giovedì 8 dicembre 2011

Una storia di ordinaria ingiustizia

Oggi voglio raccontarvi una storia di ordinaria ingiustizia. Più precisamente, una brutta storia tipicamente italiana che ha come protagonisti la camorra, il racket dell’usura e un uomo col cappio al collo che ha perso ogni cosa ma non la dignità e la voglia di lottare. È una storia vera che ha come protagonisti l’imprenditore campano Luigi Orsino e sua moglie Pina. Me l’ha raccontata Luigi, che ha smesso di credere nella giustizia degli uomini, e quindi nella Legge e nello Stato, giacché il nostro è un Paese dove i censori perdonano i corvi e fanno strazio delle colombe (come diceva Giovenale). Luigi si dichiara ateo ma credo che per lui l’onore e l’etica personale siano elevati quasi a livello di religione laica. Oggi, chi ha fame e sete di giustizia, rischia di essere giustiziato. Ovviamente mi auguro che Luigi, perseguitato dagli uomini e insieme dalla malasorte, non abbia bisogno di diventare un martire per avere giustizia, che dovrebbe essere il premio riscosso dai giusti mentre sono ancora in vita. Ma veniamo alla nostra storia. Nel 1979, Luigi e sua moglie, studenti intraprendenti, aprono un piccolo negozio di mobili a Portici, nei pressi di Napoli. Ci sanno fare, s’ingrandiscono e nel volgere di pochi anni arrivano a possedere tre negozi di abbigliamento a Portici e due grosse esposizioni di arredamento, una a Portici e una a Sant’Anastasia. Danno lavoro a molti dipendenti e diventano benestanti. Col frutto del loro onesto lavoro si comprano una villa al mare in Calabria, due ville a San Sebastiano al Vesuvio, un appartamento ad Ercolano, due appartamenti a Roccaraso e un locale commerciale a Portici. Forse esagerano. Di certo non conoscono l’espressione lombarda “stare schisci”, che gli inglesi definiscono più elegantemente understatement, e si fanno notare. Entrano nelle mire del potente clan camorristico Vollaro, che detta legge a Portici. Un giorno, vengono ricattati e come spesso accade subiscono in silenzio pur di continuare a lavorare in pace. Il fatto è che smetti di lavorare in pace il momento stesso in cui cadi nelle grinfie della criminalità organizzata. Nel caso della camorra, che “per numero d’affari è l’organizzazione criminale più corposa d’Europa”, come si legge in Gomorra di Saviano, è pressoché certa l’escalation della pressione estorsiva. L’esosità degli estorsori aumenta progressivamente, non conosce scuse o resistenze (subito inibite da minacce, atti intimidatori e attentati), sicché i coniugi Orsino sono costretti a ricorrere all’aiuto finanziario di una persona che credevano fosse amica per poter soddisfare la fame pantagruelica del clan Vollaro. Questo presunto amico, noto commercialista napoletano, è in realtà un avido usuraio. Di più, lo Shylock partenopeo fa parte di un racket di cravattai senza scrupoli. Ironia della sorte: per sfuggire alle ceneri e ai gas del Vesuvio, Luigi e sua moglie si tuffano in un pentolone di olio bollente. L’usuraio getta ben presto la maschera e taglieggia gli Orsino, li minaccia con la pistola, li aggredisce e infine si vanta con loro dei suoi stretti legami col feroce clan camorristico di cui sono vittime. Gli Orsino, temendo per la loro vita oltre che per le aziende che dirigono, accettano di pagare all’usuraio fino al 400% di interessi. A un certo punto, però, Luigi non riesce più a sopportare la duplice spada di Damocle sulla testa. Non è più in grado di pagare il pizzo alla Onorata Società e gli interessi al bieco “Uomo dei pegni”.  Sarebbe dura reggere un aguzzino, figuriamoci due! L’usuraio passa alle vie di fatto. Con minacce e azioni violente degne dei bravi di Don Rodrigo si appropria delle proprietà di Ercolano e Roccaraso appartenenti agli Orsino. Ha inizio la progressiva, inevitabile caduta verso il baratro. Le aziende degli Orsino, sempre più perseguitati e quindi meno lucidi, subiscono un tracollo e falliscono. I beni personali vengono pignorati perché i creditori non sanno o non vogliono sapere perché i soldi sono finiti. Altra ironia della sorte: tra i creditori figurano non solo le banche che si sono comportate prima da strozzini e poi da sciacalli ma gli stessi, sfacciatissimi usurai. Ormai ridotto alla disperazione, Luigi si decide a denunciare l’accaduto alla Procura della Repubblica. Ma il giudice delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Nola si rifiuta di considerare il caso nel suo insieme e di valutare i risvolti penali della questione. Di fatto, equipara la situazione degli Orsino a un fallimento, per di più doloso, mentre il tribunale fallimentare lo aveva dichiarato semplice e non fraudolento. Si dice che piove sempre sul bagnato ma sul malcapitato Luigi gravitano i monsoni e cade la grandine. Le banche, che hanno applicato l’anatocisma (cioè la capitalizzazione degli interessi su un capitale, in sostanza gli interessi sugli interessi!) finché non è stato dichiarato illegale, trascinano Luigi nel fango con pratiche che moltiplicano il debito. Purtroppo per lui, Luigi si è perso nel labirinto dell’ignobile Minotauro e non sa come uscirne. I beni della famiglia vengono messi all’asta, compresa la casa in cui attualmente vive. Ennesima ironia con beffa finale. Il ricavato dell’asta giudiziaria va ai creditori (fra cui le banche e il racket degli usurai) e gli acquirenti dei beni sono dei prestanome. Di chi? Ma è ovvio, dei camorristi e degli usurai. Ora veniamo ai risvolti penali del caso. Nel 2004, quando Luigi presentò la denuncia alla Procura della Repubblica contro i suoi estorsori, non fu convocato da alcun magistrato. Come a dire: “Non romperci i marroni e non toccare Caino!”. Allora si rivolse ai Carabinieri di San Sebastiano, cui rese dettagliata deposizione circa i fatti. Dal 2004 al 2010 nessun giudice si è fatto vivo con Luigi, la cui situazione personale ed economica era nel frattempo crollata. Nel 2010, il giudice che si occupava (si fa per dire!) delle indagini sull’usura ha sorprendentemente archiviato la procedura benché fossero state prodotte prove non solo testimoniali ma anche documentali incisive, pur avendo loro riconosciuto lo status di vittime di mafia in base alla concessione dell’art. 20 legge 44/99, e senza nemmeno avvertire Luigi, privandolo del suo diritto di fare opposizione. A tutt’oggi, invece, resta aperta la procedura contro gli estorsori ma Luigi non si illude. Verrà insabbiata e archiviata al più presto. A fronte del fatto che la macchina della giustizia si è mossa da un lato come una vecchia e scalcagnata Fiat 127 che prima procede sbuffando e poi si ferma e schiatta, dall’altro lato è incredibile come abbia imitato una BMW ultimo modello, correndo velocemente verso le soluzioni previste dalla legge, vale a dire la vendita forzata da parte del tribunale dei beni restanti di Luigi e di sua moglie, che nel frattempo non hanno perso l’abitudine di ricevere minacce, intimidazioni e persino le percosse. Negli ultimi tempi, gli Orsino hanno collezionato spari contro gli esercizi e la casa, furti di automezzi carichi di merce, il rapimento del figlio durato per fortuna pochi minuti, furti, speronamenti d’auto, botte a più non posso, uccisione del cane a colpi d’arma da fuoco, atti vandalici a iosa, il lancio di un ordigno incendiario in giardino. Nel 2011, i malavitosi hanno aggredito e tentato di strangolare Pina. A pochi giorni da Natale, la situazione degli Orsino, ex imprenditori rasi al suolo, è la seguente: Luigi non ha più un lavoro né rendite ma in compenso ha tre by pass al cuore. Anche sua moglie è malata. Ed è una fortuna, perché altrimenti l’Ufficiale giudiziario che il 23 novembre scorso si è presentato con l’appoggio della forza pubblica (e l’assistenza di un’ambulanza!) alle porte della loro casa per espropriarla, non si sarebbe fermato. Merito di ciò va anche riconosciuto al sindaco di San Sebastiano al Vesuvio. Purtroppo, lo sfratto è stato solo rinviato. Ai primi di gennaio 2012 gli Orsino perderanno la loro casa, ciò che resta del loro piccolo impero, e saranno sbattuti sulla strada con la qualifica di reietti. Già oggi vivono con l’aiuto del Comune, che paga loro alcune bollette, e del parroco della chiesa di San Sebastiano al Vesuvio, che li fornisce di pacchi alimentari. Ultima e definitiva ironia della sorte. Per volere del comitato per l’ordine e la sicurezza, gli Orsino sono sottoposti a protezione di tipo 4. Significa che i Carabinieri della locale caserma passano più volte al giorno davanti alla casa dove abitano per controllare che non siano in pericolo. E grazie al Comandante dell’Arma della stazione locale e ai coscienziosi militi ai suoi ordine che Luigi ha finora evitato di subire la vendetta della camorra e le ritorsioni degli usurai. Ma cosa sarà di lui e della sua famiglia a gennaio, quando i carabinieri non potranno più proteggerlo perché forse sarà ridotto a vivere in macchina, a dormire all’albergo delle stelle? Quegli stessi carabinieri che il 23 novembre scorso erano presenti per garantire la sua sicurezza mentre otto poliziotti e funzionari della Digos erano stati mobilitati per costringerlo a togliersi dai piedi. Questi sono i fatti, nudi e crudi. Fortunatamente, con una delibera in zona Cesarini, il Comune di San Sebastiano ha concesso agli Orsino una cifra irrisoria una tantum per affittare un piccolo appartamento, fare il trasloco dei beni non pignorabili, allacciare le utenze e ricominciare una vita nuova. Già, ma che tipo di vita? Al momento, questa storia di ordinaria ingiustizia ha un pessimo finale. Luigi, sua moglie e suo figlio sono “cornuti e mazziati”. Di più, per quanto si dichiari ateo, il mio amico Luigi rischia che tra poco i suoi concittadini dicano di lui: “Campa ‘e gloriavate”, che significa “vive di preghiere”. Ma vivere sarebbe già una fortuna. Spero che per colpa delle carogne che hanno trasformato il nostro Bel Paese nel regno del Male non sia costretto a sopravvivere o, peggio ancora, a pagare l’obolo a Caronte tra l’indifferenza dei più. Lo so che leggendomi toccherà ferro ma oggi è facile che quelli che hanno fame e sete di giustizia siano giustiziati. In ogni caso, Buon Natale a te e alla tua famiglia, caro Luigi. Che un po’ di speranza non vi abbandoni mai.

PS: Chi volesse esprimere la propria solidarietà a Luigi Orsino può contattarlo su facebook, all’indirizzo on line orsinoluigi@libero.it o attraverso il suo blog pensareliberi.com.

Nessun commento:

Posta un commento