domenica 29 aprile 2012

I partiti: e se a seppellirli fosse una pernacchia?

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato chiaro: non toccate i partiti politici, sono insostituibili. Prima di lui, nell’Ottocento, lo statista Francesco Crispi disse che “i partiti ci debbono essere e se non ci fossero bisognerebbe inventarli”. Queste esternazioni mi ricordano la famosa invocazione: “Nessuno tocchi Caino” – la quale, tra l’altro, è il nome di una ONG italiana affiliata al Partito Radicale Transnazionale e a un tempo il titolo di una canzone di Enrico Ruggeri. Già, il garantismo va di moda, per cui non è elegante sparare sui partiti, ma ad Abele chi ci pensa? Chi pensa ai milioni di italiani vittime del cainismo dei partiti truffaldini e della politica inetta? La verità è che in questi giorni in cui il malcontento è all’apice e il disgusto assoluto, s’odono curiosi squilli di tromba e suoni di campana a destra e manca che pare annuncino una nuova stagione politica, in cui la logica degli affari potrebbe abdicare in favore di quella delle emergenze e della ricostruzione del tessuto socio-economico-culturale, in cui la stessa parola “partito” debba scomparire, sostituita da termini nuovi come “movimento”, “lista” o “patto” se non addirittura da fantasiosi neologismi. È forse giunta l’ora del De Profundis per la partitocrazia e i privilegi dei califfi? Una rivoluzione, insomma, nella forma come nei contenuti, dettata dalla crisi fisiologica irreversibile delle compagini politiche della seconda Repubblica? L’ha ventilata il delfino di Berlusconi, l’ex ministro Alfano. Pare che il demiurgo Silvio stia lavorando per rivoluzionare lo scenario politico nazionale varando una nuova formula politica, un nuovo modello di schieramento politico che dovrebbe stupirci e rilanciare la vita politica. Gli altri non tarderanno a imitarlo se la formula dovesse convincere. Ci piace pensarlo, poiché è nei nostri voti (la fine della partitocrazia, sia chiaro, non il ritorno dei morti viventi), ma è difficile che ciò avvenga realmente. È anche difficile mantenersi calmi di fronte all’attuale, squallida pantomima della politica italiana, il cui camaleontismo è tale da indurci a credere piuttosto che i mascalzoni trasversali che ci hanno ridotto in brache di tela vogliano semplicemente riciclarsi, rifarsi una verginità per continuare a rubare, travestirsi da pecore pur avendo l’animo del lupo. I “galantuomini” hanno capito di averla fatta grossa, di essere invisi al popolo, di avere perso credibilità e consenso. Rischiano che le prossime elezioni politiche sanciscano la rivolta civile degli italiani, che potrebbero astenersi dal voto o votare in modo nuovo, imprevedibile. E allora cosa fanno? Annunciano una trasformazione dell’assetto politico nella speranza che i pesci abbocchino. Pia illusione! Si sa che pur cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia, come recita la proprietà commutativa. La situazione non è solo imbarazzante ma indecente, tale da suscitare il prurito alle mani. Per lo meno nelle persone che le mani le usano per lavorare. Purtroppo, noi italiani non siamo capaci di fare le rivoluzioni né siamo determinati come altri popoli, sicché non butteremo giù i nostri politici dalla rupe Tarpea. Meriterebbero di peggio, una morte più lenta e dolorosa, ma sarebbe meritorio controbilanciare il loro tentativo di restare in sella con un coup de théâtre. Ipotizziamo come...
Fatti salvi i giusti, se ci sono, potremmo organizzare una vasta retata nottetempo, come facevano i fascisti nel Ventennio, tirare giù dai letti i feudatari della politica coi loro vassalli, valvassori e valvassini, caricarli sui cargo della FedEx e della UPS Airlines e paracadutare codesto carico di scorie radioattive in Brasile, nel cuore della più grande discarica del mondo: Jardim Gramacho, periferia di Rio de Janeiro. L’alternativa potrebbe scaricare la casta in Sud Africa, a Kimberley Big Hole, obbligandola ai lavori forzati per almeno un anno nel più grande buco mai scavato sulla terra (1.097 m. di profondità). Scenari degni di Dante Alighieri e del suo Inferno, dove si applica la legge del contrappasso. Ecco altre idee. Dal momento che i nostri politici sono incollati al cadreghino col Bostik, potremmo regalare loro la poltrona di Nesso, che non ha niente a che vedere con la comoda poltrona Frau. Cos’è? È la versione moderna della mitica camicia intrisa di sangue avvelenato del centauro Nesso che Ercole indossò, patendo le pene dell’inferno. La poltrona di Nesso costringerebbe gli amanti del cadreghino a friggere come patatine e impazzire di dolore. Un’altra ipotesi potrebbe prendere spunto dal fatto che il bravissimo Gian Antonio Stella, nel suoi pamphlet “La Casta” ha giustamente denunciato che i politici alimentano un “circolo vizioso micidiale”. Ebbene, a quale contro-circolo potremmo condannarli? Mi viene in mente il calcinculo del Luna Park. Costruiamone uno immenso, con migliaia di seggiolini. Leghiamo i politici sui seggiolini e diamo inizio alla giostra. Sai che goduria sarebbe vedere Casini che da calci nel sedere a Fini o viceversa, Bossi che fa altrettanto con Bersani, Formigoni con Rutelli, Rosy Bindi con la Minetti e via di seguito, senza eccezioni. Sarebbe uno spettacolo divertente ed è chiaro che la corsa del calcinculo dovrebbe durare per almeno un mandato. 
Va da sé che molti italiani, in questo momento, s’ingegnerebbero a fare la festa ai partiti e agli uomini politici del nostro Paese, dimostrando ancora una volta che la fantasia non ci manca. Purtroppo, tutto ciò rientra nel campo dell’utopia. Tuttavia, una cosa possiamo farla. Sì, possiamo dare loro una lezione. Come? Fra sette giorni molti di noi saranno chiamati alle urne per rinnovare circa 1.000 giunte comunali. A Como, la città in cui sono nato e vivo, sono in lizza ben sedici candidati al ruolo di Sindaco. L’incertezza è totale e il clima avvelenato. Penso che andrò a votare e sulla scheda scriverò la prima spiritosaggine che mi viene in mente. Non mi limiterò a ciò. Mentre deporrò la scheda nell’urna farò una pernacchia. Spero che non me ne vorrà lo scrutinatore del seggio. Non sarà rivolta a lui, ovviamente, ma alla casta. Ora, i meno giovani ricorderanno che nel Sessantotto era di moda uno slogan che diceva: una risata vi seppellirà. Beh, io non ho voglia di ridere, non ce n’è motivo. Ma di spernacchiare quelli che ci governano o vorrebbero governarci promettendoci mari e monti, sì, ho una voglia matta. Anche se fra i candidati alle cariche amministrative locali ci sono anche persone serie, che vorrebbero cambiare le cose. Altra pia illusione! Che bello, invece, se gli italiani trovassero il coraggio di esprimere in modo plateale il proprio sentimento! Inoltre, se a seppellire le aspirazioni dei saltimbanchi romani o locali fosse una fragorosa, collettiva pernacchia modello Alberto Sordi che risuoni dalle Alpi fino a Lampedusa, sarebbe lecito affermare che “l’Italia s’è desta”. E che non ne può più dell'infame corte dei miracoli in cui ingrassano gli uomini politici senza ideali ma pieni di interessi e i partiti, il cui finanziamento pubblico ci costa un quotidiano travaso di bile.

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