sabato 16 luglio 2011

Dieci proverbi per uscire dalla crisi

Si dice che i proverbi siano la saggezza dei popoli. Attualmente, solo la saggezza – merce sempre più rara, forse esaurita – può farci uscire dalla crisi economica, sociale e morale in cui siamo invischiati come tordi nella pania. Dieci proverbi, qualora fossero messi in pratica, risolverebbero buona parte dei nostri problemi. Primo proverbio: i soldi risparmiati sono i primi guadagnati. Basta con gli sprechi! Che lo Stato dia il buon esempio e tagli le spese, che sono vertiginose. Facciamo tabula rasa della casta dei politici in esubero, delle auto blu, dei privilegi di pochi a carico dei cittadini e delle istituzioni inutili. Mettiamo un freno a questa vergogna ma anche al malvezzo individuale di spendere più di quello che abbiamo. Secondo proverbio: è ricco chi si accontenta di poco. Smettiamola di pretendere, come se avere di più fosse un sacrosanto diritto. Comportiamoci piuttosto come le sagge formiche, non come le cicale. Terzo proverbio: a stare fermi si fa la muffa. Diamoci da fare, come quando eravamo intraprendenti ed entusiasti. L’assistenzialismo è una rovina e chi sta con le braccia conserte non merita nulla. Quarto proverbio: chi semina raccoglie. Ci siamo convinti che non vale la pena fare fatica, che tanto la società è corrotta e la fortuna è cieca. Balle! Il successo può anche essere capriccioso e non accorgersi di noi, che non abbiamo padrini né la faccia di tolla, ma prima o poi, se sappiamo insistere, cioè fissarlo dritto negli occhi, il successo lo attiriamo a noi ed è probabile che i risultati arrivino. Quinto proverbio: chi fa il bene trova il bene. È vero, il mondo è diventato cattivo, quasi perfido, e noi non lo capiamo più. Ma non importa. Noi dobbiamo continuare a volere e a fare il bene di tutti perché è l’unica via per migliorare il mondo. E poi, non è forse vero che il Vangelo ci invita a non accumulare tesori sulla terra ma in cielo? Sesto proverbio: un giorno è maestro dell’altro. Facciamo tesoro dei nostri sbagli anziché perseverare nel commettere gli stessi errori. Se ci rendiamo conto di avere fatto scelte sbagliate cambiamo rotta. Proviamo a scrollarci di dosso le cattive abitudini. Settimo proverbio: l’onestà innanzi tutto. Non è utopistico sperare di cambiare le cose restando onesti in un mondo di gaglioffi. Solo gli onesti misurano il loro diritto al loro dovere e questo è l’unico modo per camminare a testa alta. Guai se smettessimo di fare il nostro dovere! Ottavo proverbio: la paura ingrossa il pericolo. Non dobbiamo avere paura del futuro. Il futuro dipende dai nostri pensieri. Perciò tranquilli, non arriverà la paventata fine del mondo. Tutt’al più cadrà per esaurimento un sistema corrotto e stantio che ormai procede per forza d’inerzia, privo di consenso e di valori etici. Verrà un mondo migliore e il futuro ci stupirà. Nono proverbio: chi prega, ammaestra se stesso e gli altri. Non importa in quale Dio crediamo, importa credere che facciamo parte di un piano divino e che lassù qualcuno ha grandi progetti su di noi. Perciò parliamo con Lui, riapriamo il dialogo che abbiamo bruscamente interrotto il giorno in cui abbiamo deciso che forse Dio non esiste e, se esiste, non ci serve più. L’ultimo è un vecchio proverbio comasco: “bisogna minga andà dòa se po’ minga passà”. Traduzione: non si deve andare dove non si passa. Non sarebbe il caso di spiegarlo, è chiaro, ma non fa certo male tenere presente che c’è un modo giusto di fare le cose (e riuscire) e un modo sbagliato. Per sapere qual è il modo giusto bisogna rivolgersi alla nostra coscienza, che non va mai in ferie o in pensione. Ma forse si sta risvegliando.

Editoriale pubblicato il 16/7/2011 su:

Nessun commento:

Posta un commento