venerdì 3 febbraio 2012

La Somalia ha messo a nudo la nostra ipocrisia

Sei mesi fa proposi al quotidiano La Provincia di Como la pubblicazione di un editoriale dal titolo: La Somalia mette a nudo la nostra viltà - che non piacque e perciò non fu pubblicato. Oggi lo ripresento sul mio blog. Eccolo. "Nella regione del Corno d’Africa, e in particolar modo in Somalia, si sta compiendo una tragedia umanitaria di portata biblica che lascia indifferenti i più, come se la cosa non ci riguardasse, salvo fingere di tanto in tanto una parvenza di solidarietà, giusto per essere buoni cristiani o politicamente corretti. La Somalia è uno dei paesi più infelici e travagliati della Terra. Attualmente è flagellata da tutte le piaghe dell’Apocalisse, nessuna esclusa. Da quando ottenne l’indipendenza, nel 1960, attraversa enormi difficoltà politiche e sociali che si sono intensificate negli ultimi vent’anni. Dal 2007 è il buco nero della fame, delle malattie, della guerra e del caos. In Somalia non piove più e questa è una delle ragioni per cui i somali stanno cadendo come mosche. La siccità ha causato una carestia senza precedenti e ogni giorno migliaia di persone muoiono solo a causa della malnutrizione e delle malattie. Secondo le stime di Save the Children, più della metà della popolazione delle zone più colpite è costituita da bambini. Per un milione di loro c’è il rischio imminente di perdere la vita. Non è tutto. L’ultimo rapporto diffuso da Amnesty International rivela che bambine e bambini somali sono vittime di violenze e crimini di guerra e sottoposti all’arruolamento forzato da parte di Al-Shabab e altri gruppi islamisti in lotta contro il governo. Il fatto è che in Somalia, divenuta terra di nessuno spartita in sei stati autonomi più la Repubblica autonoma del Somaliland, va in scena un conflitto intestino privo di regole che ha molti protagonisti: le truppe governative, gli eserciti dei Signori della guerra, le milizie delle Corti Islamiche, i “caschi verdi” ugandesi, i soldati etiopi e altre forze ribelli. La guerra di tutti contro tutti ha devastato il Paese, lo ha annichilito e sfollati e profughi non si contano più. Dall’inizio dell’anno, solo dalla capitale Mogadiscio sono fuggiti 400.000 disperati. I diplomatici occidentali sono scappati molto prima. Le epidemie furoreggiano (la copertura vaccinale è solo del 26% della popolazione), la malnutrizione è acuta, i diritti civili inesistenti, la violenza endemica e i combattimenti non hanno tregua. L’Onu e le varie organizzazioni umanitarie si sforzano di aiutare la Somalia ma è come cercare di svuotare il mare con un cucchiaino da caffè. Il problema di fondo è che in Somalia non ci sono giacimenti petroliferi, miniere o altre risorse che giustifichino un coinvolgimento politico del mondo civile traducibile in decise azioni di forza o diplomatiche, come è avvenuto altrove. A nessuno interessa mettere i piedi a mollo nello Stige. Un proverbio somalo dice che quando l’uomo è preso dalla corrente si afferra anche alla schiuma. In Somalia non c’è più nemmeno quella e tutt’al più si schiuma di rabbia e di odio. Insomma, in quella che un tempo fu una colonia italiana, sta avvenendo qualcosa di cui anche noi italiani dovremmo vergognarci in quanto esseri umani e cittadini del mondo. Invece, non proviamo disagio e nemmeno interesse. Perché? La risposta è nel Vangelo. Quanti, fra i simpatizzanti di Gesù, lo seguirono sul Golgota e lo sostennero? La natura umana rifugge le disgrazie altrui, non le sopporta perché costringono a un esame di coscienza, un gesto di coraggio. È più comodo essere apatici che partecipi. La Somalia e i somali stanno lassù, crocefissi sul Calvario, e noi preferiamo voltarci dall’altra parte per non vedere. Al massimo, offriamo agli assetati un bicchiere d’acqua che placherà solo il nostro senso di colpa. E poi, chi se ne frega della Somalia – come diceva ieri uno al bar – abbiamo già le nostre rogne a cui pensare! È così che si giustificano i vili." Sempre oggi, leggo sul quotidiano La Repubblica la notizia che l’Onu ha dichiarato finita la carestia in Somalia. Evviva, finalmente una buona notizia! Eppure, mi sorge un dubbio. Che la viltà si sia trasformata in ipocrisia? In effetti, l’emergenza continua in Somalia, malgrado la fine dello stato di carestia. La Fao ha dichiarato che il numero di persone che necessitano di assistenza umanitaria è calato da 4 milioni a 2,3 milioni di persone. Il dato sarebbe esaltante se non fosse che la sopravvivenza di un terzo circa della popolazione locale dipende ancora dagli aiuti internazionali. È pur vero che l’assistenza umanitaria c’è stata (ma, soprattutto, ha finalmente piovuto) e la situazione è migliorata ma è come dire che chi aveva un febbrone da cavallo sta meglio perché oggi ha una temperatura di soli 40°C. Inoltre, la situazione socio-politica ed economica non è cambiata. La verità è che in questi sei mesi nel mondo civile si è parlato di tutto, spesso dando importanza al nulla, ma della Somalia, della terribile siccità che ha colpito il Corno d’Africa (e che potrebbe ripresentarsi) e del trionfo di Caino non si è parlato nemmeno per cinque minuti. Chi fra i miei lettori sa che in Somalia, ad Afgoye, c’è il più grande campo sfollati del mondo? Nessuno, scommetto. Però, i telegiornali ci hanno parlato del fenomeno della pirateria marittima con sequestro di navi nelle acque territoriali somale. L’ultimo episodio risale al 15 gennaio 2012, quando un attacco alla cisterna italiana Valdarno è stato sventato da una squadra della Marina Militare Italiana. L’ipocrisia più grande è indignarsi alla notizia che i derelitti pescatori somali si sono trasformati in pirati per sopravvivere e fingere compassione di fronte alla foto di un bambino scheletrito che muore di fame o a un filmato che illustri le condizioni di vita subumane nel continente africano come se fossimo nell'età della pietra anziché nel XXI secolo. In realtà, non ce ne importa niente. Peggio ancora, ci si infastidisce all’idea che esistano i bambini denutriti e le donne mutilate. Sono uno spettacolo volgare e fastidioso!  A distanza di sei mesi, non capita più che qualcuno al bar esclami “chi se ne frega della Somalia!”. Quella, per lo meno, era una presa di posizione. Oggi, la notizia che i somali sopravvissuti alla carestia del 2011 s’accingono ad affrontare una nuova stagione disumana ci lascia totalmente indifferenti. Meglio accomodarsi su una morbida poltrona e guardare su Rai2 l’Isola dei Famosi e goderci lo spettacolo dei poveri morti di fame che versano lacrime e litigano a comando davanti a una telecamera…

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