venerdì 18 marzo 2011

La voce nel deserto


La nota espressione vox clamantis in deserto, presente nel Vangelo di Luca (III, 4), Giovanni (I, 23), Matteo (III, 3) e Marco (I, 3), è riferita a colui che dà consigli e avvertimenti disinteressati ma non è ascoltato da nessuno. In sostanza, è l’epiteto che indica chi non è preso in considerazione dagli altri o, quanto meno, viene sottovalutato. Il caso più eclatante è forse quello di Giovanni il Battista, la cui tragica sorte dovrebbe indurmi a riflettere sull’opportunità che io indossi virtualmente le pelli di pecora ed esprima liberamente il mio pensiero, col rischio di dire cose sgradevoli e “politicamente scorrette”. Ma tant’è, mi sono accorto che il fatto di non essere un uomo famoso o importante inibisce in parte la mia libertà di espressione, giacché le verità scomode difficilmente trovano spazio sui mass media. Fortunatamente esiste la Rete. Internet offre a chiunque la possibilità di lanciare nell’etere i propri messaggi, confidando che l’energia dell’Universo agisca come fine conduttore e insieme cassa di risonanza. Ho dunque deciso di raccogliere le mie riflessioni e opinioni a rischio censura o cestino in una nuova etichetta. Mi piace l’idea d’essere una voce nel deserto. Fievole ma sincera. In primo luogo, perché amo il deserto e lo preferisco ai luoghi affollati. Come ha scritto Antoine de Saint-Exupery, nel deserto “ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio”.  Secondariamente, perché anche nel deserto c’è vita e speranza di rigenerazione. Il Piccolo Principe dice: “ciò che rende bello il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo”. Dal mio ho in animo di estrarre tanti secchi di acqua rinfrescante e, perché no, effervescente.

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