giovedì 17 marzo 2011

Non siamo soli


Esistono forme di vita aliena? Gli extraterrestri sono reali o immaginari? Confesso che sono stufo di rispondere a domande di questo tipo. Non perché io abbia perso la pazienza o sia onnisciente, più semplicente perché porsi questo genere di interrogativi costituisce un  grave insulto all’intelligenza umana. Per coerenza, dovremmo allora domandarci se esistono veramente gli atomi e le onde radio. Io non li ho mai visti e tanto più ho tenuto in mano un grammo di energia. Eppure non dubito affatto che esistano gli atomi, le onde radio e che l’energia sia la materia prima dell’universo. Di più, è la frequenza con cui l’energia vibra che determina la consistenza della realtà, così come è l’osservatore a creare la realtà. Fantascienza? No. Si chiama Fisica Quantistica e solo uno sciocco affermerebbe che Einstein e i suoi illustri successori hanno pisciato controvento. Ma torniamo per un istante alla domanda iniziale. L’unica risposta ragionevole è: Sì, esiste la vita intelligente nello spazio siderale. Voglio citare me stesso, o meglio, le parole che Solaris rivolge al protagonista de Il Vangelo Cosmico. “Esistono infinite altre forme di vita intelligente nel cosmo. Chi pensa il contrario è cieco, stolto e presuntuoso. Chi afferma il contrario per ignoranza è giustificabile. Ma non trovano giustificazione alcuna coloro che conoscono la verità ma la negano per calcolo o paura. I vostri scienziati stimano che esistono cento miliardi di galassie e che ognuna di esse contenga almeno cento milioni di stelle, molte delle quali, com’è il caso del vostro Sole, dotate di un sistema di pianeti. In realtà, il cosmo è composto da un numero illimitato di universi. Solo una mente fragile o in cattiva fede può realmente pensare che la vita sia possibile solo sul vostro pianeta. Le leggi matematiche di cui siete a conoscenza e gli stessi ragionamenti speculativi di cui siete capaci, come l’equazione di Drake, negano questa possibilità. Tu non immagini quanti mondi simili al vostro o totalmente diversi dal vostro ci siano nell’universo e in quanti di essi siano sviluppate forme di vita più o meno evolute di quella terrestre. In verità, voi siete solo una tessera infinitesimale del vibrante mosaico cosmico, alla cui composizione contribuiscono bilioni di tessere viventi. Voi non siete migliori o diversi dagli altri. Voi siete fatti della medesima energia che governa le stelle e dirige la danza del firmamento”.
Mi sembrano parole chiare e convincenti, per quanto lo scettico le stimerà quanto meno opinabili. Solaris cita l’Equazione di Drake. Cos’è? – si chiederanno in molti. È il risultato di un ragionamento speculativo sulla possibile esistenza e numero di civiltà extraterrestri evolute. L’equazione fu proposta nel 1961 dall’astronomo Frank Drake, che mediante una formula matematica ipotizzò che nella nostra sola galassia ci siano 600 civiltà evolute. La stima più ottimistica arriva a 5.000 unità, per quanto si scontri col Paradosso di Fermi, che ammonisce: se esistono così tante civiltà in grado di contattarci, perché questo non è ancora avvenuto? Qui casca l’asino. In realtà, è da millenni che ci relazioniamo con gli extraterrestri. Ma questo è un altro discorso, che affronterò più avanti. Intanto, riflettiamo sul fatto che fin dall’antichità i sapienti e gli esseri umani la cui coscienza è in sintonia col Creato fossero convinti dell’esistenza dei fratelli cosmici. I saggi dell’India vedica stimavano ci fossero 400.000 civiltà aliene. Nel VII sec. a.C. alcuni filosofi greci scommettevano che nell’infinita estensione dell’universo sarebbe stato possibile imbattersi in altri mondi popolati. Nel De Rerum Natura, Lucrezio speculò apertamente sulla possibilità di vita nello spazio: “Dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell’Universo, con tipi differenti di uomini e di animali”. Capire? Purtroppo è una delle cose più difficili perché presuppone apertura mentale, capacità intuitiva e sete di conoscenza. Il vero problema è che siamo condizionati dai dettami della cultura giudaico-cristiana. Nella Chiesa – le cui difese immunitarie si allertano ogni volta che qualcuno ne mette in discussione l’autorità – prese infatti corpo l’idea che professare l’esistenza della vita su altri mondi fosse un eresia. Non dimentichiamoci che il povero Giordano Bruno fu condannato al rogo dal potere ecclesiastico per le sue idee sulla “pluralità dei mondi abitati” (anche se non era questo il capo d’accusa). Ancora oggi, molti la pensano come il Vescovo di Parigi, che nel 1277 negava a Dio la possibilità di avere creato altri mondi diversi dal nostro. Suvvia, come possiamo condividere il Signore con strane creature simili a rettili o dalla testa ovaloide? – protesta chi crede che Dio è nostro e guai a chi ce lo tocca. Eppure, pare che la Chiesa stia cambiando opinione. Recentemente, Monsignor Balducci, un teologo molto stimato in Vaticano, ha dichiarato al Times che “la fede in Cristo non è incompatibile con gli Ufo e gli extraterrestri”. Anche Padre George Coyne, direttore della Specola Vaticana, si è mostrato ottimista sulla possibilità che esistano altri mondi abitati. Non c’è più religione! – si lamentano i pavidi e i bigotti, che forse in cuor loro temono d’essere rapiti dagli omini verdi e sottoposti a sevizie. Sì, qualcosa sta cambiando e tira un’aria nuova. La scienza ci suggerisce le risposte logiche alle domande iniziale, con buona pace di Piero Angela e del Cicap. Sappiamo che nell’Universo pulsano diecimila miliardi di miliardi di stelle (si scrive così: 10.000.000.000.000.000.000.000) e che molte di esse hanno tantissimi pianeti simili alla Terra. Come si può sostenere sensatamente, anche alla luce del calcolo delle probabilità, che ci sia vita intelligente solo sulla Terra? Come si può credere, alla luce degli insegnamenti di Gesù, che gli esseri umani siano le uniche creature del cosmo plasmate dall’amore di Dio? Dobbiamo forse ritenere che il Seminatore divino abbia gettato nel campo arato del Cosmo miliardi e miliardi di semi per poi raccogliere un solo, misero frutto? 
La scienziata Margherita Hack (e sottolineo scienziata) non ha dubbi in proposito. Ella ritiene che sia assurdo pensare che non esistano altre forme di vita e alla domanda “perché la Scienza non l’ha ancora provato” ha dato una risposta intelligente: “Il pianeta scoperto più simile alla terra dista da noi venti anni luce. Per raggiungerlo e verificare servirebbe un’astronave capace di viaggiare almeno a un centesimo della velocità della luce e ci vorrebbero comunque 2000 anni. L’alternativa reale è il progetto SETI: dal ’64 dei telescopi sono puntati su pianeti simili alla terra e aspettano dei possibili segnali intelligenti. Ma la probabilità di captarli è bassa poiché per comunicare serve che il livello di sviluppo delle civiltà sia circa lo stesso e la nostra è troppo giovane”.
È molto più ragionevole pensare che non siamo soli piuttosto che crederci gli unici abitanti del Creato. Ciò nonostante, molti continuano a negare a priori l’esistenza degli Ufo, degli alieni, delle molteplici testimonianze della loro presenza sulla Terra nel passato e nel presente, ma anche l’inutilità dell’esobiologia, la falsità dei circoli nel grano, l’assurdità delle voci che annunciano come imminente il contato finale coi nostri fratelli cosmici. L’ignoranza, la presunzione e la stupidità regnano sovrane nel nostro mondo. Perché stupirci, dunque, delle resistenze a oltranza? In fondo, aveva ragione Einstein: “È più facile distruggere un atomo che un pregiudizio”. Non è così?

Oggi piove. Come ieri e l’altro ieri. Il cielo è plumbeo e urge un sorriso. Per chiudere col buon umore questo post voglio riportare, tra il serio e il faceto, l’ultima notizia. Un giornalista chiede all’astronauta di ritorno da una missione su Marte: “C’è vita lassù?”. L’astronauta risponde. “Oh… solo il sabato sera!”.

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