venerdì 4 marzo 2011

Ecco i campioni dell'Unità d'Italia

Come scenderebbe in campo la Nazionale dei campioni dell’Unità d’Italia? Per una volta, anziché destreggiarci col Fantacalcio, proviamo a ipotizzare una formazione di personaggi storici eccellenti. Comune denominatore degli undici titolari: devono avere contribuito in modo significativo all’unità d’Italia, di cui quest’anno celebriamo il 150° anniversario. In porta è piazzato Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878), il Padre della Patria. Il primo Re d’Italia portò a compimento il Risorgimento e il processo di unificazione della nazione unitamente a Camillo Benso, conte di Cavour (1810-1861), un centrocampista dall’ottima visione di gioco cui affido la fascia di capitano. Sebbene il “Re galantuomo” non provasse simpatia per Cavour, anzi cercò di limitarne le azioni, i due seppero conciliare gli attriti in nome dell’interesse superiore, che forse non era l’unificazione dell’Italia ma più modestamente l’allargamento dei confini del Regno di Savoia. Sta di fatto che insieme riuscirono a sconfiggere l’invincibile squadrone austriaco. Al centro dell’attacco schiero Giuseppe Garibaldi (1807-1882), un mito senza pari. È il centravanti ideale; incarna la potenza di Gigi Riva, la rapidità di Pippo Inzaghi e il talento di Baggio. Senza l”eroe dei due mondi” non avremmo mai vinto. Al centro della difesa torreggia Giuseppe Mazzini (1805-1872), patriota, politico e filosofo la cui visione repubblicana non gli impedì di attuare un’azione politica che contribuì in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano. A queste quattro bandiere affianco Giuseppe Verdi (1813-1901). La sua musica è la colonna sonora di un’Italia eroica che agognava la libertà e sognava la grandezza. Il grande compositore sostenne i moti risorgimentali, il cui slogan più riuscito è proprio quel “Viva Verdi!” che altro non è se non l’acronimo di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”. Segue Giovanni Giolitti (1842-1928), sulla cui figura non sono tutti d’accordo. Eppure, a questo abile uomo politico va riconosciuto il merito di avere esteso la base democratica del giovane Stato italiano e averne promosso la modernizzazione economica, industriale e sociale. Tant’è che il suo nome è associato a un’epoca, definita “età giolittiana”, di grandi fermenti e ambizioni. Della squadra fanno parte Alessandro Manzoni (1785-1873) ed Enrico Fermi (1901-1954), uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Sulla fascia sinistra pedala Gino Bartali (1914-2000). Ma come? – si lamenterà qualcuno – era solo un ciclista! Sì, ma la sua vittoria al Tour de France del 1948 contribuì ad evitare la guerra civile in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti. Accanto a lui giostra colui che seppe unirci e renderci fieri del tricolore: Sandro Pertini (1896-1990), il “Presidente più amato dagli italiani”. Per finire, un personaggio che gli italiani venerano: Padre Pio da Montalcino, al secolo Francesco Forgione (1887-1968). Non poteva mancare il suo nome nella Nazionale di un Paese dove i santi avranno sempre un posto al sole. Che ne dite? Si può essere d’accordo con le mie scelte o preferire altri nomi. Comunque, in panchina metterei Alcide De Gasperi (1881-1954), Totò (1898-1967), Enzo Ferrari (1898-1988), Luigi Pirandello (1867-1936), Giacomo Puccini (1858-1924) e Guglielmo Marconi (1874-1937). È solo un gioco mentale, il mio, e invito i lettori a stilare la propria formazione-tipo. Riconosciamolo, però: la mia Italia sarebbe imbattibile. Peccato che di questa squadra facciano parte solo campioni del passato. E se provassimo a giocare coi viventi? Temo sarebbe un disastro. In tempi di vacche magre come quelli attuali prende corpo il sospetto che di grandi uomini non ne nascano più in Italia. Che sia questa la ragione vera della nostra decadenza? 

Editoriale pubblicato il 3/3/2011 su:


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