sabato 2 luglio 2011

Ridateci il sorriso e la fiducia nel domani


“Chiedete e vi sarà dato” suggerisce il Vangelo, che prendo alla lettera formulando alcune richieste e rivolgendole a chi governa la nazione e indistintamente a tutti quelli che condizionano la nostra vita occupando ruoli decisionali in ambito istituzionale, economico, socio-culturale e religioso. In realtà, più che chiedere ex novo vorrei che ci fosse restituito ciò che ci è stato tolto. Iniziamo, dunque. Ridateci la fiducia nel domani, che al momento latita. Per lo meno, fateci sapere quanti giorni mancano all’alba. Ridateci la speranza che le nuove generazioni erediteranno un mondo migliore del nostro, che sta andando a rotoli. Ridateci i sogni e gli ideali perché ci rifiutiamo di credere che ciò che conta nella vita è apparire, alzare la voce, guadagnare il più possibile (non importa come), consumare a più non posso (compresa la vita stessa), divertirsi e basta senza pensare al domani. Ridateci la coscienza dell’ordine naturale delle cose, di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, del fatto che non si può sfuggire alle leggi dell’universo, compresa la legge di causa-effetto, per cui è sciocco fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi mentre è saggio il contrario. Ridateci una scuola seria, che non si limiti a insegnare ma educhi alla vita. Siamo stanchi di vedere uscire dai banchi di scuola frotte di asini e oche. Ridateci una televisione che metta al bando le parolacce, i programmi diseducativi, la spazzatura e le oscenità. Cambiamo la musica e i musicisti perché “non è mai troppo tardi”, come diceva il maestro Manzi quando la TV era in bianco e nero e tanti italiani erano analfabeti. Ridateci le buone maniere. Com’era bella e sana l’Italia in cui si chiedeva “permesso” e “per favore” e il “grazie” fioriva sulla bocca di tutti. Oggi, le bocche sono piene di letame e l’intercalare è all’insegna dei “cioè” senza senso e delle parti anatomiche. Ridateci uno stato che funzioni perché è inammissibile che il nostro Paese sia così depresso e immobile. Ridateci la giustizia, quella vera, che non si piega ai capricci della piazza, alle lusinghe dei potenti e alla volubilità del cuore. Ridateci il sorriso perché siamo diventati cupi, cattivi e antipatici a furia di digrignare i denti. Ridateci la serenità e il timor di Dio, che non guasta mai. Ridateci la bussola perché stiamo navigando senza e il cielo è coperto e non si vedono più le stelle. Ridateci il pudore, l’entusiasmo, il coraggio e un po’ di sana follia. Ridateci una società dove contano il merito e il valore e dove si lavori per il bene comune. Ridateci la nostra dignità e la voglia di pensare in grande, come facevamo quando eravamo poveri ma intraprendenti. Ridateci un nuovo umanesimo, dove l’essere umano coi suoi bisogni etici e spirituali sia al centro dell’attenzione, e dove il benessere materiale sia la conseguenza logica dell’agire onesto, equo e solidale. L’Umanesimo fu l’anticamera del Rinascimento. Ridateci l’orgoglio di essere i pronipoti dei grandi italiani di quel tempo e con esso la determinazione di mettere a frutto i nostri talenti, di essere i fabbri del nostro destino per costruire un’Italia nuova, che susciti l’invidia di altri popoli. Ridateci la spinta per rinascere dalle nostre ceneri. È forse utopistico ciò che chiedo? La vera illusione è pensare che qualcuno ci restituisca il maltolto. Dobbiamo essere noi a riprenderci ciò che abbiamo perduto, a cambiare lo status quo, e forse non basterà che Berlusconi si faccia da parte. In Italia non c’è un Harry Potter che possa compiere magie. Disponiamo solo di tanti pseudomaghi. Per spezzare il malefico incantesimo di cui siamo vittime bisogna resistere, dando il buon esempio, e insieme reagire, determinando un cambiamento interno ed esterno epocale.

Editoriale pubblicato il 2/7/2011 su:

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