mercoledì 15 giugno 2011

Le banche sono vampiri assetati di sangue


Nel romanzo Grandeur et décadence de César Birotteau, che risale al 1837, Balzac scrive: “Non è scandaloso che alcuni banchieri siano finiti in prigione; scandaloso è che tutti gli altri siano in libertà”. Già nel lontano secolo XIX si sospettava che le banche fossero vere associazioni a delinquere. Altri tempi! – si dirà. Ne siamo certi? Mi pare, invece, che la riflessione di Balzac sia terribilmente attuale. Non è dunque il caso di stupirsi né tanto più di scandalizzarsi del fatto che i banchieri siano in libertà. Tutt’al più, dovremmo chiederci come mai alcuni di loro, come Roberto Calvi, il cui nome è legato al crac del Banco Ambrosiano e ai segreti finanziari del Vaticano, abbiano pagato le loro malefatte non con il carcere ma con la vita mentre Alessandro Profumo, ex amministratore delegato del Gruppo Unicredit, sia stato destituito dall’azienda per cui lavorava con ignominia e nello stesso tempo con una “modesta” liquidazione di 40 milioni di euro. Chi o cosa determina il fatto che il silenzio di chi dirige le losche manovre delle banche debba essere di tomba piuttosto che coperto d’oro? E come inquadrare gli scandali dell’era Sindona e i legami di certe banche (Rasini e Banco di Sicilia su tutte) con la mafia?
Non sempre è possibile nascondere i cadaveri nell’armadio, però. Sul finire del sec. XIX, il Regno d’Italia fu infatti scosso da una delle vicende scandalistiche più famose nella storia del nostro Paese. Mi riferisco al caso della Banca Romana, ex banca dello Stato Pontificio. Era uno dei sei istituti di credito nazionali qualificati ad emettere moneta circolante in Italia. Si scoprì che aveva emesso nuova moneta senza autorizzazione e aveva stampato banconote con lo stesso numero di serie. Non si trattava di uno sbaglio ma di una frode colossale che coinvolse molti esponenti politici della sinistra, accusati di aggiotaggio e collusione. Quel famoso scandalo può essere considerato la madre di tutti gli affari illeciti che le banche italiane, complice la classe politica, hanno fatto senza soluzione di continuità da allora fino ad oggi.
Negli ultimi vent’anni, il sistema bancario italiano è stato scosso da una rivoluzione che ne ha mutato la morfologia, l’operatività, gli assetti proprietari e organizzativi. Molte banche storiche sono scomparse, fagocitate da altre, e si sono formati gruppi bancari sempre più ciclopici, forti e competitivi. La stessa legislazione in materia bancaria e creditizia è stata modificata a partire dal 1993 da due “testi unici” che hanno liberalizzato l’attività bancaria. Il risultato è che è scomparsa la tradizionale distinzione tra sistema industriale e sistema bancario, e tra sistema bancario e sistema politico, conditio sine qua non per la correttezza degli investimenti e la irreprensibilità istituzionale. Gli istituti di credito hanno cambiato pelle, si sono modernizzati ma ciò ha dato il via libera a un modus operandi dettato dalla vocazione parassitaria – cioè arricchirsi alle spalle di chi ha i soldi – dallo strozzinaggio, dall’inclinazione speculativa e dalla propensione sempre più accentuata a combinare affari perniciosi, ovvero frodi. In sostanza, le banche hanno smesso di fare le banche per diventare sordidi comitati d’affari. Tranquilli, però, Giuseppe Mussari, capo della lobby bancaria e numero uno del Gruppo Montepaschi di Siena, ha rivendicato in televisione il “nobile ruolo” delle banche. A quale nobiltà si riferisce? Si dice che i nobili siano come i libri; alcuni di loro non brillano che per i loro titoli. Magari fosse così! In realtà, le banche brillano per la disinvoltura con cui vendono titoli fasulli e obbligazioni spazzatura, caratterizzati da un rating (affidabilità) bassissimo. Nello stemma delle banche andrebbe inserito il fregio: “Junk Bond”. Argentina docet. Cirio e Parmalat confermano. Se è vero che le banche, fin dalle origini, non sono mai state confraternite caritatevoli – non sì può certo confondere la Misericordia col Monte dei Paschi, benché entrambe siano istituzioni nate in Toscana nel Medio Evo – è ancor più vero che predicano bene e razzolano male e che nel corso dei secoli hanno elevato alla potenza la propria spavalderia, confortata dall’immunità di cui godono. Cambiano i governi e la geopolitica, non viene meno l’influenza che le banche esercitano sui regimi e l’ingerenza dei regimi sulle banche (di cui controllano le nomine). La recente evoluzione del sistema bancario mondiale ha trasformato gli atavici difetti in un codice comportamentale che le leggi e il potentato tutelano. Di fatto, la lobby dei banchieri condiziona ogni settore della vita pubblica e privata, a partire dalla politica e dall’economia. 
Ne ho già parlato nel mio post intitolato “Chi trama nel buio per renderci schiavi?”. Cose note e i giochi pericolosi delle grandi banche americane ci ricordano che siamo in balia di autentici criminali. Serve dunque parlarne ancora? Penso sia utile farlo, se non altro perché ancora oggi ci sono tante brave persone che si fanno incantare dai promotori bancari o cadono nel circolo vizioso dei mutui bancari convinti che le banche (per lo meno quelle nazionali) siano amiche del risparmiatore, mentre, in realtà, sono una via di mezzo fra l’echinococco e lo sciacallo. Ma forse, la metafora che meglio calza l’assunto è un’altra: le banche sono vampiri assetati di sangue. Soprattutto il sangue dei piccoli risparmiatori. Chissà perché non bevono il sangue delle grandi aziende che si reggono sulle stampelle, come Fiat, Telecom, Enel, Autostrade e altre, indebitate per importi che vanno da 10.000 fino a 60.000 milioni di euro!!!  “Cos’è rapinare una banca al paragone di fondarne una?” – si chiedeva Bertold Brecht. Già, ma perché i rapinatori finiscono in galera e i banchieri no? Solo Robin Hood riusciva a rubare ai ricchi per dare ai poveri. Da che mondo e mondo,  i banchieri impuniti rubano ai poveri per diventare sempre più ricchi. Ogni tanto, fortunatamente, la verità viene a galla. Tanto per cominciare, e limitandomi ai fatti più recenti, adesso sappiamo la verità su “Bancopoli”, l’insieme degli scandali finanziari che si sono succeduti in Italia a partire dal luglio 2005. La vicenda della tentata scalata all’Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi ha avuto il suo epilogo con le condanne penali dei protagonisti di quella truffaldina operazione. Fa specie che tra i notabili ritenuti colpevoli risultino l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio (condannato a 4 anni di reclusione e a un risarcimento di 1,5 milioni di euro), l’ex boss di Bpl Gianpiero Fiorani e l’ex-Presidente di Unipol Giovanni Consorte. Sappiamo la verità anche sul crac Parmalat, che ha rovinato moltissimi piccoli risparmiatori ai quali le banche creditizie dell’ex-azienda di Callisto Tanzi consigliarono l’acquisto di bond spazzatura pur conoscendo la reale, disastrosa situazione di Parmalat. Qualcuno sostiene che le banche – fra cui la Cassa di Risparmio di Parma che erogò finanziamenti per 650 miliardi di lire e MPS per 90 miliardi – furono vittime del mefistofelico Tanzi. Balle! Le banche erano colluse e occultarono i debiti di Parmalat. Resta il fatto che il crac Parmalat è il più grande caso di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato in Europa da una società privata. Di questo record nazionale le banche, ormai unite in cartelli monopolistici, sono complici e negarlo significa travisare la realtà. Come possiamo fidarci di loro, dunque? Ognuno di noi ha sperimentato quanto siano truffaldine e ciniche. Approfittando dell’ignoranza dei clienti, che considerano pecore, le tosano quando e come vogliono. Saccheggiano il risparmio con operazioni di collocamento di prodotti finanziari dai risultati negativi o irrisori. Rifilano patacche con estrema disinvoltura, fanno la cresta e non pagano mai per gli sbagli che commettono. Vendono i correntisti insieme agli sportelli. Non è tutto. Arrivano al punto di rubare dai conti correnti dei risparmiatori defunti. Naturalmente, le autorità di vigilanza, dalla Banca d’Italia ai vari ministeri, fanno finta di niente. D’altra parte, l’immagine della Banca d’Italia si è degradata notevolmente proprio a causa degli scandali che hanno coinvolto il Governatore. Il paradosso è che al vertice di molte banche ci sono noti esponenti dell’Opus Dei, cioè degli ottimi cattolici (sulla carta!). Peccato che costoro, emuli del famigerato Monsignor Marcinkus, già capo dello IOR ai tempi di Calvi e Sindona, abbiano dimenticato l’insegnamento di Gesù: “nessuno può servire due padroni… non potete servire Dio e Mammona” (Mt 6,24; Lc 16,13). Quisquilie! Il male è un punto di vista – dice il protagonista del film Intervista col vampiro. Forse i tempi sono cambiati e lo stesso Gesù si adeguerebbe… così pensano i vampiri farisei che occupano gli scranni più alti nel consiglio di amministrazione delle principali banche italiane. A proposito, le prime dieci quotate in Borsa sono in ordine di grandezza (per capitalizzazione): 1. Unicredit (prima in Italia, sesta in Europa e quattordicesima nel mondo). 2. IntesaSanPaolo. 3. Mediobanca. 4. Monte dei Paschi di Siena. 5. UBI Banca. 6. Banca Carige. 7.Banca Popolare dell’Emilia Romagna. 8.Banca Popolare di Sondrio. 9. Credito Emiliano. 10. Banco Popolare. A parte, fuori classifica perché non più quotata da quando è stata rilevate da un gruppo straniero, c’è la BNL. 
Insomma, possiamo fidarci o no di questi galantuomini (naturalmente faccio un doveroso distinguo: la maggior parte di chi lavora in banca non è complice delle malefatte di chi regge lo scettro)? Ci conviene continuare a lasciare sul conto corrente i nostri soldi o è meglio nasconderli sotto il materasso? Mi sorge un dubbio. Siamo certi che i soldi che abbiamo versato in banca esistano ancora? O sono virtuali? Le banche sono in grado di restituirceli il momento in cui ne avessimo bisogno? Per ora sì. Ma domani? Se le banche fallissero? Impossibile, dirà qualcuno. Lo Stato non può permettere che ciò accada. E se fallisse lo Stato? Se fallisse un intero sistema basato sull’avidità, la corruzione e il disprezzo dell’etica? 

Questa notte ho fatto un sogno. Era nata una libera banca dei cittadini. Una banca immune dalla febbre speculativa, al servizio della gente. Non praticava l’usura, tutelava il risparmio e dava in prestito solo i soldi che aveva. Promuoveva il microprestito a condizioni più che ragionevoli e aiutava le piccole e medie imprese, incoraggiando la ripresa economica. Non trattava i pensionati, i disoccupati e le fasce deboli con disprezzo. Nel suo consiglio di amministrazione non c’erano i politici né i malfattori in doppio petto ma solo brave persone che agivano con trasparenza. Il suo credo non era il profitto ad ogni costo e senza scrupoli o il potere ma il bene comune. Non cercava di scalare le altre banche locali e nazionali o le grandi aziende di comunicazione (compresi i social network) né perseguiva i finanziamenti illeciti. Rispettava le leggi e le regole, non finanziava la mafia o i partiti, si faceva guidare da principi etici e cristiani e perciò s’era conquistata la fiducia dei clienti. Questa banca aveva sostituito i dettami “lucro, segreto e garanzie” con “solidarietà, trasparenza, etica”. È spuntata l’alba e ho pensato: la luce del sole fa male ai vampiri, forse sono morti. Mi illudevo. Nella cassetta della posta ho trovato l’ultimo estratto conto bancario e ho capito che i vampiri sono immortali. Non mi resta che l’extrema ratio: entrare in banca armato di una croce, un paletto di frassino e un collare d’aglio e gridare “Fermi tutti, questo è un esorcismo!”

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