lunedì 12 dicembre 2011

Stupido è chi lo stupido fa?


Oggi mi va di scrivere di un fenomeno universale e atemporale. Per una volta, metto da parte le tematiche up to date, legate alle cronache più o meno quotidiane dello sfascio sociale, culturale ed economico dei nostri tempi. Voglio concentrami su una realtà di cui tutti abbiamo una discreta conoscenza ed esperienza. Farò alcune riflessioni a voce alta sulla stupidità umana. Prima di iniziare, fateci caso: siamo circondati dagli stupidi. Sono onnipresenti, invasivi e beati, in più si comportano come se fossero i padroni del mondo. Possiamo affermare, senza tema di smentita, di vivere in una società caratterizzata da quella che Fruttero e Lucentini definirono “la prevalenza del cretino”. Sì, i cretini hanno assunto il comando delle operazioni, presidiano la stanza dei bottoni (con cui giocano) e hanno un piano perfetto per isolare le persone intelligenti. È un’amara constatazione che chiunque di noi può fare senza andare troppo lontano. Basta sedersi sulla poltrona e accendere il televisore. Più sei cretino più piaci e hai successo. Basta prendere un caffè al bar e ascoltare i discorsi della gente. Più stupidità e banalità dici più sei considerato. O meglio, ti trovano più rassicurante. Basta affinare la vista e l’udito: la freccia degli sciocchi ci passa accanto sibilando ogni minuto. È già una fortuna che non c’infilzi. Mezzo secolo fa, Flaiano suggeriva che il peggiore è il cretino illuminato da lampi di imbecillità. Mi permetto di correggere il suo aforisma: nel 2011, il cretino è illuminato dalla sicumera del pavone mentre fa la ruota. Nell’ultimo mezzo secolo, i cretini pieni di idee sono cresciuti in modo esponenziale. Non so se è colpa della scuola, della famiglia, della televisione o di qualche virus. So che li trovi dappertutto e il fatto grave è che la società affida loro ruoli di responsabilità. Hanno potere, denaro e fama e ciò li rende immuni dal rischio che qualcuno li accusi di stupidità. Chiunque appartenga alla categoria delle persone normali, abituate a misurare gli angoli della vita col goniometro del buonsenso, si è reso conto da tempo che gli imbecilli hanno abbattuto gli argini e che i danni prodotti dalle megaonde dei decerebrati sono irreparabili. Non esistono rimedi efficaci contro la stoltezza, che è refrattaria a ogni cura e si è diffusa come una pandemia, contagiando ogni settore umano, ogni ambito dell’esistenza: la politica, la cultura, lo spettacolo, il sociale, il mondo del lavoro. Ci fu un tempo in cui i giovani andavano a bottega per imparare un mestiere utile e sognavano la vera grandezza. Oggi si rimbambiscono coi telefonini ipertecnologici e la playstation, sognano di partecipare al Grande Fratello o a un reality qualunque, basta apparire, aspirano a organizzare eventi (quando non sanno mettere in ordine nemmeno la propria camera da letto) o a diventare vallette o veline, e poco conta che dispongano di un vocabolario di cento parole, di cui dieci appartengono al genere dell’intercalare scurrile. Stendiamo un velo pietoso, poi, sugli stupidi di una certa età, che invece di diventare sempre più saggi, come accadeva una volta, si adeguano alla diserzione generale dei neuroni. Purtroppo, la stoltezza non tiene conto dell’anagrafe e si sta espandendo più velocemente del cosmo. “Due cose appaiono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi” – sosteneva Einstein. È inutile chiedersi perché la schiera degli stolti cresce senza soluzione di continuità. È come chiedere al Papa di rivelarci il vero terzo segreto di Fatima. Chiediamoci invece cosa possiamo fare per sopravvivere in un mondo dove ci saranno sempre degli eschimesi pronti a dettare le norme su come devono comportarsi gli abitanti dell’Etiopia durante la siccità. Già, come possiamo difenderci dagli sciocchi, e in modo particolare da quelli che per invidia del bue si gonfiano fino ad esplodere come la rana della favola di La Fontaine? Come possiamo rendere innocui gli stupidi (ma furbi) di successo e i servi sciocchi che prosperano accanto a noi e dettano legge, pontificano, sbraitano e non si concedono mai una pausa? L’ottavo corollario della Legge di Murphy recita che i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedire loro di nuocere. Teniamone conto. È forse più facile debellare un malintenzionato che un cretino. Pur tuttavia, valgono come ottimi consigli le riflessioni dello scomparso Carlo Cipolla, un grande storico dell’economia autore di un sorprendente saggio sulle leggi fondamentali della stupidità umana. In primis, non sottovalutiamo il numero degli stupidi in circolazione. Secondo, ricordiamoci che la stupidità prescinde dalla cultura, dal sesso, dalla razza, dalla lingua e dal ceto socio-economico. Perciò non abbassiamo mai la guardia, soprattutto al cospetto di chi ci sembra notabile, innocuo e rassicurante. Terzo, stiamo alla larga da chi produce solo danni e non procura vantaggi. Quarto: ricordiamoci che nessuno è più pericoloso dello stupido. Vorrei aggiungere un quinto e un sesto suggerimento, farina del mio sacco. Fingiamo di essere moderatamente intelligenti, con una certa tendenza alla coglionaggine. Passeremo inosservati ed eviteremo fastidi. Infine, non litighiamo mai con uno stupido. È così imprevedibile da indurre gli altri a credere che i veri stupidi siamo noi. Nel dubbio, quando incontriamo un microcefalo affrettiamoci a cambiare strada. Il mondo è pieno di epigoni di Bouvard e Pécuchet – i campioni della dabbenaggine umana immortalati da Flaubert – che smaniano di farci arrabbiare se non addirittura di farci lo sgambetto. Lo fanno per dispetto, ignoranza, invidia o pura scemenza, e lo fanno bene. In ogni caso, rassegniamoci all’idea che per quanto la stupidità altrui non potrà ucciderci, certamente ci farà sudare le proverbiali sette camicie. I miei lettori si domanderanno perché oggi ho preso di mira gli stupidi. Perché ne ho incontrato uno che voleva farmi credere che sono un babbeo. Non lo escludo categoricamente ma mi provoca il prurito subire l’insulsaggine che sale in cattedra. Mi mette in difficoltà più di quanto non riesca a fare la cattiveria della persona perfida ma dotata di una certa intelligenza. È una mia debolezza, lo riconosco. La stupidità proprio non la reggo. Mentre so reagire egregiamente alla cattiveria, di fronte alla stupidità mi cadono le braccia. 
Per concludere, si dice che lo sciocco è come un ladro di campane che si tappa le orecchie per non essere sentito quando ruba. Qualora nei prossimi giorni incontrassimo un tipo così potremmo sempre scegliere fra due opzioni. La prima è sollevare le mani in segno di resa ed esclamare, alla maniera del grande Totò: “Se dovete fucilarmi, fucilatemi. Ma almeno salvatemi la vita”. La seconda è seguire l’invito che Jenny rivolge a Forrest Gump: “Corri Forrest, corri!”. 
A proposito, non ho mai capito cosa intendesse veramente Forrest Gump quando disse: “Stupido è chi lo stupido fa”. Ho l’impressione che le sue parole contengano un messaggio cifrato.

1 commento:

  1. Condivido pienamente ma appena scopri un "antivirus" avvisa!!! ehehhehe

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