sabato 11 febbraio 2012

Ma nell'emergenza si vede anche il bene

L'emergenza maltempo almeno dalle nostre parti sta finendo ed è già tempo di consuntivi. Non per i costi e i danni provocati dal velenoso colpo di coda dell'inverno quanto a un bilancio morale su cui è doveroso riflettere per capire chi siamo e in quale direzione procediamo. Questioni che i problemi emersi a Como (e non solo) e le polemiche che sono seguite ripropongono. Non per puntare l'indice accusatorio sul Comune, lo Stato e le istituzioni. Hanno le loro colpe ma siamo certi di poter scagliare la prima pietra? Come reagisce la gente in caso di emergenza? È ancora viva la solidarietà umana? Sarebbe fin troppo facile affermare che siamo diventati cinici, indolenti e isterici. I sociologi affermano che il benessere ci ha reso molli e la crisi ha disintegrato ciò che restava dei valori etici, perciò ci comportiamo male. Forse, ma si potrebbe suggerire una visione realistica attingendo alla personale decennale esperienza di volontario del soccorso. In questi giorni "polari" le ambulanze della Croce Azzurra di Como sono intervenute moltissime volte per richieste d'aiuto inoltrate al 118. È capitato non solo di assistere chi era sofferente ma anche di ascoltarne le lamentele e le confessioni, e soprattutto di tastare il polso di un'umanità che fatica ad accettare i drastici cambiamenti del mondo. Quando il poeta francese Francois Villon si lamentò che «non ci sono più le nevi di una volta» non poteva immaginare che la sua bella metafora avrebbe avuto vita lunga. Oggi lo dicono in tanti, e non solo in modo figurativo. Non ci sono più nemmeno gli spalatori di una volta sicché è subito emergenza. Pur tuttavia, dalle nostre parti l'emergenza ci offre alcune certezze. La prima è che la gente è migliore di chi la governa. È delusa e impaziente ma non così vile come chi dovrebbe darci l'esempio e invece si preoccupa solo di mantenere i propri privilegi. La gente si lamenta del ghiaccio come delle paratie e delle bollette ma lo fa con dignità e nonostante tutto ha ancora le mani tese. La solidarietà non si è estinta. Un esempio concreto? Il tendone voluto e installato dalla Croce Rossa (ma supportato anche da altre associazioni) nell'area di Sant'Abbondio per ospitare i senza fissa dimora. Ecco la seconda certezza: nel nostro territorio ci sono tante persone e associazioni che aiutano gli altri senza tornaconto. È una realtà sommersa ma vitale: finché esisteranno gli altruisti che si sacrificano per il prossimo, il futuro non deve farci paura. La rabbia che cova negli animi non ha ancora soffocato nelle persone di buon cuore la voglia di essere solidali con chi soffre. Succede fra vicini di casa, colleghi di lavoro, estranei. Inoltre, sempre parlando di certezze, è giusto considerare che siamo circondati da angeli custodi straordinari. Come i Vigili del Fuoco, uomini magnifici che non se la tirano e sanno fare la cosa giusta nel momento giusto. Oppure le stesse forze dell'ordine, che meritano il nostro plauso.
È indubbio che non ci sono più le nevi (e i galantuomini) di una volta ma ciò non toglie che molti cittadini conservino il senso della responsabilità e della solidarietà. Ieri, una donna anziana soccorsa in casa ha detto col sorriso sulle labbra che “c’è un buon samaritano in ognuno di noi e non bisogna vergognarsi di tirarlo fuori”. Magari lo capissero quelli che si occupano del bene pubblico e sono la nostra vera emergenza!

Editoriale pubblicato l'11 febbraio 2012 su:

Nessun commento:

Posta un commento