domenica 25 settembre 2011

Maldive: le isole che giocano con il mare


Per anni mi sono rifiutato di vedere le Maldive. Per quanto l’iconografia di queste isole idilliache fosse più che invitante, nutrivo il pregiudizio che fossero troppo decantate e che ci si annoiasse a morte, non essendoci altro che mare, spiaggia e sole cocente. Mi sbagliavo. L’arcipelago delle Maldive è così sorprendente, immaginifico e magnetico nella sua essenzialità da suscitare nel visitatore una sorte di sindrome di Stendhal. Non ne parlo più per sentito dire ma per esperienza diretta, avendo vinto la mia antica reticenza. Le Maldive sono uno stato insulare composto da 26 atolli naturali (+ 1 artificiale) situati nell’Oceano Indiano, a SO dell’India. L’arcipelago è attualmente composto da 1.190 isole, molte delle quali semplici banchi di sabbia in emersione, poggiate su basamenti di roccia calcarea e corallina formatisi circa 60 milioni di anni fa. Solo 190 isole sono abitate e più della metà di esse ospita un villaggio turistico. Uso l’avverbio “attualmente” perché va rilevato un fenomeno allarmante: negli ultimi anni, venti isole abitate sono state abbandonate perché erose dal mare e prive di acqua potabile. Purtroppo, le Maldive rischiano di diventare la prima nazione della storia a scomparire. Alte al massimo due metri sul livello del mare, queste isole esistono perché i coralli creano intorno ad esse una barriera protettiva contro le correnti oceaniche. Ma le acque, rese più calde e più acide dal riscaldamento globale, stanno danneggiando i coralli. In più, le Maldive pagano gli effetti di due drammatici eventi naturali: Il Niño del 1998 e lo Tsunami del 2004. El Niño provocò l’innalzamento della temperatura delle acque interne degli atolli di 4/5° C e il conseguente danneggiamento della barriera corallina. L’onda anomala che investì l’Oceano Indiano devastò anche le Maldive, causando ingenti danni alle cose e alle persone (un terzo della popolazione). Il bilancio fu di 82 morti, 43 dispersi e 8.352 sfollati. Forse, il famoso esploratore, navigatore e oceanografo francese Jacques-Yves Cousteau aveva ragione: le Maldive giocano col mare. Un gioco che sfortunatamente sta diventando pericoloso perché il mare, da sempre fonte di vita e prosperità per i maldiviani, oggi mostra loro il suo lato oscuro. Una cosa è certa: se un giorno Maakan’du (l’Oceano) sommergerà Dhivehi ruje (le Maldive) il Creato sarà più povero e il mosaico della Natura avrà perso uno dei suoi tasselli più preziosi e sbalorditivi.

Le Maldive sono il luogo dove “i profumi, i colori e i suoni si rispondono”, come direbbe Baudelaire, che era notoriamente innamorato del mare. I profumi delle Maldive non sono fisicamente accentuati come in altri luoghi esotici, sono invece eterici, intimi e rarefatti. Il cielo profuma di gioia ineffabile, la pioggia che ogni tanto da esso scende copiosa e rende lussureggiante la flora profuma di pulito, la notte profuma di stelle luminose come gemme preziose. I colori sono esagerati, fatti della stessa sostanza dei sogni, e comprendono l’intera gamma cromatica, per quanto regnino incontrastati gli azzurri, il verde e l’acquamarina in cui lo spirito pare dissolversi beato. Per quanto riguarda i suoni, ve ne sono di due tipi: il dolce suono del mare, compreso il brontolio sommesso delle onde che s’infrangono sul reef, e il silenzio pacificatore che ammortizza il vento e il fruscio delle palme e finisce per tacitare ogni moto dell’animo. L’uomo è spettatore attonito della pace sovrana e non c’è attività più appagante di quella semplice che l’alba o il tramonto offrono al cuore colmo di stupore e gratitudine. Ammirando il sole che sorge o scompare divorato dall’Oceano onnivoro, si percepisce il fitto dialogo poetico che i profumi, i colori  e i suoni delle Maldive intrecciano armoniosamente. In quel mentre, il mondo civile sembra così lontano da apparire per quello che è realmente: falso. E le Maldive ci mostrano la vera natura del nostro Io, la nostra intrinseca divinità. Qui si riscopre il panteismo. Victor Hugo scrisse che “c’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, e c’è uno spettacolo più grandioso del cielo ed è l’interno di un’anima”. Ecco perché un viaggio alle Maldive facilmente si trasforma in un viaggio solare e avventuroso all’interno dell’anima. 

In cosa consiste la quintessenza estetica di questa ghirlanda di isole a cavallo dell’Equatore? Sarebbe corretto rispondere: il mare cristallino di colore turchese, le ampie lagune, le spiagge incontaminate di sabbia fine come talco. Qui, l’incanto della natura contagia e avviluppa. Ci si sente più lievi, nudi e puri. Ma l’incanto più grande è il mondo sommerso. La componente più ammaliante delle Maldive è infatti la dimensione esoterica, cioè nascosta. Mi riferisco all’ambiente marino, accessibile attraverso le immersioni o lo snorkeling. Come in un iceberg, la parte di maggiore spessore è quella sottomarina. I fondali delle Maldive, ricchi di corallo e di vita, stupiscono per la loro bellezza e ricchezza, tale da farne una sorta di Galleria degli Uffizi del mare. C’è un solo, sommo Artista che vi espone le sue opere: è il buon Dio. Una miriade di capolavori dalla morfologia e dal cromatismo fuori del comune si susseguono in un carosello dettato da ritmi lenti e modi eleganti. La fauna ittica è così strabiliante e euritmica da suscitare emozioni fortissime e accostamenti artistici. Lo sguardo si fa catturare dalla grazia delle oltre 1.200 specie di pesci che volteggiano fra i coralli-pietra come ballerini dell’Opera e soprattutto dalle loro variopinte livree. I colori corposi e carichi di tensione del Pesce angelo fanno pensare a Rembrandt. Le macchie di colore pure e luminose del Pesce balestra evocano Matisse. I colori emozionanti del Pesce pappagallo sembrano spruzzati da Van Gogh. I colori spirituali del Pesce farfalla ricordano Kandinsky mentre quelli vivaci e brillanti del Pesce chirurgo suggeriscono l’arte di Chagall. Per tacere del Pesce pagliaccio nascosto fra gli anemoni di mare, dell’elegante Idolo moresco, dei Pesci flauto dalla sagoma sottile e allungata, del Ghiozzo, della Damigella indiana, del Pesce cardinale, del Fuciliere pinna gialla, della Castagnola e di molti altri pesci tropicali. Si dice che i pesci siano muti. Non è vero. Alle Maldive, essi comunicano con gli ospiti umani ricorrendo a un linguaggio intriso di mistero, fatto di vibrazioni. “Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”, si lamentò Jorges Luis Borges. Non è necessario cercare di capirlo. Basta ascoltarlo, il corpo abbandonato fiduciosamente nell’acqua, la mente blandita dal canto seducente delle sirene. C’è più religiosità in questo regno marino di quanta se ne trovi in una chiesa. D’altronde, i fondali delle Maldive non sono molto diversi da un grande santuario atemporale in cui la Natura perpetua il suo canto gregoriano. 

La rigogliosa vegetazione delle Maldive finisce per essere un semplice accessorio. Eppure, è impossibile non subirne il fascino. Oltre alle palme da cocco alte fino a 25 m. (sono l’albero nazionale, da cui si ricava la copra), si notano in ogni dove le mangrovie casuarine, i pandani e il maestoso Nika, cioè il banyan che raggiunge i 30 m. di altezza. Ma sono degne di apprezzamento anche il gelso indiano, l’albero del pane, di mango, di papaia, di lime e il banano. Alle Maldive crescono 583 specie di piante, di cui 75 endemiche. Persino un semplice ibisco, la buganvillea, la gardenia e i frangipani sembrano toccati dalla grazia di Dio, un giardiniere così sensibile da imprimere loro una leggerezza aurea. Cosa rende la vegetazione così radiosa? I maldiviani risponderebbero: Ioabi, ovvero l’amore.

Alle Maldive capita di fare amicizia. La gente è molto cordiale e ospitale. Ma in realtà l’amicizia di cui parlo è quella che lega un essere umano a un animale. Mi è infatti capitato di affezionarmi alle pastinache che ogni giorno mi aspettavano immobili sul bagnasciuga, agli aironi cinerini che presiedono le spiagge e persino a Kaalhu, il corvo nero o cornacchia splendore la cui sfacciataggine è pari alla curiosità con cui ti si avvicina per rubarti qualcosa o semplicemente per essere nutrito. I marinai indiani e cingalesi erano soliti portare con sé alcuni corvi e rilasciarli quando pensavano d’essere vicini alla terra ferma. Se il corvo tornava alla nave significava che le terre erano lontane, in caso contrario esso latitava. Va da sé che molti corvi hanno trovato le Maldive così attraenti e ospitali da stanziarvisi e nidificare. Solitamente, i corvi col loro gracchiare sono fastidiosi. Quelli delle Maldive mi sono sembrati simpatici e quasi umani, sì da farmi sorgere il dubbio che fossero comparse arruolate dai Tour operator. Che abbiano frequentato gli studi cinematografici di Walt Disney?

Posso solo aggiungere che all’arrivo alle Maldive si viene accolti dal tradizionale saluto Marhabaa, cioè benvenuto. Ma quando si riparte, il cuore geme e la mente, straziata dal distacco, formula un eloquente Sukuria che vale più di ogni altra parola o frase di circostanza. Che significa Sukuria? Semplicemente “grazie”.

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