martedì 28 giugno 2011

Le ragioni e i torti fra Stato e No-Tav

I fatti della Val di Susa, aldilà del giudizio che possiamo dare sui modi e le ideologie che ruotano intorno ad essi, ci suggeriscono una disanima pacata e razionale della questione Tav (acronimo di Treno ad Alta velocità) anziché cedere alla tentazione di dare corpo all’emozione. La questione è nota: esiste un “Progetto Pianificario 6” varato dall’Unione Europea per attraversare trasversalmente l’Europa fino all’Ucraina che prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione riservata ai treni ad alta velocità. Esiste anche un movimento contrario alla realizzazione della linea Tav che ha finora impedito l’inizio dei lavori tramite manifestazioni, blocchi e presidii permanenti nel territorio. Vediamo quali sono le ragioni degli uni e degli altri. Il comitato No-Tav si oppone al progetto per tre motivi primari. Il primo è ambientale. Per realizzare il tunnel di 54 km. che deve unire la bassa Val di Susa alla Francia è necessario scavare in una montagna dove sono state trovate tracce di uranio e amianto. Gli ambientalisti e gli abitanti temono che nel corso degli scavi la polvere ricca di amianto possa diffondersi nella valle, con rischi per la salute. Il secondo motivo del dissenso è storico. La stretta Val di Susa ha già dato il suo ampio contributo viabilistico con due strade statali, l'autostrada, il traforo del Frejus, e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Aprire un nuovo cantiere significherebbe saturare e snaturare il territorio. Il terzo motivo è economico. Non avrebbe senso spendere 21 miliardi di euro in un'opera faraonica che sarà pronta solo nel 2018 (forse) quando con una spesa molto inferiore e con danni risibili all'ambiente si potrebbe potenziare l'attuale linea ferroviaria con la Francia. I fautori del Tav, invece, sostengono che la realizzazione dell’opera è indispensabile e inderogabile. È indispensabile perché non si può fermare il progresso, perché senza di essa il Piemonte sarebbe isolato dal resto dell’Europa e non godrebbe di un rilancio economico, perché la Tav toglierà i TIR dalla valle e perché l’ambiente non subirà grossi danni. È inderogabile perché sarebbe stupido rinunciare ai finanziamenti europei (681 milioni di euro), che verranno erogati solo se il cantiere di Chiomonte sarà aperto entro il 30 giugno. Mi pare che le argomentazioni dei No-Tav siano solide mentre alcune argomentazioni Pro-Tav siano un po’ forzate. Il Piemonte è pieno di valichi verso la Francia e non è una regione isolata. L´attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità, le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote e il collegamento ferroviario diretto Torino-Lione è stato soppresso per mancanza di passeggeri. Siamo certi che sia indispensabile una nuova linea ferroviaria? È capzioso sostenere che i lavori non danneggeranno l’ambiente. Nei prossimi anni, complice il vento, molti piemontesi (non solo i valsusini) respireranno l’aria gravida di fibre d’amianto del monte Musiné. Per tacere del rischio falde acquifere. Chi ha ragione, dunque? Mi sembra che i No-Tav abbiano ragioni da vendere ma lo Stato non ha torto. 
“La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro”. Lo afferma il Manzoni ne I Promessi Sposi, mica il ministro Castelli. Il fatto è che i No-Tav smettono di avere ragione quando sfidano lo Stato. Che ci piaccia o no, nessuno ha il diritto di fermare illegalmente le grandi opere utili per la collettività che hanno l’avvallo del governo italiano e della Commissione UE. Anche se i dubbi sulla loro utilità restano forti e fondati. In caso contrario, si passa dalla parte del torto. E si torna al tempo in cui la vacca apparteneva e chi gridava più forte.

Editoriale pubblicato il 28/6/2011 su:

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