lunedì 22 agosto 2011

Crisi, ci salverà il pensiero creativo


Sono tempi duri - era solito ripetere un professore di latino del Liceo Classico Volta di Como ormai in pensione. In effetti, siamo in affanno e giustamente preoccupati. L’estate ha peggiorato le cose e l’autunno si annuncia carico di insidie. Fra le manovre del governo per tamponare le falle del Titanic-Italia che affonda, il crollo della Borsa e l’agonia del sistema creditizio-economico, rischiamo di vivere l’incubo di una recessione che ci costringerebbe a rivedere le nostre ambizioni e il nostro stile di vita. Ieri, il direttore di una banca mi spiegava che i cinesi hanno interesse a indebolire l’euro e il dollaro e perciò stanno attuando una sottile campagna speculativa di cui i rovesci della Borsa sarebbero l’effetto più evidente. Ma tutto passerà, diceva, è solo una bufera. Beato lui che ci crede! Sì, forse subiamo i capricci dei monsoni finanziari e chi ha i nervi saldi ne uscirà senza le ossa rotte, ma ho come l’impressione che la realtà sia persino peggiore di come appare. Se anche gli Usa (che hanno rischiato il default) e la Germania soffrono e il resto del mondo patisce, significa che la situazione è grave. Il mondo rischia un crack globale peggiore della grande depressione che seguì il crollo di Wall Street nel 1929. Figuriamoci l’Italia, che è un vaso di coccio. 
Che fare? Non sono un esperto di economia e neppure Nostradamus, perciò rinuncio a sparare corbellerie. Pur tuttavia, sono un umanista e quindi vorrei esprimere un’opinione che tenga conto del fattore umano anziché dei flussi e delle leggi economiche. Le crisi sono momenti fondamentali per lo sviluppo umano. Ci mettono in difficoltà ma insieme ci costringono a pensare e poi ad agire. Ci risvegliano dal torpore e dall’apatia prodotti dal benessere, dalle false sicurezze, dalle abitudini. La crisi che stiamo affrontando rappresenta una splendida opportunità di sviluppo. A patto che… 
“La bellezza ci salverà” – sosteneva Dostoevskij. Credo non basti, ci servono le idee. A salvarci sarà solo il pensiero creativo. Quello di cui abbiamo più bisogno in questo momento è ritrovare la capacità di usare la parte destra del cervello, che elabora il pensiero analogico. Ma temo che in molti sia rattrappita a furia di pensare con la testa altrui o non pensare affatto. Un tempo, eravamo famosi per il nostro genio, la nostra fantasia, la nostra creatività. Qualità nazionali che oggi sembrano un po’ appannate. Non dovrebbe essere impossibile lustrarle e rimetterle in gioco. Come? La ricetta l’ha dettata Einstein, cui non mancavano le idee. Primo: “esci dalla confusione, trova la semplicità”. Secondo: “dalla discordia trova l’unione”. Terzo: “nel pieno delle difficoltà risiede l’occasione favorevole”. Se saremo in grado di restare calmi, essere uniti e vedere le cose che accadono intorno a noi col terzo occhio (l’intuito favorisce i disegni della mente), sapremo trovare le soluzioni ai problemi che ci assillano. Sapremo uscire dal pantano, individualmente e come comunità. Però dovremo avere la forza di pensare con la nostra testa, di avventurarci nei territori inesplorati della mente, dove altri non osano entrare. Dovremo essere creativi, innovativi, audaci. Ad esempio, se non troveremo il lavoro che fa per noi potremo sempre inventarci un lavoro nuovo. Come Mark Zuckerberg, il brillante giovanotto che ha avuto il coraggio di creare qualcosa (Facebook) che non esisteva, piace ed è utile. Quante idee nuove e vincenti come i social network attendono di essere scoperte e di fare ricchi i loro inventori? Credo che solo il pensiero creativo possa tirarci fuori dai guai. 
Perciò dobbiamo avere fiducia nelle idee che ci verranno domani.

Editoriale pubblicato il 22/8/2011 su: 


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