giovedì 26 gennaio 2012

C'è un terremoto in arrivo?

Ieri, alle 9:06, una scossa di terremoto di magnitudo 4,9 ha interessato una fascia territoriale del Nord Italia. Una seconda scossa più lieve di magnitudo 2,3 è stata registrata alle 9:24. Le scosse sono state avvertite dalla Lombardia al Veneto e l’epicentro del sisma è stato individuato in provincia di Reggio Emilia. Per nostra fortuna, il suolo ha tremato per pochi istanti e il fenomeno tellurico non ha fatto seri danni né alle cose né alle persone. Solo un grande spavento, foriero di allarme ed evacuazioni di scuole e uffici ma niente di più, è questo il primo consuntivo. Meno male. Eppure, c’è poco da stare tranquilli. Non è improbabile che presto la terrà tremerà nuovamente in Italia. Anzi, sono previste in futuro scosse di portata straordinaria. Chi lo dice? Qualche sismologo azzarda in privato previsioni che non può fare pubblicamente, altrimenti correrebbe il rischio che i soliti zelanti lo accusino (e denuncino) per procurato allarme. L’altro aspetto della faccenda è che non pochi veggenti e profeti hanno annunciato che presto l’Italia sarà colpita da un terremoto senza precedenti, i cui effetti devastanti saranno superiori a quelli provocati dai terremoti in Friuli, in Umbria e in Irpinia messi insieme. Ma finché lo gufano le cosiddette “figure carismatiche”, vale a dire le persone che sostengono di ricevere avvertimenti dalla Madonna, da Gesù e dagli extraterrestri, potremmo anche fare spallucce. Chi vivrà vedrà. 
Il fatto è che in ogni caso c’è poco da ridere perché un sisma non è improbabile se andiamo avanti così. A seguire le cronache di questi giorni si ha infatti l’impressione che c’è un terremoto sociale e antropologico in arrivo. Si avvertono già le prime vibrazioni, che altro non sono se non l’effetto della fibrillazione degli italiani scontenti, stremati, esasperati. Il Paese è sempre più nervoso e comincia a dare segni di impazienza. Si teme che il signor Monti non farà miracoli, non è Padre Pio, e per quanto il governo di emergenza stia producendo il massimo sforzo per ridare fiato e credibilità all’Italia, il piatto piange. Molti non credono più alle favole, altri si oppongono alle riforme, altri ancora aspettano solo che qualcuno orchestri la riscossa degli umili, che si spera sia pacifica. Ma nessun terremoto è pacifico. Il movimento dei forconi in Sicilia, la protesta sarda e lo sciopero degli autotrasportatori coi blocchi stradali potrebbero essere solo le prime avvisaglie di un fenomeno tellurico più ampio. Iniziò con un adagio anche la primavera araba che nel 2011 ha sconvolto la geopolitica del Mediterraneo. Si trasformò in un andante e poi in un crescendo veloce atto a stordirci. Se è vero che basta un cerino per bruciare ettari di bosco non dobbiamo sottovalutare lo spettacolo che la piazza ci mostra in questi giorni. Malcontento, preoccupazione, rabbia e una gran voglia di fare il quarantotto potrebbero alimentare presidi stradali, nei porti, nelle scuole e nelle piazze, potrebbero esasperare gli animi facendo esplodere il bubbone. Il vero problema che la casta degli intoccabili e le istituzioni sottovalutano è che ancora una volta la medicina propinata agli italiani ha il sapore sgradevole dell’olio di ricino. E meno male che ci è stato risparmiato il manganello! Ci hanno chiesto di fare i sacrifici, e ci sta per il bene comune, ma poi, guardandosi attorno, ci si accorge che il nostro Paese è ingessato: impossibile abolire i privilegi, le nequizie, le aberrazioni, le sperequazioni, le iniquità, le cattive abitudini. La gente è stufa di pagare le colpe degli altri, gli immuni e gli impuniti, e soprattutto anche per conto di chi non ha mai pagato e continua imperterrito a non pagare la sua parte. Non mi riferisco solo agli evasori parziali o totali. Ci sono tante categorie di furbi. Parlo in particolare di quelli che hanno affossato l’Italia (politici e bancari su tutti) e non pagano i loro errori e non si fanno da parte, al massimo si tolgono dal ginepraio in cui, invece, restano gli altri, i cornuti e mazziati. Chi sono gli altri? Siamo noi, è ovvio, che paghiamo le tasse fino all’ultimo centesimo, rispettiamo le leggi e la libertà altrui, facciamo il nostro dovere e ci concediamo, ogni tanto, il lusso di lamentarci. Per nostra fortuna, al momento le proteste sono per lo più corporative (ognuno cerca di difendere il proprio orticello) e contenute. Inoltre, all’orizzonte non si profila la figura di un Masaniello con l’aureola o tanto più quella di un Mussolini in grado di sedurre la massa. Ciò non significa, tuttavia, che la protesta fin qui più o meno civile non possa degenerare e che qualcuno possa cavalcarla. In fondo, nemmeno la Tunisia, l’Egitto e la Libia avevano l’uomo forte, eppure hanno abbattuto i regimi imperanti. Noi siamo un Paese democratico (si fa per dire!), perciò refrattario alle rivolte salvo quelle nelle carceri e allo stadio. Teoricamente, la prossima primavera non dovrebbe essere bollente né sconvolgere l’assetto nazionale, pur tuttavia i terremoti sono imprevedibili e le rivoluzioni non sono frutto di un processo di marketing. Non ci resta che seguire lo sviluppo dei fatti e non farsi trovare impreparati.
Cerco in tutte le canzoni e in un passero sul ramo lo spunto per la rivoluzione – cantava il compianto Rino Gaetano. Di spunti ne può trovare quanti ne vuole (e spesso sono buoni motivi) chi ha voglia di fare casino in un Paese che sembra stufo di vestire i panni della bella addormentata e non aspetterà il principe azzurro per risvegliarsi e dare una "pettinata" agli orchi e alle streghe cattive. Almeno, così mi auguro.

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