martedì 1 maggio 2012

È possibile un mondo senza la vivisezione?

I fatti sono noti. Tre giorni fa, un gruppo di animalisti ha espugnato con un blitz il famigerato canile Green Hill, dove sono detenuti 2.500 cani di razza beagle destinati ai laboratori scientifici, liberando una cinquantina di cuccioli. Si è trattato di un gesto simbolico e provocatorio, il cui scopo era attirare l’attenzione su un problema che ha diverse sfaccettature etiche, socio-economiche e scientifiche: la sperimentazione animale o “ricerca in vivo”. Dodici attivisti sono stati arrestati con l’accusa di rapina, furto aggravato, violazione di domicilio e resistenza a pubblico ufficiale, ma poi rilasciati. L’assalto al lager di Montichiari ha suscitato molte polemiche e mai come in questi giorni i temi cari ai movimenti animalisti sono saliti alle cronache. Anche l’opinione pubblica si è scaldata, grazie alla campagna anti-Green Hill promossa da Striscia la Notizia e al fatto che secondo l’Eurispes, l’86% degli italiani è contro la vivisezione. È infatti utile ricordare che ogni anno, milioni di animali vengono sottoposti nei laboratori a trattamenti di avvelenamento con sostanze chimiche, induzione di malattie come il cancro, la sclerosi multipla e l’aids, brutali esperimenti al cervello e sul dolore. Una vergogna, un obbrobrio! Purtroppo è il destino dei beagle di Montichiari, sebbene il cane sia il migliore amico dell’uomo.  
Non è facile esprimere giudizi sereni sull’accaduto, limitandosi a un’analisi razionale, e quindi non emotiva, dei fatti e delle ragioni implicite dei fatti. Ergo, mi sono posto due domande. La prima è: l’assalto a Green Hill è giustificabile sul piano del diritto? In sostanza, è giusto infrangere le leggi in nome di valori morali e interessi superiori, nel caso specifico la difesa della vita di un cane? Il cuore risponde “Sì, è legittimo”. L’intelletto, invece, recalcitra e si rifiuta di accettare il fatto che il fine giustifichi i mezzi. Se così fosse, le leggi sarebbero inutili e il diritto scemerebbe consegnandoci all’anarchia. Eppure, sorge in me il dubbio che quando le leggi sono inadeguate, irrispettose del comune sentire, sia lecito ribellarsi ad esse. Anche in un regime democratico. Il paradosso è che la Legge è il termometro dei tempi. Pratiche e comportamenti che un tempo erano considerati un reato oggi sono legali e viceversa. Si sbagliava prima o si sbaglia oggi? Leonardo da Vinci, che amava gli animali e per questa ragione diventò vegetariano, ha lasciato scritto nei suoi appunti “verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l’uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo”. I tempi modificano il senso comune della giustizia. Quindi? Credo che in linea di principio, i manifestanti che hanno dato l’assalto a Green Hill abbiano sbagliato per eccesso di zelo. Hanno fatto ciò che era giusto fare (sul piano etico) ma non ciò che è lecito fare (sul piano giuridico). Tuttavia sono giustificabili, hanno agito a fin di bene. Se mi fossi trovato a Montichiari, nelle stesse condizioni emotive degli attivisti arrestati (che non sono black bloc violenti ma studentesse, insegnanti e impiegati pacifici), in preda agli eroici furori forse anch’io avrei dato l’assalto al gulag della Marshall Farm. Come si fa a resistere allo sguardo di un cucciolo che implora pietà? La Storia dimostra che se l’uomo non avesse il coraggio di infrangere le leggi per cambiarle (visto che a volte legittimano le efferatezze) non ci sarebbe il vero progresso civile, che passa attraverso l’innalzamento della coscienza. Quale rivoluzione o movimento insurrezionale sarebbe andato a buon fine se la massa non avesse calpestato gli ottusi principi giuridici imperanti? Nel caso specifico, è utile ricordare che l’obiettivo dei movimenti animalisti è principalmente quello di portare alla chiusura di Green Hill e di altre strutture analoghe. Come? Tramite una nuova legge che tenga conto delle direttive europee dell’art. 14/2011 delle leggi comunitarie. Il fatto è che attualmente è ferma in Senato una proposta di legge che vieta l’allevamento di animali domestici e primati da destinare alla vivisezione (anche se taluni cercando di edulcorare la questione e quindi usano il termine sperimentazione). È ferma perché tale legge lede gli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche e di certi istituti di ricerca scientifica, che ovviamente fanno pressione su alcuni membri del Senato perché facciano ostruzionismo. Non si vuole porre fine a un sistema vergognoso, basato sul “traffico della morte”, che in nome della scienza giustifica la tortura e l’assassinio di scimmie, cani, gatti, conigli e molti altri animali. Ancora più utopistica appare oggi la possibilità che in Europa, e quindi in Italia, venga approvata una legge epocale contro la vivisezione. 
Ecco la seconda questione: ha senso la sperimentazione scientifica sugli animali? Le ragioni di chi è favorevole ad essa sono note e non mi interessa ribadirle. Amo troppo gli animali e auspico che “verrà un tempo in cui il mondo guarderà alla vivisezione in nome della scienza come adesso si guarda ai roghi in nome della religione” (parole dette nell’Ottocento dal famoso chirurgo statunitense Henry Jacob Bigelow), quindi sono di parte. Mi  sembra più illuminante conoscere le buone argomentazioni di chi sostiene l’invalidità scientifica della sperimentazione animale e i gravi danni che essa ha prodotto, il che suggerisce che non ha senso. Il professor Veronesi si è chiesto “ fino a che punto è necessario il ricorso agli animali per la ricerca quando invece si può ricorrere a metodi alternativi?” e ha rimarcato che c’è una nuova presa di coscienza da parte degli uomini di scienza più illuminati che sta mettendo in discussione tale pratica e in particolar modo l’aberrante vivisezione. In effetti, molti studi scientifici indicano che sperimentare nuovi farmaci sugli animali, sottoponendoli a stress e spesso alla morte, è un metodo basato sulla fallacia funzionale e filogenetica. Le critiche alla validità dei modelli animali sottolineano la ridotta traducibilità clinica dei dati sui modelli animali e vertono sul fatto che i risultati ottenuti non siano validi per l’uomo, quindi inutili se non dannosi. Solo in pochi casi ci sono stati risultati rilevanti mentre sono numerosi i casi forieri di effetti nocivi. La storia della medicina ci indica casi eclatanti, come la talidomide e la poliomelite. O gli stessi studi sul fumo. Per contro, esistono metodi alternativi per la ricerca che possono sostituire gli attuali test di tossicità e le sperimentazioni cruente. Quali sono? Si tratta, principalmente, della coltura in vitro di cellule e tessuti umani, dei microrganismi, dei modelli matematici computerizzati, di tecniche non invasive per immagini e dei sistemi artificiali. I metodi alternativi ci sono e sono validi. Allora perché si insiste sulla sperimentazione animale e si ricorre ancora alla vivisezione? Perché i metodi alternativi tardano ad essere validati. Gli organismi preposti alla ricerca scientifica e ai controlli sono ostili alle novità, preferiscono usare tecniche familiari e più economiche. L’inerzia e gli interessi economici impediscono un cambiamento che non dev’essere solo metodologico ma anche etico. Finché gli sperimentatori resteranno insensibili alla sofferenza degli animali o la giustificheranno in nome della supremazia e della salute dell’uomo, la vivisezione continuerà ad essere una realtà sommersa ed esecrabile. Una vergogna per il genere umano, indegno di definirsi il punto più alto dell’evoluzione della specie. Nello stesso tempo, finché il genere umano negherà agli animali la dignità che è giusto riconoscere loro, e li farà oggetto di crudeltà, incuria e disprezzo, non potrà verificarsi quel salto mentale che ci faccia dire: Non si può provocare dolore agli animali né sfruttarli. 
Alla domanda che ho posto nel titolo, cioè se sia possibile un mondo senza vivisezione, mi sento dunque di rispondere che ciò accadrà, eccome se accadrà, dobbiamo lottare perché accada, ma solo quando tutti avremo preso coscienza che gli animali sono dei soggetti non degli oggetti di cui possiamo fare ciò che si vuole avrà termine la strage degli innocenti. 
Il grande filosofo David Hume ha scritto: “Nessuna verità sembra a me più evidente di quella che le bestie sono dotate di pensiero e di ragione al pari degli uomini”. Nessuno può dire cosa passa nella testa degli animali, ma è indiscutibile che essi provano gioia, dolore, simpatia, paura e molti altri sentimenti umani. Come possiamo restare insensibili agli orrori di cui i nostri simili continuano ad essere vittime inermi? 
I Braveheart del blitz di Green Hill ci hanno ricordato che ai mali estremi occorre opporre estremi rimedi. Onore a loro e a quanti lottano per i diritti degli animali con la consapevolezza che siamo tutti creature di Dio.

2 commenti:

  1. L'uomo ha creato le differenze per autorizzare i propri soprusi. La Vita è Vita, non esistono categorie, nè differenzazioni......

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusto! Pensiamo di essere i padroni della vita solo perché siamo i più forti.

      Elimina