giovedì 21 luglio 2011

Sembra Itaca con politici famelici come i Proci


Ho sognato che i principali protagonisti della scena politica italiana arrancavano distesi nel fango, sotto una pioggia maleodorante. Qualcuno litigava con un certo Ciacco ma i più cercavano di sfuggire a Cerbero, che li mordeva e graffiava. Ho immaginato si trovassero nel terzo cerchio dell’Inferno dantesco, quello dei golosi. Poi mi sono svegliato, deluso che fosse solo un sogno. Aldilà di queste improbabili suggestioni, è innegabile che la gente non ne può più dell’ingordigia dei politici, su cui il sommo Poeta avrebbe speso parole di brace. La gente è stufa di una casta che invia al Paese segnali chiari ma odiosi. L’Italia è in brache di tela e loro cosa fanno? Tanto per cominciare, alcune settimane fa il parlamento ha deliberato all’unanimità (ma sottovoce) un aumento della retribuzione dei parlamentari di 1.135 euro. Una bazzecola, visto che gli onorevoli già percepivano uno stipendio base che è oltre il doppio di quello dei loro colleghi europei e una remunerazione totale che coi rimborsi spese e le indennità sfiora i 20.000 euro al mese esentasse. Senza contare la serie infinita di agevolazioni (è tutto gratis, dai francobolli fino ai viaggi in aereo). Non li si può accusare di incoerenza, però; i nostri eurodeputati hanno lo stipendio più alto d’Europa (più del doppio dei francesi). Non contenti di essere i primi della classe, i “golosi” hanno rimandato al mittente il finto tentativo di abolire le Province e tagliare le spese della Politica, che come ha rimarcato Il Sole24Ore costa agli italiani ben 23 miliardi di euro all’anno. Una cifra da capogiro. Ogni tanto si favoleggia di diminuire il numero dei parlamentari, che sono troppi (945, contro i 510 degli USA e i 350 della Spagna) e troppo costosi, ma la possibilità che ciò avvenga è remota. È una favola, infatti. Perché la casta dovrebbe auto-mutilarsi? Perché dovrebbe rinunciare anche solo a una minima parte dei propri privilegi? In questo, la destra, la sinistra e il centro vanno a braccetto. Non se ne parla neppure di tagliare le indennità (144 milioni di euro annuali) e i vitalizi dorati (218 milioni di euro solo per gli ex-deputati). Il contribuente mantiene una torma famelica di 2.238 ex-parlamentari ed ex-consiglieri regionali. Nel 2010, un deputato di IDV propose un taglio dei suddetti costi del 60%: Si andò a votare alla Camera, dove nell’occasione erano presenti 525 deputati, che respinsero la folle idea (22 favorevoli, 498 contrari). Guai a toccargli il portafoglio e la pensione ai crapuloni gozzoviglianti della Politica! E guai a toccare i rimborsi elettorali, per quanto Tremonti punti a un taglio del 10%. La crisi è palpabile e i poveri sono sempre di più nel nostro derelitto Paese ma lo Sato continua a spendere un miliardo di euro solo per le auto blu e 2,5 miliardi di euro per le consulenze esterne, affidate agli amici e agli amici degli amici. Questa è la Politica, purtroppo, che non è una scienza esatta ma un’arte, come sosteneva Bismarck. Mi viene il sospetto che in Italia sia diventata l’arte di approfittarsi del prossimo. Per molti uomini politici, disonesti e parassiti, è la scorciatoia per fare affari e arricchirsi. Tutti conosciamo la storia di Ulisse e la sua Odissea. Ebbene, non vi pare che l’Italia di oggi ricordi la disgraziata Itaca caduta nelle grinfie dei proci? Chi ci invita ai sacrifici ci irride con le sue abbuffate. Che fare, dunque? È improbabile che ci soccorra un Ulisse vendicativo. Solitamente, poi, i salvatori della patria fanno solo danni. Non ci resta che attendere le prossime elezioni politiche per spedire all’inferno i golosi – ovvero i nuovi proci – con un biglietto di sola andata.
 
Editoriale pubblicato il 21-7-2011 su: 


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