venerdì 2 marzo 2012

A tu per tu con gli angeli

A grande richiesta, torno a parlare di angeli. Un’indagine del Cesnur, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, indica che il 67,36% degli Italiani crede negli angeli. Il dato sale al 71,07% se riferito ai giovani fra i 14 e i 19 anni. Anche i sondaggi effettuati in altri Paesi, come gli Stati Uniti d’America, hanno rivelato che la maggioranza delle persone intervistate non ha dubbi sull’esistenza degli angeli. L’altro dato significativo è che la credenza negli angeli non deriva tanto dalla dottrina cattolica quanto dalla cultura popolare, dalla televisione e dal cinema. Gli angeli in cui credono i giovani sono postmoderni. Oggi, incontrare un angelo è il grande desiderio, spesso inconfessato, di tante persone. Molti esseri umani, infatti, hanno sentore di avere percepito la presenza angelica nella propria vita una o più volte e vorrebbero avere un’esperienza diretta con gli angeli e raccontare di essersi trovati a tu per tu con uno di loro. Pochi hanno avuto questa fortuna, anche se entrare in relazione con il proprio angelo custode non è impossibile. È difficile vederlo, il che costituisce l’ostacolo più grande alla realizzazione del nostro sogno, che è appunto quello di sperimentare coi sensi la sua esistenza. Gli esseri umani e gli angeli vivono infatti in dimensioni diverse e ciò rappresenta il primo e fondamentale impasse alla realizzazione del fatidico appuntamento. La corrente del Golfo, che scorre in profondità nell’Oceano Atlantico, difficilmente potrà incontrarsi con il Föhn, il vento che soffia sulle Alpi. A rendere improbabile questa ipotesi sono le evidenti difficoltà di natura spaziale oltre che fisiologica. Incontrare gli angeli è possibile ma “il nostro incontro con l’angelo non è né empirico né trascendente”, come afferma Bloom, avviene invece in un mondo intermedio che Corbin definisce immaginale, che non significa immaginario né immaginativo. Secondo il pensiero islamico, l’angelo è una teofania personale, il nostro “doppio celeste”; per incontrarlo dobbiamo abbandonare tutto ciò che ci è estraneo e ritrovare il nostro polo spirituale, il nostro oriente. Il fatto è che vedere o sentire un angelo è comunque impresa da specialisti. Ci riuscirono Ezechiele e Daniele, i saggi gnostici e i sufi, molti santi e persino quel Joseph Smith che ha fondato il movimento religioso dei Mormoni. Riesce ai veggenti, ai mistici, ai sensitivi e naturalmente ai bambini fino ai sette anni. I loro occhi vedono poiché il loro cuore è incontaminato. Perché i nostri occhi non riescono a inquadrare forme e sostanza degli angeli? Perché non sono puri né attrezzati per ricevere le vibrazioni di luce e di energia che costituiscono l’essenza angelica. Per la stessa ragione non possiamo vedere il fulcro di un atomo, che è vuoto come lo spazio intergalattico. Eppure, i superpragmatici e quelli abituati a dare un prezzo a ogni cosa, si chiedono: cosa dobbiamo fare per vedere gli angeli? Sarebbe più facile rispondere alla domanda: cosa c’è oltre il limite di Planck? Forse, aldilà dello zero assoluto dello spazio c’è un’altra dimensione, proprio quello spazio eterico in cui vivono gli angeli. E se fosse lì che dobbiamo recarci perché i nostri occhi, adeguatamente messi a punto, possano vedere l’invisibile? Per entrare in contatto con gli angeli è doveroso coltivare un amore profondo e incondizionato per il creato, sentirsi parte dell’unità cosmica, nutrire la felicità e avere molta fede. Sono requisiti indispensabili. Non è nemmeno lontanamente immaginabile che si possa incontrare un angelo se la porta del cuore è un esile pertugio e distilliamo felicità con il contagocce, o se la nostra fede si limita a prendere in considerazione solo ciò che i sensi ratificano con la pignoleria di un notaio. La fede è imprescindibile. Sant’Agostino diceva “Io credo per capire”. È questo l’approccio ideale per comprendere, oltre che vedere. Ma dobbiamo anche fare tesoro del consiglio di Benjamin Franklin: “il modo di vedere attraverso la fede è di chiudere gli occhi alla ragione”. La ragione ci tarpa le ali. È unicamente con l’esercizio delle facoltà spirituali che possiamo vedere, non certo con il cannocchiale o la lente d’ingrandimento. Se è vero che la fede sposta le montagne, come prometteva San Paolo, possiamo ragionevolmente sperare che essa induca gli angeli a manifestarsi. La nostra fede può suscitare in loro un desiderio così forte di farsi vedere da renderlo possibile. Per loro nulla è impossibile, ma sempre nel rispetto della volontà di Dio e del karma. Se il nostro destino prevede una visione angelica gli angeli faranno in modo di apparirci con tanto di ali piumate, altrimenti dovremo accontentarci di contatti angelici mediati ma pure sempre emozionanti. Quali, ad esempio? I mediatori celesti si sforzano di mettersi in contatto con noi. I canali che prediligono sono i sogni, i segni e i pensieri. Gli angeli ci parlano attraverso i sogni, che costituiscono il ponte di collegamento fra il mondo sensibile e il mondo sottile, fra la seconda dimensione (quella terrena) e le dimensioni superiori (l’etere e il Cielo). Tutta l’attività del dormire è costellata di sogni, ma è soprattutto nella fase del sonno REM che viviamo le esperienze oniriche più vivaci e intense. Durante il sonno il nostro corpo astrale si stacca dall’entità corporale fisico-eterica e vaga nei mondi sottili, dove può vivere esperienze straordinarie e soddisfare i propri bisogni. Tutto il pensiero di Freud è basato sull’assunto che “il sogno è il tentato appagamento di un desiderio”. In realtà, il mondo dei sogni è l’ufficio postale dove riceviamo messaggi importanti ma difficili da decifrare, è la stazione ferroviaria dove facciamo incontri non casuali, è la palestra presso la quale sfoghiamo le tensioni accumulate in stato di veglia. Sogniamo per distrarci dal mondo, per ricaricare le batterie psichiche e spirituali, per non dimenticare la nostra origine celeste e gettare uno sguardo sul futuro. Un testo egizio risalente a oltre quattromila anni ci ricorda che Dio ha creato i sogni per indicare agli uomini la strada su cui possano scorgere l’avvenire. Ed è esattamente del nostro avvenire che gli angeli si preoccupano, perciò ci appaiono nei sogni e ci avvertono, ci consigliano, ci istruiscono. A volte si manifestano come creature alate e luminosissime, a volte attraverso gli spiriti dei defunti che sono nella luce o mediante simboli e metafore. Alcuni sogni sono chiari e spalancano le imposte del nostro cuore, illuminano clamorosamente la nostra mente. Ma altri sogni sono ermetici e necessitano di parecchia riflessione perché possiamo comprenderli. Nel Midrash, un importante testo ebraico, è rimarcato che “il valore di un sogno è legato unicamente alla sua interpretazione”. Gli angeli visitano i nostri sogni e li usano per comunicare con noi. Ma noi dobbiamo interpretare i loro messaggi perché non sono necessariamente chiari. Non è azzardato ipotizzare che essi ci parlino nella lingua enochiana di cui perdiamo la memoria nel momento in cui l’anima prende dimora nel corpo. Esistono molti testi che possono aiutarci a interpretare i sogni ma neppure un dizionario del linguaggio angelico. Il sogno è un’autostrada a due corsie, ci avvertono gli angeli. L’altra corsia è percorsa dagli angeli del male. I sogni possono ingannarci, metterci di cattivo umore, farci risvegliare con l’amaro in bocca e disporci a cattivi sentimenti o propositi. Nell’Odissea c’è un passo bellissimo; è quando Penelope, rivolgendosi all’ospite, dice: “i sogni sono vani, inspiegabili. Non tutti si avverano, purtroppo, per gli uomini. Due son le porte dei sogni inconsistenti: una ha i battenti di corno, l’altra d’avorio. Quelli che vengono fuori dal candido avorio avvolgono d’inganni la mente, parole vane portando. Quelli invece che escono fuori dal lucido corno, verità li incorona, se un mortale li vede”. Gli angeli confermano le parole della paziente e fedele moglie di Ulisse. Molti sogni ci vengono inviati dal maligno. Se solo potessimo distinguere la porta d’avorio da quella di corno eviteremmo certi risvegli mattutini che annunciano subito una giornata storta. I segni sono oggetti, fatti o fenomeni che costituiscono l’indizio di qualcosa e riconducono a un significato. Sono i segnali che ci invitano a considerare in modo nuovo la realtà. Anche i segni, come i sogni, hanno lo scopo di avvertirci e guidarci. Gli angeli ricorrono con facilità e frequentemente al linguaggio dei segni, che può essere immediato o un po’ più complicato da tradurre ma è pur sempre accessibile ai nostri sensi. Se mentre guidiamo l’auto incontriamo un segnale di stop, o le sbarre di un passaggio a livello abbassate, ci fermiamo. Procedere sarebbe demenziale poiché il signum di pericolo è chiaro e non può essere frainteso. Allo stesso modo, gli angeli utilizzano un’infinità di oggetti, persone e circostanze per avvertirci dei pericoli fisici e di quelli spirituali. La legge di sincronicità ci insegna che non esiste il caso e che ogni incontro o avvenimento ha un preciso significato nel progetto di Dio. Lo conferma la famosa formula matematica nota come Teorema di Bell dal nome del fisico irlandese che l’ha coniata. Essa sostiene che la realtà dell’universo non può essere locale; in altre parole, che tutti gli oggetti e gli eventi del cosmo sono interconnessi e rispondono ai relativi cambiamenti di stato. I segni che ci vengono inviati sono precise istruzioni in corrispondenza con l’infinito numero di azioni e reazioni che in quel momento sono in corso nell’universo. Capire il segno e adeguarsi ad esso ha dunque un duplice valore: soggettivo e oggettivo. Da un punto di vista soggettivo, cioè della persona cui è destinato, l’osservanza del segno favorisce l’omeostasi spirituale, cioè la stabilità e il cammino dell’anima individuale. Sul piano oggettivo, contribuisce all’armonia cosmica e alla crescita dell’anima mundi. Ogni segnale posto sulla nostra strada è un avviso per noi ma anche per il mondo intero. I segnali attraverso i quali gli angeli ci parlano possono essere fisici o di natura sottile, continui o episodici. Sono numerosi e vari. Ci sono libri che descrivono pazientemente le tipologie dei segni, spesso collegati all’intervento degli angeli del soccorso, e descrivono molti casi di vita vissuta in compagnia degli angeli. Ciò che gli angeli ci raccomandano, infine, è di tenere gli occhi bene aperti. Ma questo vale anche per le orecchie e gli altri sensi. Ogni essere umano ha sviluppato uno o più sensi rispetto agli altri e ciò favorisce una determinata attitudine percettiva della realtà sottile. Le persone visive hanno maggiore facilità a vedere, poiché gli occhi sono il loro periscopio. Gli individui uditivi sentono le presenze più che vederle. Anche le persone olfattive sentono, ma ovviamente con il naso. I tattili, infine, possono avvertire il tocco fisico degli angeli, che può manifestarsi come alito, brivido o lieve battito. La mia natura è uditiva, ad esempio, e mi è capitato di sentire il fruscio d’ali vicino a me. È importante prendere confidenza con il proprio Io, imparare a conoscersi meglio prima di cercare di conoscere gli angeli. Infatti, le possibilità di un incontro ravvicinato cresce regolando sulla loro frequenza il radar più potente fra quelli a nostra disposizione. Per ultimi, i pensieri. Gli angeli ci mandano pensieri e idee, intuizioni e bagliori d’intelligenza divina che deflagrano nella nostra mente come un fulmine a ciel sereno. Cos’altro poteva essere l’Eureka di Archimede se non un pensiero inviatogli dagli angeli? Newton confessò: “devo al mio pensiero paziente se ho reso qualche servigio al prossimo”. Ecco un ottimo esempio di tiro incrociato da parte degli angeli; prima gli hanno inviato un segno (la mela che cade dall’albero) e poi l’idea vincente (la forza di gravità). Pascal ripeteva spesso che la forza di un uomo è il suo pensiero. Ma può rivelarsi anche il suo tallone d’Achille. È una verità sacrosanta, sebbene viviamo in un mondo che esalta i calciatori più dei filosofi e ama le vallette televisive più dei poeti. Ma da dove arriva questa forza? Gli angeli sorridono, ben conoscendo le infinite occasioni in cui hanno sospinto nella mente umana onde di pensiero innovativo, vibrazioni sagaci e riflessioni di straordinaria profondità e utilità. Ogni volta che un pensiero folgorante appare nella nostra mente e produce quel soffio che ci connette al respiro dell’universo, dovremmo ringraziare il nostro angelo suggeritore. I consigli migliori arrivano spesso sotto forma di onda anomala, non dovrebbe essere difficile riconoscerli. “Il pensiero è un dialogo dell’anima con se stessa”, diceva Platone. A ben guardare, è un dialogo a più voci poiché coinvolge gli angeli buoni e con più facilità quelli maledetti. La mente ha più finestre e portoni del Palazzo d’inverno di San Pietroburgo; vi entrano le correnti gelide dei cattivi pensieri. Gli uomini si vantano d’essere liberi pensatori mentre dovrebbero preoccuparsi di diventare pensatori saggi. Il primo e più alto merito della saggezza è riconoscere da dove arrivano i pensieri. Così da accoglierli o respingerli a secondo della provenienza. Abbiamo preso in considerazione i principali canali i attraverso i quali gli angeli si mettono in contatto con noi. Ma essi possono usare altri sistemi, come incarnarsi temporaneamente. Ognuno di noi ha incontrato o incontrerà un angelo nella sua vita. prima o poi. Bisogna vivere questa esperienza con piena consapevolezza. Ora, consideriamo i mezzi a nostra disposizione per contattare gli angeli e trovarsi, nella più fortunata delle ipotesi, vis à vis con loro. Lo strumento più semplice è la preghiera. Pregare il nostro angelo custode di proteggerci è il primo passo perché ci resti vicino e ci faccia sentire la sua presenza. “L’uomo esiste per conoscere e l’angelo conosce per esistere” ha scritto Claudel. Il nostro angelo custode ha bisogno di noi quanto noi di lui. Egli realizza il proprio ministero rendendosi utile. La preghiera lo attira e lo entusiasma. Come ha scritto Origene, “gli angeli si radunano intorno a colui che prega Dio per unirsi alla sua preghiera”. Non è per vanità che apprezza le preghiere che gli rivolgiamo, ma per amore. Egli raccoglie tutto ciò che di buono gli inviamo con il pensiero orante e lo offre a Dio senza tenere nulla per sé. Origene nota anche che “Egli sale, portando le preghiere degli uomini, e poi scende nuovamente portando a ciascuno, secondo il suo merito, alcune delle cose delle quali hanno ricevuto da Dio il mandato di essere ministri presso quanti sono l’oggetto della loro benevolenza”. Pregare gli angeli perché si manifestino non è esattamente ciò che loro sperano. Invece, pregarli perché il nostro cammino nella luce prosegua senza intoppi li rende felici e qualche volta produce effetti straordinari. Gli angeli possono mostrarsi agli uomini per ringraziarli di avere pregato nel modo migliore. Esiste dunque una preghiera giusta e una sbagliata? Certamente, rispondono gli angeli. Non dovremmo limitarci a recitare una preghiera frettolosa, ripetendo a memoria parole stanche. Dovremmo dedicare una preghiera al nostro angelo custode, provare a scriverla, cercando di essere semplici, sinceri e delicati. In quanto ai contenuti, l’amore incondizionato e l’accettazione della volontà di Dio dovrebbero prevalere su ogni richiesta personale di benefici. Le parole sono secondarie rispetto al sentimento che le dirige ma il sentimento dev’essere profondo. Un solo pensiero riconoscente innalzato al cielo è la più perfetta delle preghiere. Pregare è il primo passo per accorciare la distanza fra noi e il nostro angelo. (16. continua).

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