venerdì 29 luglio 2011

I misteri della cattedrale di Chartres


Esistono luoghi, sulla terra, dove confluiscono potenti energie sottili. Sono le correnti telluriche, altrimenti dette magnetiche, che percorrono il sottosuolo del pianeta producendo vibrazioni cosmico-solari. In virtù della forza arcana che vi si concentra, questi luoghi sono sacri fin dalla notte dei tempi e attirano a sé gli uomini in cerca dell’afflato divino. Uno di questi luoghi si trova a circa 100 km. da Parigi, nel Nord della Francia, a Chartres, dove sorge una delle cattedrali più grandi e antiche d’Europa. Chartres è infatti sinonimo di mistero e visitare la sua stupenda cattedrale consacrata alla Vergine (Notre-Dame), è una delle esperienze umane più appaganti. Ad essa, Louis Charpentier ha dedicato un libro considerato un classico: I misteri della cattedrale di Chartres – la cui lettura è avvincente come l’esplorazione di una città perduta. Va osservato, prima di tutto, che il mistero primario di Chartres è la sua ubicazione. La cattedrale sorge su un poggio di granito situato in una piana di pietra calcarea che da millenni è soggetta a pellegrinaggi. Fulcanelli, ne I misteri delle cattedrali, afferma addirittura che “Chartres, con la sua Vergine sotterranea, è la più antica meta dei pellegrinaggi”. Prima dei pellegrini cristiani, qui si radunavano i Celti e ancor rima di loro popoli di cui non conosciamo il nome. Perché lo facevano? Semplice, perché qui alita la Wouivre, termine con cui i Galli chiamavano lo Spirito di Dio. Qui, i sacerdoti della tribù dei Carnuti scavarono un pozzo profondo 34 m. ed eressero i loro menhir e i loro dolmen, i megaliti che fissavano l’energia divina delle correnti fecondatrici e rivitalizzanti della vita. Charpentier sottolinea che “queste correnti sono la manifestazione stessa della vita della terra”. A Chartres, autentico portale cosmico, si avverte il flusso vitale che pregna il corpo eterico ed astrale, che purifica e rinnova lo spirito. Si ha come l’impressione che l’anima volteggi e sia risucchiata in una spirale che ascende in cielo. Bisogna camminare a piedi nudi sul pavimento della chiesa per captare le energie vibratorie celesti che si fondono con quelle terrene. Scalzi, dunque, ma ben eretti, il capo sollevato, perché Chartres ha il potere di trasformare gli uomini, di farli assurgere a uno stato spirituale più alto, proprio come gli alchimisti che trasmutano il metallo in oro. La cattedrale è infatti un accumulatore e amplificatore di vibrazioni che elevano, una cassa di risonanza la cui forma è il fondamento matematico su cui poggiano le relazioni armoniche dell’ottava musicale. Ad occhi chiusi, isolandosi dal vociare distratto e confuso del mondo, è possibile percepire questa musica sublime, che altro non è se non la melodia delle sfere celesti. E ci si commuove perdutamente, perché ogni aspetto della cattedrale è stato concepito per risvegliare la psiche e ritemprare lo spirito. 
Quando una visione profetica annunciò ai druidi che una vergine avrebbe dato alla luce un bambino, essi intagliarono nel tronco di un pero un’immagine della fanciulla con l’infante seduto sulle ginocchia. Poi collocarono la statua accanto al pozzo e alla fonte di energia all’interno dei dolmen. La battezzarono “Vergine Sotterranea” e in seguito Virgo paritura, cioè “Vergine gestante”. Quando i primi cristiani giunsero a Chartres, nel II secolo, e videro la scultura della Vergine, annerita dal tempo e situata in una grotta, l’adorarono come la Vergine Nera. La chiesa che costruirono sul luogo fu dunque consacrata alla Madonna ìe la nicchia, detta "Grotta dei druidi", fu inglobata nella vasta cripta della chiesa insieme al pozzo des Saints-Forts (le cui acque furono credute miracolose fin dal Medio Evo). Sul poggio sacro sorsero, una dopo l’altra, sei chiese; cinque furono distrutte da incendi. La costruzione della settima e ultima chiesa, la cattedrale gotica odierna, è avvolta nel mistero. Il secondo mistero di Chartres. Non esistono resoconti della sua progettazione e costruzione, avvenuta a partire dal 1194 e portata a termine in soli 26 anni, e si ignora dove furono attinte le nuove conoscenze indispensabili per edificare la prima cattedrale in stile gotico. L’ipotesi più plausibile è che i costruttori di Chartres e delle altre grandi cattedrali gotiche fossero depositari delle chiavi della sapienza segreta (la legge divina che governa il numero, il peso e la misura) donate loro dai nove cavalieri templari che si erano recati a Gerusalemme su invito di Bernardo di Chiaravalle e che forse scoprirono l’arca dell’alleanza sotto le rovine del Tempio di Salomone. Anche questo, tuttavia, è un mistero inestricabile, che però palpita tramite i simboli geometrici e allegorici che i compagnons – operai edili specializzati riuniti in confraternite cui dobbiamo la costruzione di Chartres – incisero sulle pietre e sulle travi di quella che il poeta francese Charles Peguy cantò come “la pietra senza macchia, la pietra senza peccato, la preghiera più alta che sia mai stata offerta e la ragione più forte che sia mai stata costruita, il profilo più alto verso il cielo” e infine definì “ un dito puntato verso il cielo”. 
C’è un terzo mistero che affascina e vincola il visitatore: il labirinto. Sulle lastre del pavimento della navata centrale della chiesa è inscritta una figura circolare in bianco e nero che disegna un percorso lungo 261,5 m. e largo 13 m. che va dall’esterno all’interno del cerchio con una successione di curve e archi concentrici. Si sa che il labirinto rappresenta il cammino simbolico che porta l’uomo dalla terra fino a Dio, è un sancta sanctorum che facilita il cammino interiore verso il centro divino (punto di arrivo ma anche di partenza) attraverso la preghiera. Ma è anche, in questo caso, un omaggio alla nascita e alla rinascita umana; tant’è che il numero delle mattonelle del labirinto corrisponde ai giorni della gestazione femminile. Un tempo, i pellegrini  percorrevano in ginocchio il tracciato del labirinto di Chartres, che sostituiva il viaggio in Terrasanta, per ottenere le indulgenze. Ancora oggi, ma solo in occasione delle celebrazioni in onore della Vergine Maria, è possibile camminare a piedi nudi su di esso. Fa rabbia che nel resto dell’anno i meandri siano coperti dalle sedie. Non c’è da stupirsi di ciò; la Chiesa non vede di buon occhio il labirinto perché è un simbolo esoterico e alchemico. 
La cattedrale avvince e seduce fin dall’esterno. Le sue imponenti torri campanarie sono diverse come due gemelli eterozigoti. La torre Sud (Clocher vieux), alta 115,18 m., ha una base gotica ed è sormontata da una guglia molto semplice, mentre la torre Nord (Clocher neuf), alta 105,66 m., fu costruita in epoca più tarda e ha un’architettura più complessa. La facciata è mirabile; ha una superba rosa sopra la quale corre la galleria dei Re, sormontata da una cuspide con la statua della Vergine, e un triplice portale, il “Portale dei Re”, che è considerato un capolavoro assoluto della tarda arte romanica. I tre portali della facciata sono bibbie scolpite con maestria, ricche di statue; vi si leggono le storie dell’Antico testamento e della vita della Madonna e mettono in scena il Giudizio Universale. Pare che dicano “Rinnovate la fede e la speranza o voi che entrate”. Per altro, Chartres ha nove portali, tre per ciascuna facciata e viene chiamata “Bibbia di pietra”. Le meravigliose vetrate della cattedrale sono un capolavoro artistico assoluto e insieme un altro mistero. L’occhio si posa su di esse come l’ape sul fiore. Inizia a succhiare e rischia di inebriarsi, non potendosi più affrancare. Risalgono al XII sec., sono 176, coprono una superficie di 2.600 mq e illustrano scene della Bibbia e della vita dei Santi. Di queste vetrate, considerate fra le più belle al mondo, colpisce il colore blu. Il famoso “blu di Chartres” è inimitabile, magnetico e turbolento come l’oceano al tempo della deriva dei continenti. Il “rosso di Chartres”, invece, è terapeutico. 
Ecco infine altre pillole, veloci ma gustose, per innamorarsi di Chartres. Sotto il recinto del coro, interamente scolpito e arricchito da 200 statue, ci sono 14 correnti d’acqua disposte a ventaglio, simboleggiate da 7 colombe con due becchi ciascuna. Si crede che siano alimentate da una sorgente miracolosa, forse di origine extraterrestre. L’ennesimo mistero presente a Chartres è la reliquia nota come “Velo della Vergine”. Secondo la tradizione, è un brandello della “Santa Tunica” che la Madonna indossava al momento dell’Annunciazione (c’è chi sostiene che la portasse al momento della nascita di Gesù) e che fu donata a Chartres dal re di Francia Carlo il Calvo. Vero o falso? È difficile rispondere. Più facile spiegare perché Chartres sia l’unica grande cattedrale dove non sia mai stato sepolto un re, un cardinale o un arcivescovo. Perché è un luogo immacolato, che non può essere profanato o contaminato, a dispetto degli atei, dei dissacratori e dei blasfemi. E che dire dell’insondabile mistero dei numeri? La pianta della cattedrale fu concepita su precise regole geo-matematiche e d’ingegneria sacra legate al numero aureo (1,618), per cui le distanze fra le varie parti dell’interno (colonne, transetto, coro, e navata) sono tutte multiple del numero aureo. Non è tutto. Lascia senza fiato il misterioso miracolo alchemico della luce. A mezzogiorno del solstizio d’estate, un raggio di sole filtra attraverso il vetro trasparente della finestra a pannelli decorati di Sant’Apollinare e colpisce una pietra bianca fissata su un pezzo di metallo perpendicolare al pavimento raffigurante un labirinto. Il miracolo si ripete ogni anno anche se per via dell’ora legale adesso avviene un po’ più tardi. Ecco riproporsi per la seconda volta il simbolismo del labirinto, come se Chartres volesse ricordarci che nella casa di Dio e della Vergine si entra per perdersi e poi ritrovarsi, rinnovati nello spirito e aperti alla comprensione del mistero. 
Charpentier ha scritto: “Nessuno può vantarsi anche intellettualmente di uscire dalla cattedrale di Chartres identico a com’era prima”. Come negarlo? La “stella del mattino” (è così che la chiamava Peguy) congeda l’uomo vecchio e fa sorgere l’uomo nuovo che dorme dentro di noi, in attesa della chiamata.

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