venerdì 10 giugno 2011

Brasile vergogna, Battisti un assassino

Se fossi brasiliano, oggi sarei triste. La saudade non c’entra niente. Sarei triste perché i funambolismi vanno bene e raccolgono applausi quando avvengono su un campo di calcio, e in questo il Brasile è maestro. Il discorso cambia quando a farli è il Supremo Tribunale Federale di Brasilia, che ha rigettato il ricorso del governo italiano contro la decisione dell’ex presidente Lula, che il 31 dicembre 2010 bloccò l’estradizione del terrorista Cesare Battisti. In questo caso, più che di funambolismo si dovrebbe parlare di fallo grave, da espulsione, e al posto degli applausi deve sgorgare un solo grido: “Vergogna!”. Ripeto, se fossi brasiliano sarei triste e proverei vergogna per il modo ignobile in cui il mio paese ha calpestato il diritto internazionale, la giustizia, il buon senso e i valori umani. Perché l’abbia fatto è un rebus e se ne può discutere a lungo. Come si può discutere a lungo se Pelé fosse più forte di Maradona o viceversa. Resta il fatto che il Brasile ha perso punti nell’immaginario collettivo e mi dispiace. Sono stato in questo paese stupendo e ho apprezzato molte cose, compresa la gente, calda e cordiale. Credo che la decisione dei giudici di Brasilia non rispecchi il comune sentire né gli umori dei brasiliani. Perciò, non condivido l’opinione di chi, sull’onda dell’emozione, ha subito parlato di boicottaggio nei confronti del Brasile come risposta possibile al gravissimo sgarbo che l’Italia ha subito. Mi sono ricordato di una frase di Jorge Amado, lo scrittore di Bahia autore di romanzi come Gabriella, garofano e cannella e Dona Flor e i suoi due mariti. Amado dichiarò: “Io dico no quando tutti, in coro, dicono sì. Questo è il mio impegno”.  È forse questa la ragione per cui il Brasile non ci ha voluto restituire un volgare assassino e lo ha liberato? Vestire i panni del bastiano contrario ci può stare ma c’è un limite a tutto e mi è difficile credere che l’orgoglio del Brasile sia tale da giustificare una grave ingiustizia, che tale è, in sostanza, la liberazione di Battisti. Per altro, non va dimenticato che a suo tempo il Brasile accolse nel suo seno e tutelò i criminali nazisti transfughi dalla Germania. Questa orribile macchia non è mai stata lavata. In alternativa, ipotizzo che essendo il Brasile “o Pais do Carnaval”, ci abbia fatto uno scherzo di pessimo gusto. Se così fosse, è legittimo aspettarci che l’attuale presidente Dilma Roussef telefoni al più presto all’omologo Giorgio Napolitano e annunci: “Italia, sei su scherzi a parte!”. Temo, però, che Dilma “la Rossa”, pupilla di Lula, condivida la decisione del Tribunale di Brasilia e provi una certa simpatia per il terrorista Battisti. Non si tratta di uno scherzo, dunque, ma di un atto irragionevole. Che aggiungere? Fatico a trovare parole equilibrate e in questo momento ringrazio il cielo di non essere nato a Rio de Janeiro né di essere un familiare delle vittime di Battisti. Dev’essere terribile subire l’ennesima umiliazione e sapere che un miserabile, un vigliacco che per ironia della sorte porta lo stesso nome di un grande patriota del Risorgimento, sia libero e in procinto di pubblicare un libro che avrà certamente successo e lo renderà ricco. Che volete farci? Battisti ha i suoi sostenitori; gli intellettuali di sinistra lo hanno già eletto “idolo dell’anno”. Finché nel mondo ci saranno persone che gettano via l’acqua con dentro il bambino – e questo vale non solo per i giudici di Brasilia – dovremo subire ogni tipo di nefandezza. Ma c’è una giustizia divina e in essa confidiamo, nonostante tutto. Fra qualche giorno avremo dimenticato che un assassino condannato a quattro ergastoli è a piede libero e si gode il sole e le spiagge del Brasile. Torneremo a concentrarci sui fatti nostrani e ci accorgeremo che in questo momento ci rende un po’ tristi anche essere italiani.

Editoriale pubblicato il 10/6/2011 su:


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