mercoledì 12 ottobre 2011

Rete censurata, l'Italia come la Cina


Ai più è sfuggita la notizia che il Senato ha approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza” (D.d.L. 733) che riguarda la “repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Questa settimana il testo dell’emendamento approderà alla Camera e qualora passasse diverrebbe un Decreto Legge. Di fatto, verrebbe istituita nel nostro Paese una censura irresponsabile su tutto ciò che viene scritto e diffuso in rete. Chiunque pubblicasse su un blog o un sito notizie, informazioni o semplici opinioni di aperta critica al Sistema e al Potere, verrebbe oscurato e sanzionato. Devo tenerne conto; gestisco un blog personale e se continuerò a rendere partecipi del mio mal di pancia i lettori che mi seguono, potrei finire in carcere (da 1 fino a 5 anni). Beh, che c’è di strano? Le patrie galere sono piene di innocenti e le strade di delinquenti. Intanto, voglio precisare che questa notizia è sfuggita perché in pochissimi l’hanno divulgata. Nessun telegiornale ha avuto il permesso di diffonderla e ciò la dice lunga sulla reale libertà di informazione in Italia. Ora, la notizia in sé è ambigua perché induce a credere che si voglia reprimere ogni tentativo di istigare alla violenza. In realtà, si cerca di mettere il bavaglio a chi diffonde notizie e opinioni in modo libero, al di fuori del controllo del Grande Fratello (quello di orwelliana memoria, non l’osceno reality). In sostanza, si attenta alla pluralità e alla libertà di parola. Ma come, non è forse un diritto garantito dalla Costituzione? Lo è anche il lavoro, mi pare, ma solo un povero Cacasenno può illudersi che ciò trovi corrispondenza nella realtà. Per altro, è una balla cosmica che il nostro sia un Paese fondato sul lavoro; se mai è fondato sulla ricerca del posto di lavoro (che è un’altra cosa) e sul lavoro degli altri. Ma torniamo a noi, cioè al tentativo di costringere al silenzio chi non è allineato con le lobbies politiche, economiche e culturali. Da tempo, la casta degli Intoccabili cerca di attuare un disegno liberticida che confida sulle alleanze trasversali. Fa comodo  a tutti – la maggioranza di governo come l’opposizione – che il popolo italiano sguazzi nell’ignoranza dei fatti reali e delle cause che li determinano. Meglio abbruttirlo coi programmi televisivi per cerebrolesi. Non c’è spazio per la controinformazione, che a volte è troppo faziosa e parossistica, ma offre comunque una visione più vicina alla verità di quanto non sia quella preconfezionata dai manipolatori. Povera Italia, di dolore ostello! Presto saremo allineati con l’Iran, la Birmania e la Cina, dove non si può dire ciò che si pensa se ciò che si pensa non corrisponde al pensiero dominante. Facebook, Twitter, Youtube, Wikipedia e la blogosfera cesseranno di essere megafoni liberi e aperti e ci ritroveremo ammutoliti, succubi di forze repressive che “credono” nella democrazia come noi crediamo alle mucche che volano. L’Italia è l’unico Paese al mondo dove una compagnia privata (Mediaset) ha citato Youtube per danni chiedendo 500 milioni di euro di risarcimento. Il paradosso è che Obama vinse le elezioni presidenziali statunitensi grazie a Internet. Prepariamoci dunque alla triste stagione della museruola e alla fine delle trasmissioni. Per altro, avendo già una certa età e parecchia esperienza di vita, ho imparato che chi parla semina ma chi tace matura. Forse è arrivato il momento che mi limiti a osservare l’autunno e le foglie che cadono. Il resto è silenzio, come dice Shakespeare. Un silenzio assordante, che mortifica e deprime.

Editoriale pubblicato il 12/10/2011 su:


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