lunedì 24 ottobre 2011

La Banda Bassotti ha colpito ancora


Non sono solito ritornare su argomenti già trattati, salvo che non ci siano sviluppi o novità interessanti. Mi va di riaffrontare l’argomento “banche”, al quale ho dedicato il post dal titolo Le banche sono vampiri assetati di sangue, pubblicato sul blog il 15 giugno 2011, perché mi hanno colpito due brevi notizie che avvalorano il mio impianto accusatorio. L’assunto che troppe banche commettano reati con troppa facilità (e troppo spesso impuniti) – quindi non siano dissimili dalle associazioni criminali organizzate – ha la sostanza di un teorema pitagorico e la forza di un sillogismo. In effetti, in questi giorni la famigerata Banda Bassotti ha colpito ancora. Chi è la Banda Bassotti? Facile; è la gang bancaria, sempre più truffaldina ma anche maldestra nel compiere rapine ai danni dei propri clienti e dello stato, col quale, però, ha solidi rapporti di connivenza. Tant’è che nel 1815, Napoleone Bonaparte annotava: “Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve. Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto.”  
Il primo fatto di cui voglio parlare è che Unicredit è stata accusata di frode fiscale. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit, e ha disposto un maxisequestro preventivo di 245 milioni di euro ai danni dell’istituto di credito. Pare che Unicredit, con la complicità di Barclays, abbia evaso le tasse camuffando da dividendi gli interessi. Intanto, voglio sottolineare che non stiamo parlando di una banchetta locale ma di uno dei primi gruppi di credito europei e mondiali. Per essere precisi, Unicredit è attualmente il secondo gruppo bancario italiano con un capitale di oltre 16 miliardi di euro e una quota di mercato del 15%, il settimo in Europa, il ventitreesimo nel mondo e ha oltre 40 milioni di clienti. Per quanto riguarda Barclays, basti sapere che è una banca inglese presente in oltre 50 paesi del mondo, nota, fra l’altro, per avere lanciato la prima carta di credito in Europa nel 1966. Detto questo, ritengo che nessuno debba essere considerato colpevole di un reato finché la sua colpevolezza non è dimostrata. È giusto essere garantisti, anche nei confronti delle banche, che con le garanzie ci giocano. Per questa ragione mi farò passare il prurito e non emetterò sentenze, ci penseranno i giudici del Tribunale di Milano a farlo. Pur tuttavia, il sospetto che Profumo e i suoi amici di merenda abbiano agito in maniera fraudolenta è assai concreto. Non è la prima volta che Unicredit finisce nell’occhio del ciclone. Sulle malefatte di questo colosso bancario nel settore dei derivati (Unicredit ha fatto sottoscrivere ad aziende private ed enti pubblici dei contratti, detti derivati, contenenti costi impliciti che i clienti inesperti non sono in grado di calcolare) e sull’arbitrarietà della concessione del credito alle imprese si potrebbe scrivere un libro nero e non è detto che qualcuno, prima o poi, spezzi le catene dell’omertà e riveli al mondo quanto siano disinvolte le politiche bancarie, quanto strabordi il marciume di un sistema colluso con la classe politica e con la Consob. A tale proposito, mi giro una domanda ingenua oltre che retorica. Com’è possibile che in sette mesi (dal 16 febbraio al 16 settembre 2011) le azioni Unicredit abbiano perso il 63% del loro valore? Il 26 aprile 2007, un’azione valeva 6,505 euro. Oggi, il titolo Unicredit è quotato meno di un biglietto del bus. In pratica, è cartastraccia. Già, come si spiega un crollo così clamoroso, assurdo, inverosimile? Non si spiega. Si subisce e basta, perché ai grandi strateghi delle iperbanche quotate in Borsa non gliene frega niente degli azionisti, degli investitori e tanto più dei piccoli risparmiatori. A loro interessa solo il profitto e per ottenerlo speculano, azzardano operazioni sporche, s’invischiano in relazioni pericolose. Sono i sacerdoti laici di Mammona, gli emuli del re Mida (peccato che tutto quello che toccano lo distruggano anziché trasformarlo in oro) e poiché hanno assimilato i dettami de il Principe di Machiavelli agiscono secondo il principio che il fine giustifica i mezzi. 
La seconda notizia che commento ha dell’incredibile. Indurrebbe al riso, come ogni farsa brillante, se non fosse che essendo vera può alimentare un timore che fino ad oggi era inconscio ma che da oggi affiora in superficie. Quale? Il timore che i soldi che abbiamo depositato in banca (e che non si sa dove sono visto che le casse sono prive di contanti e il caveau piange miseria) siano in ostaggio della banca stessa o della Banca d’Italia, in sostanza non ci appartengono più. A New York, è successo infatti che alcuni clienti di Citibank, “indignati” per la politica truffaldina delle banche e i capricci della finanza, abbiano protestato e chiesto di chiudere i loro conti correnti. Richiesta più che legittima, ovviamente. Citibank ha risposto picche. Vista l’insistenza, le guardie del servizio di sicurezza di Citibank hanno trattenuto con la forza i clienti all’interno della banca e hanno chiamato la Polizia, che ha arrestato 24 persone. Una giovane donna che era uscita dalla banca dopo avere chiuso il suo conto corrente, è stata riconosciuta da una delle solerti guardie ed è stata spinta e costretta a rientrare nell’istituto di credito, dove è rimasta anche lei sotto sequestro. L’arresto da parte della Polizia di New York di 24 correntisti (che la Banca ha definito “dimostranti” essendo membri del movimento Occupy Wall Street) è stato accolto dalla folla accalcatasi in strada al grido “Vergogna! Vergogna!”. In effetti, non vedo in quale altro modo si possa definire l’accaduto. Si è trattato di un gravissimo abuso, una violazione dei diritti resa ancora più assurda dall’epilogo, a prescindere dal fatto che gli arrestati potrebbero aver peccato di intemperanza. Ma non è forse lecito innervosirsi di fronte a chi ti nega ciò che ti appartiene e abusa della legge? L’idea di estinguere il proprio conte corrente sta prendendo piede fra i membri di Occupy Wall Street e molto presto potrebbe diventare un fenomeno dilagante. In America, la gente è esasperata e l’odio verso le banche sta lievitando come un pancake nel forno. Per la cronaca, nello stesso giorno in cui il gruppo di OWS è stato arrestato nella filiale di La Guardia Place di Citibank, altre persone sono entrate in una filiale della Chase Bank, i cui impiegati hanno ascoltato le lagnanze e hanno provveduto a chiudere i conti, rispettando la volontà dai clienti. Alla Chase Bank è prevalso il buon senso e il direttore non ha fatto intervenire la Polizia. Ognuno può trarre dai fatti accaduti a New York la morale che vuole. Da parte mia, sottolineo che forse le banche non sono tutte uguali. Come non sono tutti uguali i detenuti di un carcere. Bisogna sperare che la nostra banca sia diversa, come promette una pubblicità televisiva. D’altra parte, è doveroso fare un distinguo. Le banche vengono accusate d’essere tra i maggiori responsabili della grave crisi economica che ha avuto inizio nell’estate 2007 e che fu in gran parte causata dall’eccesso di finanziarizzazione dell’economia globale. In verità, pur avendo grosse colpe, le banche sono state anche vittime di quella lucida follia. Altro dettaglio: occorre distinguere fra banche commerciali e banche finanziarie. Sono soprattutto queste ultime ad avere agito con dissennatezza e mancanza di scrupoli. Come? Hanno reso l’attività finanziaria fine a se stessa e non più al servizio dell’economia reale. Uno sbaglio che stiamo pagando a caro prezzo. Voglio anche rimarcare che la realtà può superare l’immaginazione. Al momento, per lo meno in Italia, è difficile immaginare che il giorno in cui alcuni correntisti si presentassero insieme agli sportelli di una banca e chiedessero di chiudere il conto, i funzionari bancari si rifiuterebbero di farlo e per tacitare le rimostranze dei clienti chiamerebbero la Polizia. È ancora più difficile pensare che la Polizia, i Carabinieri o la Guardia di Finanza trascinerebbero via in manette le persone che hanno cercato di esercitare un loro sacrosanto diritto. Già, è difficile ma se accadesse? Se domani i politici varassero un decreto legge che rende l’accesso al denaro ancora più arduo di com’è oggi, che quando vai in banca per prelevare ti guardano male e sembra che gli stai cavando il dente del giudizio? Con le ultime disposizioni, oggi non è più possibile effettuare transazioni in contante per importi superiori a 2.500 euro e quando si prelevano più di 5.000 euro si è soggetti a una segnalazione. Nulla vieta di pensare che in futuro non potremo più usare il denaro contante (non è forse questo l’obiettivo?) – di fatto, potremmo perdere definitivamente il controllo dei nostri soldi. Nulla ci impedisce di credere che il perdurare della crisi economica potrebbe indurre il Potentato che controlla la politica, la finanza e gli istituti di credito a varare misure straordinarie di stampo antidemocratico. È nella natura stessa di un sistema immorale e corrotto, così famelico da divorare anche i propri figli qualora non riuscisse più a sfamarsi, fare giochi di prestigio quando i conti non tornano. Ma le banche servono, obbietterà qualcuno, e poi hanno anche molti meriti. Oh, non lo metto in dubbio, ma come dichiarò nel 1819 l’allora Presidente degli Sati Uniti d’America, John Adams: “le banche hanno provocato più danni alla religione, alla moralità, alla tranquillità, alla prosperità e anche alla ricchezza della nazione rispetto al bene che possono aver fatto finora o che mai faranno.”  
Sì, insomma, la Banda Bassotti ce l'ha scritto in faccia che non farà mai giudizio. Paperopoli stia in guardia.

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