sabato 3 settembre 2011

Il pane (e il companatico) degli angeli





Si stima che nel corpo umano ci siano 50.000 miliardi di cellule. Nell’arco di un anno una buona parte di queste cellule viene rinnovata. Dopo sette anni il rinnovamento è pressoché totale. Si può affermare che ogni sette anni cambiamo in modo radicale, diventiamo individui nuovi con un corpo nuovo. Cos’è che determina una palingenesi così radicale? La risposta è quasi banale: il cibo. L’uomo si ciba di alimenti fisici, ma anche di luce e pensieri. Si ciba di energia che produce nuove cellule, destinate a sostituire quelle che muoiono. L’energia che assumiamo non serve solo a mantenerci in vita ma principalmente a ridisegnare nel tempo la nostra configurazione fisico-mentale e a plasmare il nostro futuro. Il cibo alimenta il nostro corpo carnale ma anche i corpi sottili. “L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach nel 1850. Nelle sue parole si coglie l’eco del Rigveda, uno dei testi fondamentali del pensiero indiano, dove si rammenta che “il cibo è Brahman”. Il cibo è veramente energia divina, confermano gli angeli, che ci sgridano per il modo meccanico, scriteriato e inconsapevole con cui ci alimentiamo. La qualità oltre che la quantità degli alimenti assimilati attraverso la bocca, la pelle e la mente, nutre la nostra coscienza cosmica e determina una maggiore o minore consapevolezza del nostro posto nell’universo. “Dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei”, ha scritto Brillat-Savarin nella sua famosa Fisiologia del gusto. Fai attenzione a quello che mangi per sapere quello che diventerai, ci suggeriscono argutamente gli angeli, che si nutrono solo di luce e amore ma la loro competenza supera quella di tutti i dietologi del mondo, di tutti gli esperti di alimentazione.  E poiché non sono gelosi della loro sapienza, gli angeli ci donano pillole di consapevolezza nutrizionale affinché impariamo ad alimentarci in modo spirituale oltre che fisicamente, e in ogni caso con intelligenza. In questo post riassumerò dunque i principali insegnamenti degli angeli limitandomi al nutrimento fisico, vale a dire ciò che viene messo in tavola ed è destinato a finire nel nostro stomaco.  
Prima ancora di analizzare cosa mangiare, gli angeli ci indicano come mangiare. Le analogie fra le istruzioni angeliche da una parte e il ricco patrimonio costituito dalla saggezza dei vecchi e dalle tradizioni che consideriamo “alternative” ci stupiscono e ci fanno riflettere. Un tempo l’uomo conosceva la verità. Oggi preferiamo coltivare la menzogna in nome di un progresso il cui fallimento è davanti agli occhi di tutti. Basti pensare al problema della fame nel mondo cui fanno da contraltare alcune sindromi della società consumistica: obesità, bulimia e anoressia. Il primo monito è duplice: prima di sedervi a tavola lavatevi le mani. E prima di toccare il cibo ringraziate il Signore. Credo che la maggior parte delle persone, ovviamente mi riferisco alle persone civili, si deterga le mani prima di mangiare, principalmente per ragioni igieniche. Temo, invece, che poche persone mantengano in vita la tradizione una volta diffusa nelle famiglie di rivolgere un preghiera di ringraziamento al Cielo e chiedere la benedizione del cibo. Io per primo non avevo questa abitudine. L’ho adottata in tempi recenti, sollecitato a comportarmi come un patriarca dalla richiesta del mio angelo. Bene, devo confessare che inizialmente ero riluttante e provavo un certo imbarazzo, soprattutto se avevo ospiti a pranzo o mi trovavo in un luogo pubblico. Adesso troverei disdicevole non ringraziare Dio per il cibo che mi dà e rivolgere un pensiero misericordioso a coloro che soffrono la fame. Anche farsi il segno della croce è un modo di santificare il desco e trasformare un pranzo ufficiale piuttosto che un semplice spuntino in un convivio che attiri gli angeli. Sembra che Socrate abbia detto: “Gli uomini malvagi vivono per mangiare e bere, i buoni mangiano e bevono per vivere”. È il principio che deve condizionare il nostro rapporto con il cibo, illuminare le nostre scelte alimentari. C’è del vero in ciò. Quando Tertulliano, che dapprima avversò il cristianesimo ma poi si convertì e divenne un apologista famoso, scrisse che “la ghiottoneria è la porta dell’impurità” riferiva ciò che aveva sperimentato nelle taverne frequentate da giovane. L’abuso di cibo, soprattutto se è sofisticato, di vino e di alcolici non favorisce certo la crescita spirituale né mantiene sano il corpo e la mente. Come ben sanno gli storici, l’alimentazione è fra le cause della caduta dell’Impero romano, che raggiunse l’apice della civiltà anche in cucina. Molti secoli prima che Roma crollasse sotto il peso dei suoi manicaretti, Catone il Censore esclamava sconsolato: “Cosa difficile è discutere con il ventre perché non ha orecchie!”.
Bisogna mangiare poco ma quel poco che sia buono e abbastanza, ripeteva sempre mio nonno con il sorriso sulle labbra. La sua frase riceverebbe l’approvazione degli angeli, le cui principali raccomandazioni sono tre: 1. Mangiate con moderazione. 2. Mangiate ciò che vi piace. 3. Mangiate solo cibi buoni e sani. Gli angeli ci invitano alla giusta misura nelle cose. Il piatto non deve essere mai troppo pieno quando viene servito né lo stomaco troppo sazio quando ci alziamo da tavola. È meglio conservare sempre un pizzico di appetito piuttosto che provare nausea per ciò che si è ingerito. Può sembrare paradossale ma spesso mangiamo cibo che non ci piace, non ci soddisfa, non ci appaga. Ci giustifichiamo nei modi più puerili, come se le circostanze fossero più forti del nostro libero arbitrio. Nessuno ci obbliga a mangiare ciò di cui non sentiamo il bisogno. Per quanto riguarda l’aspetto qualitativo del cibo, ci ritornerò fra breve. Gli angeli ci invitano a non mangiare in piedi né troppo in fretta e ci consigliano cibi naturali, cucinati semplicemente. Credo che gli angeli custodi entrino malvolentieri in un Fast food. Quando accompagnano un’anima che ha deciso di mortificarsi da Mc.Donalds le loro ali vibrano come le pale di un ventilatore nella speranza di allontanare il puzzo di fritto prima che s’impregni nelle piume. Secondo gli angeli, il cibo dev’essere sattvico. Sattva è un termine sanscrito che significa “equilibrio”. È il principio della luce, della consapevolezza, dell’intelligenza e dell’armonia che l’Ayurveda, la millenaria medicina indiana, ci raccomanda di metabolizzare a fini preventivi o curativi. Certi cibi contengono energia sattvica, altri no. Ciò significa che solo certi alimenti promuovono la longevità, la qualità della vita, la virtù, la forza, il benessere, la felicità, ecc. Altri, invece, causano accumulo di impurità, disagi, malattia, tensione, frustrazione, acidità. I cibi sattvici (potremmo definirli “angelici”) sono piacevoli, saporiti, sani, nutrienti, semplici ed equilibrati. Il mantenimento o il recupero della salute dove è compromessa passa necessariamente attraverso un’alimentazione sattvica, che per sua natura è semplice e naturale. Nemmeno la nouvelle cuisine o i trionfi gastronomici piacciono agli angeli. Per quanto saporiti siano e appaganti per i sensi, i cibi troppo elaborati o cucinati senza amore non favoriscono l’armonia né la salute. In una lettera a un suo conoscente, Seneca scriveva: “Ti meravigli che le malattie sono troppe? Conta quanti cuochi ci sono!”. È forse cambiato qualcosa rispetto ai tempi di Seneca? Le ricette della nonna o i piatti della tradizione contadina, i prodotti stagionali e gli alimenti privi di conservanti sono pur sempre il consiglio dello chef angelico. Gli angeli insistono su cosa non dobbiamo mangiare. Essi ci invitano a escludere dalla nostra dieta alimentare la carne e il pesce. Gli angeli sostengono il vegetarianesimo e lo supportano con argomentazioni ferme e convincenti. Ma prima di analizzarle, vorrei ricordare a chi considera i vegetariani con superficialità, fastidio o disprezzo, che la scelta vegetariana non è una moda bislacca o un vezzo estemporaneo. Essa costituisce una rigorosa scelta di vita che concilia motivazioni di natura morale e spirituale con istanze salutistiche. Ciò che la gente sa, crede di sapere o afferma del vegetarianesimo è in gran parte falso e denigratorio e questa non-informazione o informazione contorta rafforza i pregiudizi anziché fugarli. 
Per le tre grandi religioni che hanno avuto come culla l’India - induismo, buddhismo e jainismo - il vegetarianesimo è un cardine su cui ruotano abitudini, riti e credenze così radicate che è impossibile strapparle dal cuore degli uomini. Questo perno è retto dalla fede nella trasmigrazione delle anime o metempsicosi. In India la mucca gode d’immunità e cammina in mezzo alle strade dove ancora oggi si muore di fame perché nessun indiano ucciderebbe mai l’animale in cui potrebbe essersi incarnato suo nonno. La scelta vegetariana non penalizza certo la gastronomia. Come ha notato lo storico R. Tannahil, autore di un interessantissima Storia del cibo, “la cucina vegetariana del sud dell’India può essere considerata ancora oggi fra le cucine più raffinate del mondo”. Personalmente preferisco la cucina mediterranea. Noi italiani abbiamo il grande merito di avere inventato la pasta e la pizza; vale a dire il fuoco e la ruota. Guarda caso, sono alimenti vegetariani. E a proposito di inventori, vorrei sottolineare che Leonardo da Vinci e Albert Einstein, forse le menti umane più alte nell’intera storia della civiltà, erano vegetariani. Questo semplice appunto dovrebbe far riflettere quelli che si mettono in bocca sciocchezze del tipo: “il nostro cervello ha bisogno di pesce” o “i bambini non possono fare a meno della carne per crescere sani”. Ma chi l’ha detto? Chi ha mai dimostrato la fondatezza di assunti così arbitrari? Molti campioni dello sport, fra cui il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, Michael Jordan, seguono un regime alimentare vegetariano. Non mi pare proprio che il cervello di Einstein, refrattario al pesce, e i muscoli di Jordan, sviluppatisi senza carne, rivelino particolari carenze. È più facile trovare riscontri negativi fra i grandi mangiatori di carne; gli psicologi potrebbero descrivere molto bene il nesso fra l’assunzione eccessiva di carne rossa e la violenza. Il Mahatma Gandhi era vegetariano. E se fossero stati i cereali e le verdure a dare forza all’ahimsa (la non violenza) con cui ha sconfitto l’impero britannico? Gli angeli sorridono dell’ignoranza umana, ancora più accentuata in chi crede di sapere perché ha studiato. In un congresso medico è facile incontrare le persone più intelligenti del mondo ma anche le più stupide. Le cose non sono cambiate da quando Gesù diceva “medico cura te stesso” se ancora oggi molti medici non vedono aldilà del proprio naso. Chi dice che non possiamo rinunciare alle proteine animali fa la figura dei medici di Pinocchio. Quando la Fata chiede ai tre medici riuniti al capezzale del burattino se egli è vivo o morto, il primo medico (il corvo) sentenziò : “a mio credere il burattino è bell’e morto, ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio che è sempre vivo!”. Non riporto le parole del secondo e terzo medico, che a poco serve confermare la superficialità e la cattiva fede di molti Soloni della scienza, che ignorano o fingono d’ignorare la straordinaria versatilità della natura. Le proteine della carne possono essere sostituite da quelle contenute nella soia, nei legumi e nella quinoa. Per il resto, tutto ciò che ci occorre è presente nei vegetali, nella frutta, nel latte e nei formaggi, nelle uova non fecondate, nei cereali e via di seguito. Ma perché dobbiamo rinunciare alla carne? La risposta è nel Vecchio Testamento. “Poi Dio disse: ecco, io vi do ogni sorta di erbe produttrici di seme, che sono sulla superficie di tutta la terra, ed anche ogni sorta di alberi in cui vi sono frutti portatori di seme: costituiranno il vostro nutrimento” (Genesi 1, 29). Gli angeli ci offrono poi tre ottime  ragioni per togliere dalla nostra dieta alimentare le creature di Dio. C’è una prima ragione spirituale: nutrirsi di animali che hanno subito una morte violenta significa cibarsi della loro paura e metabolizzare il loro karma negativo. Quando un animale viene sacrificato per i piaceri della nostra gola la morte imprime nelle sue cellule un marchio indelebile, diffonde nei suoi tessuti vibrazioni energetiche negative. Quando mangiamo una scaloppina di vitello o una coscia di pollo arrosto mastichiamo anche le sostanze biochimiche che il cervello della bestia ha prodotto nello spasmo della morte. Ci nutriamo della sua disperazione, della sua impotenza, dei suoi muti “perché?”. Gli angeli ci dicono che il miglior filetto del mondo saprà sempre di cadaverina. Le salse, gli intingoli e gli aromi della cucina più raffinata non potranno mai cancellare gli effetti di una uccisione non necessaria ma voluttuaria. Non è indispensabile immaginare o credere che un tonno sia l’incarnazione di un infelice essere umano in fase di espiazione per provare solidarietà verso i suoi resti compressi in una scatoletta di latta! L’uccisione di un animale dovrebbe farci pena e commuoverci in ogni caso. Così come dovrebbe indignarci l’assassinio brutale di un elefante per sottrargli le zanne d’avorio o lo scempio di una volpe argentata per farne una pelliccia. Mangiare le creature di Dio significa dunque rimanere attaccati alla materia e impedire alla nostra coscienza di acquisire una consapevolezza più alta, all’anima di elevarsi. Gli angeli evidenziano una seconda ragione, di natura etica. Gli animali sono nostri fratelli, come insegnava San Francesco. Gli angeli ci avvisano: “Essi possiedono un’anima, proprio come voi”. La terza ragione è la più pratica e accessibile alle menti meno solidali con il regno animale. Ormai le acque sono inquinate e la terra avvelenata. Molti allevamenti da cui proviene la carne in vendita nelle macellerie o nei supermercati delle nostre città sono autentici laboratori di morte. Non solo perché le bestie subiscono lo stesso trattamento dei deportati ad Auschwitz o nei gulag di Stalin, ma perché vi si usano metodi belluini e sostanze illegali. Il caso della “mucca pazza” in Inghilterra, l’affaire della diossina in Belgio  ei più recenti episodi registrati in varie parti del mondo dimostrano non solo l’esistenza di una perversa logica autodistruttiva ma anche la fragilità dei sistemi difensivi del consumatore. È facile per le industrie e i governi mettere a tacere gli scandali e utilizzare poi i paesi sottosviluppati come scolo dei loro liquami, dei loro incidenti di percorso. Ma la realtà è nuda. Ci mostra un sistema di potere talmente ottuso e cinico da sacrificare la Natura in nome dell’economia di mercato. Gli angeli ci avvertono che i cibi transgenici produrranno la mutazione del genere umano. Non è fantascienza. Non occorre avere la mente acuta di Asimov per immaginare lo scenario del futuro. Sorgeranno malattie nuove e devastanti, create nei laboratori delle multinazionali e la Natura sarà impotente. Gli angeli ci chiedono di riflettere e agire perché questa folle corsa al suicidio di massa venga arrestata. Ma è necessario che molte coscienze individuali si sveglino perché la coscienza collettiva prenda energicamente posizione. Bisogna cominciare a dire “No” e se questo comporterà qualche sacrificio pazienza. Rinunciare al gusto di una wiener schnitzel non è la fine del mondo. Le cotolette impanate di seitan sono altrettanto buone. In ogni caso, i cibi a coltivazione biologica costituiscono da tempo un’alternativa accessibile che gli angeli caldeggiano.  
Anche il digiuno è un insegnamento che gli angeli ci affidano con sollecitudine. Spiritualmente corrisponde a una border line, la linea di confine aldilà della quale le prospettive dell’occhio umano cambiano e lo spirito batte le ali. Il digiuno è uno dei cinque pilastri di fede dell’Islam. Il ramadam, cioé il mese del digiuno diurno, mostra quanto sia forte questa fede. Era in uso nei misteri eleusini e di Iside, fra gli asceti e i monaci, fra i brahmani. Ancora oggi si ricorre ad esso per soggiogare la carne e accrescere la fortezza, oppure per ottenere il perdono dei peccati come capitava con la poenitentia fidelium nel Medio Evo. Il digiuno era lo strumento della protesta di Gandhi e fu, soprattutto, la prova che Gesù affrontò nei quaranta giorni di isolamento nel deserto prima di iniziare la propria missione. Il cielo apprezza quello che i cristiani ortodossi chiamano dies vigiliae per analogia con la guardia posta a difesa del male. Gli angeli ci chiedono di digiunare regolarmente, almeno un giorno alla settimana. Ma perché dovremmo digiunare? Perché è un’arma potentissima contro il male e uno strumento potentissimo per arrivare a Dio. Inoltre, certi demoni si possono sconfiggere solo con il digiuno e la preghiera. Il cibo è una delle cose che maggiormente ci legano alla Terra, alle tentazioni del demonio. Dio non vuole che le sue creature muoiano di fame, naturalmente, e  ci ha donato i frutti della Terra per nutrirci, ma desidera anche metterci alla prova attraverso la rinuncia, che fortifica lo spirito, lo eleva e ci stacca dalla materia.
Sul piano spirituale, digiunare ci rende più aperti, più ricettivi, più guardinghi. Ci aiuta a connetterci con Dio, a  “sentire” con maggiore facilità le vibrazioni più sottili dell’universo. Durante il digiuno può capitare di sentire la voce degli angeli, di intuire verità fino ad allora nascoste. La nostra sensibilità aumenta perché la nostra anima è meno oppressa dalla materia.  Il digiuno è il capo Horn dei naviganti della buona tavola, un ostacolo che i più nemmeno prendono in considerazione. Perciò è necessario affrontarlo gradualmente. Bisogna iniziare questa pratica con le piccole rinunce, offrendo al Signore qualcosa che ci piace molto. In seguito, gli si può offrire una giornata di digiuno. Gli angeli suggeriscono i cosiddetti “fioretto”. Rinunciare ai dolci per una settimana o alla Coca Cola per un mese potrebbe essere un buon avvio. (14. continua).

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