martedì 7 febbraio 2012

L'Iran, prossimamente in prima serata

Il naufragio della Costa Concordia e il freddo polare che in questi ultimi giorni si è abbattuto sull’Italia hanno fatto passare sotto silenzio la notizia che Israele e Iran sono entrati in guerra. Come? Da quando? Calma e gesso. Finora il conflitto mai dichiarato si è svolto su un piano non convenzionale e di scarsa visibilità: omicidi di scienziati coinvolti nel programma nucleare iraniano, azioni di sabotaggio da parte del Mossad (col placet della CIA) e attacchi cibernetici (il virus Stuxnet introdotto nella centrale nucleare di Natanz nel 2010), complotti e manovre diplomatiche coercitive. Ma presto i due stati potrebbero passare alle vie di fatto, cioè uno scontro militare che sembra inevitabile, per quanto gli ottimisti continuino ad affermare che le possibilità che ciò si verifichi siano ridotte. Molti osservatori di geopolitica ne hanno previsto addirittura il periodo: la prossima primavera. A esserne convinto più di tutti è il Pentagono, che attraverso il segretario alla Difesa americano si è dichiarato pronto ad affrontare la reazione di Teheran. Secondo le previsioni, è infatti ineluttabile che Israele attacchi i siti nucleari iraniani prima che gli ayatollah trasferiscano le armi di distruzione di massa in basi militari sotterranee inaccessibili, fuori della portata dei cacciabombardieri dell’Heyl Ha ‘Avir, l’aviazione militare israeliana. Questo attacco preventivo deve avvenire necessariamente entro giugno. Fonti legate all’Intelligence pensano che Gerusalemme stia programmando un raid della durata di 4 o 5 giorni in grado di creare gravi danni e ritardi al programma atomico iraniano, dopodiché obbedirebbe al “cessate il fuoco” dell’Onu. Resta da chiarire la portata delle ritorsioni di Teheran, che difficilmente si limiterebbe a protestare dopo essere stata attaccata. Per altro ha già alzato il tiro dichiarando attraverso la sua guida suprema Alì Khamenei che l’Iran non intende fare passi indietro sul nucleare, vuole liberare Gerusalemme e i territori palestinesi ed è pronta a sostenere la guerra ai sionisti. Si può obiettare che anche Saddam Hussein si comportò da Capitan Fracassa nei confronti dell’America. Appunto, per ridurre l’Iraq a miti consigli fu necessario attaccarlo e invaderlo. L’Iran non ha paura di fare la stessa fine. La cultura sciita dominante in quella repubblica islamica esalta il culto del martirio. Oltre a ciò, i persiani hanno diverse frecce nella loro faretra: potrebbero bloccare lo stretto di Hormuz, promuovere attentati terroristici sistematici ed effettuare un contrattacco militare atto a distruggere alcune città israeliane. Ne hanno la possibilità. Va da sé che gli Usa e gli alleati non potrebbero esimersi da intervenire militarmente per sciogliere il nodo gordiano che si creerebbe nel Golfo Persico, dove transita il 30% del greggio mondiale, e per raffreddare i bollori di Ahmadinejad e dei suoi compari se la tensione diventasse insostenibile. L’incognita è rappresentata dai fattori collaterali che non è possibile preventivare né controllare. Come reagirebbero la Russia e la Cina? Non possono fare finta di niente. L’immobilismo, sullo scacchiere della geopolitica, equivale a una tacita ammissione di debolezza. E l’Arabia Saudita? E la Turchia, che confina con l’Iran? E la Lega panaraba? Insomma, come nel domino, un attacco israeliano all’Iran produrrebbe effetti a catena. Si palesa all’orizzonte uno scenario che ci fa pensare ad Armageddon, giusto per consolidare in noi il timore che il 2012 sarà un anno indimenticabile a prescindere dai Maya. Gli indizi lasciano pochi margini al dubbio che il gran casino mediorientale si potrà risolvere con un accordo pattuito sul tavolo negoziale. La corda è troppo tesa. È anche improbabile che Israele e Iran si limitino ad agire come i gorilla, che notoriamente si minacciano battendosi il petto e mostrando i denti ma senza avere la reale intenzione di affrontarsi in un vero combattimento. L’aggravante è che Israele e Iran si odiano visceralmente e sono molto attive in quella che appare sempre più come la “fase propedeutica” di una resa dei conti. Entrambe stanno cercando di ridurre i rischi maggiori che il conflitto comporterà, il ché fa supporre che lo considerano indifferibile. Israele non si preoccupa più di tanto della Siria, che era la prima alleata dell’Iran ma che attualmente è in ebollizione e non si sa che fine farà, né dell’Egitto, che paga gli effetti della primavera araba (ma che potrebbe rivedere gli accordi di pace di Camp David), e tanto più della Libia, orfana dell’unico leader islamico così pazzo da gettare benzina sul fuoco. Il pericolo per Tel Aviv è rappresentato dal Libano, dove gli hezbollah dispongono di migliaia di razzi, e in misura minore da Hamas. Teheran, invece, deve temere in primo luogo l’imminente embargo petrolifero dell’Unione Europea che Bruxelles sta per approvare. Un altro grosso pericolo è il braccio di ferro con l’America, che non può durare a oltranza. Né va sottovaluto il rischio che possano partire attacchi contro le forze iraniane dal Kurdistan e dall’Azerbaijan. Si ha la sensazione che l’Iran sia alle corde ma è difficile che abbassi i toni. Poche ore fa, il presidente del parlamento iraniano ha dichiarato che il suo Paese è pronto a tagliare da subito le esportazioni di greggio in Europa. Chiudere i rubinetti del petrolio potrebbe essere la prima risposta contro le sanzioni ordinate da Obama. La situazione potrebbe dunque precipitare. Personalmente, ho il forte sentore che presto l’Iran, complice Israele, sarà protagonista in prima serata, per la gioia di Bruno Vespa, Lilli Gruber, Enrico Mentana e soci. Non dimentichiamoci che anticamente l’Iran si chiamava Persia e che le armate persiane hanno fatto tremare i polsi all’Occidente. “Se tutte le formiche si riunissero, finirebbero con il sopraffare i più formidabili leoni” recita un proverbio persiano. Per nostra fortuna, al momento le formiche dell’Islam sembrano disunite e poco propense alla guerra santa. La possibilità che in primavera scoppi l’apocalisse nell’area mediorientale è “difficile, non impossibile”, per citare il nobile Dastan, protagonista del film Prince of Persia, le sabbie del tempo.

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