martedì 28 giugno 2011

Le ragioni e i torti fra Stato e No-Tav

I fatti della Val di Susa, aldilà del giudizio che possiamo dare sui modi e le ideologie che ruotano intorno ad essi, ci suggeriscono una disanima pacata e razionale della questione Tav (acronimo di Treno ad Alta velocità) anziché cedere alla tentazione di dare corpo all’emozione. La questione è nota: esiste un “Progetto Pianificario 6” varato dall’Unione Europea per attraversare trasversalmente l’Europa fino all’Ucraina che prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione riservata ai treni ad alta velocità. Esiste anche un movimento contrario alla realizzazione della linea Tav che ha finora impedito l’inizio dei lavori tramite manifestazioni, blocchi e presidii permanenti nel territorio. Vediamo quali sono le ragioni degli uni e degli altri. Il comitato No-Tav si oppone al progetto per tre motivi primari. Il primo è ambientale. Per realizzare il tunnel di 54 km. che deve unire la bassa Val di Susa alla Francia è necessario scavare in una montagna dove sono state trovate tracce di uranio e amianto. Gli ambientalisti e gli abitanti temono che nel corso degli scavi la polvere ricca di amianto possa diffondersi nella valle, con rischi per la salute. Il secondo motivo del dissenso è storico. La stretta Val di Susa ha già dato il suo ampio contributo viabilistico con due strade statali, l'autostrada, il traforo del Frejus, e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Aprire un nuovo cantiere significherebbe saturare e snaturare il territorio. Il terzo motivo è economico. Non avrebbe senso spendere 21 miliardi di euro in un'opera faraonica che sarà pronta solo nel 2018 (forse) quando con una spesa molto inferiore e con danni risibili all'ambiente si potrebbe potenziare l'attuale linea ferroviaria con la Francia. I fautori del Tav, invece, sostengono che la realizzazione dell’opera è indispensabile e inderogabile. È indispensabile perché non si può fermare il progresso, perché senza di essa il Piemonte sarebbe isolato dal resto dell’Europa e non godrebbe di un rilancio economico, perché la Tav toglierà i TIR dalla valle e perché l’ambiente non subirà grossi danni. È inderogabile perché sarebbe stupido rinunciare ai finanziamenti europei (681 milioni di euro), che verranno erogati solo se il cantiere di Chiomonte sarà aperto entro il 30 giugno. Mi pare che le argomentazioni dei No-Tav siano solide mentre alcune argomentazioni Pro-Tav siano un po’ forzate. Il Piemonte è pieno di valichi verso la Francia e non è una regione isolata. L´attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità, le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote e il collegamento ferroviario diretto Torino-Lione è stato soppresso per mancanza di passeggeri. Siamo certi che sia indispensabile una nuova linea ferroviaria? È capzioso sostenere che i lavori non danneggeranno l’ambiente. Nei prossimi anni, complice il vento, molti piemontesi (non solo i valsusini) respireranno l’aria gravida di fibre d’amianto del monte Musiné. Per tacere del rischio falde acquifere. Chi ha ragione, dunque? Mi sembra che i No-Tav abbiano ragioni da vendere ma lo Stato non ha torto. 
“La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro”. Lo afferma il Manzoni ne I Promessi Sposi, mica il ministro Castelli. Il fatto è che i No-Tav smettono di avere ragione quando sfidano lo Stato. Che ci piaccia o no, nessuno ha il diritto di fermare illegalmente le grandi opere utili per la collettività che hanno l’avvallo del governo italiano e della Commissione UE. Anche se i dubbi sulla loro utilità restano forti e fondati. In caso contrario, si passa dalla parte del torto. E si torna al tempo in cui la vacca apparteneva e chi gridava più forte.

Editoriale pubblicato il 28/6/2011 su:

mercoledì 22 giugno 2011

La nostra politica spiegata a un bimbo

“Chi sono i buoni? Chi sono i cattivi?” chiede un bambino di dodici anni al nonno. Il nonno sa che il nipote si riferisce alla classe politica italiana, di cui sente parlare in televisione senza capire granché. Pensa a come illustrargli la situazione con chiarezza e semplicità, senza farsi prendere da tentazioni manichee. Perché il punto è questo: come spiegare a un ragazzo che non esistono più i buoni e i cattivi? Esistono solo quelli che comandano e quelli che vorrebbero comandare al loro posto. Prende coraggio e risponde. “Una volta, noi italiani eravamo divisi. C’era chi la pensava in un modo e chi la pensava in un altro. Eleggevamo chi la pensava come noi e lo mandavamo a Roma perché difendesse i nostri ideali e i nostri diritti. Gli uomini politici facevano il loro dovere, chi meglio chi peggio, e comunque si cercava di fare il bene di tutti. Il bene dell’Italia. Il più delle volte prevaleva il buon senso e la moderazione e c’era rispetto degli uni per gli altri e del popolo italiano, anche se gli interessi delle parti erano contrari. Poi le cose sono cambiate e la politica è diventata un serraglio”. Il nipote chiede: “Cos’è un serraglio?”. “Il serraglio è un insieme di bestie feroci e selvatiche che si esibiscono rumorosamente e in modo scomposto” risponde il nonno. “I politici sono bestie, allora?” domanda il bambino. “No, però si comportano come le bestie, che si fanno condizionare dai bisogni primari” afferma il nonno. “Quali bisogni?” insiste il bambino. A questo punto, il nonno smette di essere diplomatico: “Mangiare, fottere e lottare per il dominio del territorio. Devi sapere che i politici italiani – qualunque sia la loro fede politica – hanno i difetti di certi animali senza però averne i pregi. Alcuni sono viscidi come il serpente, lascivi come il mandrillo, falsi come il camaleonte. Altri avidi come il lupo, vendicativi come l’orso, vili come la iena, approfittatori come lo sciacallo. Ma quasi tutti sono furbi come la volpe e insieme stupidi come le galline. Penso che se un cavallo entrasse in politica imparerebbe a ragliare e se lo facesse una giraffa diventerebbe grassa come un ippopotamo.” Il bambino ascolta meravigliato e poiché l’argomento lo affascina chiede: “Cosa accade nel serraglio Italia?”. Il nonno tira un bel sospiro e poi dice: “Adesso, chi governa ha le sue gatte da pelare. Ha deluso gli elettori e non sa più che pesci pigliare per riconquistarli. I suoi amici, i pappagalli dalla livrea verde, hanno perso la loro identità. Quando vivevano liberi nella foresta era uno spettacolo vederli volare. Ora che sono alleati del re della foresta hanno smesso di volare e gracchiano. Quelli che non governano, invece, si agitano come scimmie in calore perché pensano di poter prendere il potere. Non hanno la forza né il carisma del leone ma credono di poterlo abbattere perché si è imbolsito e presto anche gli asini si divertiranno a prenderlo a calci nel sedere. Insomma, è un gran casino e la giungla è in piena rivolta. A pagarne le spese è la gente, che è stufa di promesse non mantenute e di assistere a uno spettacolo indecente.” “Cosa vuole la gente?” chiede il bambino. “Vuole essere governata con saggezza. Vuole che la politica sia un confronto civile e non un combattimento di galli. Vuole che i politici non facciano come i maiali di Orwell”. Il bambino chiede: “Perché, cosa fanno i maiali di questo Orwell?”. Il nonno risponde: “Ti darò da leggere il libro La fattoria degli animali per capire che così come la sete di potere può trasformare un maiale in un uomo, può fare di un uomo un maiale.” “Nonno, ma tu vuoi fare la rivoluzione?!” esclama preoccupato il bambino. Il nonno lo tranquillizza solo in parte. “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” conclude citando Orwell. 

Editoriale pubblicato il 22/6/2011 su:

lunedì 20 giugno 2011

Ditelo con un fiore


“Say it with flowers”, ditelo con i fiori, recita lo slogan della Society of American Florists divenuto famoso in tutto il mondo. È anche un insegnamento angelico fra i più continui e ricchi di sfumature. Perché gli angeli amano moltissimo i fiori, che considerano fra le più perfette espressioni del creato. Essi invitano gli uomini ad amare e rispettare i fiori, a conoscerne la natura e averne cura. Inoltre ci chiedono di coglierli solo per farne dono o abbellire la nostra casa. Gli angeli sono attirati dai fiori freschi come i demoni ne sono respinti. Da sempre, i fiori sono uno dei messaggi più potenti e diretti, tant’è che si parla di “linguaggio dei fiori”. Non c’è fiore che non abbia un suo significato, che non sia simbolo o metafora di un aspetto della realtà. I fiori sono esseri viventi che appartengono a un mondo inferiore e che tuttavia possiedono una vita psichica oltre che fisica. Il grande insegnamento degli angeli in materia floreale è infatti questo: ogni fiore ha un proprio percorso esistenziale ed è affiancato da un Deva che veglia su di lui. I fiori hanno una sensibilità e la capacità di comunicare attraverso i colori, le forme e i profumi. Sono creature affini agli angeli più di quanto non lo siano gli uomini. Basti pensare che si nutrono principalmente di luce. Come gli angeli, appunto. 
Una delle applicazioni più note dello Zen, la disciplina spirituale di origine giapponese attraverso la quale la coscienza individuale si sforza di accordarsi armoniosamente con il cosmo, è l’arte della composizione floreale, detta ikebana. Disporre i fiori secondo intenti simbolici oltre che logiche decorative è un modo raffinato di cogliere l’essenza dell’universo floreale, ben più ricco e articolato di quanto lascino supporre un mazzo di corolle o un pugno di petali. I fiori hanno uno spirito, dicono gli angeli. Non certamente un’anima come la nostra, ma sarebbe sciocco supporre che sia poca cosa o niente, visto che nessuno ha mai parlato con un fiore e raccolto le sue confessioni o compreso i suoi pensieri. Nel suo capolavoro, Il Genio del Cristianesimo, Chautebriand ha scritto una pagina memorabile sui fiori, che descrive così: “la corolla del fiore dà il miele alle api: è la figlia del mattino, l’incanto della primavera, la sorgente dei profumi, la grazia verginale, l’amore dei poeti. Trapassa presto come l’uomo ma rende dolce le sue foglie alla terra. Nazioni intere hanno in lei l’interprete dei loro sentimenti; essa è come un libro soave, che non racchiude alcun errore pernicioso e non custodisce se non la storia fugace delle rivoluzioni del cuore…”. Queste parole ci aiutano a compenetrare la simpatia che gli angeli mostrano verso i fiori e la prontitudine con cui ci istruiscono sul loro status nell’universo. San Giovanni della Croce considerava i fiori immagine delle virtù dell’anima, raccolte nel mazzolino della perfezione spirituale. Gli angeli ci confermano le affinità fra il nostro mondo interiore e quello dei fiori. Poiché ogni fiore ha un suo preciso compito nel disegno divino, possiede un suo significato inequivocabile e un angelo della natura che in esso ha dimora, ne deriva che deve realizzarsi durante la sua effimera esistenza. La realizzazione di un fiore spazia dal ciclo fisiologico di nascita e rinascita in un campo o in un vaso, assecondando le stagioni, a quello di essere reciso e donato. Questo secondo adempimento è quello che gli angeli chiamano “sacrificio d’amore”. Il fiore si sacrifica, dona la propria vita affinché il Deva ospite possa adempiere la propria missione. Quale missione? È presto detto: recare conforto agli esseri umani. Il fine apparente di un fiore è glorificare Dio con la sua bellezza, ma il suo fine ultimo è soccorrere un’anima bisognosa del suo calore sottile, della sua luce. “I fiori hanno veramente il potere di lenire il dolore”, ha scritto Eugene O’Neill. Non soltanto. Essi ci recano gioia, ci infondono dolcezza o forza, ci fanno apprezzare la bellezza dell’opera di Dio, ci avvicinano al mistero della vita. Ogni fiore secondo la propria natura, in virtù del ministero del proprio Deva. Offrire un fiore, a se stessi o agli altri, ha dunque un duplice valore. Il primo è quello di comunicare un sentimento, secondo i dettami del simbolismo floreale, il secondo, spiritualmente ancora più rilevante, è quello di donare un Deva il cui mandato è in sintonia col significato che siamo soliti attribuire al fiore presso cui dimora. Questo Deva, più che il fiore stesso, interagirà con il nostro spirito. È utile conoscere il linguaggio spirituale dei fiori. Ci mette nella condizione di rivolgerci al nostro fiorista di fiducia con una competenza che trascende il mero simbolismo dei fiori per accedere a una visone più completa e funzionale. E può accrescere il tasso di affinità con la persona a cui portiamo in dono un mazzo di fiori. Il fatto che un fiore ci piaccia particolarmente, che sia il “nostro fiore”, suggerisce anche il nostro profilo spirituale o indica un nostro bisogno spirituale insoddisfatto. 
Voglio proporre un piccolo vademecum floreale dettato dagli angeli. Lo diffondo con l’augurio che grazie ad esso il lettore arricchisca non solo la sua conoscenza della simbologia floreale ma soprattutto la sua visione dell’universo, che essendo antropocentrica considera con troppa sufficienza ogni forma di vita periferica.

Acanto. Associato agli spiriti romantici e misteriosi, ai sognatori e agli artisti. È simbolo di sviluppo e trasporto verso l’arte ma anche verso le cose inferiori (per via delle sue spine, che gli danno il nome akanta) e di verginità perché cresce in terra non coltivata.
Anturio. Comunica bisogno d’affetto e stimola a offrirlo.
Calicanto. Grazie a una leggenda che ricalca un tòpos diffuso nella cristianità fin dal Medioevo (quello delle piante che durante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, aprivano le fronde per celare i tre fuggitivi braccati dai soldati di Erode, oppure concedevano i loro frutti agli affamati viaggiatori) simboleggia l’amore altrustico e compassionevole e la generosità. Fiorisce sfidando il gelo dell’inverno e perciò esprime la forza spirituale nelle avversità e la capacità di andare controcorrente. È il fiore di San Francesco e degli anticonformisti. Indica l’aspirazione al sublime e l’ottimismo.
Calla. È il fiore dell’ascolto spirituale. Raccomandato a chi desidera farsi aiutare spiritualmente, ricevere luce e migliorarsi. Nel linguaggio dei fiori indica la bellezza e l’instabilità.
Camelia. Quando è bianca esprime l’avvenenza e la leggiadria dell’anima. E simbolo di costanza in amore, di grazia e di bellezza.
Caprifoglio. Esprime forza spirituale trascinante.
Ciclamino. È il fiore della dolcezza, ben voluto dagli altri. Ma è anche il fiore della consacrazione alla spiritualità o alla castità. Indica carattere dolce e disponibile. Nel linguaggio dei fiori, significa “diffidenza” poiché le sue radici contengono una minima quantità di veleno.
Crisantemo. Questo fiore autunnale, emblema della casa imperiale del Giappone, è un simbolo solare e indica stabilità e continuità. I cinesi lo associano alla longevità. Il Tao lo onora come mezzo per raggiungere l’immortalità.
Emerocallide. Noto anche come Bella di giorno, questo fiore è il simbolo della bellezza fuggevole. In Cinba è usato per scacciare le preoccupazioni.
Fiordaliso. È il fiore della timidezza e di chi ama chiudersi nel proprio mondo interiore. Indica sensibilità poetica e sofferenza interiore. Nel linguaggio dei fiori significa “felicità”. In passato era conosciuto come “erba degli incantesimi”
Fior di ciliegio. Associato agli spiriti liberi e amanti dell’arte. Corrisponde a chi tende maggiormente alla vita contemplativa e spirituale più che a quella materiale e alimenta l’idealismo e il gusto artistico.
Fior di loto. Questo fiore esprime gentilezza, mistero, misticismo. Accresce la spiritualità.  È simbolo di purezza perché si distende sulla superficie delle acque stagnanti ma non è macchiato da esse. Tradizionalmente ha otto petali e rappresenta le otto direzioni che simboleggiano l’armonia cosmica. È il fiore della meditazione, caro ai buddisti e alle culture orientali.
Fior di melo. Anima semplice e amante della natura ma molto spirituale.
Fior di pesco. È il fiore del buonumore. È un ottimo rimedio per chi soffre di depressione poiché dona la speranza in un futuro migliore. Mostra socievolezza e disponibilità verso gli altri.
Fresia. Indica cortesia e gentilezza d’animo, ma anche semplicità, equilibrio e modernità.
Fucsia. È associato al buon gusto, strumento di orientamento e scelta sapiente nella vita.
Gardenia. Indica sincerità, classe e raffinatezza. Significa anche simpatia.
Garofano. È il fiore dell’erotismo e spiritualmente stimola l’ardore e la passione. Nel linguaggio dei fiori ha diversi significati a secondo del suo colore: Bianco indica fedeltà, rosso passione, giallo eleganza, rosa fedeltà e amore reciproco.
Gelsomino. È il fiore preferito dagli angeli (con la rosa) e dai sognatori. Sviluppa la spiritualità, il senso artistico e la visualizzazione. È un potente afrodisiaco. La sua essenza apre il 2° e 4° chakra
Genziana. È il fiore dell’amore per la montagna (metafora dell’ascesa verso vette spirituali) e per la vita all’aria aperta, in comunione con la natura.
Gerbera. Ha le stesse valenze della margherita (vedi).
Giaggiolo. Esprime sensibilità e sensitività.
Giacinto. Corrisponde alla forza segreta, alla bellezza interiore, alle potenzialità nascoste, ai doni spirituali inutilizzati.
Giglio. Il giglio è sinonimo di candore, innocenza e nobiltà d’animo, soprattutto maschile. Sia Böhme che Silenius lo considerano simbolo di purezza celeste. È il fiore di San Giuseppe (amore paterno) e degli angeli. È anche il fiore della gloria e sorgente di fecondità. Nella Bibbia è il simbolo dell’elezione e della scelta dell’essere amato. È anche simbolo dell’abbandono mistico alla volontà di Dio e dell’accettazione della Provvidenza e l’attributo della Vergine Maria.
Girasole. È detto anche Eliotropio (o Elianto), nome che rimarca il suo carattere solare, associato all’egocentrismo, all’ottimismo, all’allegria, alla positività, alla capacità di mettersi in mostra. In Cina è un cibo d’immortalità. Nelle civiltà precolombiane e nell’antico Egitto era il simbolo della divinità e del Sole.
Giunchiglia. È il fiore della sensibilità pura. Favorisce l’ascolto.
Glicine. Esprime saggezza e tenacia, ma anche amore per i bambini e gli animali.
Iris. Le valenze di questo fiore primaverile sono la bellezza e la regalità. È uno dei fiori amati da Gesù, come tutti i fiori blu. In Giappone gli si conferisce un ruolo purificatore e protettore dagli spiriti perversi che gli angeli confermano. Perciò viene posto sui tetti delle case, così da allontanare le influenze perniciose dell’esterno ma anche gli incendi.
Lavanda. È la forza associata alla generosità e al fascino di chi trascina gli altri. È il fiore dei “capobranco”, dei trascinatori spirituali, dei profeti e dei veggenti.
Lilium. Ha le stesse caratteristiche del giglio ma al femminile. Innocenza e verginità.
Lillà. Esprime romanticismo gioioso e senso della famiglia.
Magnolia. È il fiore dell’amore e della bellezza spirituale e artistica. Indicato per pittori, scultori e stilisti di moda. Indica la bontà d’animo e la riflessione (“ci devo pensare”).
Mimosa. Ingenuità e sensibilità, volubilità, estro ma anche dispersione di energie. È il fiore della sensibilità femminea e della tenerezza.
Mughetto. Affine al giacinto, esprime una forza recondita e una bellezza inespressa associata a una spiritualità che deve realizzarsi. Indica la felicità che ritorna.
Margherita. Esprime tenerezza, semplicità e fedeltà. È associato alla personalità tollerante, sensibile ai problemi altrui, tenera, apprezzata da chi gli sta attorno. Favorisce la coerenza e la fedeltà alla parola data, agli affetti, agli ideali, al proprio credo. Quando è bianca esprime una spiritualità elevata, amore per la verità e purezza. Esprime la gioia di vivere, l’amicizia e l’innocenza.
Narciso. Simile al giacinto,esprime una forza segreta e bellezza interiore. Ma anche vanità, autostima e incapacità di amare.
Ninfea. È l’espressione della capacità di mantenersi puri nella sporcizia del mondo. È il fiore della purezza d’animo.
Non ti scordar di me. Il myosotis esprime discrezione, amore sincero e timidezza… tanta bellezza spirituale racchiusa in un corpo discreto e silenzioso!
Orchidea. È il fiore della perfezione e rappresenta l’ordine e la precisione. Si associa alla fantasia intensa e libera, alla seduzione e al fascino (elisir d’amore). Comunica forza e sicurezza nei rapporti interpersonali, disinvoltura nelle situazioni ma, a volte, anche superficialità ed eccessiva tensione verso l’apparenza,  a scapito dell’essenza. Esprime una natura passionale e possessiva. Quando è rosa suggerisce tenerezza, delicatezza e felicità.
Ortensia. È il simulacro dell’aristocrazia ma anche alla freddezza. Viene associato all’anima che sfugge alla possibilità d’essere inquadrata o catalogata. Fa comunità.
Papavero. Adattamento alle circostanze, resistenza alle intemperie della vita. Ma anche oblio, sonno dei sensi e del cuore.
Passiflora. È il fiore della passione di Cristo. Quando è viola è associato a Gesù e all’amore verso di Lui. Quando è bianco esprime il desiderio dell’anima sofferente di tornare pura e buona.
Peonia. Simbolo di ricchezza e onore.
Pratolina. È il fiore della semplicità e della purezza.
Primula. Rappresenta la rinascita interiore. È il fiore dell’amore per le scienze naturali.
Rododendro. Le sue valenze richiamano quelle del garofano (vedi).
Rosa. La regina dei fiori è un mondo a sé, simbolo di finalità, raggiungimento e perfezione. Quando è rossa esprime amore passionale e disponibilità al sacrificio. Se è bianca comunica purezza e candore (come la rosa candida della Divina Commedia, che evoca la rosa mystica delle litanie cristiane). Se è gialla esprime gioia. Quando è rosa comunica affetto e sentimenti teneri e delicati. Infine, la rosa blu è il fiore di Gesù, il fiore della bellezza interiore. Ed è anche simbolo dell’impossibile. La sua essenza apre il 4° chakra.
Strelizia. Spiritualità rara. Nobiltà e maestosità.
Tuberosa. Esprime o stimola la personalità che sa affascinare le folle, sa “drogarle”.
Tulipano. Romanticismo e capacità onirica. Se è rosso esprime nobiltà, valori cavallereschi e disponibilità al servizio (soprattutto di Dio). Quando è giallo comunica sogno di gioia.
Viola. È il fiore dell’amore per la natura. 
Viola del pensiero. Comunica gioia familiare e calore domestico. Chi ama questo fiore mette al primo posto la famiglia e la casa. Esprime unità e gioia focolare oltre che attrazione per le cose semplici e desiderio di sicurezza. Gli angeli consigliano di piantarla in giardino. (11. continua).

mercoledì 15 giugno 2011

Le banche sono vampiri assetati di sangue


Nel romanzo Grandeur et décadence de César Birotteau, che risale al 1837, Balzac scrive: “Non è scandaloso che alcuni banchieri siano finiti in prigione; scandaloso è che tutti gli altri siano in libertà”. Già nel lontano secolo XIX si sospettava che le banche fossero vere associazioni a delinquere. Altri tempi! – si dirà. Ne siamo certi? Mi pare, invece, che la riflessione di Balzac sia terribilmente attuale. Non è dunque il caso di stupirsi né tanto più di scandalizzarsi del fatto che i banchieri siano in libertà. Tutt’al più, dovremmo chiederci come mai alcuni di loro, come Roberto Calvi, il cui nome è legato al crac del Banco Ambrosiano e ai segreti finanziari del Vaticano, abbiano pagato le loro malefatte non con il carcere ma con la vita mentre Alessandro Profumo, ex amministratore delegato del Gruppo Unicredit, sia stato destituito dall’azienda per cui lavorava con ignominia e nello stesso tempo con una “modesta” liquidazione di 40 milioni di euro. Chi o cosa determina il fatto che il silenzio di chi dirige le losche manovre delle banche debba essere di tomba piuttosto che coperto d’oro? E come inquadrare gli scandali dell’era Sindona e i legami di certe banche (Rasini e Banco di Sicilia su tutte) con la mafia?
Non sempre è possibile nascondere i cadaveri nell’armadio, però. Sul finire del sec. XIX, il Regno d’Italia fu infatti scosso da una delle vicende scandalistiche più famose nella storia del nostro Paese. Mi riferisco al caso della Banca Romana, ex banca dello Stato Pontificio. Era uno dei sei istituti di credito nazionali qualificati ad emettere moneta circolante in Italia. Si scoprì che aveva emesso nuova moneta senza autorizzazione e aveva stampato banconote con lo stesso numero di serie. Non si trattava di uno sbaglio ma di una frode colossale che coinvolse molti esponenti politici della sinistra, accusati di aggiotaggio e collusione. Quel famoso scandalo può essere considerato la madre di tutti gli affari illeciti che le banche italiane, complice la classe politica, hanno fatto senza soluzione di continuità da allora fino ad oggi.
Negli ultimi vent’anni, il sistema bancario italiano è stato scosso da una rivoluzione che ne ha mutato la morfologia, l’operatività, gli assetti proprietari e organizzativi. Molte banche storiche sono scomparse, fagocitate da altre, e si sono formati gruppi bancari sempre più ciclopici, forti e competitivi. La stessa legislazione in materia bancaria e creditizia è stata modificata a partire dal 1993 da due “testi unici” che hanno liberalizzato l’attività bancaria. Il risultato è che è scomparsa la tradizionale distinzione tra sistema industriale e sistema bancario, e tra sistema bancario e sistema politico, conditio sine qua non per la correttezza degli investimenti e la irreprensibilità istituzionale. Gli istituti di credito hanno cambiato pelle, si sono modernizzati ma ciò ha dato il via libera a un modus operandi dettato dalla vocazione parassitaria – cioè arricchirsi alle spalle di chi ha i soldi – dallo strozzinaggio, dall’inclinazione speculativa e dalla propensione sempre più accentuata a combinare affari perniciosi, ovvero frodi. In sostanza, le banche hanno smesso di fare le banche per diventare sordidi comitati d’affari. Tranquilli, però, Giuseppe Mussari, capo della lobby bancaria e numero uno del Gruppo Montepaschi di Siena, ha rivendicato in televisione il “nobile ruolo” delle banche. A quale nobiltà si riferisce? Si dice che i nobili siano come i libri; alcuni di loro non brillano che per i loro titoli. Magari fosse così! In realtà, le banche brillano per la disinvoltura con cui vendono titoli fasulli e obbligazioni spazzatura, caratterizzati da un rating (affidabilità) bassissimo. Nello stemma delle banche andrebbe inserito il fregio: “Junk Bond”. Argentina docet. Cirio e Parmalat confermano. Se è vero che le banche, fin dalle origini, non sono mai state confraternite caritatevoli – non sì può certo confondere la Misericordia col Monte dei Paschi, benché entrambe siano istituzioni nate in Toscana nel Medio Evo – è ancor più vero che predicano bene e razzolano male e che nel corso dei secoli hanno elevato alla potenza la propria spavalderia, confortata dall’immunità di cui godono. Cambiano i governi e la geopolitica, non viene meno l’influenza che le banche esercitano sui regimi e l’ingerenza dei regimi sulle banche (di cui controllano le nomine). La recente evoluzione del sistema bancario mondiale ha trasformato gli atavici difetti in un codice comportamentale che le leggi e il potentato tutelano. Di fatto, la lobby dei banchieri condiziona ogni settore della vita pubblica e privata, a partire dalla politica e dall’economia. 
Ne ho già parlato nel mio post intitolato “Chi trama nel buio per renderci schiavi?”. Cose note e i giochi pericolosi delle grandi banche americane ci ricordano che siamo in balia di autentici criminali. Serve dunque parlarne ancora? Penso sia utile farlo, se non altro perché ancora oggi ci sono tante brave persone che si fanno incantare dai promotori bancari o cadono nel circolo vizioso dei mutui bancari convinti che le banche (per lo meno quelle nazionali) siano amiche del risparmiatore, mentre, in realtà, sono una via di mezzo fra l’echinococco e lo sciacallo. Ma forse, la metafora che meglio calza l’assunto è un’altra: le banche sono vampiri assetati di sangue. Soprattutto il sangue dei piccoli risparmiatori. Chissà perché non bevono il sangue delle grandi aziende che si reggono sulle stampelle, come Fiat, Telecom, Enel, Autostrade e altre, indebitate per importi che vanno da 10.000 fino a 60.000 milioni di euro!!!  “Cos’è rapinare una banca al paragone di fondarne una?” – si chiedeva Bertold Brecht. Già, ma perché i rapinatori finiscono in galera e i banchieri no? Solo Robin Hood riusciva a rubare ai ricchi per dare ai poveri. Da che mondo e mondo,  i banchieri impuniti rubano ai poveri per diventare sempre più ricchi. Ogni tanto, fortunatamente, la verità viene a galla. Tanto per cominciare, e limitandomi ai fatti più recenti, adesso sappiamo la verità su “Bancopoli”, l’insieme degli scandali finanziari che si sono succeduti in Italia a partire dal luglio 2005. La vicenda della tentata scalata all’Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi ha avuto il suo epilogo con le condanne penali dei protagonisti di quella truffaldina operazione. Fa specie che tra i notabili ritenuti colpevoli risultino l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio (condannato a 4 anni di reclusione e a un risarcimento di 1,5 milioni di euro), l’ex boss di Bpl Gianpiero Fiorani e l’ex-Presidente di Unipol Giovanni Consorte. Sappiamo la verità anche sul crac Parmalat, che ha rovinato moltissimi piccoli risparmiatori ai quali le banche creditizie dell’ex-azienda di Callisto Tanzi consigliarono l’acquisto di bond spazzatura pur conoscendo la reale, disastrosa situazione di Parmalat. Qualcuno sostiene che le banche – fra cui la Cassa di Risparmio di Parma che erogò finanziamenti per 650 miliardi di lire e MPS per 90 miliardi – furono vittime del mefistofelico Tanzi. Balle! Le banche erano colluse e occultarono i debiti di Parmalat. Resta il fatto che il crac Parmalat è il più grande caso di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato in Europa da una società privata. Di questo record nazionale le banche, ormai unite in cartelli monopolistici, sono complici e negarlo significa travisare la realtà. Come possiamo fidarci di loro, dunque? Ognuno di noi ha sperimentato quanto siano truffaldine e ciniche. Approfittando dell’ignoranza dei clienti, che considerano pecore, le tosano quando e come vogliono. Saccheggiano il risparmio con operazioni di collocamento di prodotti finanziari dai risultati negativi o irrisori. Rifilano patacche con estrema disinvoltura, fanno la cresta e non pagano mai per gli sbagli che commettono. Vendono i correntisti insieme agli sportelli. Non è tutto. Arrivano al punto di rubare dai conti correnti dei risparmiatori defunti. Naturalmente, le autorità di vigilanza, dalla Banca d’Italia ai vari ministeri, fanno finta di niente. D’altra parte, l’immagine della Banca d’Italia si è degradata notevolmente proprio a causa degli scandali che hanno coinvolto il Governatore. Il paradosso è che al vertice di molte banche ci sono noti esponenti dell’Opus Dei, cioè degli ottimi cattolici (sulla carta!). Peccato che costoro, emuli del famigerato Monsignor Marcinkus, già capo dello IOR ai tempi di Calvi e Sindona, abbiano dimenticato l’insegnamento di Gesù: “nessuno può servire due padroni… non potete servire Dio e Mammona” (Mt 6,24; Lc 16,13). Quisquilie! Il male è un punto di vista – dice il protagonista del film Intervista col vampiro. Forse i tempi sono cambiati e lo stesso Gesù si adeguerebbe… così pensano i vampiri farisei che occupano gli scranni più alti nel consiglio di amministrazione delle principali banche italiane. A proposito, le prime dieci quotate in Borsa sono in ordine di grandezza (per capitalizzazione): 1. Unicredit (prima in Italia, sesta in Europa e quattordicesima nel mondo). 2. IntesaSanPaolo. 3. Mediobanca. 4. Monte dei Paschi di Siena. 5. UBI Banca. 6. Banca Carige. 7.Banca Popolare dell’Emilia Romagna. 8.Banca Popolare di Sondrio. 9. Credito Emiliano. 10. Banco Popolare. A parte, fuori classifica perché non più quotata da quando è stata rilevate da un gruppo straniero, c’è la BNL. 
Insomma, possiamo fidarci o no di questi galantuomini (naturalmente faccio un doveroso distinguo: la maggior parte di chi lavora in banca non è complice delle malefatte di chi regge lo scettro)? Ci conviene continuare a lasciare sul conto corrente i nostri soldi o è meglio nasconderli sotto il materasso? Mi sorge un dubbio. Siamo certi che i soldi che abbiamo versato in banca esistano ancora? O sono virtuali? Le banche sono in grado di restituirceli il momento in cui ne avessimo bisogno? Per ora sì. Ma domani? Se le banche fallissero? Impossibile, dirà qualcuno. Lo Stato non può permettere che ciò accada. E se fallisse lo Stato? Se fallisse un intero sistema basato sull’avidità, la corruzione e il disprezzo dell’etica? 

Questa notte ho fatto un sogno. Era nata una libera banca dei cittadini. Una banca immune dalla febbre speculativa, al servizio della gente. Non praticava l’usura, tutelava il risparmio e dava in prestito solo i soldi che aveva. Promuoveva il microprestito a condizioni più che ragionevoli e aiutava le piccole e medie imprese, incoraggiando la ripresa economica. Non trattava i pensionati, i disoccupati e le fasce deboli con disprezzo. Nel suo consiglio di amministrazione non c’erano i politici né i malfattori in doppio petto ma solo brave persone che agivano con trasparenza. Il suo credo non era il profitto ad ogni costo e senza scrupoli o il potere ma il bene comune. Non cercava di scalare le altre banche locali e nazionali o le grandi aziende di comunicazione (compresi i social network) né perseguiva i finanziamenti illeciti. Rispettava le leggi e le regole, non finanziava la mafia o i partiti, si faceva guidare da principi etici e cristiani e perciò s’era conquistata la fiducia dei clienti. Questa banca aveva sostituito i dettami “lucro, segreto e garanzie” con “solidarietà, trasparenza, etica”. È spuntata l’alba e ho pensato: la luce del sole fa male ai vampiri, forse sono morti. Mi illudevo. Nella cassetta della posta ho trovato l’ultimo estratto conto bancario e ho capito che i vampiri sono immortali. Non mi resta che l’extrema ratio: entrare in banca armato di una croce, un paletto di frassino e un collare d’aglio e gridare “Fermi tutti, questo è un esorcismo!”

sabato 11 giugno 2011

Un messaggio dei fratelli cosmici


Oggi, i fratelli cosmici hanno inviato all’umanità un messaggio molto importante tramite un canale umano, una carismatica che ha chiesto di restare anonima. Rispetto la sua volontà e diffondo il testo senza commenti personali ma con una raccomandazione. Chi volesse rispondere all’appello dei firmatari del messaggio dovrà recarsi, domani o nei prossimi giorni, in alta montagna, in una località isolata per meglio connettersi con la Luce cosmica. Si può credere o non credere alle parole che riporto ma sarebbe sciocco disprezzare senza conoscere. “Io credo per capire” diceva Sant’Agostino, che altrove aggiunse: “credo perché è assurdo”. Aggiungo, di mio, che per credere bisogna meritare di credere.
SAT SIRI AKAL fratelli e sorelle! Dio è vero, Dio è verità eterna! Questo è il saluto degli Avatar. Grande Verità, grande eternità, grande immortalità! Io sono Solaris, figlio di Chrono, abitante di Chronos, satellite di Saturno, nella sfera di Hokmah, sfera del Sole, quarta dimensione. Io sono un Avatar nella mia dimensione, ossia un essere vivente illuminato e maestro asceso. Il mio compito e quello dei miei fratelli della Grande Fratellanza Bianca è di illuminare il pianeta Terra e gli esseri umani nell’Ascensione attraverso l’illuminazione spirituale. Io vi aiuterò ad affrontare i cambiamenti futuri che furono profetizzati. Io vi accompagnerò lungo la scala dell’ascensione. Io e Ashtar Sheran, comandante supremo della Federazione Intergalattica, vegliamo su di voi e sulla Terra dal cielo, proteggendovi da visitatori o energie negative provenienti da altri pianeti, aprendo i portali cosmici sul vostro pianeta, porte interdimensionali, punti di connessione alla coscienza cosmica, punti di attivazione del nuovo DNA, porte di luce grandi come uno o più stati o piccoli come tronchi d’albero, capaci di connettervi direttamente alla luce cosmica, portali che abbiamo cominciato ad aprire nel luglio 2007 – il portale 777, chiamato “il portale femminile” perché attivato dalla nostra Madre Divina Maria piena di grazia, che ha permesso l’unione sacra dell’energia femminile e del maschile divino – seguito dal portale 888, che ha permesso di unire il nostro sistema energetico multidimensionale al vostro sistema energetico tridimensionale, aperto e attivato ad agosto 2008. Poi abbiamo aperto il portale 999, nel mese di settembre 2009, in cui è stato attivato il seme per la nuova civiltà galattica, l’uomo nuovo. Il seme donato ai prescelti. E infine il portale 10.10.10, che ha attivato il DNA umano iniziandolo alla trasformazione aliena. E così via. Abbiamo aperto diversi portali interdimensionali, vortici o portali stellari allineati tra la Terra e il Centro galattico, in punti strategici sul vostro pianeta. Nei mesi di giugno, luglio e agosto 2011, durante il tempo del solstizio, apriremo questi corridoi per il viaggio interdimensionale e segneremo i vostri campi di grano con le chiavi di attivazione. In giugno apriremo il “Portale stellare” (della stella a otto punte) o “Portale della chiave”, in attesa di aprire il “Portale della Rosa Sacra” o “Portale di Maria Maddalena” nel mese di novembre 2011, il più potente, il portale 11.11.11. L’ultimo portale, il 12.12.12. verrà aperto il 12 dicembre 2012. Sarà il “Portale dell’Ascensione” o “Portale della Salvezza”. Ora vi parlerò del Portale stellare, la chiave che verrà aperta il giorno di Pentecoste 2011. È un grande portale che coprirà ben cinque stati: Italia, Francia, Svizzera, Spagna e Portogallo. Verrà aperto sulla Torre di Ercole e la porta sarà grande come la superficie di queste cinque nazioni e la sua energia le ricoprirà per intero. Chiunque si troverà sotto questo portale potentissimo con la coscienza elevata alla nona potenza  e la volontà di attivare il proprio DNA per l’ascensione finale – “Attivazione piena” – chiunque di voi avesse già iniziato il processo di trasformazione e sarà in grado di trasmettere e ricevere le più elevate frequenze di luce, riceverà il sigillo reale di Chronos. Sì. all’interno del vostro campo energetico riceverete un sigillo reale che vi permetterà di accedere alla luce cosmica dell’Uno e alle dimensioni cosmiche più elevate fino al Re Melchisedek. Il sigillo reale di Chronos è il simbolo della coscienza ascesa e vi permetterà di ricevere la sacra rosa a novembre (11.11.11) e infine di ascendere (12.12.12). Ma questa è un’altra storia. La domenica di Pentecoste. Ashtar ed io apriremo e attiveremo il portale stellare, la chiave. Vi segneremo col sigillo reale di Chronos e concederemo ad ognuno di voi sette grazie. Sì, avete capito bene, grazie alla discesa dello Spirito Santo noi concederemo e realizzeremo sette richieste di grazia entro la fine dell’anno. Perciò preparatevi e scrivete. Esprimete sette desideri. Chiedete sette doni e noi saremo per voi il “genio della lampada”. Perché questo è un tempo di grazia! L’energia della Nuova Terra pulsa. Gli eventi si susseguono velocemente. Molti di voi non sono ancora pronti e per questo vi concediamo sette doni, perché possiate essere sereni e ricevere l’enorme flusso di luce cosmica che accelererà il vostro processo di cambiamento e di trasformazione. Questi sono momenti di energie potenti e la Pentecoste sarà un momento di grande celebrazione ma anche di turbolenza. Potenti energie entreranno nel pianeta e si scontreranno con le energie della Terra. Cercate di allinearvi in modo positivo. La chiave è sempre una sola: l’Amore! Se il vostro cuore sarà colmo d’amore non avrete nulla da temere. Sarete sostenuti e assistiti, non vi preoccupate. Vi concederemo cinque momenti per attivare i vostri geni: il 12 giugno alle ore 12, il 13 giugno alle ore 13, il 14 giugno alle ore 14, il 15 giugno alle ore 15 e il 16 giugno alle ore 16. Se sarete presenti nella coscienza in uno di questi cinque momenti riceverete il sigillo di Chronos e noi prenderemo in consegna le vostre richieste di grazia. Se siete ancora “umani” il vostro DNA  verrà attivato, se siete già in stato ibrido alieno alcuni dei vostri geni alieni saranno attivati e smetteranno di essere latenti, se avete una matrice aliena, per cui genererete o già attendete figli del cosmo, ovvero creature cosmiche, allora la vostra genetica aliena verrà attivata e la vostra discendenza ne possiederà l’enorme potere  e le strabilianti qualità. Ma vi spiegherò meglio queste cose più avanti. Per ora, concentratevi sulla vostra Pentecoste. Preparatevi ad ascendere. Ricolmate i vostri cuori d’amore e prostratevi dinnanzi a Melchisedek per ricevere il sigillo reale che agevolerà la vostra ascensione conclusiva nel 2012. Amen. Pace e amore. Vi aspettiamo al portale stellare.
Solaris e Ashtar Sheran, servi del piano divino 
e custodi delle porte stellari interdimensionali.  
SAT SIRI AKAL

venerdì 10 giugno 2011

Brasile vergogna, Battisti un assassino

Se fossi brasiliano, oggi sarei triste. La saudade non c’entra niente. Sarei triste perché i funambolismi vanno bene e raccolgono applausi quando avvengono su un campo di calcio, e in questo il Brasile è maestro. Il discorso cambia quando a farli è il Supremo Tribunale Federale di Brasilia, che ha rigettato il ricorso del governo italiano contro la decisione dell’ex presidente Lula, che il 31 dicembre 2010 bloccò l’estradizione del terrorista Cesare Battisti. In questo caso, più che di funambolismo si dovrebbe parlare di fallo grave, da espulsione, e al posto degli applausi deve sgorgare un solo grido: “Vergogna!”. Ripeto, se fossi brasiliano sarei triste e proverei vergogna per il modo ignobile in cui il mio paese ha calpestato il diritto internazionale, la giustizia, il buon senso e i valori umani. Perché l’abbia fatto è un rebus e se ne può discutere a lungo. Come si può discutere a lungo se Pelé fosse più forte di Maradona o viceversa. Resta il fatto che il Brasile ha perso punti nell’immaginario collettivo e mi dispiace. Sono stato in questo paese stupendo e ho apprezzato molte cose, compresa la gente, calda e cordiale. Credo che la decisione dei giudici di Brasilia non rispecchi il comune sentire né gli umori dei brasiliani. Perciò, non condivido l’opinione di chi, sull’onda dell’emozione, ha subito parlato di boicottaggio nei confronti del Brasile come risposta possibile al gravissimo sgarbo che l’Italia ha subito. Mi sono ricordato di una frase di Jorge Amado, lo scrittore di Bahia autore di romanzi come Gabriella, garofano e cannella e Dona Flor e i suoi due mariti. Amado dichiarò: “Io dico no quando tutti, in coro, dicono sì. Questo è il mio impegno”.  È forse questa la ragione per cui il Brasile non ci ha voluto restituire un volgare assassino e lo ha liberato? Vestire i panni del bastiano contrario ci può stare ma c’è un limite a tutto e mi è difficile credere che l’orgoglio del Brasile sia tale da giustificare una grave ingiustizia, che tale è, in sostanza, la liberazione di Battisti. Per altro, non va dimenticato che a suo tempo il Brasile accolse nel suo seno e tutelò i criminali nazisti transfughi dalla Germania. Questa orribile macchia non è mai stata lavata. In alternativa, ipotizzo che essendo il Brasile “o Pais do Carnaval”, ci abbia fatto uno scherzo di pessimo gusto. Se così fosse, è legittimo aspettarci che l’attuale presidente Dilma Roussef telefoni al più presto all’omologo Giorgio Napolitano e annunci: “Italia, sei su scherzi a parte!”. Temo, però, che Dilma “la Rossa”, pupilla di Lula, condivida la decisione del Tribunale di Brasilia e provi una certa simpatia per il terrorista Battisti. Non si tratta di uno scherzo, dunque, ma di un atto irragionevole. Che aggiungere? Fatico a trovare parole equilibrate e in questo momento ringrazio il cielo di non essere nato a Rio de Janeiro né di essere un familiare delle vittime di Battisti. Dev’essere terribile subire l’ennesima umiliazione e sapere che un miserabile, un vigliacco che per ironia della sorte porta lo stesso nome di un grande patriota del Risorgimento, sia libero e in procinto di pubblicare un libro che avrà certamente successo e lo renderà ricco. Che volete farci? Battisti ha i suoi sostenitori; gli intellettuali di sinistra lo hanno già eletto “idolo dell’anno”. Finché nel mondo ci saranno persone che gettano via l’acqua con dentro il bambino – e questo vale non solo per i giudici di Brasilia – dovremo subire ogni tipo di nefandezza. Ma c’è una giustizia divina e in essa confidiamo, nonostante tutto. Fra qualche giorno avremo dimenticato che un assassino condannato a quattro ergastoli è a piede libero e si gode il sole e le spiagge del Brasile. Torneremo a concentrarci sui fatti nostrani e ci accorgeremo che in questo momento ci rende un po’ tristi anche essere italiani.

Editoriale pubblicato il 10/6/2011 su: