domenica 1 maggio 2011

La Cina si arma per sostituire l'URSS


Negli ultimi vent’anni, la Cina ha avuto uno sviluppo economico straordinario. Il tasso medio di crescita annuale del PIL nazionale è stato superiore all’8%. Secondo la Banca Mondiale, nel 2020 la Cina potrebbe diventare la prima potenza economica del mondo, scavalcando gli USA. Già oggi, detiene il secondo posto. Ma dal 2007, l’anno in cui ha avuto inizio la recessione globale, l’economia cinese ha iniziato a rallentare e la crisi è arrivata anche a Pechino. Il miracolo economico, tumultuoso ma squilibrato, sta tirando il fiato. Un fattore critico è il fatto che il PIL cinese dipende troppo dalle esportazioni. Sulla sostenibilità e il futuro della Cina peseranno anche le politiche di welfare, le riforme (i cinesi continueranno a rinunciare ai diritti in nome del benessere?), i problemi ambientali e la crescente domanda energetica. Paradossalmente, il peso politico dell’ex Impero Celeste sta crescendo. Gli analisti di geopolitica registrano una tendenza preoccupante. Detto in parole povere, la Cina si sta armando. Non che prima fosse disarmata, sia chiaro – il PLA (People’s Liberation Army) è l’esercito più grande del mondo coi suoi 2,3 milioni di militari in servizio, cui vanno aggiunti 800.000 soldati della Riserva – ma negli ultimi tempi ha accelerato una corsa agli armamenti senza precedenti. La Cina si è seduta al tavolo del Risiko, studia le altre potenze mondiali e fa le sue mosse, che sono astute e ambigue. In sintesi si possono riassumere così: scherza con gli USA, ventilando un’amicizia che non potrà mai esserci, accresce la sua influenza in Iran e si allea col Pakistan poiché considera l’India una minaccia reale oltre che primaria. Numerosi indizi fanno pensare che il Dragone abbia aperto le fauci e si prepari per una guerra che al momento sembra lontana ma che non è improbabile. Intanto, occorre prendere atto che nel 2010 la Cina ha speso 114 bilioni di dollari (pari al 2,2% del GDP) per gli armamenti. Hanno fatto meglio solo gli USA (687 bilioni di dollari). In realtà, si ha modo di credere che le cifre reali siano quattro volte superiori a quelle ufficiali. Gli inventori delle scatole cinesi sono maestri nel mascherare la verità. Perché la Cina si sta armando? L’obiettivo è trasformarsi da potenza militare regionale (è leader in Eurasia) a superpotenza mondiale in grado di prendere il posto che apparteneva alla defunta URSS e sfidare gli USA. Può riuscirci, ovviamente. Preoccupa il fatto che a dettare la strategia geopolitica cinese sia l’ambizione imperialista. I cinesi hanno già invaso e conquistato il mondo coi loro manufatti. Si accingono ad espandersi anche territorialmente? Si vedrà. “Colui che non prevede le cose lontane si espone ad infelicità ravvicinate” diceva Confucio. Bisognerebbe essere nelle teste dei “Mandarini” di Pechino per sapere cosa prevedono. Quel che è certo è che i cinesi stanno potenziando l’arsenale nucleare, che comprende almeno 200 testate e missili, per quanto si sospetti che in un tunnel sotterraneo profondo 1 km. e lungo 5.000 km. costruito nel Nord del Paese abbiano stoccato un impressionante arsenale segreto. È accertato che dispongono di kill weapon devastanti, stanno per varare la prima portaerei (la Varyag) e cacciabombardieri invisibili al radar, hanno costruito sottomarini in grado di lanciare missili balistici intercontinentali a testata multipla, hanno modernizzato il PLA e sono la terza potenza mondiale nelle attività spaziali. Il rischio di uno scontro aeronavale nel Pacifico è sempre più concreto. La Cina potrebbe sorprenderci, in tutti i sensi. Come diceva il grande generale-filosofo Sun Tzu “l’arte della guerra consiste nello sconfiggere il nemico senza doverlo affrontare”. 
Forse il Dragone non avrà bisogno di sputare fuoco per atterrirci.

Editoriale pubblicato il 30/4/2011 su:

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