domenica 22 gennaio 2012

Leonardo e l'agognato posto di lavoro

Ho appena visitato la mostra dedicata a Leonardo da Vinci intitolata “Il Genio e il Mito” che è stata allestita nelle scuderie juvarriane della Reggia di Venaria Reale, antica dimora dei Savoia. Nella mostra è esposto il celebre Autoritratto conservato nella Biblioteca Reale di Torino. Si tratta di un piccolo disegno a sanguigna su carta databile agli anni 1515/17 che gli esperti considerano l’unica, vera immagine di Leonardo. L’ho ammirato a lungo, ammaliato non solo dalla finezza del disegno ma dalla sublimità del soggetto. L’opera mostra il viso di un vecchio bellissimo, con lunghi capelli e barba da filosofo greco. Lo sguardo è accigliato, l’espressione seria e quasi imbronciata. Sul volto di Leonardo non si leggono solo i segni del tempo, che hanno scalfito i tratti di un uomo che affascinava chiunque per la sua bellezza ed eleganza, ma anche le scorie di una vita intera, sicché vi si coglie la stanchezza, la delusione, l’amarezza. Per quale ragione Leonardo da Vinci doveva essere deluso e amareggiato? Chi conosce la sua storia sa la risposta. Agli altri, voglio ricordare che oggi Leonardo è un’icona universale (basti pensare che la Gioconda è il quadro più famoso e conosciuto al mondo) ma che in vita dovette inghiottire molti bocconi amari. L’ultimo gli guastò il palato quand’era al crepuscolo: fu denunciato all’inquisizione con l’accusa di profanare i cadaveri su cui praticava la dissezione necessaria per i suoi studi di anatomia. Nel 1516, Leonardo viveva a Roma ed era caduto in disgrazia. In pratica “lavoricchiava” per il Papa Leone X, che considerava il genio fiorentino un povero vecchio bislacco e aveva occhi e orecchie solo per l’astro nascente Raffaello Sanzio. Leonardo non era più di moda, veniva considerato il retaggio di un’epoca finita, quella dei grandi principi umanisti come Lorenzo il Magnifico, dei signori ambiziosi come Ludovico il Moro e dei condottieri sognatori come Cesare Borgia. Leonardo capì che la sua patria lo rinnegava e per non morire di crepacuore accettò l’offerta di Francesco I e si trasferì in Francia, sulle rive della Loira. Raccolse i suoi beni (quadri, disegni, taccuini, fogli sparsi, macchinari e altro) e alla bellezza di 66 anni valicò le Alpi a cavalcioni di un mulo. Trasferitosi nel piccolo maniero di Cloux (oggi Clos Lucé), un ridente sobborgo di Amboise, visse i suoi ultimi giorni avendo nel cuore l’Italia e rimpiangendo la considerazione e il rispetto che gli italiani gli avevano negato. Leonardo morì nel suo letto il 2 maggio 1519. Da quasi un anno, a causa di un ictus, sopravviveva al suo mito.
La sua vicenda umana mi offre lo spunto per chiedermi come sarebbero andate le cose per lui nell’Italia di oggi. Che fosse un uomo geniale e poliedrico è noto a tutti. Ma forse, pochi sanno che le sue immense qualità erano in qualche misura offuscate dai suoi piccoli difetti. Quali? Era lento nel lavoro e si stancava di ciò che faceva. Inoltre, era un uomo libero, alla continua ricerca di mecenati che finiva per deludere vista la sua ritrosia a prendere ordini e ancor più a eseguirli. Leonardo è infatti l’artista dell’incompiuto, capace di iniziare mille cose e finirne solo dieci, di applicarsi a opere straordinarie (Il cavallo di bronzo dello Sforza, l’affresco della battaglia di Anghiari, la macchina per il volo, ecc) che sono andate perdute o fallite per grossolani errori a lui imputabili. Eppure, il mondo ama Leonardo e giustamente gli riconosce la qualifica d’essere la mente umana più eccelsa mai apparsa sulla terra. Torniamo a noi: oggi come andrebbero le cose? Vediamo un po’... 

Il giovane Leonardo incontrerebbe gli stessi ostacoli dei giovani che attualmente cercano di entrare nel mondo del lavoro. O meglio, cercano l’agognato posto di lavoro. Dovrebbe preparare il suo curriculum vitae e bussare a un’infinità di porte, ricevendo in risposta tanti rifiuti. E già, perché il povero Leonardo non usciva nemmeno dall’università. Veniva dalla campagna ed era ignorante, però possedeva una curiosità e un’intelligenza fuori del comune, oltre che un talento artistico che non avrebbe certo affinato se suo padre, che di mestiere faceva il notaio, non l’avesse mandato a bottega dal Verrocchio. Il punto è questo: suo padre era un notabile e a quel tempo i giovani andavano a bottega per imparare un mestiere. Ma se messer Piero da Vinci fosse stato un contadino e non avesse avuto conoscenze altolocate a Firenze? E se non fossero esistite le botteghe dove i maestri formavano gli artisti? Anche oggi, trova facilmente lavoro chi è figlio di… Gli altri possono solo sperare in un colpo di fortuna. Che poi dipende. In una città come Como il lavoro si trova, basta avere pazienza e non fare gli schizzinosi. Ma a Catanzaro o a Gela? Immaginiamo che Leonardo nasca nel 1992 e che oggi, alla bella età di vent’anni, cerchi lavoro senza avere un titolo di studio ma solo tante idee in testa. Chi lo assumerebbe? E quali reali possibilità di fare emergere il suo talento avrebbe in un Paese dove le capacità e il merito sono difficilmente riconosciuti? Peggio, sono osteggiati, disprezzati, soffocati in nome dell’invidia, della stupidità, dei giochi di potere, della meschinità che ci porta a schiacciare gli altri non a favorirne la crescita. Nei colloqui per trovare un posto di lavoro il giovane Leonardo si troverebbe spaesato. Era un uomo dolce, educato, sensibile, acuto, incapace di alzare la voce e dare spallate. Non verrebbe notato e in caso contrario sarebbe deriso. Non gli resterebbe altro da fare se non cercare fortuna all’estero. Sì, Leonardo dovrebbe migrare come fanno le nostre migliori menti, che sono assunte negli Stati Uniti e in molti altri paesi del mondo. Comunque Leonardo redivivo dovrebbe accontentarsi di un lavoro umile, almeno all’inizio, e coltivare il suo talento come passatempo. Riuscirebbe a uscire dal branco in virtù della sua potenzialità? Non in Italia, probabilmente. All’estero dipende. Ma ora immaginiamo che Leonardo abbia fatto una normale carriera in Italia, magari come disegnatore di tessuti o pubblicitario e che l’azienda per cui lavora fallisca a causa della crisi. Ve lo immaginate un Leonardo di cinquant’anni a spasso, costretto a cercare un nuovo lavoro? Dovrebbe affrontare una Via Crucis lunga e dolorosa. Vivrebbe la sua Passione subendo umiliazioni a non finire. “Ma guardi che io ho ancora tante idee in testa… tante invenzioni!” si lamenterebbe coi responsabili delle agenzie di lavoro interinale alle quali si rivolgerebbe dopo avere ricevuto mille rifiuti dalle aziende. Mi immagino la scena. “Signor Da Vinci, ci sarebbe un posto da imbianchino a Pontassieve per un mese. Pagano a cottimo. Le andrebbe bene?”. Forse sto esagerando, un genio come Leonardo troverebbe lavoro a prescindere dalla crisi economica e dalla ottusità umana. Ma gli altri? Quante persone dotate, oneste e piene di entusiasmo trovano un lavoro adeguato alle loro possibilità, ai loro meriti, alla loro esperienza. Personalmente, ho imparato che l’errore più grande che un essere umano possa fare nella vita è mostrare agli altri d’essere più bravo di loro. Non te lo perdonano. Scattano nella mente meccanismi tali per ti ignorano, diventi invisibile. Oppure sei boicottato. In ogni caso vieni misconosciuto. Vale in qualsiasi ambito professionale, non solo nel campo artistico. Per emergere e avere successo devi essere mediocre, devi seguire l’onda, devi dire “Signorsì”, devi accettare i compromessi, devi conformarti al pensiero unico o del branco, devi fingerti poco intelligente. Gli stupidi rassicurano, le persone intelligenti fanno paura. Esistono le eccezioni, naturalmente, ma esistono per confermano la regola. Ahinoi, se Leonardo fosse nato sul finire del XX secolo, gli si prospetterebbe una scelta drammatica. Al termine del suo corso di studi, pieno di entusiasmo e fiducia nei propri mezzi si troverebbe di fronte all’aut aut che la nostra miserabile società gli imporrebbe: Signor Da Vinci, o abbassa le arie e accetta le nostre condizioni oppure si rassegni a far la vita di stenti dell’artista di strada. Leonardo, la cui unica vera amante fu la libertà, sceglierebbe l’autocastrazione piuttosto che la gogna.
Meno male che l’Uomo Universale, il geniale precursore della scienza moderna oltre che eccellente artista interprete dell’animo umano, visse negli anni a cavallo fra l’Umanesimo e il Rinascimento, altrimenti il mondo attuale sarebbe infinitamente più povero.

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