mercoledì 2 novembre 2011

La sapienza degli angeli

“La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio” scriveva San Paolo ai Corinzi. E quella degli angeli? Gli angeli sono i panettieri nel cui forno lievita un nutrimento spirituale che può rendere gli uomini meno stolti. Il pane degli angeli – così Dante Alighieri definì la vera sapienza – è un alimento che rinvigorisce lo spirito e ne favorisce l’evoluzione. Nei post precedenti ho proposto alcune portate fragranti a base di panis angelicus. Ora servirò alla mia mensa gli ultimi bocconi, augurando a chi mi legge di gustarli libero dai pregiudizi.  
Abbigliamento. Gli angeli ci consigliano d’indossare abiti comodi, leggeri e fluenti, che “il vento faccia ondeggiare”. Per contro, essi sconsigliano l’uso di indumenti attillati e chiedono espressamente di non indossare pellicce o abiti di pelle, per confezionare i quali sono stati barbaramente uccisi i nostri fratelli animali. Suggeriscono anche nel vestire moderazione e garbo. Disdegnano le persone troppo vanitose o provocanti. La semplicità è la scelta più felice. In linea di massima non interferiscono più di tanto nelle nostre scelte, accettando il fatto che de gustibus non disputandum est. Tuttavia manifestano una particolare premura nel raccomandarci un uso sapiente dei colori. Nel post dedicato al cromatismo ho illustrato i simboli e gli effetti psichici e spirituali dei colori. Qui aggiungerò l’insegnamento che ripetono in continuazione. Ebbene, gli angeli ci chiedono di vestire di chiaro, preferibilmente di bianco, per “irradiare luce intorno a noi”. Anche lo Pseudo-Dionigi suggeriva a un cristiano: “vesti di un biancore abbagliante perché sfuggendo agli attacchi delle passioni con una salda e divina costanza e aspirando con ardore all’unità fa rientrare nell’ordine ciò che era sregolato, abbellisce ciò che era difettoso e risplende di una vita santa e pura”. Più semplicemente, le vesti bianche attirano e riflettono luce spirituale ed esaltano la parte migliore di noi. Vestirsi di bianco significa glorificare Dio e tenere a debita distanza i demoni che, notoriamente, non sopportano il candore. Il bianco è come un magnete, una potente calamita per coloro che cercano la luce e la verità. Non ritengo opportuno prendere in considerazione le sciocche obiezioni di chi crede che vestirsi di bianco sia solo una forma di esibizionismo dettato dalla vanità. A chi desiderasse approfondire la tematica del bianco, invece, consiglio la lettura del capitolo XLII di Moby Dick. In esso, Melville tratta con erudizione e sentimento i molteplici aspetti del colore che più di ogni altro è gradito a Dio. Per contro, il nero è il colore preferito da Satana. Gli abiti neri attraggono le energie negative, suscitano sentimenti malevoli (così come le vesti rosse caricano di aggressività), soffocano lo spirito. Da anni, ormai, il nero è di gran moda, soprattutto fra i giovani. È un caso? No, rispondono gli angeli. Vestirsi di nero da capo a piedi è mostrare il fianco al male, al vizio, alle tentazioni del mondo. Per molte persone si tratta di una adesione inconscia o comunque priva di consapevolezza. Esse rispondono ai dettami della moda o del gusto, senza immaginare i retroscena di una scelta che influenza l’umore e il ruolo sociale. Ma per altri, il nero è un’uniforme. I satanisti, gli spacciatori di droga, i seduttori di professione, i balordi in genere e le persone vacue, dominate dall’ego, si vestono quasi solo di nero. Una particolare raccomandazione che gli angeli rivolgono alle donne è quella di non usare indumenti intimi neri poiché la loro energia può provocare disturbi ginecologici. È forse vero che il nero rende più seducente una donna agli occhi dell’uomo che ama o vuole sedurre, ma sarebbe mortificante per lei pensare che il suo tasso di seduzione dipenda dal colore delle mutandine o delle calze. L’abito non fa il monaco, ammonisce un proverbio che tutti conoscono. Ma il diavolo non lo sa o finge di non saperlo, precisano gli angeli.  
Rosario. Come molti sanno, il santo rosario è la preghiera in onore della Vergine ma per estensione è anche la corona di piccoli grani con cui viene recitata tale preghiera. Furono San Domenico e i suoi frati a diffondere questa pratica devozionale che gli angeli raccomandano. Nel 1572, l’anno dopo la battaglia navale di Lepanto in cui i cristiani sconfissero i Turchi invocando la vittoria per mezzo del rosario,  fu per l’appunto istituita la Festa del rosario che si tiene ogni anno il 7 ottobre, e sorsero numerose confraternite del rosario tuttora esistenti. A Lourdes, la Madonna esortò l’umanità a questa devozione la cui pratica è stata raccomandata anche tramite encicliche dai Papi. Gli angeli ci invitano a recitare il rosario ma, soprattutto, a indossare la coroncina formata da cinque decine di piccoli grani separate l’una dall’altra da grani più grossi e terminante con una catenella con un grano grosso, tre grani piccoli, un altro grano grosso e una croce. Questa coroncina, infatti, è una sorta di scudo protettivo contro le tentazioni e gli attacchi del male. Il rosario è diffuso anche nelle altre religioni. I buddhisti usano un rosario di 108 grani con il quale ripetono i cicli delle loro giaculatorie o eseguono calcoli mentali. Anche gli induisti hanno il loro rosario, chiamato japamala. Infine, un rosario di 100 grani viene impiegato dai musulmani per ripetere il nome di Allah. La coroncina che gli angeli consigliano di portare sempre al collo, giorno e notte, come una catenina, ha il potere della conversione, della forza interiore e della protezione dalle influenze negative del mondo. È la corazza dei giusti.  
Spettacoli. Cinema e Televisione, che potenzialmente sono fonti di divertimento e di apprendimento, in realtà si rivelano troppo spesso strumenti del male. Molti film educano alla prevaricazione e alla violenza, così come molti programmi televisivi offrono modelli esistenziali squallidi e insipidi (basti pensare ai reality show). La cosiddetta “TV spazzatura” e una certa fiction cinematografica che capovolge i valori della vita rappresentano un pericolo contro il quale gli angeli ci mettono in guardia. Per sfuggire alla pubblicità troppo martellante, l’utente televisivo può fare zapping con il telecomando ma contro l’invadenza e la stupidità dei palinsesti c’è solo una soluzione: spegnere il televisore. Gli angeli ci chiedono di guardare la televisione il meno possibile e di fare molta attenzione all’esposizione televisiva dei bambini (il tubo catodico è un perfido ipnotizzatore). In un articolo pubblicato sul New York Herald Tribune nel 1956, il grande regista e attore Orson Welles confessò: “Odio la televisione. La odio come le noccioline. Ma non riesco a smettere di mangiare noccioline”. In casi estremi, gli angeli chiedono di ricorrere all’estremo rimedio. Nessuno ci obbliga a comprare noccioline. Per quanto riguarda i film, gli angeli sono più severi e selettivi dei critici più arcigni. Essi ci sconsigliano rigorosamente i film dell’orrore, poiché attirano energie negative in casa, o i film a luci rosse, che esaltano la lussuria anziché l’amore e la concordia familiare. Ci suggeriscono i film d’autore e quelli con un messaggio positivo. Ci ricordano che il Cinema è un’arte e come tale va considerato. Nessuno si sognerebbe mai di visitare una galleria d’arte dove vengono esposte croste pittoriche o scatolette piene di escrementi umani (come avvenne, per altro, alla Biennale di Venezia molti anni fa). Che senso ha, dunque, assistere a spettacoli cinematografici che mortificano il nostro spirito e lusingano la parte peggiore di noi? Nei suoi Minima moralia, Adorno ammise sconsolato: “Da ogni spettacolo cinematografico mi accorgo di tornare, per quanto mi sorvegli, più stupido e più cattivo”. Forse esagerava, o forse non sapeva scegliere. Il mercato delle videocassette ci offre molte possibilità di sano divertimento dello spirito e di corretta educazione della mente. Esistono poi altre forme di spettacolo, meno popolari e più raffinate. I concerti, le opere liriche e il Teatro suscitano poche riserve e ancor meno apprensione nei nostri angeli custodi, la cui unica raccomandazione è quella di fare attenzione alla qualità. Infine, i lupi solitari hanno sempre la possibilità di trovare rifugio in un buon libro.  
Linguaggio. La lingua dell’uomo è il suo timone. Il modo in cui una persona si esprime suggerisce la sua rotta nella vita, la sua consistenza, il suo profilo. Gli angeli ci domandano soprattutto di usare un linguaggio pulito. Non sono così esigenti da chiederci di parlare in modo forbito,  anche se disdegnano l’ignoranza e la banalità, ma ci sollecitano a non ricorrere mai alla bestemmia, alle parolacce, agli insulti, alle imprecazioni, alle allusioni pesanti. Vorrebbero che usassimo le parole con maggiore intelligenza, cura e garbo, poiché esse possono ferire e produrre gravi conseguenze. Quando bestemmiamo o inseriamo come intercalare nel discorso una parte anatomica intima gli angeli sussultano d’indignazione e si addolorano per noi. Ogni parola sporca è un pugno di fango sul camice candido della nostra anima. Le parolacce sono un’invenzione del demonio per sporcare l’etere di serpenti. Serpenti? Proprio così, sono serpenti neri che escono dal 5° chakra. Gli angeli ci ricordano anche che il nostro linguaggio può condizionare chi ci è vicino, soprattutto i bambini, che ci osservano e poi ci imitano. L’insegnamento degli angeli è semplice: esprimetevi come se le vostre parole fossero in grado di plasmare la realtà. Ci richiamano, ognuno secondo il proprio livello culturale, secondo la propria capacità dialettica, ad essere d’esempio. L’obiettivo, dicono gli angeli, è udire la voce del Salmo 119. “Fiaccola ai miei passi è la tua parola, luce al mio cammino”. Quale miglior premio di queste parole potremmo ricevere in cambio di una maggiore cura e gentilezza di linguaggio?  
Fumo. Solo uno sciocco si rifiuta di credere che fumare fa male. Anzi, uccide come è scritto a chiare lettere sui pacchetti di sigarette. Eppure, milioni di persone nel mondo continuano imperterrite a fumare. È un vizio comprensibile nei paesi sottosviluppati, dove l’informazione e la consapevolezza sono bassi, ma l’ostinazione dei fumatori nel mondo occidentale appare davvero di natura diabolica. La psicologia del fumatore incallito, indifferente al male che si procura, ricorda quella del protagonista de Il Cacciatore, che ogni sera si puntava la pistola alla tempia e sfidava la sorte alla roulette russa mettendo in palio la propria vita. Penso sia nota a tutti anche la storia del cowboy che per anni apparve come testimonial sui grandi manifesti pubblicitari della Marlboro evocando immagini di forza e libertà. Nella sua selvaggia dignità pareva suggerirci alla maniera del Don Giovanni di Molière: “chi vive senza tabacco non è degno di vivere”. Ironia della sorte, l’eroe che buttava fumo negli occhi della coscienza è morto di cancro ai polmoni! Gli angeli considerano il tabagismo non soltanto un vizio deprecabile ma una debolezza spirituale tale da rendere fragile lo spirito. Essi ci fanno notare che il fumatore non avvelena solo i polmoni e invita a casa propria il cancro. Spesso complica la vita anche a chi deve subirne l’egoismo, giacché il fumo passivo non è meno pericoloso per i polmoni. Chi fuma indebolisce il suo corpo eterico e inquina il suo corpo astrale. Ciò significa che la nicotina contamina la spiritualità e incatena l’anima alla materia. Ne consegue una fragilità maggiore, che conduce al vizio e attira verso le tenebre anziché dirigere nella direzione della luce. “La sigaretta è il tipo perfetto di un piacere perfetto. È squisita e lascia insoddisfatti. Che cosa si può volere di più?”, commenta Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray. Anche il protagonista di questo celebre romanzo trovò infine una risposta beffarda e impietosa. Quando giunse al culmine della sua dissolutezza, all’apice della disperazione squarciò con un pugnale il ritratto che lo manteneva giovane e così facendo crollò a terra e morì, invecchiando di colpo e orribilmente. Gli angeli ci avvertono che se anche il fumo non lasciasse segni tangibili sul nostro corpo, - cosa improbabile - la nostra anima ne verrebbe lordata comunque. E prima o poi pagherebbe il prezzo dell’abbruttimento, come Dorian Gray. Gli angeli non si stancheranno mai di ripetere con amore: Smettete di fumare.  
Alcol, Droga ed Eccitanti. Relativamente alle bevande alcoliche valgono le stesse considerazioni fatte sulle sigarette e il fumo in generale. Gli angeli sono contrari a tutto ciò che “imbratta” l’anima. Anche il vino e la birra, che un tempo non costituivano un inquinante spirituale, purché consumati con parsimonia, oggi rappresentano un pericolo per l’anima a causa dell’alterazione cui vengono sottoposti. Per quanto concerne i liquori gli esseri di luce sono ancora più categorici. “Lo spirito fa male allo spirito”, ci rimproverano. E ci ricordano che non c’è spettacolo più avvilente di un’anima che si dispera nel corpo di un ubriaco. L’ebbrezza è l’anticamera della depravazione, il vestibolo che introduce lo spirito nelle sabbie mobili del vizio, dove il libero arbitrio rimane invischiato e affonda. Gli angeli di luce non possono entrare nelle nere paludi dove gli angeli caduti fabbricano le allucinazioni che invadono la mente dell’uomo quando i fumi dell’alcol l’annebbiano. L’uso degli eccitanti, anche i più blandi, come il caffè, è sconsigliato a chi ha intrapreso un cammino spirituale e desidera entrare in contatto con gli angeli. Ma l’allucinazione peggiore, l’illusione più schifosa è la droga, lo strumento più raffinato e perverso del maligno. La spaventosa crescita del fenomeno droga negli ultimi trent’anni indica una verità che non può essere taciuta. Gli angeli rivelano che esiste una potente organizzazione mondiale sotterranea e trasversale che in nome del profitto ha programmato di schiavizzare e indebolire il genere umano, soprattutto la gioventù. Questa lobby mondiale che associa i narcotrafficanti della Colombia alla Driade, la Mafia cinese, passando per le grandi capitali dell’Occidente e dell’estremo Oriente, dispone di un bacino d’utenza immenso e vulnerabile. I giovani vengono considerati carne da macello, tant’è che li si inizia subito nelle discoteche, con le pasticche, per poi avviarli verso la tossicodipendenza dura. È evidente che è in atto una perversa campagna di eugenetica dettata da interessi economici e avidità di potere, sostenuta da complicità e connivenze. Cui prodest? A chi giova, direbbero i latini, una simile devastazione la cui curva esponenziale porta a previsioni catastrofiche? La risposta viene dal Cielo. I Signori della droga mirano al controllo dell’economia, della società, delle menti. Più si arricchiscono e spappolano i cervelli dei giovani, più essi rafforzano la loro stretta sul pianeta. Chi li ispira in un disegno così orripilante? La mente che li guida non è umana. Essi agiscono in nome di Satana. È il Satana in doppio petto gessato e Rolex d’oro e brillanti al polso che interviene solo quando sul piatto c’è una posta pesante. E qui è in gioco niente di meno del futuro dell’umanità, perché il povero ragazzo riverso esanime sulla panchina di un parco cittadino, con la siringa conficcata nel braccio, non conoscerà mai il futuro che gli hanno rubato. E come lui milioni di giovani. Ma che futuro avranno i superstiti di questo gioco al massacro? Gli angeli ci supplicano di combattere la droga, di farlo subito, di opporci al male prima che sia troppo tardi. Perché la droga puzza di morte, la droga è lo sterco del demonio. Quest’ultimo insegnamento è anche un disperato grido di dolore. Se i ragazzi che si illudono di sfuggire alla realtà grazie all’eroina o di dominarla con la cocaina potessero vedere il proprio spirito guida, il proprio angelo mentre piange per loro, forse proverebbero una terribile fitta nel cuore e avvertirebbero il bisogno di alzarsi in punta di piedi. Anche nel fondo del pozzo in cui sono caduti potrebbero vedere la luce. Chi desidera veramente incontrare gli angeli (sarà il tema del prossimo post) deve prima disintossicare la propria aura e purificare i corpi sottili. Non deve fumare né bere alcolici. Deve essere parsimonioso col vino, rinunciare al caffè, non mangiare carne né pesce. È la direzione giusta, sempreché si intenda avanzare verso le dimensioni alte dello spirito anziché sprofondare nei terreni molli dell’epicureismo che addormenta lo spirito e abbassa le nostre frequenze vibratorie. Chi considera irrinunciabile il gusto unico di un Glen Grant o il voluttuoso aroma di un sigaro Avana difficilmente potrà assaporare il piacere sopraffino di un incontro angelico. (15. continua).

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