sabato 10 settembre 2011

I dieci anni che sconvolsero il mondo

Sono trascorsi dieci anni dagli attacchi suicidi da parte di Al-Qaeda contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d’America. La memoria del fatale 11 settembre 2001, in cui tre aerei dirottati dai terroristi si abbatterono sulle Torri Gemelle del World Trade Center di New York e sul Pentagono a Washington (il quarto aereo si schiantò in un campo in Pennsylvania), è ancora terribilmente vivida. Chi non ricorda le immagini strazianti dell’America colpita al cuore che le televisioni di tutto il mondo mettevano in onda in tempo reale e che provocarono in noi, incollati agli schermi, orrore e sbigottimento? Sentimenti mutuati successivamente in rabbia e desiderio di vendetta, poiché tutti (salvo i cretini) ci sentimmo americani, e in particolar modo cittadini della Grande Mela. Tutti ci sentimmo partecipi di un tragico evento che andava aldilà della nostra immaginazione. Eravamo solidali con l’America, straziata da un vile attacco che non era diretto solo all’America ma all’intera società civile e democratica di cui facciamo parte. Anche noi, idealmente, dichiarammo “guerra al terrorismo” e fummo colti da improvvisi conati di paura e diffidenza. A distanza di dieci anni da allora è giusto commemorare le circa 3.000 vittime della follia umana ma non ci può limitare a questo. Occorre fare una riflessione onesta su ciò che fu veramente l’11 settembre 2001 e sull’onda anomala che esso ha generato. Le domande da porsi sono tante. A cominciare da quella che molti di noi si sono fatti sottovoce. Si trattò veramente di un attentato terroristico o non fu, piuttosto, una macchinazione del governo ombra degli Stati Uniti d’America, cui premeva suscitare nell’opinione pubblica una forte ondata di indignazione che giustificasse azioni militari come la guerra in Afghanistan e l’invasione dell’Iraq? Non voglio ricamare inutili dietrologie né alimentare i dubbi, per altro consistenti. Aldilà dei veri mandanti degli attacchi, occorre riconoscere che l’11 settembre 2001 non collassarono solo le Torri Gemelle ma fu traumatizzata la nostra coscienza. Perciò, quella data funesta va considerata uno spartiacque; essa separa il mondo vecchio dal nuovo mondo. Il mondo che c’era prima è scomparso, spazzato via insieme alle nostre sicurezze, alla nostra serenità, alla nostra fiducia nel domani. Nel 1917, un giornalista statunitense di nome John Reed fu partecipe, oltre che spettatore, della Rivoluzione russa, che raccontò in un libro bellissimo: I dieci giorni che sconvolsero il mondo. Parafrasandone il titolo, è quasi scontato affermare che il primo decennio del XXI secolo ha sconvolto il mondo, lo ha cambiato radicalmente. Come? Intanto, ha segnato l’inizio della decadenza dell’impero americano e il tramonto del diritto internazionale. Poi, sono crollate molte certezze e illusioni (la new economy, ad esempio). Infine, ha “normalizzato” le perverse logiche terroristiche (basti pensare agli attentati di Madrid, Londra e Mosca) e decretato la legittimità e la continuità dei conflitti armati. Non mi riferisco solo all’Iraq, all’Afghanistan e alla Libia, dove si è combattuto e si combatte aspramente, o al Medio Oriente, dove Israele e i Palestinesi si avvicinano a grandi falcate al redde rationem. Parlo del sottile ma devastante conflitto in corso contro nemici la cui morfologia ricorda il camaleonte e la cui strategia fa pensare al tarlo. Chi sono questi nemici? I fondamentalisti islamici? I terroristi in generale? Forse. Ma forse ce ne sono altri, che reggono i fili dei burattini e tramano per destabilizzare la società, indebolire l’economia, impaurire la gente. I veri nemici dell’umanità sono quelli che hanno bisogno di creare falsi nemici su cui riversare odio e attenzione per depistarci e realizzare subdole strategie di controllo e potere sul mondo. Il fatto è che viviamo in una società che si regge sulla mistificazione e qualcuno ha interesse a renderci deboli. L’ultimo decennio ha sancito la nostra debolezza e ci ha tolto il sorriso mettendo a nudo una vulnerabilità politica, sociale, economica e morale che induce al pessimismo sul genere umano e le sue prospettive. Ma, soprattutto, ha sancito l’avanzata del male nelle sue molteplici forme. È come se col crollo delle Torri Gemelle fossero cadute le fondamenta stesse di un umanesimo disgregato dal relativismo e dal materialismo, e già pericolante da tempo. Da tempo, infatti, il genere umano ha imboccato una strada a fondo cieco, si è imbarcato sulla nave dei folli. Eppure, l’11 settembre avrebbe dovuto sortire un effetto diverso. Avremmo dovuto risvegliarci dal torpore e riconoscere la vera consistenza dei vestiti dell’imperatore, che è nudo e osceno. Non solo. Avremmo dovuto reagire. Al contrario, abbiamo accettato passivamente di vivere con l’affilata spada di Damocle sopra la testa, come se fosse una condizione normale. È certamente normale il fatto che ci siamo abituati a vivere come ectoplasmi. Ricordate? Prima dell’11 settembre confidavamo nella docilità della vita, nella forza dell’Occidente, nella valenza positiva del nostro stile di vita. Pensavamo che il futuro ci avrebbe riservato piacevoli sorprese: una crescita costante del benessere collettivo determinata dal progresso umano. Oggi, invece, brancoliamo nel buio e barcolliamo confusi. La politica è un rebus, l’economia in ginocchio, la nostra identità compromessa, la civiltà giudaico-cristiana in crisi di idee e valori. Siamo naviganti senza bussola e col timone spezzato. Siamo naufraghi in un mondo alla deriva. Di chi è la colpa? Sorge un dubbio: se fosse anche nostra? Se l’apatia fosse divenuta organica e il nostro cervello si fosse atrofizzato a causa dei giornali e delle televisioni, strumenti di un sistema corrotto che tradisce la verità e incide sugli umori e l’evoluzione della coscienza collettiva come il pifferaio di Hamelin? Ma soprattutto, com’è possibile che gli ultimi dieci anni ci abbiano sconvolto al punto di avere fiaccato la nostra vitalità? Certo, va fatto un doveroso distinguo; ci sono nazioni che hanno reagito meglio di altre in virtù di risorse umane e non solo migliori. E noi italiani? Bé, si sa che gli italiani più che in Dio credono nei miracoli. E comunque, noi confidiamo nell’immaginazione per risolvere i problemi. Se non bastasse? Ho immaginato che rebus sic stantibus tra poco il Ground Zero potremmo averlo in casa e non credo che saranno gli epigoni di Osama bin Laden a creare il devastante vuoto in cui saremo risucchiati.

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