lunedì 30 maggio 2011

Sì, abbiamo ancora bisogno di giovani eroi

“Triste è quel Paese che ha bisogno di eroi”, ammonisce una battuta di Bertold Brecht. Preferisco pensare che l’eroismo - inteso nella sua accezione moderna, per cui l’eroe è colui che per proteggere il bene altrui o comune compie uno straordinario atto di coraggio che può comportare il sacrificio della propria vita - sia un valore irrinunciabile oltre che l’espressione più alta della grandezza umana. Perciò, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, mi sento di proporre la “Top Ten” degli eroi di cui dobbiamo andare fieri. È una lista opinabile e ovviamente incompleta. D’altra parte, siamo un popolo di eroi oltre che di santi e navigatori, le alternative non mancano. L’eroe numero uno è Giuseppe Garibaldi. Eroe dei due mondi, tanto per essere chiari. Peccato che molti (al Nord come al Sud) dicano di lui peste e corna perché ha unito l’Italia. Garibaldi è come il Mel Gibson di Braveheart. Averne uomini col suo coraggio e il suo carisma al giorno d’oggi! Gli altri eroi dell’Unità d’Italia della mia lista personale sono: i Fratelli Bandiera, Carlo Pisacane, Silvio Pellico, Cesare Battisti, Enrico Toti, Salvo D’Acquisto, il “duca di ferro” Amedeo di Savoia-Aosta, l’accoppiata Falcone-Borsellino e, ultimi ma non ultimi, i nostri militari caduti nelle missioni di pace. Immagino che i lettori appartenenti alle ultime generazioni ignorino alcuni di questi nomi, mentre hanno certamente confidenza con gli eroi dei fumetti, del Cinema e dei campi di calcio. Tempo fa, un liceale mi ha chiesto se Enrico Toti gioca nella Roma. Ho risposto che questo Toti ha una sola T e che cadde colpito a morte dopo aver lanciato le sue stampelle contro il nemico. Il giovanotto avrà pensato che l’avversario gli aveva rotto il menisco. La verità è che la concezione dell’eroe muta coi tempi. Un’altra verità è che gli eroi non sono poi così diversi da noi. Hanno le nostre stesse paure ed esitazioni. Un esempio? Amleto e Macbeth sono gli eroi shakespeariani per antonomasia. Eppure, non sono forse entrambi spaventati da uno spettro? Ognuno di noi deve vedersela coi propri spettri, che sono aumentati a dismisura da quando c’è la recessione, la crisi del maschio e il crollo dei valori etici e dei sogni. Guardiamoci attorno: il coraggio latita e l’altruismo sonnecchia. Oggi vanno di moda i tipi come Tersite, il personaggio dell’Iliade di Omero che incarna l’archetipo dell’anti-eroe. Non rispettava certo l’ideale greco del kalòs kai agathòs (“bello e buono”) e in più era un codardo. Eppure, c’è chi si sforza di rivalutarne la figura. La revisione storica è di gran moda e anche Giuda ha i suoi estimatori. Ma proviamo invece a riflettere sul fatto che il nostro Paese ha dato i natali a tanti eroi e che si continua a morire da eroi (vedi Libano e Afghanistan) per il bene di un estraneo. Come si spiega? Forse l’eroismo è nel nostro DNA almeno quanto la viltà e la furbizia. Non so come facciano a convivere. So che alla domanda posta nel titolo è lecito rispondere: Sì, abbiamo ancora bisogno di eroi. Non devono esplodere per forza su una mina nemica per essere tali. Francesco Taiana, il giovane che sabato si è tuffato nel lago, nei pressi di Villa Olmo, per salvare una bambina caduta in acqua, è un esempio di come si possa affrontare l’imprevedibile con generosa audacia. In un Paese come il nostro, che si interroga sul futuro con legittima apprensione, è salutare compiere piccoli atti eroici. Il beau geste ci restituisce un po’ di fiducia. Comunque, esistono eroismi forse più banali ma altrettanto meritori. Quali? Non fuggire dall’Italia, tenere unita la famiglia e far crescere i figli con amore e rettitudine, fare il proprio dovere nonostante lo sfascio e persino pagare le tasse. 
Cose che richiedono una certa dose di coraggio.

Editoriale pubblicato il 30/5/2011 su:


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