sabato 22 ottobre 2011

Ci vuole una rivoluzione, ma copernicana


In fondo, anche se non scendiamo in piazza a fare il quarantotto siamo tutti indignati, ognuno a modo suo, e questo è un bene. Ma quando il furore diventa cieco, prepotente e pernicioso, allora genera il male. Chiaro no? Alcuni giorni fa ho sostenuto con alcuni conoscenti che la situazione nel nostro Paese è tale che ci vorrebbe una rivoluzione. Mi hanno guardato in tralice, come se fossi un bolscevico o un attivista no global. Tranquilli, non aspiro a diventare un black bloc e non ho mai avuto simpatie per gli anarchici e i giacobini con l’eskimo. La “battaglia di Roma” ha impressionato i benpensanti e uno di loro mi ha accusato di irresponsabilità, pregandomi di non evocare più il fantasma della rivolta. Ora, premesso che non ho sconfessato il mio modo di pensare, che è di stampo liberale, per cui aborro ogni estremismo e forma di violenza ingiustificata, va da sé che se vogliamo uscire dal cul de sac politico, economico e socio-culturale in cui siamo finiti, è necessario armarsi di coraggio e ammettere che dobbiamo dare il via a una rivoluzione. La premessa è inequivocabile: gli italiani non ne possono più di parole vuote e promesse non mantenute (dov’è finito il taglio agli stipendi dei politici?). Non ne possono più di essere governati da gente incapace, ipocrita e riottosa. Non ne possono più di subire ingiustizie, pagare il conto degli altri, essere trattati con arroganza e stupidità da chi detiene il potere e non molla il cadreghino nemmeno se viene minato con 10 kg. di esplosivo al plastico. Siamo tutti indignati, anche chi non lo ammette perché è inelegante prendersela con chi abbiamo votato, in particolare col capo del governo, e poi si rischia di passare per comunisti. La verità è che non è più una questione di destra, centro o sinistra. E lasciamo perdere la Lega, che ha perso la propria identità e vaga nella nebbia come lo smemorato di Collegno. La verità è che l’esasperazione sta prendendo il sopravvento anche negli animi docili, nei cuori mansueti. Ciò di cui sono capaci gli esagitati l’abbiamo visto a suo tempo a Genova, in Val di Susa e nei giorni scorsi a Roma. Di questo passo, dal momento che non ci sono in vista rimedi reali ma solo palliativi, il clima si surriscalderà sempre più e la situazione potrebbe precipitare. Anche le acque chete potrebbero rompere i ponti. Ripeto, ci serve urgentemente una rivoluzione, ma qui, a scanso di equivoci, mi affretto a precisare: purché sia pacifica e di tipo copernicano. Credo che tutti i miei lettori sappiano chi era Niccolò Copernico e quale rivoluzione scientifica abbia avviato la sua teoria eliocentrica, rivelatasi esatta alla luce di rigorose dimostrazioni per il tramite di procedimenti di carattere matematico. Bene, oggi nessuno dubita che la terra giri intorno al sole eppure viviamo ancora in una società di stampo tolemaico. Ogni cosa ruota intorno allo Stato, che è l’epicentro fisso del nostro microuniverso. Siamo in balia del suo mastodontico e dispersivo apparato, che detta il bello e il cattivo tempo in termini di gestione della res publica, giustizia, sanità, scuola, ecc. Siamo tutti condizionati dalla sua pesante rotazione terrestre, dai suoi insopportabili capricci, dalle disfunzioni di un sistema che dovrebbe avere al centro di sé il sole e non la terra, come il sistema solare. Bisogna riscoprire la teoria copernicana e applicarla alla vita di tutti i giorni. Bisogna rimettere al centro di ogni cosa l’essere umano, coi suoi bisogni materiali e spirituali, i suoi valori, i suoi sogni. Lo Stato deve ruotare intorno ai cittadini, non il contrario. Deve muoversi secondo le necessità reali della gente, le aspirazioni dei giovani, i diritti degli anziani, la crescita equilibrata della società. In una parola, lo stato è il pianeta Terra e deve girare intorno al Sole, cioè i suoi cittadini, senza i quali non esisterebbe. Lo Stato deve porsi al servizio del popolo e non viceversa, come accade oggi, dove siamo vessati da tasse inique e da una burocrazia borbonica, siamo considerati mucche da mungere, carne da macello, numeri astratti. Ma anche fragili gusci di noce in balia di una tempesta senza fine. È possibile attuare una rivoluzione copernicana in Italia? Certo. Come si fa? Non con la lotta armata o con gli assalti alla Polizia, né con le secessioni. Bisogna agire in modo civile e democratico. Prima di tutto, occorre convincere la Casta a colpi di proteste civili sempre più autorevoli e ampie che è tempo di attuare le riforme radicali di cui abbiamo bisogno. Bisogna smantellare il Palazzo a colpi di pernacchie e abbattere i suoi assurdi privilegi. Bisogna mandare via chi ha fallito, chi è disonesto, chi calpesta l’etica in nome dell’immunità parlamentare. E questo vale in ogni ambito amministrativo e di potere: nazionale, regionale, provinciale e locale. Ovviamente bisogna ripartire, ma non da zero, non tutto è da buttare. Bisogna aprirsi al nuovo. Bisogna motivare e sostenere gli uomini e le donne che hanno entusiasmo, valori, idee vincenti. Bisogna convincerli a scendere nell’arena politica per sfidare le mummie, i vampiri, i licantropi che rendono agitato il nostro sonno. Bisogna riportare al centro della politica, dell’insegnamento e dell’economia il principio evangelico di fare agli altri ciò che vorremmo facessero a noi. È una regola semplice e vincente. Non è facile fare una rivoluzione di questo tipo, attuare una rivolta pacifica, intelligente e proficua. Ma dobbiamo provarci, affermando in ogni ambito professionale, sociale e culturale in cui recitiamo il nostro modesto ruolo, la volontà di cambiare le cose. Cominciando dalle piccole cose. Dai piccoli gesti come evitare gli sprechi, biasimare chi sbaglia consapevolmente, denunciare le ingiustizie, dare il buon esempio. È così che hanno inizio le rivoluzioni e mai rivoluzione potrebbe essere più bella di quella umanistica che portasse a un nuovo rinascimento d’Italia. Lo so, le mie parole profumano di utopia. Forse, a 56 anni suonati non ho ancora smesso di credere nella virtù, nei principi e negli ideali. Ma non era forse utopistico anche pensare che i coloni americani si affrancassero dalla Gran Bretagna, i parigini demolissero l’Ancien régime, i russi si liberassero dello zar e in tempi più recenti i tunisini, gli egiziani e i libici abbattessero i loro tiranni? Impegniamoci, pacificamente ma assiduamente, per spiegare a chi di dovere che il nostro Paese può rinascere solo a seguito di una rivoluzione copernicana. Auguriamoci che i testoni capiscano e non oppongano resistenza ai necessari cambiamenti. “Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica renderanno inevitabile una rivoluzione violenta”, disse J. F. Kennedy in un discorso tenuto nel 1962. Sì, speriamo che i potenti, e non solo in Italia, capiscano che è la terra a girare intorno al sole e che il sole sta esaurendo la pazienza. Altrimenti saranno guai.

2 commenti:

  1. Signor libero pensatore, ho scritto una manciata di pseudo-osservazioni sui liberi pensatori come lei, prendendola a quasi-riferimento della categoria solo perché mi è capitato tra le mani il suo post e non quello di un suo collega.
    Non mi aspetto alcuna risposta né tantomeno un dibattito tra me e lei; le faccio questa comunicazione tanto per renderla edotto che ho citato il suo nome e il suo blog.
    Naturalmente, se lo desidera, può commentare; non glielo consiglio, però, perché perderebbe solo tempo. Lei è troppo libero per quelli come me.
    Saluti

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  2. Ho letto il suo post. Che dire? Non credo sia casuale che Lei abbia scelto di chiamarsi "vomito". Nomen omen, dicevano i latini...

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