venerdì 11 marzo 2011

Lo stile di vita degli angeli


Potrebbe sembrare un’eccessiva concessione al secolarismo parlare di stile di vita in relazione agli angeli, eppure anche i messaggeri di luce hanno abitudini, bisogni e aspettative che caratterizzano il loro modo di esistere. Essi possiedono un sistema di pensiero, un gusto e una sensibilità peculiari. È ciò che in tedesco viene chiamata weltanschauung, cioè “visione del mondo”. Da lassù come vedono le cose gli angeli? E come vivono? Quali sono, infine, le loro caratteristiche? Va posta una pietra d’angolo: gli angeli non sono soggetti alle leggi fisiche poiché sono pure intelligenze spirituali. Ne consegue, ad esempio, che nel mondo in cui vivono non esistono né spazio né tempo. Swedenborg precisa che “gli angeli non sanno cosa sia il tempo, sebbene tutte le cose presso di loro siano in progressione successiva come nel mondo, con tante somiglianze che non c’è alcuna differenza, in quanto nel Cielo, invece dei giorni e degli anni, ci sono i cambiamenti di stato”. Gli angeli appartengono all’eternità ma ciò non significa che siano statici o immutabili. Al contrario, anche loro, come le anime, sono soggetti a un continuo e illimitato accrescimento, che poi è un’effusione sempre maggiore di amore e letizia che li rende partecipi della gloria di Dio. Questa condizione è forse paragonabile allo stato dell’universo, che dal giorno del big bang, l’esplosione avvenuta oltre dieci miliardi di anni fa, non ha mai smesso di espandersi. Che gli angeli siano immortali ed eterni è un dogma di fede che Gesù stesso affermò. Riferendosi ai resuscitati, il Cristo dice infatti che “nemmeno (loro) possono morire perché sono uguali agli angeli” (Luca, 20,36). Corbin definisce gli angeli “il mistero del volto divino che si manifesta in molteplici teofanie”. Essi non sono solo perpetui ma poliedrici ed eclettici. Lo dimostra il fatto che all’occorrenza non disdegnano la possibilità d’incarnarsi, anche solo per un soffio di tempo, al fine di realizzare la volontà di Dio. Perché prima d’ogni altro ruolo e al di sopra di ogni altra assegnazione, gli esseri di luce sono strumenti della divina Provvidenza e come tali operano. Naturalmente essi sono limitati rispetto all’Essenza divina di cui sono l’emanazione oltre che la manifestazione. Kardec afferma che “i disegni particolari della provvidenza sono loro celati, ma essa ne rivela loro il segreto, quando li incarica, in certe circostanze, di annunciarli agli uomini”. Se gli angeli fossero uomini si potrebbe attribuire loro la dedizione delle guardie pontificie e la versatilità del più abile fra gli ambasciatori della corona.

Gli angeli hanno le proprietà della luce: sono ultravelocissimi e splendenti. Pur non avendo alcun tipo di bisogno fisiologico, essi si nutrono di luce. La luce gli è indispensabile almeno quanto l’amore. Si dice che subito prima di morire Goethe abbia chiesto che aprissero la seconda imposta della sua stanza. Pare che le sue ultime parole fossero “Mehr Licht!”. Uno dei motti angelici potrebbe essere proprio “Più luce!”. La luce li attira così come respinge le creature del male. Per loro stessa ammissione, gli angeli hanno un debole per la luce, cosicché amano molto le candele bianche accese e in genere il bianco e l’oro, colori naturalmente luminosi. Ma soprattutto amano il sole, la cui energia li ricarica e li rende maggiormente fulgidi e lucenti. Abitualmente indossano vesti bianche splendenti e hanno ali candide o auree che irradiano una luminosità insostenibile per l’occhio umano. Osservare un angelo che ha avuto la compiacenza di mostrarsi è come reggere con lo sguardo il disco solare. Con la differenza che gli angeli, se lo ritengono opportuno, “aggiustano” la nostra retina in modo che possa sostenere la loro vista. Senza il ricorso a lenti o filtri solari. Come ha scritto Kardec, “mentre noi siamo costretti a vedere soltanto a poco a poco, e in una certa misura, le cose che sono al di fuori di noi, e mentre le verità d’ordine sovrannaturale ci appaiono come in un enigma e in uno specchio, secondo l’espressione dell’apostolo San Paolo, “essi vedono senza fatica ciò che vogliono sapere, e sono in rapporto immediato con l’oggetto del loro pensiero”. Una caratteristica fondamentale delle Intelligenze celesti è che appartengono a una dimensione dove niente è impossibile. Esse vivono in armonia con la legge di unità di tutte le cose, il che significa “volere è potere”. Possono spostarsi da un mondo a un altro in una frazione di secondo o sdoppiarsi o farsi in mille. Anche il loro modo di comunicare è del tutto inconsueto e straordinario dal punto di vista umano. Sempre Kardec precisa che “le comunicazione di Dio agli angeli e degli angeli fra loro non avvengono, come tra noi, per mezzo di suoni articolati e di altri segni sensibili. Le pure intelligenze non hanno bisogno né degli occhi né della voce per manifestare i loro pensieri, perché questo intermediario abituale dei nostri rapporti per loro non è necessario, ma comunicano i loro sentimenti in una maniera che è loro propria e che è tutta spirituale. Per essere compresi, a loro basta volerlo”. Il fondatore dello Spiritismo attribuisce agli angeli facoltà sentimentali. Ma gli angeli provano davvero sentimenti ed emozioni? Aristotele affermava che “sopra il cielo esistono esseri che sono sottratti ad alterazioni o a passioni, e che conducono vita ottima ed eterna”. Non sappiamo con certezza a quali esseri si riferisse il grande filosofo greco, tuttavia fin dall’antichità gli uomini hanno sempre cercato di avvicinare a loro il più possibile i mediatori celesti. Lo hanno fatto umanizzandoli. Sarebbe plausibile ritenere che l’attribuzione di sentimenti simili a quelli umani agli esseri celesti è una manipolazione ingenua ma edificante, priva di reali fondamenta. Invece no, essa è fondata. Possiamo dunque affermare che gli angeli piangono, gridano e si contorcono dal dolore come in un affresco di Cimabue? In realtà bisogna fare un distinguo. Gli angeli-angeli, quelli che fanno parte dei nove cori e dimorano nei cieli, compreso l’angelo custode, non provano sentimenti o emozioni simili a quelle umane. L’intensità delle loro emozioni è amplificata! Le schiere angeliche conoscono un solo sentimento: l’amore incondizionato e infinito, l’amore assoluto e universale. Maria Maddalena de’ Pazzi ha lasciato scritto che “gli angeli amano le creature di un amore immenso, di un amore di verità e di rigenerazione. È un amore intenso che sorge dal cuore del Verbo”. Non a caso si dice che amare per essere amati è umano mentre amare senza essere amati è angelico. Ma essi soffrono in proporzione a quanto amano e poiché amano in modo illimitato possono soffrire altrettanto per causa nostra. Soprattutto gli angeli custodi, che precisano che “più si ama più si soffre”.

Anche gli spiriti-guida provano emozioni simili alle nostre, anzi ancora più simili poiché un tempo esseri furono uomini o donne, dunque conoscono i sentimenti umani. Perciò soffrono o gioiscono ancora e in continuazione, in base alle nostre azioni. La causa della loro sofferenza e la fonte della loro gioia è sempre la stessa: il modus operandi della persona che hanno scelto di assistere e insieme alle quali devono percorrere il tratto finale del cammino che le riporterà definitivamente a Dio. Gli spiriti guida sono partecipi dei nostri casi. Ridono o piangono, si compiacciono o si disperano a secondo di come ci comportiamo. Quando il loro compito diventa troppo difficile e assisterci rischia di diventare una causa persa, essi possono chiedere aiuto ad altri spiriti-guida, farsi affiancare o addirittura sostituire. Mentre l’angelo custode ci segue senza soluzione di continuità, senza che la sua missione venga condizionata dal nostro comportamento, gli spiriti guida possono variare nel corso di una esistenza. “La vita è un compito da svolgere” diceva Schopenhauer. Gli spiriti-guida sono gli invisibili assistenti che in virtù della loro esperienza, ricca di analogie con il tema della nostra vita, ci ispirano consigli validi, ci suggeriscono le risposte giuste, ci offrono le ripetizioni di cui abbiamo bisogno se non riusciamo ad apprendere la lezione. Ogni volta che il nostro cammino prevede un nuovo corso di apprendimento, il nostro tutore può essere affiancato o sostituito da un altro più “preparato”. È come nel corso degli studi scolastici. Quando frequentiamo le scuole elementari veniamo affidati a uno o più insegnanti con una determinata qualifica e preparazione. Nelle medie inferiori, sono i professori, il cui livello cresce nelle classi superiori, a prendersi cura degli allievi. Infine, se approdiamo all’Ateneo ci troviamo a interloquire con i docenti e gli assistenti universitari. Questa norma può accusare il suo strappo; nei casi limite (accadeva un tempo) un pedagogo segue l’allievo per tutto il corso degli studi. Parimenti, è possibile che lo stesso spirito guida ci assista in qualità di precettore per tutta al vita. In certi momenti della nostra esistenza terrena, ad esempio, veniamo assistiti, a volte anche solo per pochi istanti, dagli spiriti dei nostri cari defunti: nonni, genitori, fratelli o figli scomparsi. Oppure da amici o maestri spirituali. In casi più rari, ci vengono affiancati spiriti di uomini vissuti nel passato. Ma anche in questo circostanza lo spirito guida ha familiarità con noi. Egli ci ha conosciuto, personalmente o per discendenza, nella vita attuale o in una vita precedente. Il mio spirito guida, ad esempio, era mio compagno d’armi in una vita lontana nel tempo e ha sostituito un precedente spirito-guida nel momento in cui la mia vita entrava in una nuova fase, una nuova congiunzione karmica. Oggi egli mi è vicino per assistermi in un compito che rende quanto mai preziosa la sua esperienza e più facile per me fare tesoro dei suoi insegnamenti.

Gli angeli custodi e gli spiriti guida cercano in tutti i modi possibili e immaginabili di mettersi in contatto con noi. In linea di principio è preclusa loro la possibilità d’intervenire materialmente nella nostra vita, dunque non possono toccarci né parlarci direttamente. Ciò vale, naturalmente, per le persone comuni. Ma gli angeli sono risoluti e quando vogliono qualcosa, purché sia a fin di bene, la ottengono. Anche perché non sarebbero all’altezza del ruolo assegnato loro se non avessero comunque la possibilità di trasmetterci buoni consigli o preparaci ad affrontare le situazioni che potrebbe interferire con il nostro cammino. E gli angeli custodi e gli spiriti guida dei malvagi, si chiederà qualcuno, sono forse degli imbelli visto che non hanno influenza sui loro assistiti? La risposta è implicita nelle precedenti considerazioni. Gli angeli non esercitano un potere illimitato; essi possono nella misura in cui l’uomo decide di volgersi verso il bene, di camminare verso la luce. Gli angeli suggeriscono, non scelgono per noi. Invece, essi possono decidere come mettersi in contatto con noi scegliendo in un ampio ventaglio di opzioni. Possono parlarci attraverso i sogni, durante i quali il nostro corpo astrale si stacca dal corpo fisico e da quello eterico e vaga in dimensioni metasensibili. I sogni, in definitiva, sono viaggi astrali che ci permettono di vedere cose altrimenti impossibili da vedere, di ricevere informazioni utili e immagazzinarle nella coscienza. Gli angeli ci parlano in continuazione durante la fase più profonda del sonno, quando entriamo nel mondo dei sogni. E quando ci risvegliamo, indipendentemente dal fatto che il ricordo del sogno svanisca in un attimo o che non ci ricordiamo affatto di avere sognato, serbiamo i messaggi angelici nel sottosuolo della coscienza, pronti ad affiorare di lì a poche ore o pochi giorni, improvvisamente, sotto forma di intuizione, malessere psichico, decisione estemporanea, pensiero creativo, ecc.
Gli angeli ci inviano segnali che possono essere fisici, reali. Organizzano situazioni e circostanze così incredibilmente concatenate che solo uno sciocco potrebbe definirle seriamente casuali. Come appaiono ricche di presunzione scientifica ma povere di consapevolezza le parole di Monod, che definiva il caso “la radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione”! Perché il caso non esiste. Ma se per assurdo volessimo ipotizzarne l’esistenza, gli angeli scuoterebbero la testa. Essi ci mostrano in continuazione che il caso ha una struttura architettonica, una logica sequenziale, un fine ultimo. Certi eventi apparentemente inspiegabili ma determinanti della nostra vita - e chiunque, riflettendo, potrà ricordarne un discreto numero che lo riguardi - rivelano l’oscuro e intelligente lavoro interlocutorio degli angeli, che sono al servizio della Divina Provvidenza e operano secondo una legge che Jung chiamò di “sincronicità”. Il termine stesso ci aiuta a comprendere che le coincidenze non sono eventi casuali ma tratti finissimi di un disegno demiurgico inafferrabile per l’uomo nei suoi particolari ma non per questo incomprensibile allorché portiamo la nostra attenzione dal particolare all’universale. Questo disegno, di cui gli angeli sono i periti calligrafi, è la salvezza delle anime.

Esiste un’ulteriore e ancora più intrigante forma di angelofania: l’incarnazione occasionale. Eccezionalmente gli angeli possono assumere sembianze umane o animali e con tale aspetto mettersi in contatto con noi. Può essere un incontro di pochi secondi ma non per questo irrilevante. Gli angeli possono “camuffarsi” da mendicante o da pellegrino. Già San Paolo metteva in guardia i suoi dicendo che “per mezzo di questo (travestimento) infatti, alcuni senza saperlo hanno dato ospitalità agli angeli” (Epistola agli Ebrei, 13,2). Sembra che gli angeli amino mostrarsi in sembianza di bambino o di vecchio. A tale proposito, è interessante che io racconti un episodio accaduto a una mia cara amica alcuni anni fa, quando era all’inizio del suo cammino spirituale. Ella trovava in un centro commerciale, seduta al tavolino di un bar, intenta a mangiare una fetta di pizza, quando fu avvicinata da una signora anziana che pur non conoscendola la fissava sbalordita. D’un tratto la signora disse: “Buongiorno, posso sedermi con lei?”. La mia amica rimase sorpresa ma non fece in tempo a rispondere. Quella donna era già seduta accanto a lei e le domandava: “Mi può aiutare? Sono ansiosa!”. Le parlò come se si conoscessero da sempre. Confessò che aveva perso il marito e si sentiva molto sola. In un attimo le raccontò tutta la sua vita. La mia amica, mossa da una forte energia compassionevole per quella donna sofferente mai vista prima, chiese a Dio di aiutare la sua anima così bisognosa di conforto. E Dio accettò la sua richiesta, che fu accompagnata da una rinuncia. La mia amica offrì il suo trancio di pizza a quella donna, e nel contempo le donò luce e amore. La vecchietta mangiò con gioia. I suoi occhi erano straordinariamente luminosi, sembrava quasi che sorridesse da dentro. Allora la mia amica avvertì un calore fortissimo nel cuore e si sentì improvvisamente sfinita. Ispirata da una voce interiore, chiese alla donna di recarsi nella prima chiesa che avesse incontrato sul suo cammino e di accendere una candela alla Madonna. La vecchietta sorrise. Ringraziò, poi si alzò e si allontanò felice. Scomparve così come era apparsa, senza lasciare traccia. Più tardi la mia amica sentì il bisogno di entrare in una chiesa e vi sostò a pregare. Lì ricevette un messaggio in locuzione da Maria Vergine, che con infinita dolcezza le disse: “Oggi tu hai superato una grande prova…un angelo è stato messo sul tuo cammino”. La mia amica rimase allibita e chiese spiegazioni. Maria le spiegò che gli angeli possono assumere temporaneamente sembianze umane. “Tu sei stata messa alla prova dall’arcangelo Raffaele, la tua guida. Egli ti ha saggiata e poiché tu hai superato la prova ti ha fatto un dono. Egli ti ha donato il potere di guarire. Ogni volta che dovrai guarire Raffaele sarà con te…”. La mia amica comprese che la donna incontrata nel centro commerciale era un angelo. E che angelo! Da quel giorno, l’arcangelo Raffaele è una delle guide che l’accompagna nel suo difficile ma straordinario cammino. Questo episodio può insegnarci alcune verità fondamentali sullo stile di vita degli angeli. La prima è che dobbiamo fare molta attenzione alle persone che incontriamo perché potrebbero rivelarsi angeli inviati dal Cielo per metterci alla prova. Anche il clochard o il profugo che chiede l’elemosina al semaforo potrebbero essere angeli. Anche lo sconosciuto che ci evita di cadere fra i binari della ferrovia mentre sopraggiunge il treno e persino il nostro cane o il tipo bizzarro che non avremo mai più occasione di incontrare, il quale ci conforta con una frase che ci apre il cuore o ci cambia la vita. Gli angeli sono dietro l’angolo, sull’autobus, nei luoghi più insoliti e reconditi. Perciò dobbiamo prestare molta attenzione alle persone che incrociano i nostri passi e ai fatti strani che ci capitano.

Siamo soliti pensare agli angeli con affetto ma anche deferenza. Gli angeli apprezzano i nostri buoni sentimenti nei loro confronti però non vogliono essere adorati. Essi desiderano che adoriamo Dio insieme a loro e perciò cercano di risvegliare in noi il senso del divino. La preghiera, ad esempio, è la devozione che amano maggiormente. Sono molto felici quando recitiamo la preghiera all’angelo custode o altre orazioni agli angeli, tuttavia avvertono una gioia ancora maggiore quando rivolgiamo le nostre preghiere al Signore con umiltà e fervore. Perché “la preghiera degli umili passa attraverso le nuvole”, ci ricorda l’Ecclesistico, ed è lì che gli angeli la raccolgono e la portano a Dio. Si potrebbero evidenziare molti altri aspetti della way of life angelica. Mi limiterò a mettere in risalto un carattere singolare e specifico del loro temperamento: l’umorismo. Gli angeli possiedono uno spiccato senso dello humor e dunque trattano sia la normale che la straordinaria  amministrazione dei loro affari con levità e amenità. La loro natura è tale da renderli briosi, arguti e lepidi. Sono portati a sdrammatizzare e alleggerire perché preferiscono di gran lunga la vis comica a quella drammatica. Ovviamente sono eterei, cioè leggerissimi. “Gli angeli sono capaci di volare perché si sanno prendere alla leggera”, diceva Chesterton. Il sorriso è la leva che innalza qualsiasi peso e lo rende meno gravoso per l’anima. Gli angeli sono brillanti, apprezzano il gioco e la battuta di spirito. Per contro, non amano la gravità e il prendersi troppo sul serio. Mark Twain ha lasciato scritto che “non c’è umorismo in cielo”. Probabilmente il suo angelo avrà commentato queste parole con un frizzante: “Ohibò, che spirito sagace!”.

A conclusione di questa breve disamina, vorrei aggiungere che gli angeli portano nello zaino tutto ciò che serve per salire in alto: l’amore incondizionato, la dolcezza, la bellezza, l’umorismo, la grazia, la discrezione, la lealtà, la solidarietà, l’amicizia, la simpatia, la bontà e ogni altra virtù superiore. Essi ci suggeriscono un modello ideale e cercano di trasferirci questi beni, di rinfocolare in noi quello che i greci chiamavano aidos, l’istinto morale. Gli angeli confidano che gli uomini possano sublimare l’aidos e avvicinarsi ai loro parametri di pensiero e di azione. Essi lavorano notte e giorno per mostrarci uno stile di vita angelico. Purtroppo, non sono i soli a darsi da fare per noi. Nel prossimo tag parlerò infatti di angeli caduti. Malauguratamente, il loro è un pessimo stile di vita. (5 continua)

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