mercoledì 22 giugno 2011

La nostra politica spiegata a un bimbo

“Chi sono i buoni? Chi sono i cattivi?” chiede un bambino di dodici anni al nonno. Il nonno sa che il nipote si riferisce alla classe politica italiana, di cui sente parlare in televisione senza capire granché. Pensa a come illustrargli la situazione con chiarezza e semplicità, senza farsi prendere da tentazioni manichee. Perché il punto è questo: come spiegare a un ragazzo che non esistono più i buoni e i cattivi? Esistono solo quelli che comandano e quelli che vorrebbero comandare al loro posto. Prende coraggio e risponde. “Una volta, noi italiani eravamo divisi. C’era chi la pensava in un modo e chi la pensava in un altro. Eleggevamo chi la pensava come noi e lo mandavamo a Roma perché difendesse i nostri ideali e i nostri diritti. Gli uomini politici facevano il loro dovere, chi meglio chi peggio, e comunque si cercava di fare il bene di tutti. Il bene dell’Italia. Il più delle volte prevaleva il buon senso e la moderazione e c’era rispetto degli uni per gli altri e del popolo italiano, anche se gli interessi delle parti erano contrari. Poi le cose sono cambiate e la politica è diventata un serraglio”. Il nipote chiede: “Cos’è un serraglio?”. “Il serraglio è un insieme di bestie feroci e selvatiche che si esibiscono rumorosamente e in modo scomposto” risponde il nonno. “I politici sono bestie, allora?” domanda il bambino. “No, però si comportano come le bestie, che si fanno condizionare dai bisogni primari” afferma il nonno. “Quali bisogni?” insiste il bambino. A questo punto, il nonno smette di essere diplomatico: “Mangiare, fottere e lottare per il dominio del territorio. Devi sapere che i politici italiani – qualunque sia la loro fede politica – hanno i difetti di certi animali senza però averne i pregi. Alcuni sono viscidi come il serpente, lascivi come il mandrillo, falsi come il camaleonte. Altri avidi come il lupo, vendicativi come l’orso, vili come la iena, approfittatori come lo sciacallo. Ma quasi tutti sono furbi come la volpe e insieme stupidi come le galline. Penso che se un cavallo entrasse in politica imparerebbe a ragliare e se lo facesse una giraffa diventerebbe grassa come un ippopotamo.” Il bambino ascolta meravigliato e poiché l’argomento lo affascina chiede: “Cosa accade nel serraglio Italia?”. Il nonno tira un bel sospiro e poi dice: “Adesso, chi governa ha le sue gatte da pelare. Ha deluso gli elettori e non sa più che pesci pigliare per riconquistarli. I suoi amici, i pappagalli dalla livrea verde, hanno perso la loro identità. Quando vivevano liberi nella foresta era uno spettacolo vederli volare. Ora che sono alleati del re della foresta hanno smesso di volare e gracchiano. Quelli che non governano, invece, si agitano come scimmie in calore perché pensano di poter prendere il potere. Non hanno la forza né il carisma del leone ma credono di poterlo abbattere perché si è imbolsito e presto anche gli asini si divertiranno a prenderlo a calci nel sedere. Insomma, è un gran casino e la giungla è in piena rivolta. A pagarne le spese è la gente, che è stufa di promesse non mantenute e di assistere a uno spettacolo indecente.” “Cosa vuole la gente?” chiede il bambino. “Vuole essere governata con saggezza. Vuole che la politica sia un confronto civile e non un combattimento di galli. Vuole che i politici non facciano come i maiali di Orwell”. Il bambino chiede: “Perché, cosa fanno i maiali di questo Orwell?”. Il nonno risponde: “Ti darò da leggere il libro La fattoria degli animali per capire che così come la sete di potere può trasformare un maiale in un uomo, può fare di un uomo un maiale.” “Nonno, ma tu vuoi fare la rivoluzione?!” esclama preoccupato il bambino. Il nonno lo tranquillizza solo in parte. “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” conclude citando Orwell. 

Editoriale pubblicato il 22/6/2011 su:

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