hanno identica sostanza ma differenti mansioni. Le ancelle di Dio hanno un compito parzialmente diverso da quello degli angeli; sono sussidiarie dell’Onnipotente e operano al suo servizio glorificandolo. Rispetto agli angeli, le ancelle di Dio prestano forse meno attenzioni agli uomini o, più correttamente, ne hanno cura in modo diverso.  Per altro, sono figure complementari. Quando il Padre Eterno creò gli angeli li fece a coppie. A ogni angelo-angelo affiancò per l’eternità un angelo-ancella, sicché ogni angelo, anche se ama illimitatamente Dio e il Creato, ha un legame privilegiato con un suo simile, che gli è compagno, non certamente sul piano sessuale ma in relazione ai disegni divini. Chi trovasse inaudita o scandalosa la rivelazione che anche gli angeli, come le anime, hanno un “gemello” cui sono uniti da un legame imprescindibile, sappia che Swedendorg distingue gli angeli in maschi e femmine, afferma che hanno differenti caratteri sessuali e si uniscono in una sorta di matrimonio mistico celebrato in Cielo, che altro non è se una fusione dell’intelletto e della volontà, del bene e del vero. In Swedenborg, però, manca un riconoscimento fondamentale: non tutte le forme di vita che albergano in Cielo sono di natura angelica. Nella moltitudine bisogna distinguere gli angeli dagli spiriti o anime pure, in attesa di incarnarsi o reincarnarsi. Ho accennato poc’anzi alla creazione degli angeli. Ebbene, quando furono creati? L’Antico Testamento non ci offre una risposta esplicita ma possiamo dedurre con certezza che Dio li generò prima della cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, dove Lucifero, il principe degli angeli caduti tentò con successo i nostri progenitori. E possiamo facilmente ipotizzare che la caduta degli angeli ribelli dal Cielo sia avvenuta prima della creazione dell’uomo. Il Libro di Giobbe (38, 2-7) ci conferma che la creazione degli angeli è registrata prima di quella della Terra. Anche i testi giudaici apocrifi sono sulla stessa linea. Apprendiamo così che il Signore “…nel primo giorno creò i cieli che sono in alto, la terra, le acque ed ogni spirito che serviva al suo cospetto, gli angeli faciei, gli angeli della santità, gli angeli dello spirito del fuoco e quelli dello spirito del vento, delle nuvole per la tenebra, la grandine e la neve, gli angeli degli abissi, dei tuoni e dei fulmini, gli angeli degli spiriti del gelo, del forte calore, della stagione delle piogge, della primavera, dell’estate e dell’autunno, e tutti gli spiriti delle sue creature che sono in cielo, in terra e in tutti gli abissi, nella tenebra, nella luce, nell’alba e nella sera…” (Libro dei Giubilei, 2, 1-3) Su questo punto possiamo ritenerci soddisfatti e non dubitare del fatto che gli angeli siano tra le prime manifestazioni temporali di Dio. Essi esistevano già quando la Terra e gli uomini erano solo un’ipotesi nella mente di Dio. La loro natura era definita e perfetta fin dal primo istante. Poiché sono esistiti da sempre, come puntualizzò San Tommaso d’Aquino, il Doctor Angelicus autore di quella Summa Theologiae che ancora oggi costituisce un punto di riferimento imprescindibile per chi voglia addentrarsi nelle questioni teologiche, non è così necessario sapere quando fecero la loro comparsa gli angeli ma perché furono creati. (2 continua)

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