venerdì 18 maggio 2012

Salviamo la Grecia, che ci salvò dai Persiani

Il 19 agosto 480 a.C., nei pressi del passo delle Termopili, i soldati greci guidati da Leonida riuscirono a fermare l’esercito di Dario, re dei Persiani, in una battaglia epica che da tempo ha smesso di essere un fatto storico per trasformarsi in mito e ancor più in un simbolo. Chi ha un po’ di dimestichezza con la Storia forse ricorda che mai come in quel tempo, sagacemente raccontato da Erodoto, l’impero persiano fu vicino alla conquista della Grecia. Dario era stato sconfitto a Maratona dieci anni prima, ma il suo successore, il figlio Serse, ci riprovò. Voleva conquistare la Grecia e se ci fosse riuscito avrebbe potuto asservire l’Europa. Serse approntò un’armata sensazionale, Erodoto parla di 4,7 milioni di uomini armati. È impossibile che fossero così tanti, pur tuttavia la potenza dell’esercito invasore era davvero impressionante. Fortunatamente, i greci erano tosti e non si persero d’animo. Le poleis greche, alleatisi sotto l’egida di Sparta, allestirono una flotta e un esercito, e in nome dei comuni interessi, su tutti la libertà, si disposero a difendere la loro patria. Fermare Serse era quasi impossibile ma i greci ci riuscirono grazie all’abile strategia elaborata dal loro capo, l’ateniese Temistocle. Fu deciso che il re spartano Leonida affrontasse l’armata persiana al passo delle Termopili, nel tentativo quasi disperato di fermarne l’avanzata. Così fu e Leonida, che s’immolò con la sua guardia del corpo, costituita da 300 eroici opliti spartani, fermò l’armata di Serse. In realtà, l’esercito greco che combatté alle Termopili era composto da almeno 6.000/7.000 uomini, il ché non toglie che tenne testa a 250.000 nemici. La battaglia delle Termopili non fu decisiva per le sorti della guerra tra la Grecia, baluardo d’Europa, e l’Oriente. Difatti, Serse riuscì a conquistare Atene, ma poi, nella famosa battaglia navale di Salamina, la flotta greca sconfisse quella persiana e ne intaccò il morale. L’anno successivo, la vittoria dei greci nella battaglia di Platea sancì la fine del sogno orientale di sottomettere l’Occidente. 
Questa breve rievocazione serve a ricordarci i meriti eterni della Grecia, che salvò l’Europa. Se Leonida non si fosse immolato a Maratona e Pausania non avesse vinto a Platea, venticinque secoli fa la storia del nostro continente avrebbe preso una piega differente. Sì, la Storia sarebbe stata diversa e forse oggi saremmo tutti più asiatici, per quanto l’islamizzazione dell’Occidente proceda a passo spedito e rischiamo di soccombere all’invasione pacifica degli orientali (arabi e cinesi) che potrebbero riuscire laddove fallirono Dario e Serse. I meriti della Grecia non si limitano a ciò, sia chiaro. La Grecia è la culla della civiltà occidentale, la madre della filosofia e del pensiero scientifico. Siamo debitori della Grecia per un’infinità di ragioni e confesso che ogni volta che mi reco ad Atene o in qualche magnifica isoletta incastonata nell’Egeo mi sento a casa. È come se nel mio DNA ci fosse la traccia di quella civiltà meravigliosa che ha donato al mondo una delle istituzioni più rivoluzionarie: la democrazia. D’altra parte, sono nato a Como e non posso fare a meno di considerare che nel 59 a.C., Giulio Cesare inviò nella rifondata Novum Comun non meno di 500 coloni greci. Non è improbabile, dunque, che nelle mie vene scorra qualche goccia di sangue ellenico. Ma chi non è un po’ greco, in fondo in fondo? La Magna Grecia fece conoscere al Mezzogiorno d’Italia un’epoca di potenza e grande splendore, se lo ricordino gli amministratori delle regioni del Sud. A parte ciò, è impossibile non provare gratitudine e insieme una mozione d’affetto per la Grecia e i greci, soprattutto in un momento in cui la tempesta si abbatte sulla terra degli dei. 
Le cronache ci informano che la Grecia sta soffrendo le pene dell’inferno e che a metà giugno tornerà alle urne. La nazione è in ginocchio a causa di una gravissima crisi economica cui si aggiunge l’instabilità politica. L’economia della Grecia è asfittica; il Paese importa il doppio di quello che esporta e il suo debito sovrano continua a crescere a dismisura mentre il Pil è crollato. La crisi della Grecia è una conseguenza delle turbolenze finanziarie del periodo 2007-09 e delle successive bolle speculative, dell’attuale recessione, ma anche del carattere distorto dell’unione monetaria europea e ovviamente dell’incapacità da parte delle autorità greche di fronteggiare l’emergenza. Va da sé che i greci di oggi non sono più quelli di una volta, e servirebbe loro un Pericle con la lungimiranza di Zeus. Sta di fatto che i greci, come altri popoli, hanno dimenticato la loro grandezza. Un po’ come noi italioti, che al tempo dei Cesari conquistammo la Grecia ma ne fummo a nostra volta conquistati, trasformandoci da rozzi contadini in un popolo raffinato e ricco d’ingegno. Si tramanda che nell’età dell’oro e del beau geste, le mamme dei soldati spartani usavano raccomandare al figlio che partiva per la guerra: “E tan e epì tas”, che significa “con lo scudo o sullo scudo”. Le stoiche madri chiedevano ai loro figli di tornare vincitori (con lo scudo) o morti (sullo scudo). Altri tempi, è chiaro. Da quando hanno scoperto il turismo, i greci si sono impigriti e forse imbolsiti. In più, ormai sono un popolo levantino, dal temperamento vibrante. Sono capaci di esaltarsi e abbattersi per un nonnulla. Basta che l’Olympiakos vinca la finale della Coppa dei Campioni di Pallacanestro e tutto passa. Ma ci pensa il debito sovrano a cambiare gli umori e ristabilire l’usanza locale: il pianto greco. Si ha la sensazione che la Grecia sia arrivata alla frutta, anzi alle olive. C’è in atto una fuga di capitali e il “si salvi chi può”. La Bce ha smesso di ricapitalizzare gli istituti di credito ellenici e si teme che il crack fallimentare non sia più differibile. In sostanza, la Grecia sta per implodere. È possibile, forse probabile che esca dall’Eurozona, rinnegando l’Euro e ristabilendo la dracma, che nel 2001 fu soggetta a una conversione di 1 € = 340,75. La nuova dracma varrebbe poco o nulla, ne servirebbero forse 3.000 per fare 1 €. Questa decisione avrebbe conseguenza nazionali nefaste: andrebbero alle stelle il prezzo della benzina e del gas, i beni primari, il costo della vita. La svalutazione procederebbe di pari passo con l’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse. Sarebbe un dramma, una tragedia greca con buona pace di Eschilo e soci. E a livello internazionale cosa accadrebbe? Nemmeno l’oracolo di Delfi potrebbe dirlo. Però gli effetti sugli altri stati membri dell’Unione Europea sarebbero tellurici. Da tempo, i partner europei stanno cercando di salvare la Grecia, che le agenzie di rating hanno definito “insolvibile”, dalla ineludibile bancarotta. Nel maggio 2010, fu definito un pacchetto di aiuti economici alla Grecia di 110 miliardi €. Nell’ottobre 2011, Grecia ha ricevuto altri 130 miliardi di €. affinché attui durissime misure di austerità e riduca il suo debito sovrano, che attualmente è pari al 165% del PIL. Si tratta di tentativi di salvataggio disperati, alle quali la piazza ha risposto con animosità. È come offrire due scialuppe ai passeggeri di una nave che sta affondando e ha a bordo 1.000 persone. 
Che fare, dunque? Bisogna salvare il soldato Ryan, cioè la fragilissima Grecia immemore della sua gloria. Bisogna farlo a tutti i costi, per evitare l’effetto domino in Europa ma anche per solidarietà e simpatia, non ultimo per riconoscenza. I greci ci salvarono dai persiani, l’Europa deve salvare la Grecia dai creditori (Fmi, Unione Europea e Bce). Esiste un modo per attuare questa missione impossibile, in fondo era impossibile anche fermare Serse alle Termopili… C’è un precedente storico cui riferirsi. Il 27 febbraio 1953, sessanta stati firmarono il Patto di Londra, un accordo con cui si decise di dimezzare il debito estero della Germania, smembrata e uscita a pezzi dalla seconda guerra mondiale. Quella decisione consentì ai tedeschi di riprendere fiato e risollevarsi. Siamo stati generosi con quelli che volevano dominare il mondo perché si credevano migliori, come possiamo non esserlo con chi ha donato al mondo Omero, Socrate, Aristotele, Alessandro il Grande e la Callas? Non basta il fondo salva-stati per strappare al suo triste destino la Grecia, che ha un debito sovrano di 355 miliardi di € contro un Pil di 215 miliardi di € - per la cronaca, l’Italia ha un debito di 1.897 miliardi di € contro un Pil di 1,580 miliardi di €. Dimezziamole il debito affinché respiri e resti in Europa, il posto che le spetta di diritto. Ci sono momenti in cui occorre essere capaci di compiere un gesto coraggioso, generoso, storico. Nominiamo la Grecia “patrimonio mondiale” e concediamole tutti i benefici che tale status implica. Suvvia, alla fine è solo una questione di soldi! Leonida i suoi trecento eroi non sono mai stati ripagati e se facessimo il calcolo degli interessi...

1 commento:

  1. Sono d'accordo, essere generosi ripaga sempre ed è di buon esempio!

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