martedì 31 maggio 2011

Perché il nostro voto per l'acqua vale più del referendum


Chi pensa che col referendum del 12 e 13 giugno ci limiteremo a confermare o abrogare la legge che privatizza l’acqua, e perciò non vale la pena scomodarci, si sbaglia. Il nostro voto, per quanto possa sembrarci ininfluente, metterà alla prova la nostra reale capacità di costruire un mondo giusto e in pace, anziché in guerra. Nel 1995, il vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Serageldin profetizzò: “se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI avranno come oggetto del contendere l’acqua”. L’oro blu è diventato un bene più prezioso dell’oro nero. In questo momento, nel mondo si combattono oltre 600 conflitti per il controllo dell’acqua e 37 sono guerre vere e proprie, anche se i mass-media le presentano come scontri politici, etnici e religiosi. L’avidità e l’appropriazione delle risorse del pianeta che appartengono ad altri sono alla radice dei conflitti e del terrorismo. La penuria d’acqua in particolare è la causa primaria della povertà e dell’instabilità politica. La superficie terrestre è ricoperta per il 71% circa di acqua ma l’acqua dolce rappresenta solo il 2,5% del volume totale e per 2/3 si trova nei ghiacciai. Solo l’1% dell’acqua dolce è facilmente accessibile (laghi, fiumi o bacini). Detto ciò, va precisato che se l’acqua dolce sta diminuendo (del 40% negli ultimi trent’anni), per contro se ne consuma sempre di più. Lo scioglimento dei ghiacciai a causa dell’effetto serra e del surriscaldamento globale, l’inaridimento dei corsi d’acqua, l’inquinamento ambientale, il pessimo stato di salute dell’ecosistema e della biodiversità, la diminuzione delle piogge, la deforestazione, la desertificazione del suolo, la globalizzazione coi suoi effetti collaterali e gli sprechi hanno depauperato le risorse idriche del pianeta. L’aumento della popolazione terrestre fa il resto. La pressione demografica è tale che entro il 2025 una persona su tre vivrà in zone aride. Secondo l’Onu, nel 2050, metà dell’umanità (9, 3 miliardi di persone) non avrà acqua potabile. Già oggi, 1,6 miliardi di persone al mondo ne sono prive mentre il 12% della popolazione mondiale consuma l’85% delle attuali risorse idriche. Ogni anno, 1,4 milioni di bambini muoiono per malattie legate alla scarsità o alla contaminazione dell’acqua. Uno ogni 17 secondi. È probabile che presto dovremo difenderci da chi vorrà “rubarci” l’acqua perché ha sete ma soprattutto da chi specula su di essa. Siamo sull’orlo di una crisi idrica spaventosa e di nuove guerre per l’oro blu. Il mondo ha sempre più sete. La soluzione è privatizzare l’acqua?! Mark Twain ne suggeriva un’altra: “il whisky è per bere, l’acqua per combattersi”. Difficile sopravvivere ingollando alcolici. Lo scorso anno, al Forum di Davos sull’acqua, si è giunti alla conclusione che il nostro è “un mondo che sta fallendo”. Nonostante ciò, nel 5° World Water Forum, tenutosi a Istanbul nel 2009, è stata ignorata la nozione di diritto universale e inalienabile di accesso all’acqua. Il fatto è che la guerra dell’acqua ha una data d’inizio precisa ed è imputabile al Forum. La dichiarazione di guerra risale al 2000, quando il Consiglio mondiale sull’acqua decise il cambiamento di status giuridico dell’oro blu, che da “diritto umano” divenne “bisogno umano”. Ciò significa che da dieci anni l’acqua del pianeta obbedisce alle leggi di mercato. In sostanza, l’acqua non è più un diritto inalienabile, come la vita e l’aria, ma un bene soggetto alle regole economiche della domanda e dell’offerta. Che dire? Se andremo a votare, possano ispirarci le parole di San Francesco: “Laudato sì, mi Signore, per sor’acqua, la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta”. Personalmente, dubito che il poverello di Assisi approverebbe il furto legalizzato dell’acqua e la sua vergognosa mercificazione. 

Editoriale pubblicato il 29/5/2011 su:


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