venerdì 20 aprile 2012

Un golpe europeo sancisce la fine della sovranità dell'Italia

Presi come siamo dai nostri pensieri e dall’affanno quotidiano, non ci siamo accorti di un fatto epocale, maturato negli ultimi mesi e avvenuto pochi giorni fa. Cosa è accaduto di così importante e dove? In Europa, si è concretizzato un golpe socio-politico-economico che avrà ripercussioni drammatiche sulla vita degli italiani e che in sostanza ci priva della sovranità nazionale. l’Italia non è più un Paese libero e indipendente. Siamo diventati il misero vassallo di un imperatore senza nome, multiforme. Si è ricostituito il Sacro Romano Impero ai cui vertici c’è la lobby bancario-finanziaria costruita sull’asse Parigi-Berlino. 
Ma veniamo ai fatti, che esporrò con semplicità dato che l’argomento non è dei più facili. I protagonisti dell’assurda vicenda di cui mi accingo a scrivere sono i soliti noti: l’abominevole casta dei politici, l’ambigua corporazione dei giornalisti la cui omertà ha reso possibile lo scempio e i mefistofele bancari. Riformando la Costituzione (art. 81), il Senato ha introdotto il principio del pareggio di bilancio, che impone determinati vincoli e che, di fatto, ci consegna nelle mani della Germania (la cui aspirazione ad assoggettare il resto dell’Europa non è mai venuta meno, nonostante due guerre perse, si è solo evoluta), delle oligarchie bancarie e degli apparti burocratici e tecnocratici europei. Abbiamo infatti aderito all’ESM o MES (Mercato Europeo di Stabilità), ufficialmente un fondo salvastati, in realtà un organo sovranazionale che applicando il principio machiavellico che “il fine giustifica i mezzi” prevarica le leggi e le sovranità nazionali. Questa adesione comporta il fatto che dopo avere festeggiato i 150 anni dell’unità d’Italia, i nostri politici all’unisono (destra e sinistra a braccetto) hanno deciso di cedere a un organismo straniero la nostra sovranità economica, monetaria e fiscale, rinunciando all’indipendenza. Oltre tutto, il MES, che ha sede in Lussemburgo, non è un organismo composto da rappresentanti eletti dal popolo, democraticamente, ma un fondo gestito da un consiglio di governatori, dal commissario UE agli affari economico-monetari e dal Presidente della Banca centrale europea. Il nostro Paese ha aderito al MES con una sottoscrizione di capitale di oltre 125 miliardi di euro (siamo secondi solo a Germania e Francia) e ha accettato di dipendere dal fondo per ogni decisione economico-finanziaria e di trasformarsi in un valvassore del sistema bancario-finanziario europeo. In altre parole, la democrazia ha abdicato in favore della plutocrazia. Lo Stato italiano si è dichiarato inabile a risolvere la grave crisi in cui annaspiamo e ci ha consegnato a una lobby che deciderà per noi le manovre economiche più opportune (già, ma per chi?) e potrà sanzionare i Paesi che non accetteranno le decisioni. Concretamente, cosa comporta avere aderito a un patto di stabilità che è stato accettato solo da 17 (su 27) stati dell’Unione Europea e che si configura come un contratto capestro? Comporta che il MES gestirà i nostri soldi e non potremo controllare in nessun caso come verranno usati. Un bel contratto, non c’è che dire, all’insegna del “paga e taci”. Sfruttando il meccanismo costituzionale che evita l’uso del referendum costituzionale qualora la legge di riforma della Costituzione passi con una maggioranza di 2/3 dei votanti, i nostri politici ci hanno svenduti allo straniero in silenzio, senza chiederci se ci andava di diventare i servi della gleba dei nuovi feudatari della Comunità Europea. Ci sono riusciti, aggiungendo anche questa infamia alle tante compiute dalla vergognosa Seconda Repubblica. È un atto di altro tradimento. Una Caporetto, un nuovo 8 settembre 1943. E non c’è più una razza Piave che possa mormorare: di qui non si passa. Dopo avere svenduto ai nostri finti amici tedeschi e francesi le nostre migliori aziende, adesso abbiamo rinunciato anche alla nostra libertà. Di ciò dobbiamo ringraziare il professor Monti e l’ignobile classe politica di casa nostra, la vera causa dei nostri mali. 
È l’unico modo per salvarci, per non fallire, si potrà obiettare. Se non siamo capaci di uscire dalle sabbie mobili da soli è meglio ricorrere ai vigli del fuoco tedeschi. Inoltre, bisogna riconoscere che il MES è un capolavoro sulla carta e ha i requisiti per piacere a chi ama la disciplina ferrea e non sa leggere fra le righe né intuisce che è solo un altro passo verso la dittatura di un Ordine Nuovo che non ha bisogno delle armi per conquistare il pianeta, gli basta il denaro grazie al quale creare ad arte le bolle finanziarie, le crisi economiche (che sono tali solo per i poveracci giacché per i ricchi sono occasioni per diventare ancora più opulenti) e il panico che ne consegue. Il fine ultimo è palese: la gente, quando è al verde e quindi disperata, accetta ogni soluzione pur di tornare a respirare, compresa la dittatura. Historia docet. Ora, anche uno sprovveduto può immaginare cosa significhi dipendere dalle decisioni altrui e non potersi ribellare se sono inique. Nel caso specifico, gli italiani verranno tassati ulteriormente e impoveriti com’è previsto dalle regole del MES. Com’è possibile e perché? – si domanderà chi mi legge. Perché il patto impone all’Italia (ma anche agli altri Paesi dell’Eurozona) il pareggio del bilancio e ciò sarà possibile solo se i nostri governanti renderanno ancora più aspre le misure pseudosalvifiche in atto, mandando sul lastrico le aziende italiane, depauperando i cittadini, riducendo ulteriormente i consumi. Sembra paradossale ma il messaggio è il seguente: volete salvarvi? - allora soccombete. Evidentemente c’è chi pretende la nostra resa incondizionata, la tabula rasa. Tutto ciò andrà a vantaggio dei grandi speculatori internazionali, dei signori del neoliberismo, dei cinici burattinai del neomercantilismo tedesco, dei registi occulti dell’iper-capitalismo. Per chi non avesse ben chiaro le implicazione del golpe che l’Italia ha sottoscritto, voglio chiarire che il nostro Parlamento è esautorato, non potrà più decidere in modo autonomo come spendere i soldi degli italiani né come usare le risorse per i servizi, gli sgravi, la modernizzazione del Paese, le infrastrutture, gli acquisti, ecc. Non solo, lo Stato non potrà più controllare le obbligazioni emesse dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e sarà costretto a distruggere la ricchezza netta delle famiglie italiane. È una prospettiva apocalittica (ma i Maya lo sapevano?). Altro che ripresa, il peggio deve ancora venire. Sì, perché il Teatry on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, più noto come Fiscal Compact, firmato dai capi di Stato e di Governo di 17 stati europei il 31 gennaio 2012, ci darà il colpo di grazia. Saremo bombardati, dilaniati, rasi al suolo. Della democrazia, dei redditi e dello Stato di diritto non rimarrà che un mucchio di cenere. Esagero? Non credo. È solo una questione di tempo e chi vivrà vedrà. Aldilà della nostra buona volontà, dei nostri sforzi, della stoica abnegazione con cui accettiamo di pagare gli errori e lo sperpero degli altri, della nostra incrollabile fede nella capacità italica di superare le traversie, occorre prendere atto che siamo imprigionati in un cerchio ben più asfissiante dell’ormai famoso cerchio magico della Lega Nord. Il cerchio che ci stringe e ci toglie il respiro è un doloroso cerchio alla testa. Passi stringere i denti e attendere tempi migliori, ma qui il problema è di ben altra natura. Siamo stati traditi, svenduti e trattati come merce di scambio dai nostri uomini politici. Il risultato è che andiamo incontro al futuro con la desolante sensazione che l’Italia non esiste più. È solo un’espressione geografica, come sosteneva lo statista principe Metternich ai primi dell’Ottocento. Rassegniamoci, dunque, la nazione è caduta sotto un golpe che abbiamo sottoscritto. È una vittima compiacente. 
Un’ultima riflessione. Il Fiscal Compact entrerà in vigore il 1 gennaio 2013. Teoricamente, facciamo ancora in tempo a scendere in piazza per ribellarci. Tranquilli, non accadrà. Abbiamo cose più importanti cui pensare, come il Campionato europeo di calcio, che avrà inizio l'8 giugno. È lì che si gioca la vera sfida con la Germania... 
Quelli che non ce la fanno più o sono stanchi di vivere nella “serva Italia, di dolore ostello” potranno sempre fare le valigie e cercare un po’ di serenità (e dignità) altrove.

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