martedì 3 aprile 2012

Afghanistan, finalmente si riparte!

Voglio subito sgombrare il campo da un dubbio che il titolo rende legittimo. Non intendo ripartire per l’Afghanistan, dove soggiornai nell’estate 2010 per tre lunghi mesi all’insegna dell’avventura. Non ce n’è motivo, oltre tutto da laggiù se ne vogliono andare via in tanti e corre voce che nel 2013 avrà inizio in anticipo il graduale, annunciato disimpegno dell’Alleanza Atlantica che dovrebbe culminare l’anno successivo con l’abbandono del Paese da parte dei militari Nato-Isaf. Ci credo poco ma si vedrà. Ergo, non tornerò fisicamente in Afghanistan ma è come se ci tornassi con la mente e con lo spirito. Il mio libro sul Paese dei Talebani sarà pubblicato dopo Pasqua. Finalmente! 
Lo confesso, ho vissuto un travaglio fastidioso a causa di questa mia fatica letteraria. Nella postfazione del libro, cui ho dato il titolo L’INFERNO CHIAMATO AFGHANISTAN, scrivo: “Questo libro doveva essere pubblicato un anno fa. Il 16 febbraio 2011 firmai un contratto di edizione con un importante editore italiano. Per quanto non fosse un instant book, perciò la sua pubblicazione non risultasse impellente, mai avrei immaginato che l’editore l’avrebbe dimenticato in un cassetto per dodici mesi, dopodiché, non avendo io ricevuto alcuna garanzia sul rispetto delle obbligazioni contrattuali, ho ottenuto per lo meno d’essere affrancato. Il desiderio di pubblicarlo al più presto perché il suo contenuto non perda di attualità mi ha indotto a non affannarmi nella ricerca di un nuovo editore. Ho pensato che trovarlo in tempi brevi fosse un’impresa degna del mago Houdini. Non so fare magie e non credo più alle favole. Ergo, ho dato alle stampe il libro senza l’aiuto di nessuno, sobbarcandomi l’onere di essere l’editore di me stesso”. Di fatto, un editore ce l’ho. Il libro sarà pubblicato da Lampi di Stampa nella collana TiPubblica, verrà distribuito in circa 4.000 librerie italiane servite dal Gruppo Messaggerie attraverso il servizio print on demand e sarà disponibile anche sulle principali librerie on-line (www.bol.it, www.ibs.it, www.lafeltrinelli.it, www.libreriauniversitaria.it, ecc.). Forse non avrà la visibilità negli scaffali che avrebbe avuto qualora l’avesse pubblicato l’editore che mi ha illuso e deluso ma ciò non toglie che chiunque fosse interessato a leggerlo potrà procurarselo senza difficoltà. Per un attimo, ho temuto che la crisi economica che penalizza il mondo editoriale, unitamente alle politiche editoriali miopi e alla progressiva, inarrestabile estinzione del lettore “intelligente”, potesse trasformare la mia lunga gestazione in un aborto. L’attesa mi aveva sfibrato ma a dispetto dell’esito imprevisto non mi sono perso d’animo. E che diamine, gironzolavo per Kabul senza scorta armata, figuriamoci se può abbattermi un contrattempo! Si riparte, dunque. 
L’INFERNO CHIAMATO AFGHANISTAN è un bel libro, non poteva restare chiuso in un cassetto. Quelli che l’hanno letto in anteprima hanno apprezzato sia la forma che il contenuto. L’hanno definito istruttivo, coinvolgente e sbalorditivo. Una lettrice di cui mi fido molto ha detto che è “un viaggio possibile nell’impossibile”. Un’altra ha confessato che mentre leggeva era come se percepisse “una miriade di colori, profumi e suoni esotici, insieme al ribollire dei sentimenti umani”. Bontà loro! Il libro sarà in commercio a fine mese e sto programmando un ciclo di presentazioni-conferenze in diverse città italiane. Aggiornerò i miei followers su date e location. Chiunque fosse interessato a ospitarmi (associazioni e circoli culturali, caffè letterari, librerie indipendenti, biblioteche, ecc) mi trova disponibile. Voglio raccontare com’è l’Afghanistan dietro le quinte, svelare i retroscena della nostra missione di pace, testimoniare cosa accade realmente laggiù. 
Nella quarta di copertina del libro si legge: Tre mesi vissuti intensamente in Afghanistan come un viaggiatore d’altri tempi, con la sensazione di essere invulnerabile. Per narrare i fatti senza reticenze e schierarsi dalla parte della verità. Sono bastati all’autore per comporre il vivace mosaico di una realtà che conosciamo in modo distorto e per fondere nel crogiolo della scrittura tante pietre preziose. Il libro fissa, come sullo smalto, i momenti felici e quelli disperati che scandiscono la vita e la morte nel Paese dei talebani. Le storie mettono a nudo la condizione femminile e dei bambini, la vita in carcere e nei campi profughi, i retroscena delle operazioni di guerra, gli aiuti umanitari, il fenomeno della droga e la corruzione. Ma coglie anche gli aspetti poetici e spirituali di un popolo condannato all’inferno sulla terra.
Questi, in sintesi, sono gli ingredienti del mio racconto ricco di umanità non meno che di dati, informazioni e spunti di riflessione. Un racconto che dedico a coloro che per compiere viaggi straordinari non hanno bisogno di salire in aereo e nemmeno di sfidare il pericolo. Gli basta aprire le pagine di un buon libro.

Nessun commento:

Posta un commento