domenica 18 marzo 2012

Meditare con gli angeli

La meditazione è uno dei mezzi più efficaci per stabilire un contatto con gli angeli. Essi ne caldeggiano vivamente la pratica, che non richiede sforzi né l’apprendimento di tecniche difficili. Meditare è una pratica facile e utile. Esistono molte tradizioni e varianti, in Occidente come in Oriente, ma tutte le esperienze meditative consistono nel fissare la mente su un unico oggetto o suono, incanalandovi tutta la nostra attenzione ed energia mentale al fine di ottenere la cosiddetta “concentrazione univoca” attraverso la quale si raggiunge una reale e profonda visione della natura ultima della realtà.  È ciò che nello Zen viene detto Satori, cioè illuminazione. La gente pensa che meditare significhi pensare intensamente e in modo riflessivo a qualcosa. In realtà, la meditazione trascende la normale attività speculativa della mente. Gli Indiani la definiscono Dhyāna, cioè “riposo della mente nel silenzio del quarto stato”. Essi riconoscono l’esistenza di tre stati di consapevolezza, - veglia, sonno e sogno - accessibili a chiunque. Esiste poi un quarto stato di coscienza che chiamarono Turiya. A questa condizione dello spirito, cui corrisponde la piena esperienza del Sé interiore, si arriva attraverso la meditazione, la chiave che apre le porte dei mondi più alti e sottili. Meditare è accedere alla stanza segreta dell’anima, entrare nel vuoto dove il silenzio ci fornisce le risposte che il clamore del mondo non è in grado di darci. Significa compiere un balzo verso il Cielo e disporci a una nuova consapevolezza. I benefici di questa pratica antica e diffusa in ogni parte del mondo sono tanti e considerevoli. Aldilà dei vantaggi fisici e psichici, la meditazione procura straordinari benefici spirituali. Il Buddhismo, il Brahmanesimo, il Jainismo e lo Yoga concordano su un punto rilevante: la meditazione aiuta l’anima a liberarsi dalla schiavitù della trasmigrazione. Ciò avviene perché la sua pratica regolare spezza l’attaccamento alla vita materiale che è all’origine del doloroso ciclo delle nascite e rinascite. “C’è dentro di te una pace, un santuario dove puoi ritirarti in ogni momento ed essere te stesso”, dice Hesse in Siddharta. Meditare comporta sopra ogni altra cosa la fuga dal mondo pur rimanendo nel mondo. Ciò significa ricaricare il nostro spirito, cibarlo di quell’energia cosmica senza la quale vegeterebbe. Gli angeli ci insegnano una tecnica meditativa che non si discosta molto da altre forme di meditazione ma che tuttavia offre maggiori possibilità di un incontro con loro. Il lettore avvezzo alla meditazione trascendentale, allo Zazen, alle pratiche di Osho o di Yogananda, non faticherà a riconoscervi elementi comuni ma anche aspetti inediti. Potrà dunque provare a meditare secondo l’insegnamento degli angeli e confrontare la nuova esperienza con i parametri di cui dispone. Per chi non ha alcuna esperienza in questo campo e ne teme le insidie, voglio ricordare che esiste anche una rigorosa tradizione cristiana. Molti conventi dispongono della “camera delle meditazioni”, in cui i religiosi si ritirano per meditare (ma la loro è più una forma di orazione mentale). Nella sua Introduzione alla vita beata, San Francesco di Sales dava questi consigli: “impiegate nella meditazione un’ora ogni giorno prima di pranzo. Se è possibile all’inizio della mattinata, perché avrete allora la mente meno ingombra e più fresca dopo il riposo notturno”. La meditazione, poi, era certamente in uso presso gli Esseni e ricorre in tutte le espressioni e scuole del Cristianesimo esoterico. 
La meditazione con gli angeli è un meditazione esoterica e contempla la più alta forma di attività che l’uomo possa compiere: camminare verso Dio coi piedi dello spirito. Fine ultimo di questa pratica è quello che gli Indiani chiamano Samadhi, cioè l’estasi spirituale, lo stato di unione con Dio. La meditazione angelica ci ricorda che la vera libertà (o liberazione) è riscoprire l’unità di tutte le cose, e quindi ritrovare la divinità che è in noi (immanente) oltre che al di fuori di noi (trascendente). Meditare significa sperimentare l’esistenza di Dio. Ma seguiamo ora le istruzioni angeliche. Prima di tutto, gli angeli ci chiedono di meditare da soli o insieme a persone care con le quali siamo in armonia. Le energie devono essere affini, mai di natura contraria. Se possediamo animali domestici dobbiamo allontanarli perché potrebbero infastidirci e interrompere bruscamente la nostra meditazione. La meditazione con gli angeli può essere preceduta da due brevi esercizi. Il primo consiste nel cercare la consapevolezza che non abbiamo un’anima, noi siamo l’anima. All’interno del nostro corpo fisico non ci sono solo cellule, tessuti e organi ma un corpo di luce e di energia. Noi siamo quel corpo divino, quell’entità ospitata provvisoriamente in un corpo fisico. Il secondo esercizio è ancora più semplice: sorridete! Meditare con il sorriso sulle labbra facilita la connessione con il nostro Sé superiore. Anche se la meditazione è una pratica libera e liberatoria, ci sono alcune regole che è utile osservare. La prima è la posizione. Per meditare con soddisfazione è indispensabile assumere una posizione comoda. Gli angeli ci invitano a scegliere fra quattro opzioni. È possibile sdraiarsi supini con le braccia lungo i fianchi e le palme rivolte verso l’alto oppure sedersi con la schiena appoggiata a una parete tenendo le mani unite con la punta delle dita. O prendere la classica posizione orientale detta fior di loto. La quarta possibilità, la più ostica, è quella in uso nello Zen: inginocchiati con le mani in posizione di preghiera. Se il pavimento non è di legno è preferibile stendervi sopra una stuoia giapponese, un materassino oppure una coperta di lana. Gli angeli ci raccomandano di scegliere la posizione che “sentiamo” di più, senza preoccuparci dei significati e delle forme. Meditare significa anche rilassarsi ed è difficile sciogliere le tensioni psicofisiche se il nostro corpo è a disagio o viene forzato da schemi che non gli sono naturali. La seconda regola da osservare è quella dell’abbigliamento. È difficile meditare in giacca e cravatta o indossando un paio di jeans molto stretti. Gli angeli sconsigliano gli indumenti che comprimono il ventre e ostacolano la corretta respirazione. Sconsigliano anche le fibre sintetiche e i colori scuri. Meditare indossando una maglietta di cotone e un pantalone comodo, tipo tuta da ginnastica, di colore bianco o chiaro favorisce la buona riuscita della meditazione almeno quanto essa viene disturbata da un abbigliamento scomodo e scuro. Le scarpe vanno tolte e i piedi, possibilmente nudi, devo appoggiarsi alla terra perché l’energia fluisca. Le donne non devono portare calze di nylon o collant ma possono indossare calzini di cotone bianco. Il terzo accorgimento riguarda il luogo dove meditare. L’ambiente che ci ospita deve essere familiare o rassicurante, comodo e confortevole. È preferibile una stanza ariosa e in penombra. L’ideale è un locale con le pareti di colore azzurro. La stanza va preparata adeguatamente, come fosse un tempio. Dev’essere pulita e libera da energie negative, perciò occorre purificarla. Gli Indiani d’America erano soliti bruciare sostanze aromatiche invise ai demoni, come le foglie di salvia, i ramoscelli di rosmarino e il cedro. È una pratica che gli angeli consigliano. Così come suggeriscono di tenere vicino a sé alcuni cristalli o pietre. Poco prima d’iniziare la meditazione occorre accendere un incenso alla rosa o al gelsomino e ungere la fronte (terzo occhio) con una goccia di olio essenziale di angelica. Per favorire il rilassamento e ottimizzare la seduta è consigliabile un adeguato sottofondo musicale (musica celestiale, naturalmente). La stanza dev’essere avvolta nella penombra. Gli angeli consigliano di tenere accesa una candela bianca. Siamo pronti. Chiudiamo gli occhi ma prima di iniziare facciamo tre profonde respirazioni. Mentre inspiriamo dal naso dobbiamo visualizzare una grande estensione candida (tipo distesa di neve) e immaginare di assorbire questo candore abbagliante dal 7° chakra. Espirando dalla bocca dobbiamo espellere la luce grigia che è dentro di noi, sedimentata a causa dello stress e della tristezza. Così facendo liberiamo la mente dalle preoccupazioni e possiamo rivolgerla al nostro angelo custode. Svuotiamoci e colmiamoci del pensiero divino. Dobbiamo pensare intensamente di essere un tutt’uno con l’universo, di essere una scintilla divina. Solo quando ci sentiamo quieti e realmente pronti potremo iniziare a meditare. Yogananda descrive così l’inizio della meditazione: “Chiudi lo spiraglio delle palpebre e lascia fuori la danza frenetica delle scene tentatrici. Lascia sprofondare la mente nel pozzo senza fondo del cuore. Sofferma il pensiero in esso mentre ribolle di sangue che dà vita. Fissa l’attenzione sul cuore, finché non sentirai il suo ritmico pulsare. Avverti ad ogni battito il ritmo della Vita onnipotente. Figurati questa Vita che tutto pervade mentre bussa all’uscio del cuore di milioni di corpi umani e di miliardi di altre creature. Il battito cardiaco annuncia senza posa, sommessamente, la presenza dell’infinito potere che si cela dietro le porte della tua coscienza. Il discreto bussare della Vita che tutto pervade ti parla nel silenzio e ti dice: Non accogliere in te solo una piccola parte della Mia vita, ma offri un’apertura maggiore alla tua facoltà di sentire. Lascia che Io t’inondi il sangue, il corpo, la mente, i sentimenti e l’anima col palpito della Mia vita universale…”. Gli angeli ci dicono. “Lasciatevi essere, ora!”. Con gli occhi chiusi e in silenzio, in posizione comoda e nello stato di quieta certezza di essere una cosa sola con l’universo, senza niente e nessuno che ci disturbi, disponiamo la mente alla pace e al silenzio interiore. Ma soprattutto all’amore incondizionato. A questo punto emettete un nuovo, lungo respiro e ripetete mentalmente il vostro mantra. Cos’è un mantra? E come facciamo a sapere che è “nostro”? Mantra è un termine sanscrito che significa “liberazione della mente”. È una vibrazione sonora spirituale (una sillaba, una parola o una frase) che purifica la mente e favorisce la nostra connessione con l’universo. È un magnete che a sua volta attrae vibrazioni spirituali e nel contempo una lente che le mette a fuoco. Recitato mentalmente più volte esso svuota la nostra mente da ogni altro pensiero, la sintonizza sull’unità cosmica. Il mantra è la chiave di volta della meditazione poiché ci conduce verso il quarto stato della coscienza. Nella maggior parte delle tecniche meditative vengono utilizzati mantra orientali; il più famoso è l’Om degli Indiani, cui corrisponde l’Aum dei Tibetani. Nella meditazione angelica si concentra la propria attenzione su un mantra della tradizione cristiana. Parole come Gesù, Jesus, Yoshua, Ave Maria, Jahvè, Alleluia, Eleison, Gloria a Dio o affini sono suoni capaci di vibrare potentemente e risvegliare la nostra coscienza. Ma si possono anche utilizzare brevi formule o preghiere come questa: Ama il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, con tutta l’intelligenza e ama il prossimo tuo come te stesso. Ogni anima vibra in modo ottimale quando il mantra è perfettamente calzante alla sua natura. La ripetizione del mantra produce sensazioni di benessere e di pace profonda, accompagnate da visioni di beatitudine che elevano la coscienza e la conducono in un’altra dimensione. È probabile che a un certo punto il mantra si perda, svanisca nel nulla. Non è necessario cercare di riprenderlo perché ha ormai completato il suo compito. A quel punto è facile che la coscienza percepisca (attraverso i sensi fisici) fenomeni inconsueti come un suono dolcissimo, simile a dolci campanelli, o un coro di voci lontane, non meglio localizzate. Oppure un profumo intenso e freschissimo di fiori. Chi ha i chakra aperti ed è quindi più ricettivo può addirittura sentire in modo quasi tangibile, una presenza angelica al suo fianco, accompagnata da una forte emozione di luce, gioia e amorevole protezione. In questo caso non potete sbagliarvi: l’angelo si sta manifestando. È allora che l’essere di luce può decidere di parlarvi. Se accade, dovere ascoltare in silenzio. Non con le orecchie ma con il cuore, abilitato a riconoscere nitidamente il messaggio dell’angelo, le sue raccomandazioni, le sue rivelazioni. È una sensazione indescrivibile, un’emozione straordinaria. Nei pochi minuti del contatto, l’angelo ci infonde forza e dolcezza, amore e armonia. Una grande commozione subentra e travolge come un’onda il cuore trafitto. Non è raro che verso la fine della meditazione le lacrime scendano copiose dagli occhi. La tristezza accumulata, l’angoscia e i sensi di colpa vengono risucchiati dalla marea celeste. La meditazione è durata in tutto dai 15 ai 20 minuti. Ma il tempo è veramente un’opinione quando si medita insieme agli angeli; alcuni si convincono che il tutto è durato meno di 5 minuti, altri parlano di un’ora. Quando si medita la mente riconosce quella legge della relatività di tutte le cose che Einstein codificò in una formula ma che i saggi sperimentato da sempre grazie alla meditazione. Questa pratica non garantisce il contatto con gli angeli, naturalmente, però lo favorisce. È più facile sentire la voce di Dio e dei suoi emissari nel silenzio dell’anima che nel fragore del traffico o di una riunione di lavoro. Riuscire a “vedere” o “sentire” la presenza angelica è pur sempre una questione di feeling con il mondo sottile. Occorre tenere presente che la meditazione è uno stato dell’essere non teso a uno scopo e perciò riesce solo a coloro che non mirano ai risultati. Si può anche fallire l’obiettivo massimo, - acquisire la prova dell’esistenza degli angeli e metterci in contatto diretto con loro – ma difficilmente si resta con un pugno di mosche in mano. A meno che incontrare sé stessi venga considerata merce di poco valore. (17. continua).

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