martedì 13 marzo 2012

Giù le mani dalla Divina Commedia!

Il raglio del somaro non sale in cielo. Dovremmo tenerlo presente quando ci capita di sentire o leggere scemenze galattiche che ci fanno accapponare la pelle. Ma una notizia minore diffusa ieri mi ha impressionato a tal punto che non posso fare finta di nulla. La mia laurea in Lettere Moderne e la mia passione per la scrittura mi impongono di reagire. Se non lo facessi, sarei un ignavo. Una certa Valentina Sereni, presidente di un comitato di ricercatori che godono dello status di consulenti speciali dell’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), in un’intervista all’Adnkronos ha accusato Dante Alighieri di essere antisemita, omofobo e islamofobo. Secondo questa Sereni che è a capo del Gharush92 – è così che si chiama l’organizzazione che piglia soldi dall’Onu per fare progetti educativi e invece pontifica su cose eccelse che non è in grado di comprendere – la Divina Commedia dev’essere tolta dai programmi scolastici a causa dei suoi contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza. La Sereni accusa il Divin Poeta di avere scritto un’opera politicamente scorretta e ne chiede la messa al bando o in seconda battuta la censura. In particolare, non le vanno giù alcuni canti dell’Inferno, come il XXXIV, in cui il Giuda dantesco insegnerebbe ai giovani a odiare il popolo ebraico, calunniato e vilipeso da Dante. L’antisemitismo dipenderebbe in egual misura dal Vangelo e dalla Divina Commedia. Nel canto XXVIII, invece, Dante rappresenta Maometto come uno scismatico e l’Islam come un’eresia. Al Profeta, paragonato a una botte di vino rotta, viene riservata una pena atroce che m’impressionò e insieme divertì quand’ero uno studente del Liceo Classico, tant’è che me la ricordo ancora oggi: il suo corpo è storpiato e dilaniato dal mento fino al deretano e le budella gli spuntano dalle gambe. Nel descrivere Maometto, Dante impiega termini volgari e immagini raccapriccianti. Va da sé che non gli era simpatico, inoltre il fair-play non era ancora stato inventato. Anche gli omosessuali non sono stati trattati coi guanti nei canti XV e XVI della Divina Commedia. Dante li chiama sodomiti e ce li mostra condannati a correre senza mai fermarsi sotto una pioggia di fuoco. La Sereni insiste sul carattere denigratorio di quello che molti considerano il sommo capolavoro della letteratura mondiale e afferma che poiché “oggi il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio e dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi… è nostro dovere segnalare alle autorità competenti, anche giudiziarie, che la Commedia presenta contenuti offensivi e razzisti che vanno approfonditi e conosciuti.” Caspita, è nostro dovere mettere alla gogna quel briccone di Dante! 
Morale della favola, il Divin Poeta era un criminale che ha corrotto chissà quante generazioni di studenti e meno male che è morto da tempo altrimenti rischierebbe d’essere incriminato e condannato da un solerte PM. Ma quale reato avrebbe commesso? Il più odioso: non è politicamente corretto. Ecco il punctum dolens. È del tutto inutile che io difenda Dante, non ce n’è motivo. Non si difende la bellezza, la si ammira. Non si difende la verità, la si rispetta. Dante non ha colpe ma solo meriti e chi ama la cultura sa che la Divina Commedia è come certi immensi parcheggi multipiano, ci sono più livelli d’interpretazione simbolica, metaforica, iconografica, estetica e infine esoterica. Va tuttavia considerato che Dante era un uomo del basso Medio Evo e che la sua forma mentis riflette il tempo in cui visse. A parte questo, si potrebbe discutere a lungo se le sue opinioni su Giuda, Maometto e i sodomiti siano realmente deprecabili moralmente o se esprimano idee comuni e legittime nel XIV secolo e ancora oggi condivise da moltissime persone. Punti di vista, per altro, più vicini alla verità delle attuali revisioni storiche e falsificazioni antropologiche che assecondano i dettami del Politically correct. Il problema non è accertare se Dante fosse razzista, omofobo e animato da quello stesso animus pugnandi nei confronti dei musulmani che ha prodotto le Crociate. Sì, forse lo era. E allora? Forse Dante non sopportava i giudei e i musulmani, così come Shakespeare odiava i Mori. Vogliamo censurare anche Il Mercante di Venezia e Otello? In questo caso, però, bisognerebbe anche distruggere l’affresco che si trova nella basilica di San Petronio a Bologna in cui è raffigurato il supplizio di Maometto così come lo descrive Dante. E già che ci siamo, revisioniamo ogni opera d’arte che contiene parole o immagini che possono infastidire i nostri cugini ebrei che insistono a definire Gesù un mistificatore, i poveri musulmani che continuiamo a provocare esponendo il crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici, i gay e le lesbiche che ci ostiniamo a considerare diversi mentre i veri diversi siamo noi. Perché oggi, il canone della diversità è strettamente vincolato a questa mostruosa, inesorabile spada di Damocle che pende su idee, opinioni e giudizi: il “politicamente corretto”, cui fa da contraltare l’infamante marchio “politicamente scorretto”. 
Sarò un bastiano contrario perciò mi vanto di essere politicamente scorretto. A volte c’è da andarne fieri. Interventi privi di buon senso e di rispetto per i valori assoluti come quello fatto dalla Sereni, che magari è una persona intelligente e squisita, ci confermano che viviamo in un clima di intolleranza al contrario. L’aberrante relativismo e il pensiero unico che ci è stato imposto dai mass-media compiacenti, dai cattivi maestri e da abili manipolatori della coscienza, ha trasformato la società sì da svuotarla di ogni certezza etica, di ogni valore tradizionale e assoluto. Trovo sia giusto rispettare gli ebrei, i musulmani, gli omosessuali, i disabili, i tossicodipendenti, le minoranze in generale e via di seguito, ma è assurdo assistere in nome di un progressismo ipocrita al ribaltamento dei ruoli e dei valori. Parlare bene dei gay è politicamente corretto, biasimarli è deprecabile. Esaltare la multietnicità è corretto, difendere l’identità nazionale è un retaggio fascista. Costruire le moschee in Italia è un dovere, sostenere i principi del cristianesimo e la verità rivelata è un segno di arroganza. Invocare la depenalizzazione dell’uso delle droghe è chic, impedire che la cultura della morte abbia il sopravvento sulla vita significa non capire un piffero... 
Ma chi l’ha detto? E in nome di chi o cosa dovremmo accettare il giogo del politicamente corretto, che non si capisce bene chi ne detta le regole? Ho il sospetto, tuttavia, che a farlo siano gli stessi emeriti figli di buona donna che hanno interesse a confondere le menti, avvelenare i cuori, infiacchire gli animi. Parlo dei vigliacchi che tramano per drogare la razza umana con dosi quotidiane di un anestetico-stimolante che porta non solo all’assuefazione del nulla ma anche alla devastazione cerebrale e spirituale. Perché lo fanno? L’ho spiegato in un precedente post; vogliono imporre un Nuovo Ordine Mondiale. Non credo faccia parte di questa gang la zelante consigliera dell’Onu che ha puntato il dito accusatorio sul Sommo Poeta. Probabilmente ha solo preso un colpo di sole o una tramvata in testa.  
In ogni caso, giù le mani dalla Divina Commedia. Scommetto che se Dante avesse potuto rispondere alle accuse l’avrebbe fatto per le rime, con l’arguzia in cui i fiorentini eccellono. Ma forse, ragionando sulla vacuità del raglio dei tanti somari politicamente corretti da cui siamo circondati, più facilmente avrebbe esclamato: “Non ragioniam di loro ma guarda e passa”.

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