sabato 19 marzo 2011

Il karma del Giapppone


Ogni popolo ha il suo karma. Ogni causa genera un effetto. Ogni azione compiuta produce l’onda di una reazione che l’Universo sospinge e dirige. L’onda può essere breve e immediata oppure lunga e durevole, ed essere dolorosa. Ne è un esempio la sorte degli ebrei, un popolo odiato e perseguitato che ha vissuto orfano di una patria fino al 1948 e che sembra colpito da una sorta di maledizione che taluni considerano il castigo divino per avere messo a morte Gesù Cristo. Altri paesi, altre civiltà hanno pagato il fio di un karma negativo. Il karma delle nazioni risponde a una logica che trova la sua convalida in una minaccia espressa più volte nella Bibbia. Nell’Esodo è scritto che il Dio geloso “punisce la colpa dei padri sui figli, fino alla quarta e la quinta generazione” (20, 5). Nel Libro di Geremia si leggono queste dure parole: “i padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati” (31, 29). Il passo suggerisce che le colpe dei padri ricadono sui figli. E poco importa che un altro profeta, Ezechiele, invochi la responsabilità personale in sostituzione delle colpe collettive: “Ciascuno sarà giudicato in base alle proprie azioni” (18, 1-13). I fatti dimostrano che le generazioni viventi hanno spesso pagato le colpe degli avi.

È certamente lunga, devastante e dolorosa l’onda dello tsunami che ha colpito il Giappone a seguito del terremoto dell’11 marzo 2011. Ovviamente provo grande compassione e solidarietà per il popolo giapponese, il cui dolore è anche il nostro. Nulla di ciò che avviene sulla Terra, e per estensione nelle più lontane galassie, può lasciarci indifferenti. Facciamo parte del tutto. Siamo tutti frammenti di energia di una sola, infinita ed eterna fonte energetica. Del Giappone e dei giapponesi si è scritto molto in questi giorni, ammirandone per lo più la compostezza, la tenacia, la capacità di dominare le proprie emozioni, il rigore e la forza morale di fronte alle avversità. Mi associo alle lodi, sperticate ma giuste, pur tuttavia mi comporterò da mosca bianca. Non mi unirò al coro ipocrita di chi sa cogliere solo gli aspetti superficiali e pietistici del caso, cioè l’ineluttabilità del destino e la lezione morale dei nipponici. Andrò oltre, rendendomi antipatico. Voglio infatti sottolineare che il terremoto di magnitudo 8,9 e il conseguente tsunami con onde alte oltre 10 m. che ha messo in ginocchio il Giappone, non è solo un fenomeno naturale catastrofico bensì una “lezione” che convalida la legge del karma. No, non sono pazzo né odioso. Sono un osservatore disincantato che cerca di cogliere il lato oscuro degli eventi. Così come la Storia dell’Umanità è fatta di tantissimi momenti di cronaca che si cementano a formare un solo corpo, allo stesso modo ogni singolo accadimento è una nota sullo spartito di una grande sinfonia, che può essere drammatica, come è successo in Giappone, laddove la legge di analogia, in sinergia con quella di causa-effetto, provoca e attira a sé vibrazioni di segno negativo. Per essere chiaro: il popolo giapponese è vittima e nello stesso tempo inconscio garante della disgrazia che sta vivendo. Voglio essere ancora più chiaro: è il karma del Giappone l’unico, vero responsabile del disastro naturale di cui stiamo seguendo gli sviluppi con trepidazione. Alcune fonti “alternative” e “arcane”, invece, ne imputano la causa all’uomo. Si vocifera che il sisma sarebbe stato provocato dai test nucleari. Sarebbe in atto una cospirazione a livello mondiale; i potenti della Terra intenderebbero modificare il clima e destabilizzare l’economia del pianeta. Cui prodest? Non lo so, però rabbrividisco all’idea che la fantomatica “Setta degli Illuminati” esista veramente e stia lavorando in silenzio a un progetto che ha lo scopo di modificare l’attuale quadro geopolitico e asservire l’umanità. A questa ipotesi estrema e un po’ fantascientifica ne preferisco un’altra. Il Giappone è stato colpito duramente dalle forze della Natura perché aveva una pendenza con l’Universo. Doveva pagare il suo karma nell’istante preciso segnato sull’orologio del Tempo fin dalla notte dei tempi. A quanto pare, Hiroshima e Nagasaki non sono bastate per espiare le colpe di Tokyo. Dio voglia che adesso il Giappone abbia saldato interamente il suo debito, anche se grava su di esso un nuovo, terrificante incubo: le radiazioni nucleari. Ma qual è questo debito? Qual è il karma del Sol Levante?

Ci soccorre la Storia, come sempre maestra di vita. Ogni nazione ha le sue colpe. Ogni popolo nasconde qualche scheletro nell’armadio. Il Giappone ne ha molti. Il detto Deru kui wa utareru – “Il chiodo che sporge va preso a martellate” – ci fornisce una chiave di lettura del mistero giapponese. Tutto ciò che disturba l’armonia e la propria visione del mondo va eliminato. Noi italiani troveremmo il modo di usare il chiodo anziché annichilirlo, magari per appenderci qualcosa. Il popolo giapponese si rispecchia nei sette principi etici del bushido: onestà e giustizia, eroico coraggio, compassione, gentile cortesia, completa sincerità, onore, dovere e lealtà. È impossibile non ammirare un programma così nobile. Peccato che per realizzarlo i giapponesi rinuncino agli scrupoli. Per il bene comune (dei giapponesi, sia chiaro) è lecito ricorre ad ogni mezzo. Guerre di conquista, militare ed economica, comprese. Ieri valeva per le faide interne e le campagne militari di asservimento del Pacifico – dove i giapponesi si dimostrarono carnefici impietosi, non secondi agli aguzzini di Hitler e di Stalin nonostante il bushido – e dal secondo dopoguerra in poi per una politica economica imperialista che sacrifica l’individuo in nome del risultato. Nel film L’ultimo Samurai c’è una frase emblematica. “Dicono che il Giappone sia nato da una spada”. Può essere. I giapponesi sono forgiati nell’acciaio temperato e per quanto siano ricchi di qualità e persino simpatici coi loro sorrisi infantili, restano affilati come lame. La loro ferrea educazione, un sentimento religioso che antepone la natura, gli antenati e l’imperatore a Dio, e un retaggio culturale affascinante ma pieno di contraddizioni, li rende taglienti, formali e impassibili. Sembrano robot. Amano la vita, anche nei suoi aspetti più delicati come un fiore di carta, ma sono affascinati dalla morte. I kamikaze li hanno inventati loro e bushido significa: “determinata volontà di morire”. Il senso della morte è così radicato nella coscienza nipponica da giustificare la strage di balene e delfini oltre che il karakiri se la vergogna è insopportabile. Sorge il dubbio che il regista dei fatti tragici di questi giorni sia la nemesi storica, che non fa sconti a nessuno. L’eccidio di Nanchino del 1937 (l’esercito giapponese trucidò 260.000 civili), il vile attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 e la crudeltà perpetrata nei campi di prigionia giapponesi sono solo alcune delle colpe paterne che oggi ricadono sui figli. È passato tanto tempo, si dirà. Sì, ma chi ci assicura che i cerimoniosi inchini dei turisti giapponesi non paludino l’astuzia della belva dormiente, l’indole assopita del samurai? In fondo, Godzilla e i manga sono “made in Japan”. E se fosse una questione di DNA oltre che di karma?

Nel dubbio, mi ritrovo a riflettere su queste parole di Jean Cocteau, così attuali e profetiche: “Il Giappone esce dal mare. Il mare l’ha respinto come una conchiglia di madreperla. Il mare conserva il diritto di distruggerlo e di riprenderselo”. In ogni caso, Dio salvi il Giappone e i suoi microchip. Ops… intendevo i suoi abitanti.

2 commenti:

  1. Sono d'accordo sulla logica del karma. E' curioso come ciò che i giapponesi hanno fatto alla Natura via mare (le stragi impunite di balene e delfini) ha avuto una risposta dal mare. A riguardo anni fa ho letto il libro di Sepulveda "Il mondo alla fine del mondo" che dà un quadro sconcertante della truce mattanza di balene in acque magellaniche da parte dei giapponesi.
    Su Pearl Harbour mi permetto di dire che gli americani aspettavano quell'attacco e lo hanno voluto per avere il pretesto per entrare in una guerra che ha consegnato loro il dominio del mondo intero. D'altro canto tutte le navi attaccate a Pearl Harbour erano vecchie navi e gli USA hanno avuto una perdita non così eccessiva come ci hanno fatto credere: ricordi che gli Stati Uniti dalle guerre hanno sempre tirato fuori "ottimi" affari...
    Comunque sia: solidarietà ai Giapponesi.

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  2. Cosa rende i giapponesi così calmi, garbati, rigorosi e impassibili di fronte alla vita? Il fatto che a differenza di noi occidentali, non conoscono il senso della colpa ma solo la cognizione della vergogna. Il Giappone ce la farà a riprendersi ma la ferita continuerà a sanguinare.

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