sabato 23 luglio 2011

Omosessualità? No, grazie.


Non sono omofobico ma volendo esprimere la mia opinione su un tema insidioso – l’omosessualità – che spesso viene affrontato escludendo dal ragionamento il buon senso, so a priori che forse le mie parole risulteranno sgradevoli a chi è in mala fede o è solito ragionare col ventre. Premetto che dell’opinione di costoro non m’importa nulla. Dunque, ribadisco che non provo sentimenti pregiudiziali o di fastidio nei confronti degli omosessuali. Ritengo sia ingiusto discriminarli e trattarli come figli di un Dio minore. Pur tuttavia, mi irritano quelli che hanno trasformato l’omosessualità in un vessillo giacobino, un piede di porco per scardinare i valori etici e destabilizzare le istituzioni su cui si regge la società civile, a partire dalla famiglia. 
Prima questione: l’omosessualità è un’indole naturale o è contro Natura? A sostegno della prima ipotesi, si indica il fatto che è sempre esistita e che l’istinto affettivo e sessuale tra individui dello stesso sesso è connaturato nell’essere umano. Forse, però esistono da sempre anche la prostituzione e la follia! L’OMS stima che l’orientamento omosessuale riguardi “uno su venti”, come già indicava nel 1947 il Rapporto Kinsey. L’incidenza del 5% sulla popolazione umana suggerisce che l’omosessualità sia una anomalia della natura, un’eccezione e non certo la regola. Altra indicazione: l’omosessualità è comune fra gli animali. Gli etologi hanno osservato che in almeno 1.500 specie animali i rapporti omosessuali sono diffusi, sia in cattività che in ambiente naturale. Basti pensare al comportamento delle scimmie antropomorfe, dei pinguini, delle pecore, dei piccioni e dei delfini. Ma sarebbe più corretto parlare di bisessualità. Poiché gli animali non sono condizionati dalla morale e assecondano l’istinto, la bisessualità sarebbe un fatto naturale come bere, nutrirsi e cacciare. Ma in natura esistono anche la violenza sessuale e l’infanticidio. Dobbiamo legittimarli? In ogni caso, le specie animali classificate sono quasi due milioni e 1.500 casi costituiscono una vera inezia. Perciò, anche fra gli animali, come fra gli esseri umani, l’omosessualità non è la norma ma l’eccezione. Inoltre, l’istinto degli animali è primordiale e teso alla sopravvivenza (che detta atteggiamenti adattivi) e alla soddisfazione dei bisogni primari. Nell’essere umano è innata la coscienza morale che lo rende superiore alla bestia e che detta alla ragione il comportamento che assicura non solo la sopravvivenza ma anche l’evoluzione culturale e spirituale della specie. La coscienza ci conduce verso l’eterosessualità perché è l’unica forma di sessualità dettata dall’amore universale per la vita e in grado di dare continuità alla vita stessa. Per quanto l’amore fra persone dello stesso sesso possa essere sincero e profondo, l’atto fisico omosessuale, invece, è un piacere sterile poiché preclude il dono della vita. Il codice della Natura comanda sopra ogni altra cosa la riproduzione e in tale ottica è palese che l’omosessualità tradisce la natura. Ergo, non la si può considerare “normale”, trattandosi invece di una anormalità, una deviazione. 
Seconda questione: perché tutte le grandi religioni condannano l’omosessualità? Sebbene la Chiesa cattolica non condanni la persona con tendenze omosessuali, nel 1986 ha definito tale orientamento “intrinsecamente disordinato” e considera l’atto omosessuale un abominio perché contrario alla legge naturale, laddove per natura non ci si riferisce tanto alle cose naturali quanto alla natura umana e alla sua coscienza, capace di riconoscere il bene per grazia divina. Che diceva Gesù a tale proposito? Nel Vangelo non c’è alcun episodio da cui si possano evincere le idee o l’insegnamento cristico relativo ai rapporti omosessuali. Tutt’al più, si riscontrano esempi di tolleranza e amore e inviti a non giudicare. Ma è anche vero che Gesù non approvava le “intenzioni cattive”, quali l’impudicizia e le fornicazioni. Forse Gesù non biasimava gli omosessuali ma certamente non li additava come buoni esempi da seguire. È difficile pensare che abbia mai scagliato una pietra contro un pederasta, visto che salvava le prostitute, ma è ancora più difficile pensare che approvasse rapporti sessuali chiaramente contrari al disegno di Dio. Le altre religioni abramitiche (ebraismo e islamismo), al pari dei cristiani ortodossi, condannano l’omosessualità con fermezza. Un precetto buddhista recita: “Astenersi da una cattiva condotta sessuale”. Il Dalai Lama ha deplorato gli atti omosessuali con parole chiare e laconiche: “No assoluto. Senza sfumature”. Anche nell’induismo l’omosessualità, pur tollerata, è socialmente vista come realtà negativa. In sostanza, tutte le grandi religioni non vedono di buon occhio gli omosessuali e ne scoraggiano le pratiche quando non le vietano (come nell’Islam, dove l’omosessuale rischia la pena di morte). Perché? Quale significato dobbiamo cogliere in questa chiusura? Penso sia da stolti rispondere che le religioni sono istituzioni viete e repressive, che impongono le regole per avere il controllo della vita umana. Le religioni le abbiamo create noi e ci indicano la via per arrivare a Dio; poco importa se le vie sono diverse. Le accomuna il rifiuto delle scorciatoie serpeggianti e dei comportamenti dettati dall’egoismo. E quale forma di egoismo è più deleteria per la vita di quella che nega alla vita stessa la possibilità di perpetrarsi in modo naturale? In ogni caso, come conciliare la propria religiosità non tanto con l’inclinazione omosessuale, che non ha senso considerarla un peccato o una colpa, quanto con gli atti sessuali contro-natura che tutte le religioni disapprovano? Per riuscirci, occorre accettare compromessi che la coscienza, qualunque sia la fede cui attinge, non può accettare. Salvo sia intorpidita. 
Terza questione: cos’è veramente l’omosessualità? Oggi, guai a sostenere che l’omosessualità è una malattia. Non è politicamente corretto e si corre il rischio di essere insultati. Forte dell’opinione dei tre giganti della psichiatria – Freud, Jung e Adler, che avendo studiato a lungo l’omosessualità la consideravano una patologia – voglio correre questo rischio. La scienza ha vagliato molte ipotesi e spiegazioni. Secondo gli psicologi che sposano la teoria “innatista”, omosessuali si nasce. Vuoi per ragioni naturali (uno scherzo dell’ipotalamo), le stesse che portano una minoranza della popolazione ad essere mancina anziché destrimane. Vuoi per uno squilibrio ormonale durante la gravidanza. Vuoi per strani influssi, tra cui quello astrologico. Molti psicologi, invece, seguono la teoria “psicologica”, secondo la quale omosessuali si diventa per via di uno sviluppo disordinato della psiche. I sostenitori delle terapie di conversione sono infatti convinti che l’omosessualità sia un’alterazione dell’orientamento dello stato di default a causa di traumi emotivi, abusi sessuali e condizionamenti. Esiste una terza spiegazione “volontaristica”. Non esistono gli omosessuali, ma solo le tendenze e gli atti omosessuali. L’omosessualità sarebbe dunque un comportamento innaturale dettato dall’esterno: appreso ed acquisito. Sarebbe il frutto di una scelta individuale, un gesto di ribellione al conformismo sessuale. Chi ha ragione? Ad oggi, nessuna delle teorie eziologiche ha prevalso in virtù di prove scientifiche inoppugnabili. Il motivo per cui esistono i gay e le lesbiche costituisce un motivo di scontro e polemica anche per gli studiosi. Io penso che l’omosessualità sia “un disagio dell’anima”, un disturbo psichico. In quanto tale, è giusto capire e aiutare gli omosessuali.  Non esaltarli o imitarli. 
Quarta e ultima questione: perché la società sta virando verso l’omosessualità? Purtroppo siamo accerchiati, stretti alle corde da chi vuole imporci il falso concetto di normalità antropologica degli omosessuali. Intanto, non bisogna confondere la vera omosessualità coi comportamenti scabrosi e confusi di chi si dichiara bisessuale o sceglie un comportamenti trasgressivo perché è di moda. I falsi gay e le sporadiche lesbiche superano di gran lunga l’originale. Sono i prodotti scadenti di un’industria culturale informata dal relativismo, dal narcisismo, dall’ambiguità e dall’illusione che tutto sia possibile e lecito, per cui propone falsi miti da consumare con avidità. Rispetto gli omosessuali che vivono la loro condizione con garbo ma biasimo i depravati che danno il cattivo esempio e agiscono subdolamente per abbattere i valori umani in nome di una capziosa emancipazione, inducendo i giovani a scelte comportamentali che non sono affatto naturali, normali né tanto più sane. Prendiamo il penoso Gay Pride, ad esempio. Mi domando di cosa può andare orgoglioso un gay, delle sue scelte sessuali? Può essere orgogliosa una madre che mette al mondo il suo bambino e se ne prende cura con amore o chi ha costruito qualcosa con fatica e onestà, a prescindere dal fatto che sia etero, omo o casto. Trovo scandaloso che i mass media, asserviti a un’ingegneria sociale disgregante, cerchino di convincerci che l’orientamento omosessuale sia bello e giusto, e facilita il successo sociale. Eccolo il punctum dolens. Nella nostra società è in atto un processo di travisamento e ribaltamento dei principi morali per cui si spaccia per oro la pirite e si utilizza la leva mediatica per scardinare dalla testa (e dal cuore) della gente i perni etici e socio-culturali. I film ci spingono a credere che gay e lesbiche siano la punta di diamante della società contemporanea in termini di sensibilità, glamour e intelligenza. La televisione li esalta come se fossero tutti divertenti, sagaci e vincenti. La musica rock impone ai più giovani icone dai comportamenti sessuali deviati. Stolti! Non è certo la tendenza sessuale a fare di noi esseri migliori; caso mai è l’intelligenza, il cuore, l’umanità. La verità, purtroppo, è che l’omosessualità è vissuta ancora oggi come un problema per la maggior parte delle “anime in pena”. Molti omosessuali vivono male la loro condizione, con un senso di inquietudine e persino di colpa. Eppure, le lobbies gay sostengono che la chiave della felicità umana è gettare alle ortiche i nostri obsoleti schemi mentali e i valori tradizionali per aderire a una nuova, trasgressiva visione globale ed edonistica del mondo all’insegna della falsa libertà sessuale e del caos. Siamo sotto attacco. Un sistematico piano diseducativo sta lavando il cervello dei giovani e degli individui emotivamente più fragili, li sta confondendo e spingendo verso la crisi d’identità sessuale. Mi ha lasciato senza parole la recente dichiarazione di Umberto Veronesi, che non è uno stupido. Il noto oncologo ha infatti affermato che “quello omosessuale è l’amore più puro, al contrario di quello eterosessuale, strumentale alla riproduzione”. Inoltre, ha definito l’omosessualità “una scelta consapevole e più evoluta”. Magnifico! La strada a fondo cieco è segnata; si va non solo verso l’omologazione dell’omosessualità ma la sua glorificazione scientifica, etica e socio-culturale. Forse sarò inconsapevole e poco evoluto ma credo che ogni persona con la testa sulle spalle dovrebbe dire NO con fermezza ai tentativi di corruzione da parte dei cattivi maestri che esaltano l’omosessualità come modello positivo. Così come dico NO alla discriminazione e al pregiudizio nei confronti degli omosessuali, io dico NO alla immoralità dei corruttori, NO agli spettacoli volgari e provocatori come il recente Europride di Roma, NO ai matrimoni e alle adozioni gay, NO all’esaltazione della “diversità” sessuale e alla mistificazione, per cui s’inculca nell’immaginario collettivo la falsa coscienza che l’omosessualità non sia un disturbo della personalità ma una condizione naturale se non addirittura un plus. 
Quand’ero bambino non si diceva “gay”. I termini più eleganti per definire gli omosessuali erano “pervertito” e “sodomita”. Si può edulcorare la realtà, non falsarla. Penso sia esagerato chiamare “misfatto” il vizio dei sodomiti, come fece sant’Agostino. Ma credo anche che Dio “non ha creato gli uomini per fare un tale uso di se stessi”.

2 commenti:

  1. Non condivido il tuo pensiero ma lo rispetto, come ho rispetto per ogni tipo di pensiero.
    Vorrei però brevemente porti degli spunti che probabilmente non hai valutato, o semplicemente hai omesso per rendere veritiera la tua tesi.

    La questione coscienza e religione è un po' forzata e non ha basi scientifiche quindi non mi ci soffermo.
    Freud, Jung e Adler vissero nel lontano 1800, come ben sai ogni epoca è intrinsecamente condizionata dal contesto sociale. La psicologia, oltretutto, non è una scienza esatta ma tende ad "interpretare" quindi scarterei anche questo punto, e lo scarterei anche se provasse a reggere la tesi contraria.
    Mi piace la frase "Può essere orgogliosa una madre che mette al mondo il suo bambino e se ne prende cura con amore o chi ha costruito qualcosa con fatica e onestà, a prescindere dal fatto che sia etero, omo o casto." E' proprio questo il punto. E' proprio questo che vorrebbe ogni omosessuale sulla faccia del globo, pari diritti. Ed è per questo motivo che hanno creato il Gay Pride che successivamente è stato troppo strumentalizzato, su questo hai ragione, ma il significato è ben più profondo di quello che vuoi far credere, ed è su queste basi che che si chiedono i diritti alla società. Nessun omosessuale cerca di "convertirti", nessun omosessuale ha mai detto "o mio dio che schifo un etero" nessun omosessuale ha mai cercato di discriminare o denigrare un altro essere umano, soprattutto nessun omosessuale cerca di negarti alcun diritto. Questo è quello su cui, secondo il mio modestissimo parere, dovresti ragionare.
    Buona serata.

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  2. Salve. Anch'io rispetto il tuo punto di vista, in special modo perché lo esprimi garbatamente. Quello che non apprezzo è la difesa isterica e subdola delle proprie posizioni, di qualunque segno siano. Ho ragionato sulle tue parole e non penso di essere stato offensivo o irrispettoso nei confronti dell'omosessualità. E' che ho l'abitudine di dire pane al pane e vino al vino. In ogni caso, ribadisco che non sono omofobo. Non ho nulla contro gli omosessuali, purché non diano scandalo. La verità è che non sopporto i provocatori, i perversi, chi calpesta il comune sentire e alza la voce per starnazzare, chi fa "outing" per mettersi in mostra. Per altro, sono d'accordo con te, in genere un omosessuale non nega i diritti altrui ed è giusto riconoscere i suoi. Quello che non mi convince, né tanto più piace, è il modo artato con cui si sta imponendo il relativismo nella nostra società. Credo sia giusto non discriminare chi ha fatto una scelta sessuale "diversa" ma nello stesso tempo disapprovo chi cerca d'imporre il concetto che questa "diversità" sia cosa buona e giusta. Inoltre, trovo penoso che un essere umano esprima orgoglio per le proprie attitudini sessuali. Dovrebbero farlo per i propri meriti. A meno che vogliamo considerare un merito essere gay... Buona giornata.

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