sabato 24 dicembre 2011

Il Natale degli animali

Una leggenda narra che allo scoccare della mezzanotte, tra il 24 e il 25 dicembre, gli animali acquistino il meraviglioso dono della parola. I più superstiziosi pensano che è meglio non tentare di ascoltarli di nascosto perché potremmo attirare su di noi la sfortuna, la cecità o la sordità, e persino la morte. Io non sono superstizioso e questa notte ho spiato i miei animali. Voglio raccontare in forma di dialogo quel che si sono detti ma, prima di farlo, è il caso che ve li presenti. Il conciliabolo si è svolto fra i cani Zen, Minù e Shanti, i gatti Patmos, Piuma, Vaniglia e Cannella, e il coniglio Tender. Sono gli attuali membri della mia fattoria domestica, i superstiti di una grande famiglia che un tempo era molto più numerosa.
Zen (il labrador): “Amici, finalmente è Natale! Siete felici?”.
Shanti (il dalmata): “Mica tanto”.
Zen: “Ma come?! Sta per nascere Gesù e sei triste. Almeno voi, gattacci, siete contenti?”.
Vaniglia e Cannella (i persiani): “Insomma!”.
Zen: “Cos’è questa storia?”.
Patmos: “Amico, non vedi che abbiamo la pressione bassa?”.
Zen: “Sì, in effetti siete un po’ giù di tono. Posso sapere perché?”.
Piuma: “E ce lo chiedi? Il nostro patriarca, il nobile Rex non c’è più. Questo è il primo Natale senza di lui e ci manca tanto”.
Shanti: “Adesso capisci?”.
Zen assume un’espressione mortificata e smette di saltare. Si accuccia là dove il pastore tedesco, l’indiscusso capobranco, era solito sdraiarsi, tra il camino e il mio scrittoio.
Patmos: “Dai, non fare così. Non è colpa tua se vedi sempre la ciotola mezza piena…”.
Minù (il barboncino): “Scusate amici, ma io sono un cucciolo e non capisco di cosa parlate”.
Tender: “Tu sei appena arrivata, non hai conosciuto il grande Rex e nemmeno gli altri animali di casa che quest’anno sono saliti in cielo”.  
Minù: “Ma ci sono io che ho l’argento vivo addosso!”.
Vaniglia e Cannella: “Anche troppo!”.
Patmos: “Ahinoi, non è tutto qui”.
Zen, agitandosi per l’ansia: “C’è qualcosa che non so?”.
Patmos: “Amico mio, sono tante le cose che ignori. Voi cani vi incollate al padrone come cicche e non avete occhi e orecchie che per lui. Non vi interessate al mondo, come facciamo noi gatti, che siamo filosofi”.
Shanti: “Se voi siete filosofi noi cani cosa saremmo?”.
Patmos: “A voi interessa che il padrone vi dia da mangiare, vi faccia giocare, vi coccoli e vi permetta di dormire sul divano. Voi siete epicurei”.
Zen: “Senti che roba! Allora voi che state tutto il giorno raggomitolati sui letti delle padroncine a poltrire e bisogna scuotervi per capire che siete ancora vivi?!”.
Piuma: “Figurati, noi abbiamo sette vite!”.
Shanti: “Beh, mi sa che questa la state sprecando!”.
Zen: “Già, che ne sapete voi del mondo? Non vi ho mai visto davanti al televisore”.
Tender: “Ragazzi, per carità, è la notte di Natale, non litigate. Piuttosto, cerchiamo di capire perché quest’anno l’aria natalizia è così pesante. I padroni hanno addobbato l’albero e fra poche ore si riuniranno a tavola con le figlie, i generi e la loro prima nipotina. Noi riceveremo tante attenzioni e leccornie. Eppure non siamo felici. Perché?”.
Patmos: “Ora te lo spiego. E voi tutti aprite bene le orecchie”.
Shanti, con ironia: “Silenzio, parla Socrate!”.
Patmos: “Il motivo che ci rende tristi è che gli uomini stanno passando un pessimo momento. E noi animali, che sentiamo le loro emozioni e li amiamo, siamo partecipi di ciò. Ma li avete sentiti i nostri padroni? Parlano sempre della crisi, del mondo che va a rotoli, del fatto che sono stanchi di vivere in un Paese vile, che non riconosce i meriti, deprime i giovani ed è incapace di reagire”.
Zen: “È vero, il mio padrone sfoga la sua amarezza davanti al computer e scrive, scrive sempre anziché portarmi a spasso nei boschi!”.
Minù: “Con me si comporta come un bambino e mi fa giocare”.
Piuma: “Per forza, sei una trottola!”.
Patmos: “Io non vedo il telegiornale ma sento i pensieri dei padroni. Sono delusi e frustrati. Non si capacitano del fatto che la vita è diventata un rebus, che il futuro è un’incognita e soprattutto che il mondo in cui vivono è irriconoscibile. Il padrone dice sempre che l’umanesimo è stato giustiziato in nome dell’avidità, della stupidità e del cinismo. Però riconosce d’essere fortunato. Ha una bella casa, una bellissima famiglia, sta bene e ha fiducia nelle idee che gli verranno domani. Anche la padrona non si lamenta della propria condizione e riconosce che il Creatore di tutti gli animali le ha concesso molte grazie e privilegi. E poi è così buona e caritatevole. Si spende per gli altri ed è sempre l’ultima”.
Vaniglia e Cannella all’unisono: “Beati gli ultimi perché saranno i primi, come diceva il figlio del Sommo Felino incarnatosi per salvarci”.
Shanti: “A patto che i primi non siano ingordi!”.
Patmos: “Hai detto bene. Il mondo soffre a causa degli ingordi”.
Tender: “E dei malvagi”.
Minù: “Oh, oh! Comincio a preoccuparmi. Non è che devo rinunciare ai bocconcini e al paté?”.
Patmos: “Non credo che la crisi economica impedirà ai nostri padroni di viziarci. Ma certamente renderà più agra la vita di tanti nostri fratelli, umani e animali. Penso alle vecchiette che vivono con una pensione da fame, sole con il loro cagnolino o col gatto. Penso agli animali che verranno abbandonati. Già ce ne sono tanti su cui l’uomo sfoga la propria rabbia, la cieca frustrazione, la cattiveria gratuita. Le cose peggioreranno perché il genere umano si è incanaglito. Mira solo ai soldi e al potere, al sesso e al divertimento. Poi si lamenta perché le cose vanno male”.
Zen: “Ma dai… le persone non sono tutte così!”.
Patmos: “Ci mancherebbe altro! Per fortuna molti uomini sono ancora umani e per questa ragione stanno male. Sono annichiliti e rimpiangono il tempo in cui la vita era docile e si sorrideva di più”.
Shanti: “Amici, io sono vecchia e non so se potrò festeggiare con voi il prossimo Natale…”.
Piuma: “Ma va là, stupidella!”.
Shanti: “No, dico davvero. Credo che le nostre geremiadi servano a poco. Perciò vi invito ad essere positivi e a credere che il futuro dipende dai nostri pensieri. Le cose vanno male, è vero, ma possono sempre cambiare”.
Tender: “E se cambiassero in peggio?”.
Zen: “Taci Schopenhauer, pensa alle tue carote e alla lattuga. Mi pare che Shanti abbia parlato saggiamente. Forse dovremmo correggere i nostri pensieri perché cambi la realtà”.
Minù: “Io sto bene così, cosa mi manca?”.
Patmos: “Brava, hai colto l’essenza del discorso. Se tutti ragionassero come te il cielo non ci sembrerebbe così nero e le nubi si dischiuderebbero per mostrarci che dietro c’è il sole”.
Piuma: “Bisogna saper vedere oltre le nuvole e accontentarsi. La vita non è una gara sui 100 metri ma una lunga maratona…”.
Patmos: “Caspiterina, questa l’hai sentita su Rai Sport o su SkySport24?”.
Piuma: “È farina del mio sacco”.
Zen: “Quindi?”.
Piuma: “Quindi bando alla tristezza. La crisi passerà e i sogni si realizzeranno. E poi, io spero che un giorno il genere umano capirà che se noi ci chiamiamo animali è perché abbiamo un’anima”.
Minù: “Questo cosa c’entra?”.
Patmos: “C’entra, eccome se c’entra. Noi siamo solo bestie agli occhi di tanti bestioni che si autodefiniscono esseri umani. Non sanno che siamo tutti figli dell’amore che governa l’universo. Dobbiamo sperare che capiscano la lezione che la vita sta impartendo loro e cambino registro”.
Shanti: “Intendi dire che se ci trattassero diversamente, che so, smettessero di mangiare carne e di sporcarsi il karma con la vivisezione, la caccia e la strage degli innocenti per rubare loro la pelliccia, la loro vita migliorerebbe?”.
Patmos: “Sarebbe un passo avanti. Anche se diventare vegetariani non risolve i problemi economici, può aiutare a vedere le cose in un modo diverso. Soltanto elevando la coscienza, aumentando le vibrazioni, l’uomo può migliorare la propria condizione. Il nostro padrone lo dice sempre: senza una consapevolezza superiore non c’è vero progresso e non ci sarà salvezza”.
Minù: “Sei perspicace!”.
Cannella e Vaniglia: “Voi barboncini non siete gli unici ad avere qualche neurone nel cervello!”.
Zen comincia a saltare di gioia come un saltimbanco e contagia Minù, che imita i funamboli del circo Togni. “E adesso che c’è?” domanda Patmos.
Zen: “Non lo so, forse lo spirito del Natale mi ha preso!”.
Minù: “Anche a me!”.
Shanti: “No, tu sei posseduta. Esci da quel corpo…”.
Tender sbadiglia: “Ragazzi, l’alba si avvicina e comincio ad essere un po’ stanco. Ho bisogno di sdraiarmi nel mio fieno”.
Patmos: “È Natale. Amici, facciamo una richiesta e una promessa”.
Zen: “Vorrei un osso di tirannosauro e in cambio farò il bravo”.
Minù: “Mi piacerebbe avere mille palline di gomma”.
Shanti: “Desidero vedere gli alieni prima di morire. Giuro che non li farò scappare”.
Tender: “Carote, carote, carote. Non le mangerò tutte, qualcuna la metterò in banca”.
Shanti: “Bravo, così sparisce!”.
Cannella e Vaniglia, che sono gatti persiani ma ragionano come due gemelli siamesi: “Noi chiediamo che la nostra padroncina sia assunta all’Onu, così libera la sua stanza e possiamo prendere possesso del suo guanciale. Promettiamo che non faremo più i bisognini fuori dalla lettiera”.
Piuma: “Vorrei che qualcuno mi regalasse un paio di stivali come quelli del gatto di Perrault”.
Patmos: “Che ne faresti?”.
Piuma: “Girerei il mondo!”.
Patmos: “Io no, sto bene qui. Solo che vorrei parlare tutto l’anno, come il gatto de Il Maestro e Margherita di Bulgakov”.
Minù: “Allora io voglio essere come il protagonista di Cuore di cane!”.
Shanti: “Tu sei già un pallino!”.
Patmos, rizzando la coda in segno di letizia: “Cari amici, è solo un sogno. Oggi è Natale e nulla cambierà, tuttavia chiediamo al Creatore di tutti gli esseri viventi di poter essere felici, perché la felicità è possibile. Che siano felici tutte le bestie e gli uomini della Terra e degli altri mondi abitati”.
Zen si mette ad abbaiare.
Patmos: “Così sveglierai i padroni!”.
Zen: “Lo so. Voglio che si schiodino dal letto per assaporare la felicità”.
Tutti gli animali della casa si agitano e chiamano a gran voce i padroni. Ma dalla loro bocca non escono più parole ma suoni onomatopeici come “Bau” e “Miao”. La notte di Natale con la sua magia è finita. Adesso, la parola spetta ai bipedi senzienti. Con l’augurio che almeno per un giorno pronuncino solo parole dolci e piene d’amore.
Buon Natale a tutti e in particolare a chi mi vuole bene.

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