mercoledì 23 marzo 2011

L'invasione degli ultracorpi

Il sisma geopolitico che ha colpito i paesi africani affacciati sul Mediterraneo produrrà effetti indesiderati, fra cui l’invasione degli ultracorpi. Mi piace definire così il probabile arrivo in Italia nei prossimi mesi di 50.000 disperati provenienti dal Maghreb. Secondo le stime del ministro Maroni, alla Provincia di Como ne sarebbero destinati circa 600. La nostra provincia, come la cittadina di Santa Mira del film di fantascienza diretto da Don Siegel, verrebbe invasa da una tribù con la kefiah di cui dovremmo prenderci cura. Nel film le cose vanno male. Gli invasori spaziali si replicano all’interno di grossi baccelli e riescono a sostituirsi durante il sonno alla popolazione locale, iniziando la conquista del territorio. Ve lo immaginate se accadesse anche a Como e col passare dei giorni diventassimo replicanti senza emozioni? Tranquilli, non accadrà. Accadrà invece che ancora una volta, brontolando e protestando, faremo la nostra parte. Faremo i buoni samaritani perché aiutare chi soffre è indice di civiltà. In fondo, noi comaschi non siamo privi di emozioni né refrattari all’accoglienza di chi è più sfortunato di noi. Nel passato abbiamo accolto i profughi del Libano e dei paesi slavi sconvolti dalla guerra civile, tanto per citare due esempi. Come potremmo erigere le barricate? Il problema, se mai, è dove mettere gli ospiti. Sì, insomma, che ne facciamo delle vittime di Gheddafi di cui Maroni vuole farci dono? Potremmo ospitarle nel vecchio Sant’Anna o nella caserma De Cristoforis. Ogni politico locale potrebbe adottare una famiglia di beduini. Si capirebbero al volo perché parlano la stessa lingua: l’arabo. Scherzi  a parte, come diceva Don Tonino Bello “accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza”. Non fasciamoci la testa prima di averla rotta. Forse, gli ultracorpi non hanno cattive intenzioni. La loro esperienza potrebbe arricchirci. La loro umanità, farci comprendere che nessuno è al sicuro in un mondo che trema e soffre. 

Articolo pubblicato il 23/3/2011 su:


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