lunedì 5 dicembre 2011

Come da tradizione paga sempre Pantalone

La montagna ha partorito il topolino. O se preferite, ha eruttato un misto di lapilli e lava che rischia di fare tabula rasa delle nostre residue speranze di uscire dalla crisi. Ci sentiamo basiti, come i calchi di Pompei. E pensare che avevamo tirato un sospiro di sollievo quando re Silvio ha abdicato in favore di un governo tecnico di emergenza che piaceva (più o meno) a tutti. Ma dopo avere conosciuto i rimedi che Monti e i supertecnici hanno escogitato per salvarci dal default (e salvare l’Europa!!!) si ha come l’impressione di essere caduti dalla padella alla brace. Sia chiaro, non contesto la necessità di “stringerci a coorte”, vale a dire fare sacrifici e inghiottire il boccone amaro. Non possiamo farne a meno. Quello che proprio non mi va giù, e credo non piaccia a nessuno, è che ancora una volta le soluzioni sono inadeguate e che l’olio di ricino sia prescritto solo alle classi sociali più deboli, ai pensionati e al ceto medio. Cosa non mi convince? Ma è chiaro, il decreto “salva-crisi” varato dal governo Monti è un palliativo frettoloso e claudicante e non risolverà la situazione, non frenerà il dissesto del nostro Paese. Al massimo, i 30 miliardi di euro che verranno raccolti (una cifra che sembra enorme ma che in realtà copre esattamente l’ammontare dei sussidi annui alle aziende) diminuiranno un po’ il deficit pubblico. Tutto qui. Non favoriranno certo la ripresa economica, che è la nostra vera priorità. Non ci sarà alcuna crescita perché non è così che la si induce. Così si affossano le speranze di rialzare la testa. Lo indicano chiaramente gli studi accademici, del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea: le manovre fiscali supplettive favoriscono la recessione. Credo che ripristinare l’lci sulla prima casa sia una porcheria che metterà in ginocchio tanta gente. Ficcare ancora una volta le mani nelle tasche degli italiani significa deprimerli ulteriormente, frenare i consumi, favorire la stagnazione, che ovviamente si ripercuoterà sull’occupazione. È un vortice perverso. Il mercato del lavoro, che già respira affannosamente e condanna i giovani alla disoccupazione, rischia l’asfissia. Temo che la speranza di evitare la recessione nel 2012 da oggi sia ancora più flebile. 
No, così non va. Non mi va proprio che a pagare sia ancora una volta Pantalone, cioè il cittadino inerme. Chi altro dovrebbe pagare gli sbagli dell’Italia? Ma chi li ha fatti, accipicchia! Chi ci ha costretti in braghe di tela e si è arricchito a nostre spese. Chi continua a godere i privilegi che noi, poveri italiani cornuti e mazziati, non tolleriamo più. Dei 30 miliardi di euro che lo stato incasserà, 17-18 miliardi verranno dalle nuove imposte, due terzi delle quali gravano sulle proprietà, cioè la casa e la ricchezza finanziaria. Solo 12-13 miliardi verranno dai tagli alla spesa pubblica, compresa quella previdenziale e quella di Regioni, Province e Comuni. Troppo poco. Si potevano tagliare molte più spese pubbliche ed evitare di spennare i soliti polli, che sono così nudi che non serve più la radiografia per vedere le ossa. L’esimio professor Monti dovrebbe spiegarci perché nei suoi provvedimenti non c’è traccia di ciò che gli italiani reclamano ad alta voce e che va sotto il titolo: abolizione degli apparati parastatali, delle istituzioni e degli enti pubblici costosi e inutili. Perché non sono stati tranciati i costi esorbitanti del megacirco Barnum della politica? Perché non vengono dimezzati i parlamentari? Ne abbiamo mille contro i 535 degli Stati Uniti d’America… assurdo! Perché non riesaminiamo i vitalizi e gli stipendi della Casta e tagliamo i trasferimenti agli organi istituzionali? Perché non si rinuncia alle auto blu e a tutte le spese di rappresentanza che ci fanno gridare allo scandalo? Perché l’idea di eliminare le province è stata affossata? Perché non riduciamo drasticamente le sedi giudiziarie e liberalizziamo le professioni? Perché non variamo contromisure efficaci per fermare la fuga dei capitali e dei cervelli? Perché non facciamo le riforme di cui abbiamo bisogno per diventare un Paese moderno ed efficiente? Perché a pagare le miserie della nostra patria, sempre più “di dolore ostello”, sono i lavoratori, i pensionati e i giovani, mentre i parassiti e gli stronzi – e ce ne sono tanti, troppi in Italia – continueranno imperterriti a fare i propri comodi? Troppo domande, lo so, ma forse la riposta è unica. Perché non basta cambiare i suonatori perché la musica cambi. Monti non è padre Pio né San Giuseppe da Copertino, che volava sopra i tetti. Non è il salvatore della patria e se anche lo fosse avrebbe bisogno di tempo e del supporto dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, gli unici in grado di demolire i poteri forti e le lobbies che dietro le quinte continuano a decidere la nostra sorte. Monti è un galantuomo, serio e preparato, si vede. Ma temo abbia le mani legate. Non è libero, è un ostaggio delle banche e dei partiti, che fanno solo il loro interesse, non quello degli italiani. Ecco perché la sua manovra mi ha deluso e sono un tantino schifato. Guai se non lo fossi! Ho 56 anni, ho conosciuto gli alti e i bassi della vita, che sono fisiologici, ma ritengo che stiamo vivendo la crisi più grave dal dopoguerra a oggi. Purtroppo non è solo una crisi economica. È una crisi di idee e di valori. Una crisi senza capo né coda, che gli esperti non sono in grado di spiegarci né tanto più controllare. Che cosa sta succedendo? Perché anziché risollevarci continuiamo a sprofondare? In quali sabbie mobili siamo caduti e per quale karmica, madornale sequenza di errori? Una cosa è certa: paghiamo a carissimo prezzo la follia di un mondo che l’avidità ha reso cieco. Troppi sbagli, troppe sperequazioni. Non è possibile che la ricchezza del pianeta sia concentrata in poche mani. Mani sporche di sangue. Ma non è nemmeno possibile continuare a comportarsi come i folli che danzavano e brindavano mentre il Titanic affondava. Non è etico agire come la cicala. Paghiamo anche gli innumerevoli errori nazionali, che sono più gravi di quelli commessi da altre nazioni. Chi può dirci perché il nostro Paese, che è sostanzialmente sano e pieno di risorse, continua ad accumulare debiti e perciò viene considerato inaffidabile? Perché abbiamo una classe politica così vergognosa (da destra a sinistra passando per il centro) da indurci ad esclamare “Ridateci la prima Repubblica!”. Lo so, rimpiangere Moro, Fanfani, Andreotti, Forlani e Craxi significa avere la memoria corta. Eppure, in confronto ai guitti mediocri della seconda Repubblica, ai tanti lillipuzziani (non tutti ma quasi) che al momento ci rappresentano alla Camera, al Senato e nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali – ahinoi, e se fosse vero che ogni popolo ha i politici che si merita? – quelli erano giganti! Qualcuno ha detto che siamo all’ultimo miglio. E se fosse senza ritorno come il miglio verde del film diretto da Frank Darabont e tratto da un romanzo di Stephen King?  “Uomo morto! Uomo morto che cammina! Abbiamo un uomo morto che cammina!”. Queste parole che scandivano il passaggio dei detenuti nel braccio della morte potrebbero fare al caso nostro. Forse siamo dei walking dead e ancora non lo sappiamo. Certamente siamo stufi marci, come il povero Pantalone de’ Bisognosi, di pagare. Ma in extremis mi viene il dubbio che sia normale farlo, visto che amiamo la commedia dell’arte e viviamo nel paese di Pulcinella.

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